un posto per vecchi così straordinario che non vorranno morire
Una volta ho “litigato” con degli amici intorno ai quaranta – o poco più in là – per delle puttanate, e il tema fondamentale era l’età e la voglia di fare o non fare, «le scelte, il cambiamento, il fato, le necessità». Io dicevo che come si vive la propria vita è una cosa che sì ha a che fare con la propria età, ma che non può essere influenzata dal fatto che hai 30, 40, 50, 60 anni. Vuoi fare una cosa: la fai, senza costruirti barriere che non servono. Ovvio: se hai settant’anni e ti è partita l’anca non è che puoi fare il ballerino di breakdance, però è un caso limite. Gli amici si facevano guidare dall’età, dalla voglia, da tante cose. Io avevo venticinque, ventisei anni – poco meno di adesso – e m’incazzavo come una biscia.
Ieri ho visto (The Best Exotic) Marigold Hotel, che è un film davvero carino – con un paio di scene telefonate, ma vabbè, gliele perdono. Un gruppo di vecchi sceglie di andare a Jaipur, India, attratti dalla pubblicità di un lussuoso hotel per anziani. L’idea è di rimanere lì finché non arriva il momento di tirare i remi in barca: e per un paio di mesi – il tempo narrato nel film – vediamo i tentativi di alcuni di integrarsi, di conoscere il luogo e i suoi abitanti, e le paure di chi invece non se la sente. Alla fine c’è anche chi torna a casa.
Cambiare abitudini e stili di vita, aprirsi alle cose nuove, la diffidenza che diventa alla fine amicizia: è tutto materiale già sentito e visto mille volte, anche in salsa “terza età”: ma la forza del film sta nell’ambientazione, che parla quanto un personaggio umano, e negli sguardi degli attori. Sta in Tom Wilkinson, che sceglie di andare a cercare un antico amore nonostante l’età e il tempo passato, in Bill Nighy che deve tenere in piedi un matrimonio traballante, in Ronald Pickup che non vuole arrendersi alla vecchiaia e continua a fare lo sciupafemmine. Sta nella scena finale, sta in quel quarto d’ora che poteva essere tagliato dal montaggio finale e in quelle scene telefonate cui ho accennato, che in fin dei conti non rovinano il film: perché è uno di quei film leggeri che ti riappacificano un poco con la vita, cercando di mostrartela in luci diverse da quelle che conosci.
evviva gli analisti
Ho letto quest’articolo di Michael Lewis: cerca di riassumere quello che pensano gli analisti finanziari del nuovo iPad (verrà presentato oggi). Speravo che tutti avessero capito che gli analisti finanziari sono le ultime persone che vanno ascoltate, quando si parla di Apple. Invece Lewis riporta le loro previsioni: vado a cercare di confutare quelle che sono in grado di confutare, e poi stasera vediamo chi ci è andato più vicino, se io o gli analisti.
“It’s nearly been a year since the iPad 2 was released so the time is right for an upgrade,” said Queen’s University media studies professor Sidneyeve Matrix.
Dal 2001 i cicli di vita dei dispositivi mobili di Apple sono di un anno: un iPod ogni anno, un iPhone ogni anno (l’iPhone 4 ha ‘vissuto’ 15 mesi circa), un iPad ogni anno. “The time is right” perché han deciso loro di farlo ogni anno.
“There are many rumours on what updates will be added — higher resolution screen, Siri (the popular voice-activated assistant that was recently added to the iPhone 4S), and a cheaper 8-gigabyte iPad to compete with low-cost competitors,” he said.
Sarebbe bello ci fosse anche Siri, ma avrebbe senso se l’italiano fosse tra le lingue riconosciute, assieme a tutte quelle finora ‘escluse’. l’iPad da 8GB non me lo vedo, ma ne parlo un pelo più diffusamente più sotto, quando viene nominata una versione da 7″.
“No matter what the updates are, there will be a buying frenzy from Apple’s diehard users the day the iPad 3 hits the stores.”
Quindi i più di 50 milioni di iPad venduti tra il 2010 e il 2011 sono stati venduti esclusivamente a fanatici della Mela?
But some analysts say this launch under Tim Cook, named Apple chief executive after the death of co-founder Steve Jobs, may lack some of the magic of the past.
Certo che mancherà di «some of the magic of the past»: Steve Jobs è morto il 6 ottobre 2011.
Ma attenzione, ché Cook è diventato amministratore delegato prima della morte di Jobs: il consiglio di amministrazione l’ha nominato CEO il 24 agosto 2011, quando Jobs ha rassegnato le dimissioni per motivi di salute.
