Lascia che crolli tutto
UNA RIFLESSIONE A MARGINE (MA TANTO A MARGINE) DI SKYFALL
{È stato pubblicato su inutile la settimana scorsa}
Volevo vedere Skyfall da mesi. Un po’ per motivi d’affetto (mio zio ha lavorato ai due film precedenti), un po’ perché Daniel Craig è bravo e figo, e un po’ perché da quando ha iniziato a circolare il primo trailer l’aspettativa era salita alle stelle. Si unisca a questo che l’unico altro filmone decente, quest’anno, è stato The Avengers, e capisci che ho davvero rotto le balle agli amici per andarlo a vedere venerdì.
fra corso del popolo e il west
All’una e mezzo in giro per Mestre non c’è troppa gente, e quando c’è non sai mai bene cosa aspettarti. Qualche settimana fa c’è stato un pestaggio che sembrava preso da quei film che le nonne ci dicevano di non guardare, che poi impari a tirare i cazzotti anziché rispondere, e a sputare alla gente anziché parlare: la cosa che mi ha colpito è che è successo grossomodo sotto casa di mia madre.
Mia madre, anni fa, trovò un bell’appartamento, palazzo di inizi ’900, che dà su un angolo di strada che da sempre, e per sempre, è centro: il centro di Mestre. A un passo, davvero, dalla piazza (Piazza Ferretto: è intitolata a un partigiano nato qui), a un altro passo da piazza Barche (piazza XXVII ottobre, che noi chiamiamo Piazza Barche perché non ci siamo mai dimenticati che c’erano le barche, e c’era l’acqua, ed eravamo più vicini a Venezia di quanto lo siamo mai stati in seguito). Centro che più centro non si può, insomma: e lo so che non ha poi troppo senso parlare di centro e periferia quando si parla di «una città che si attraversa in venti minuti da una parte a quell’altra»: però c’è poco da fare, dove sta mia madre è centro e fine.
Qualche settimana fa c’è stato un brutale pestaggio da parte di un gruppo di ragazzi. Roba che non pensavo, che non mi sarei mai aspettato dalla mia città. Perché siamo scemi, perché siamo abbonati all’approssimazione, perché siamo tante cose ma non avrei mai pensato che fossimo anche gente che può picchiare un signore di sessant’anni così, tanto perché ci salta la mosca al naso.
Così adesso ogni volta che penso a mia madre sola e sto a Milano (che non è certo l’Eden, ma ho trent’anni, e poi son maschio, e cristomadonna, stiamo parlando di mia madre), un po’ di tensione la sento, che mi scende per le gambe. Mi tremano le braccia, un poco. Non va bene.
La notte scorsa mi han fermato due, una coppia, mi hanno chiesto dov’era possibile mangiare qualcosa. A Mestre, il lunedì sera: che da sempre è il giorno in cui bar e pub son chiusi. Avevano una mezza intenzione di andare al bingo (auguri), giusto per mangiare un toast o qualcosa di simile, penso. Gli ho consigliato il kebab di Corso del Popolo: che quando ci vivevo ci andavo spesso e, cristo, è davvero buono. Loro erano simpatici e sorridevano, e mi son piaciuti.
Poi non so se hanno provato il kebab o sono andati al bingo, non so se son tornati a casa loro, poi (dall’accento sembravano di Chioggia o di lì vicino). Però mi è sembrata una cosa meravigliosa, un incontro di quelli che quando ti capitano poi stai bene. Non un momento da i bei tempi andati, che mia madre mi raccontava che prima che nascessi la situazione era talmente brutta che lasciava una banconota da 50mila lire sotto lo zerbino e un cartello sulla porta, «Prendete quella che altro non abbiamo», e non ho mai capito se era una storia dell’orrore oppure era vera, ma me la porto ancora dietro, e sticazzi ai bei tempi andati. Ma stanotte, be’, stanotte è stato un incontro talmente piccolo e insignificante e bello, che son contento di aver vissuto fino a oggi per averlo visto succedere davanti ai miei occhi, con me protagonista.
l’iPhone 5
{questo pezzo mi è stato commissionato da Giorgio Fontana ed è uscito il 13 settembre su Web-Target. qui riporto la versione originale.}
Non ci sono parole migliori per introdurre questo articolo se non quelle di Dave Grohl, che con i Foo Fighters ha chiuso l’evento indetto da Apple per ieri, mercoledì 12 settembre, durante il quale sono stati introdotti i nuovi iPhone e iPod: «La cosa più bella del trovarsi qui è poter incontrare queste persone – quelle che stanno plasmando il nostro futuro. È come uscire con Little Richard o Tom Petty o Jimmy Page, capisci che queste sono persone che hanno deciso di accettare una sfida e reinventarsi il nostro futuro. Ma sono persone come noi, in carne e ossa, ed è davvero stimolante».
