una lezione

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Come molti, sono disgustato dal risultato elettorale statunitense. Non perché è stato eletto un idiota (non sarebbe la prima volta, né lì né tantomeno nel mondo); ma perché quell'idiota ha sdoganato pubblicamente un'etica ributtante e ora è il capo di una delle nazioni più importanti del mondo. E contrariamente a quello che pensano alcuni: è un problema che di rimbalzo tocca anche noi.

Ieri mattina leggevo le trascrizioni del discorso di Trump sul Post, e due frasi in particolare mi hanno colpito. La prima: «La nostra non è una campagna elettorale, ma un movimento di persone che vogliono un futuro migliore per sé e le proprie famiglie», dove quel per sé e le proprie famiglie mi sembra indicativo. Gente che pensa a sé stessa, e s'inculassero gli altri. Springsteen ha scritto We Take Care Of Our Own proprio pensando a questa gente - ed è incredibile come durante la presidenza Obama il significato di quella canzone sia cambiato per indicare inclusività.

La seconda: «Le persone dimenticate nel nostro paese, non saranno più dimenticate». Gente che si è sentita messa da parte dal sistema: anche se quel sistema ha esteso le coperture mediche a fasce di popolazione escluse da sempre: ma non erano loro stessi, erano gli altri.

Mentre sto cercando di capire che cosa si può fare per ricostruire, Faz ha scritto un pezzo notevole, che ti invito a leggere. Soprattutto se sei uno che si occupa di cultura in Italia, o in generale. Questo passaggio è la chiave di volta:

[È colpa anche nostra] che quando abbiamo la possibilità di fare discorsi inclusivi li imbellettiamo fino a renderli inaccessibili, elitari, autoreferenziali. Noi che parliamo di “loro”, come se fossero davvero diversi da noi, come se aver votato Trump (o a suo tempo Berlusconi) debba essere la stigmate di un'inferiorità antropologica irrecuperabile.
L'elettore medio americano si è visto trattare da subumano e ha votato un candidato effettivamente disumano, ma che a parole non lo considera feccia.

Queste le prime riflessioni, a caldo. Le bestemmie le ho già tirate.