Gates
Per i podcast de La Trasmissione, capita spesso che spenda un’oretta buona a settimana su Bandcamp (che è un sito fantastico) alla ricerca di gruppi o artisti cui chiedere di darci una canzone da inserire nelle puntate di Tourette. È così che ho conosciuto le Tuttattaccate, per dire, e: be’, siamo diventati amici. (E loro sono brave.)
Oggi ho scoperto questo gruppo del New Jersey, che fa quella musica che fanno di solito gli americani, quel rock un po’ post-rock e un po’ “vado in radio e schianto i cuori”, che di solito vien fuori con lo stampino: ma ogni tanto succede il miracolo e oltre allo stampino ci mettono il cuore, ed ecco allora i Gates. Li sentirai nella prima puntata di Tizzoni d’inferno, anche se adesso non posso ancora dirti che cosa è, Tizzoni d’inferno.
(A proposito: oggi abbiamo fatto partire un nuovo podcast, si chiama Ricciotto e parla di cinema. Ci sono in mezzo anch’io.)
punti fermi
Se il rock è una religione, ieri a San Siro Bruce Springsteen ha dato dimostrazione che non esiste altro dio al di fuori di lui.
È in grado di darsi al pubblico in un modo che è solo suo: e noi a nostra volta ci uniamo e cantiamo per trasformare le paure cattive, le emozioni cattive, le storie cattive, per esplodere in una catarsi in cui tutte le cose brutte della nostra vita diventano la spinta per essere migliori, per continuare. Non succede tutti i giorni, e invece dovrebbe: ma per fortuna arriva lui e ce lo ricorda.
Grazie.
and I / believe / in the promised land
Oggi faccio 30 anni. Che non son tanti, ma a guardarli dall’inizio delle scale – potendoci tornare, all’inizio di quelle scale – fanno un poco impressione. Non dico che pensassi che non ci sarei mai arrivato: è che non ci pensi e poi a un certo momento guardi il calendario, è maggio e fa appena appena caldo: ti rendi conto e dici, «ah cazzo».
Non farò un elenco delle cose che sono migliorate o cambiate dall’anno scorso, come spesso succede a ogni ricorrenza. Ho fatto i miei soliti sbagli, ne ho fatti di nuovi e qualche vecchia cazzata non l’ho ripetuta: ma tanto è una ruota che gira, serve a poco farsi la lista delle cose che sì e quella delle cose che no. Ho incontrato tanta gente nuova, e con qualche persona ho stretto legami molto forti. Ho ripreso (saltuariamente) a suonare. Ho iniziato una parte nuova di inutile, con un podcast che mi piace tanto e, a quelli che l’ascoltano, piace altrettanto. Stiamo a vedere cosa succede domani, ché non lo so: una cara amica dice che lunedì entra non so che pianeta nel mio segno: sai mai che l’astrologia è la soluzione giusta.
Per uno come me, cresciuto con Guccini, il tempo che passa è un argomento delicato. Da un lato vincola tante cose – come guardi il mondo, come guardi te stesso, come guardi gli errori tuoi e degli altri – da un altro lato vorresti non pensarci. C’è un’altra cosa che però ossessiona quelli cresciuti con Guccini, come me: la potremmo chiamare “coerenza”. E allora un poco poco – appena – son fiero che di aver fatto grossomodo sempre gli stessi errori, in questi trent’anni. Son contento di non aver saltato il fosso: che magari sono cinico, come la mia sorellastra d’affetto dice, ma non smetto di guardare avanti. Mi sveglio la mattina e ho voglia di cantare, sempre, non c’è niente che mi abbia vinto e mi abbia convinto a svegliarmi incazzato col mondo ogni giorno. (La Dolcissima mi sopporta a fatica, per questo…)
Per cui sì, si arriva ai trenta e si sa che c’è ancora un monte di strada da fare, e il tempo per farla si riduce di un poco ogni giorno, ma a quelli che ho conosciuto e che mi dicevano, saccenti, «Un giorno capirai», «Ti passerà prima o poi», ecco, a questi codardi senza cuore, e a quelli che le cose se le ritrovano pronte in mano senza fare niente: andate a fare in culo, stronzi, ché sono ancora qui alla faccia vostra.
Gonna be a twister to blow everything down
That ain’t got the faith to stand its ground
Blow away the dreams that tear you apart
Blow away the dreams that break your heart
Blow away the lies that leave you nothing but lost and brokenhearted
di podcast, di cultura, di educazione
(dieci giorni fa, più o meno, ho scritto questa cosa per inutile: la ripubblico qui, ché comunque la sento molto molto mia e mi piace assai. Non c’è scritto, ma nulla di tutto questo sarebbe possibile senza Giulio D’Antona, nel quale ho trovato una sponda infallibile e ineguagliabile per queste cose folli. Tra l’altro, nei commenti è nata una bella discussione con Federico Di Vita.)
Il primo aprile, quasi fosse uno scherzo, abbiamo fatto partire un nostro nuovo progetto: si chiama La trasmissione, ed è un network di podcast. Per il momento è l’idea di un network, visto che ne stiamo producendo uno soltanto (si chiama Tourette): ma sono in arrivo altri due podcast.
A me i podcast piacciono tanto, e la radio no. Ho provato a ragionare e a capire perché quelli sì e questa no: l’unica costante è che i podcast che mi piacciono sono stranieri: sono abbonato a questi tutti i programmi dei pazzi di 5by5, per dire. Mica solo perché parlano di tecnologia e di Apple: perché parlano di tecnologia e di Apple senza trattare chi ascolta come un bambino da educare: parlano, e non annoiano. Alla radio italiana invece ho sempre recuperato tanta noia e tanta voglia di fare qualcos’altro, anche se nel periodo in cui Condor andava in onda andavo in ufficio contento, tutti i giorni.
Tra la narrativa “tanto a un chilo” e la narrativa fatta con forza c’è una bella differenza: a dei bambini non lo saprei spiegare tanto facilmente, perché coi bambini io non sono capace di fare niente: ma a un adulto forse ci riesco. E sì, si possono educare anche gli adulti: basta non trattarli da bambini. (In realtà, neanche i bambini li devi trattare da bambini: ma non c’entra, e ripeto: coi bambini non ci so fare.) Questo è lo scopo de La trasmissione: fare dei discorsi sulla cultura e quello che ci sta intorno senza annoiare, senza trattare nessuno da scemo, senza mettersi in cattedra. In Tourette si parla per lo più di narrativa ed editoria, e riviste, e il mondo sotterraneo delle cose piccole fatte col cuore, senza soldi, e lo facciamo senza annoiare, senza trattare nessuno da scemo, senza metterci in cattedra. La letteratura non dev’essere per forza salvifica, diciamo nel primo episodio di Tourette: be’, neanche la divulgazione culturale. Noi dobbiamo scatenarvi un interesse gigantesco e inarrestabile, offrendo tanti spunti interessanti (cercando, almeno): però poi quale strada percorrere è una decisione che spetta solo a voi. Se riusciremo a scatenarvi questa curiosità, saremo davvero contenti – e per una volta non ci sentiremo inutili.
(Tourette si registra il giovedì e si pubblica il venerdì: lo potete ascoltare attraverso iTunes, che scarica in automatico le nuove puntate e ve le propone con gentilezza.)
28 aprile
Another six months I’ll be unknown
No.
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Oggi sono dodici anni. Ciao Ric.
(Che se avessi aspettato solo un poco, i better days non li avrebbero portati solo i sedici anni. Che nessuno li aveva più, sedici anni, e nessuno mai più li avrebbe avuti.)