Questo è probabilmente quello che differenzia Apple da quasi tutte le aziende tecnologiche che le fanno concorrenza: non il conto in banca, non l’aura di maestà che sembra circondare ogni loro prodotto, e neanche il ricordo del fondatore, scomparso 11 mesi fa. Apple è Apple perché ha deciso da sempre, e ha continuato, a porre al centro del proprio operato l’utilizzatore dei suoi prodotti: tutto quello che fa, tutta l’energia che brucia per innovare una cosa che non si vedrà mai come le ventole interne di un portatile (come con l’ultimo MacBook Pro con display Retina), ruota intorno alle persone che andranno a comprare i prodotti con la mela morsicata. I soldi in banca, più di quanto qualsiasi azienda potrebbe mai pensare di spendere, sono una conseguenza dell’attenzione che viene riposta a ogni minimo dettaglio. Apple ha scelto di utilizzare le proprie risorse per migliorare il mondo, migliorando le tecnologie di tutti i giorni (e, per estensione, la nostra vita): sembrerà assurdo, da parte di una impresa privata, ma è il motivo per il quale si assicurano, giorno dopo giorno, vendite da capogiro e nuovi fedeli, pronti ad affezionarsi ai loro prodotti.
Per esempio, il nuovo iPhone 5: sarà in vendita tra una settimana e continua la numerazione del prodotto più importante della famiglia iOS. Monta un processore A6 che promette performance computazionali e grafiche non da poco, e durante la presentazione hanno garantito che la batteria durerà anche più di quella dell’iPhone 4S, presentato a ottobre scorso. La fotocamera ha delle lenti anche migliori di quelle, già ottime, del 4S, e introduce una nuova modalità di ripresa chiamata “panorama”, davvero carina: con lo stesso gesto che compiremmo per eseguire una ripresa video panoramica, la fotocamera registra una fotografia e la unisce per ottenere, appunto, ottime immagini panoramiche: che acquistano ancora più splendore sul nuovissimo schermo Retina da 4 pollici, sicuramente la novità più visibile di questo nuovo telefono (assieme al retro in alluminio). Per permettersi lo schermo da 4 pollici Apple ha dovuto aumentare di pochissimo le dimensioni del corpo del telefono, di meno di un centimetro più alto rispetto all’iPhone 4S. Sarà in vendita dal 19 settembre e in America il prezzo è il medesimo degli scorsi anni: 199$, 299$, 399$ a seconda dei tagli (16, 32, 64GB) e dando per scontata la sottoscrizione di un contratto di due anni con uno dei tre operatori principali, AT&T, Verizon, Sprint.
È stata aggiornata anche la famiglia degli iPod: il Touch riceve lo stesso schermo del cugino maggiore, e saluta l’arrivo di siri, l’assistente digitale/intelligenza artificiale introdotta l’anno scorso assieme ad iOS 5. Il resto degli aggiornamenti è sicuramente meno importante, anche se il nuovo iPod Nano è diventato più sottile rispetto alla versione precedente e ha ricevuto colori diversi rispetto all’anno passato.
Sul lato software, iOS 6 sarà disponibile come download gratuito lo stesso giorno della messa in vendita del nuovo iPhone, e porta con sé alcune novità: dall’integrazione con Facebook (come l’anno scorso con Twitter) a Passbook, un’app di sistema che sulla carta rischia di diventare l’ennesimo colpo di genio e semplicità di Cupertino: riuniti in una sola app biglietti del cinema, concerti, voli, carte regalo, coupon, e dal telefono sarà possibile gestire tutto quanto: la versione di Apple dei pagamenti NFC. Più in generale, iOS 6 porterà tante piccole migliorie al funzionamento del sistema operativo.