“I think people are going to find it disappointing,” said Silicon Valley technology analyst Rob Enderle.
Be’, se la delusione per il nuovo iPad sarà come quella per gli iPhone, ben venga: l’iPhone 4S, l’iPhone 4 e l’iPhone 3GS sono ai primi tre posti della classifica degli smartphone più venduti.
Enderle noted that Apple’s tablet dominance faces intense challenges from the raft of lower priced Android offerings.
L’unico tablet con Android che sta vendendo presumibilmente bene è il Kindle Fire: solo che Amazon non ha mai divulgato i numeri delle vendite dei suoi Kindle, quindi non lo possiamo sapere. Solo che l’utente normale (“mia mamma”, per dire) non saprà mai che quella è una versione di Android 2.qualcosa, sepolta sotto le pesanti personalizzazioni di Amazon.
And the launch possibly in October and marketing blitz around Microsoft’s Windows 8 operating system supporting tablets with all of the functions of a Mac desktop computer “is going to hit them (Apple) them hard.”
Se Microsoft riesce a far uscire un prodotto rispettando la sua stessa scadenza, sarebbe meraviglioso (anche perché Windows 8 promette davvero bene), ma la vedo molto dura.
While Apple has not revealed what it will announce in San Francisco Wednesday (…)
A me sembra che quest’immagine parli chiaro: è un evento dedicato all’iPad. Può esserci anche qualcos’altro, ma principalmente sarà quello.
It is anticipated the [iPad 3] will feature LTE 4G cellular technology, an improved camera, a much faster processor and higher resolution HD graphics display.
Tenendo conto della qualità incredibile del Retina Display dell’iPhone 4/4S, anche solo questa ‘novità’ meriterebbe l’acquisto del dispositivo.
There are also rumours about a smaller, 7-inch iPad, though the offering would put Cook in the crosshairs of many Apple fans since Jobs was adamantly opposed to a smaller tab. The new device is expected to sell at the lower end of the iPad 2’s typical price point to compete with Android tablets and Amazon’s Kindle Fire.
Difficile, ma non perché Tim Cook abbia paura di smentire Jobs: attivare una linea di produzione di iPad da 7″ sarebbe una grande spesa, difficile da recuperare: un tablet da 7″ lo devi mettere in vendita a meno e probabilmente non riuscirebbero a tenere i margini alti cui sono abituati. In più, un nuovo formato introdurrebbe una frammentazione nell’ecosistema iOS (formato da due schermi: quello dell’iPhone/iPod Touch e quello dell’iPad), costringendo gli sviluppatori a pensare a come realizzare le proprie applicazioni per un terzo tipo di dispositivo.
Piuttosto, aspettati che l’iPad 2 rimanga in circolazione, magari a 100-150$ in meno di quanto costa adesso.
Apple accounted for more than 60 per cent of global tablet shipments over the first three quarters of 2011, according to Bloomberg Industry analyst Anand Srinivasan.
But he said the iPad could lose U.S. market share to rivals including Samsung, Amazon and Asus that are all slashing prices. Srinivasan said tablets running Google’s Android software are expected to grab 44 per cent of U.S. tablet shipments this year.
Questa la dobbiamo verificare a fine 2012, ovviamente. Ma quello che Srinivasan sta dicendo è che Apple passerebbe, tra nove mesi, dal 60 al 54% del mercato dei tablet (negli USA).
Tra l’altro vorrei trovare il dato della quota di mercato di Apple alla fine del 2011, non nei primi tre trimestri.
Mi pare basti così.
PS: In tutto il pezzo è stato chiamato iPad 3, anche se non è detto che sia questo il nome che gli hanno dato. È per capirsi, perché è più facile.
tango
Mi ricordo ore di discorsi con Arturo partiti da un commento dopo l’ascolto di Tango. Mi ricordo un viaggio in Croazia con i primi dischi di Dalla in sottofondo, basso, quando ancora non mi interessava. Mi ricordo le scene delle canzoni, così perfette. Non è stato mai il “mio” cantautore, ma mi sorprendo a esserci rimasto così male.
(Il concerto di questo video fa parte di una serie di concerti eccezionali, ce ne sono di Vecchioni e Guccini, tra gli altri.)
update: ecco appunto, m’ha appena chiamato Arti.
venti minuti
(Per continuare il discorso di ieri mattina, vien comoda questa canzone degli Offlaga Disco Pax. Il disco è uscito poco dopo la morte di mio padre, se non sbaglio, e una sera Ale è venuto da me ad aiutarmi a fare i pacchi, catalogare i libri, quelle cose lì. S’era portato dietro il disco e me l’ha fatto ascoltare: arrivati a questa canzone ha messo le mani avanti e mi ha chiesto, «Sicuro?» con una delicatezza che non potrò dimenticare. C’è un motivo se è il mio migliore amico. Qui sotto la canzone, ancora più sotto il testo.)
in realtà tutto quello che scriviamo lo scriviamo per noi stessi
Mi sembra assurdo che sia venuto tutto da sé, ma è così: mentre di là ho intrapreso un piccolo lavoro di selezione e condivisione di cose che mi paiono interessanti e meritevoli di selezione e condivisione (per lo più link, ma non solo), qui da settembre in avanti mi sono preso la libertà di fare dei discorsi un po’ più lunghi del solito. Non è stato premeditato, ma girano intorno alla morte di mio padre. Forse è una maniera complicata ed esibizionista di elaborazione del lutto, forse è solo che mi son sempre trovato meglio a scrivere certe cose, più che parlarne. Bella domanda: ma hai la libertà di saltare queste righe e questo sito, anche: magari ti diverte di più il Tumblr.
Stamattina sono incappato in questo splendido racconto di Dave Lucas pubblicato sul sito di Granta: si intitola That Father Lost e in più di un passaggio mi sono trovato con gli occhi lucidi, ad accarezzare il gatto che si era disteso lungo la scrivania mentre leggevo.
A pensarci bene, il gatto e certi libri che ho portato qui a Milano sono l’unica cosa tangibile che sia rimasta di mio padre, a parte me: In this world, Father, I am what is left of you. (No. A lie. A self-aggrandizement. So much more is left behind. And less). Ho cambiato città, vita, frequentazioni abituali. Le persone che incontro tutte le settimane non hanno mai conosciuto mio padre, non possono fare paragoni tra la mia faccia e la sua. Ci sono cose che ritrovo e mi ritrovo addosso, come dicevo a settembre, altre che invece andranno perse e non sono sicuro che non ci sia premeditazione, in questo volerle perdere.
Credo che il rapporto con mio padre sia stato piuttosto buono fino a qualche anno prima della sua morte: negli ultimi tempi era tutt’altra cosa dal rapporto stretto e condivisione di cose che lascia capire Lucas. Ma ci sono cose che sono uguali a qualsiasi esperienza, come queste: the words are all wrong, per esempio. Two quite men in suits covered him and carried him out of the house.
Si crea uno spartiacque che non si può colmare, tra chi ha visto e chi non c’è ancora passato: chi ha visto il cadavere di uno dei genitori, e chi no. (C’è uno spartiacque ancora più fondo, credo, tra quelli come me che i genitori li hanno avuti, e chi non li ha mai conosciuti: quello è un bel casino, ma non ho alcun elemento utile per poterne parlare.) È una cosa che ti prende all’improvviso, come fare l’amore per la prima volta: fino a un secondo prima fai parte di un grande gruppo di esseri umani e il secondo dopo fai parte del gruppo opposto, e cambia tutto per sempre. È una cosa che poi è molto difficile da spiegare a chi non ha fatto il salto tra i gruppi, anche se sei uno come me, che aveva qualche velleità da scrittore (raccontare le cose, la vita, eccetera). È la consapevolezza chiara e netta, come dice Lucas, di non essere più il figlio di qualcuno: I am no man’s son. L’hai avuto, un padre, e per certi versi ci sarà sempre. Ma non c’è più.
All’inizio dell’anno ho detto che ogni tanto mi prende l’idea di sedermi e scrivere una lettera a mio padre, raccontargli come stanno andando le cose, come sono cambiate, in cosa sono cambiate. Non penso che lo farò mai, perché non credo che di lui sia rimasto qualcosa di più di un mucchio di cenere in un loculo: così come non m’è mai venuto in mente di andare in cimitero di fronte alla sua piccola lapide, così non scriverò niente se non questi piccoli post. L’unica cosa che vorrei sapesse, e non saprà mai, è che anche nei momenti più brutti non è stato un cattivo padre (alla peggio: le cose si imparano anche per contrasto), e che mi sarebbe piaciuto poter parlare di più e meglio, e spiegare e farmi spiegare tante cose. Forse il gioco cui dovrò giocare per il resto della mia vita è scendere a patti con questi pochi fatti: gli anni brutti della vita di una persona non possono essere salvati, se manca uno degli attori principali. Diventa un gioco in solitaria, duro da portare avanti.
This is no elegy for you or else where is your life in it? This cannot be for you; you do not need it. This is the elegy a hurt and selfish child writes for himself.
(Tutte le parti in inglese provengono dal racconto di Dave Lucas citato in apertura.)