iTunes è stato completamente (e finalmente) ripensato e ridisegnato, per garantire un’esperienza d’uso più semplice e confortevole per gli utenti di uno dei più importanti store digitali del mondo. Viene garantita l’integrazione con iCloud di default: oggi, se noleggio un film sul mio Mac devo spostarlo, via iTunes, sul mio iPad o iPhone per poterlo vedere su quei dispositivi: da ottobre, quando il nuovo iTunes sarà disponibile per il download, sarà possibile spostare il film da un dispositivo all’altro senza alcun problema. (Piano piano stiamo arrivando finalmente al punto in cui il prodotto digitale non subisce una serie di limitazioni assurde e vincolanti per il solo fatto di essere, be’, digitale. Ci vorrà ancora un po’ di tempo per poter disporre come vogliamo dei nostri acquisti digitali: ma ci arriveremo.)
L’aggiornamento di hardware sembra essere davvero sostanzioso: davvero è, come dice l’annuncio sul loro sito, «The biggest thing happened to iPhone since the iPhone». Per chi ha un iPhone 3G, 3GS o 4 l’acquisto è sinonimo di un deciso passo avanti; chi ha comprato un iPhone 4S, invece, può benissimo continuare autilizzarlo senza farsi problemi.
C’è da chiarire una cosa, anche se siamo in chiusura d’articolo: questi dispositivi non sono fondamentali. A parte casi specifici, non è questione di vita o di morte possedere lo smartphone del momento o l’ultimo portatile. A dirla tutta, c’è gente che non li usa e vive benissimo. Ma se dobbiamo usarli, allora è meglio che siano fatti bene: non che abbiano mille funzioni, ma che siano pensati per noi. La rincorsa senza fine che Apple sta compiendo verso il “dispositivo” più sottile di sempre non è per adeguarsi a una delle manie del suo carismatico fondatore, o per finire sui giornali: è solo per fare sì che il dispositivo sparisca dalla nostra percezione, e rimanga soltanto il contenuto: l’applicazione che stiamo usando per scambiare messaggi con i nostri amici, le foto che stiamo rivedendo, qualche email di lavoro. Benvenga, allora, il più sottile smartphone al mondo (fino al prossimo modello di qualche altra marca, ovviamente).
A questo link si possono trovare tutte le informazioni rilasciate da Apple durante l’evento, per gli amanti dei numeri crudi: quanti milioni di dispositivi iOS venduti (400 milioni), quante app disponibili nell’app store (700.000, di cui 250.000 fatte apposta per iPad), eccetera.
be’, niente
Ma questa è una scena che so a memoria e ogni tanto dovrei rivedermi questi film: mi hanno insegnato davvero tanto. (Che culo, dirà il passante.)
farne 50
Il problema è che quando fai una cosa come inutile, mentre esci con un numero stai già pensando a come costruire quello successivo e accantoni pezzi e suggestioni per quello dopo ancora. Se poi, assieme alla rivista, dire inutile significa portare avanti anche un’associazione, di cui la rivista è un progetto (uno dei tanti, e probabilmente il più importante: come se potesse non essere in contraddizione, questa frase), mentre prepari un numero e accantoni per quelli dopo, segui anche quattro o cinque cose altre almeno. Roba da uscire di testa, ma è anche quello che ci ha permesso di fare un numero al mese per quattro anni, senza trascurare l’organizzazione del sito e quelle menate lì.
Così spero mi perdonerai se arrivo solo adesso, una settimana dopo, a dire che abbiamo fatto uscire il #50, che è un numero bellissimo e sicuramente il migliore che abbiamo fatto uscire finora. Raccoglie soltanto interviste, a gente che o ci ha ispirato direttamente oppure fa un mestiere che in qualche maniera sì, ci ha ispirato, oppure semplicemente, gente che ci andava di intervistare. Ci è costato diversi mesi di fatica e di organizzazione, e di mail e di telefonate e un poco di preoccupazioni. È uscito in un momento molto molto difficile, privatamente parlando, per uno di noi. Si porta dietro un po’ della nostra vita, perché sono cinque anni che facciamo inutile e ogni giorno è sempre come ricominciare da capo. Non pensavamo di esserci, oggi, cinque anni fa: abbiamo fatto un bel po’ di strada, ma ne vogliamo fare ancora. Ne riparliamo tra qualche anno, eh.
Il numero, se vuoi, lo compri qui. E se ti abboni ti arriveranno 4 numeri in un anno, e saranno tutti bellissimi.