gs on Amazon

centosette euro

Il catalogo di iTunes Music Store è appena diventato Plus, cioè privo di DRM (*). Ho dato un’occhiatina alla funzione “Aggiorna la mia libreria”, e mannaggia a me che ho comprato così tanta musica negli ultimi 15/17 mesi: aggiornare al nuovo formato mi costa - al momento - 107,76 euro. Una ricarica alla mia PostePay, e si va: non mi faccio mica scappare quest’opportunità. Finalmente le major hanno ceduto, da qualche parte, e han ragione quelli di Apple a chiudere il keynote di oggi sulle note di The Best Is Yet To Come...

E mi sto anche scaricando
la demo di iWork09.

(*) Attenzione, che per l’intero catalogo si parla di «by the end of this quarter».
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spring 2009: objectified

Il nuovo documentario di Gary Hustwit (è quello che ha fatto il mio adorato Helvetica) uscirà in primavera. Appena possibile mi compro il dvd. Anche tu.

Aggiornamento:
qui c’è la versione del trailer in QuickTime.

(Via
Wittgenstein links.)
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programmazione

A tempo perso, e senza alcuna finalità oscura (tipo: costruirò l’applicazione migliore del mondo!), mi sto dedicando a ben tre linguaggi di scripting: Ruby, AppleScript, JavaScript. Alè. Non credo che eccellerò mai in uno qualsiasi di questi tre linguaggi, ma sono molto interessanti, ed è sempre bello accrescere d’un poco la propria conoscenza in campi informatici: ti senti come se fossi un po’ più vicino a capire come fa il computer ad accendersi tutti i giorni.
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rumore di fondo

È normale, poco prima del Macworld di gennaio, che le speculazioni raggiungano livelli inauditi. E mentre c’è ancora gente che si diverte a speculare sulla salute delle persone solo perché queste persone sono al vertice di un’azienda come Apple, qualcuno si diverte a pensare a come sarebbe bello usare iMovie attraverso internet. Caricare i filmati, fare dell’editing, aggiungere effetti, ottenere un buon risultato. Via internet. Oggi. Fra due anni, forse: oggi vale la battuta di John Gruber:

Sure, iMovie as a web app. Uh-huh. Slogan: And you thought USB was slow.
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contesto

Ora, non dico che abbiano ragione, perché in questa storia credo che “ragione”, da intendersi come: “ho ragione io e tu no”, sia una parola da non usare. Però c’è un motivo le cui radici sono nel passato prossimo (*), per quello che sta succedendo:

È importante comprendere la cronologia delle ultime violenze. Israele ha ritirato sia i propri soldati che tutti i propri coloni da Gaza nell’agosto 2005. Hamas ha conquistato il potere a Gaza, strappandolo all’organizzazione di Abu Mazen, nel 2007. Dal 2005 ad oggi Hamas ha lanciato da Gaza circa 6300 razzi contro civili israeliani, uccidendone 10 e ferendone più di 780. Nei primi mesi di quest’anno Hamas ha accettato una tregua, durante la quale i lanci sono diminuiti ma mai cessati del tutto. Hamas ha infine rifiutato di prolungare la tregua oltre il 19 dicembre, quando il gruppo ha ripreso gli attacchi effettuando circa 300 lanci di razzi, missili e colpi di mortai. I 250.000 abitanti israeliani delle aree meridionali del paese vivono in una condizione di minaccia costante, spesso costretti nei rifugi, ma l’attenzione dei media mondiali sembra farvi attenzione solo quando Israele risponde al fuoco di sbarramento di Hamas.

(Via
Sofri, che l’ha preso da qui, a sua volta tradotto dal Wall Street Journal.)

(*) Sì, lo so, che puoi anche dire: vogliamo parlare del passato e basta? Lo so, eh.
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quotidiano

Seguendo quotidianamente Luca Sofri, sapevo che l’Unità era cambiata parecchio, dall’arrivo della De Gregorio. Ieri, in un impeto di lussuria, ho comprato un paio di cose in edicola, e anche l’Unità: volevo vedere questo nuovo formato, questa nuova direzione, queste cose qui. Questa mattina l’ho solo sfogliato, non l’ho letto, ma ho trovato che: (a) la nuova grafica è davvero bella: tra i quotidiani italiani che conosco, l’Unità ha la grafica migliore, di copertina e interna; (b) il nuovo formato è davvero comodo e bello; (c) il nuovo direttore è una con le idee ben chiare; (d) i contenuti mi sembrano di prim’ordine. Sottolineo che quest’ultimo punto è suscettibile di cambiamento, visto che il numero di ieri l’ho solo sfogliato: però promette bene, e non è poco.

(Tra l’altro, in edicola ieri ho comprato anche:
la Repubblica, che ormai davvero faccio fatica a leggere; Vanity Fair, perché ogni tanto, e comunque ci scrive la Bignardi, e Applicando, perché ci scrive Luigi.)
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mi emoziono sempre

Fiocca!

neve2009
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buon 2009

Appena avrò tempo racconterò che cosa sto facendo in questi giorni (anche se non è nulla d’eccezionale, eh). Intanto chiudo il 2008 con due bei post, uno di Luca Sofri (dannatamente realista, e condivido in pieno), e uno dell’amico Simone Maria Navarra (dannatamente bello, e punto).

Buoni ultimi minuti dell’anno, a tutti.
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repeal Prop 8

Non so quanto funzionerà, ma in California si stanno organizzando, tra l’altro in questa maniera, perché questa storia della Proposition 8 è assurda. JoyOfTech dice la sua.
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buona la prossima, mai più

Ecco pubblicato l’ultimo capitolo del mio romanzo a puntate, buona la prossima. Questo capitolo s’intitola Ho ancora la forza, per tante ragione che spiegherò presto: nel giro di un mese o due spero di poter rendere disponibile un bel .pdf completo. Abbi pazienza. Intanto, puoi leggerti i vecchi capitoli.
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la ciccia è buona e bella

Così pensava un chirurgo estetico di Los Angeles, che ha usato il grasso residuo dei suoi interventi di liposuzione per fabbricare biocarburante per la sua auto, e quella della morosa. Fantastico. (Adesso è in Sud America perché per la legge californiana vieta queste cose. Fantastico, parte seconda.)

(Via
Ansa.)
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pinter

Mentre fuori ha iniziato a nevicare, scopro che è morto Harold Pinter.
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col sole

Il micio che divide le sue giornate con me si gode un po’ di sole (e chissà cosa aveva attirato la sua attenzione in quel momento). Io continuo l’estenuante lavoro di sistemazione della casa, disfacendo scatoloni che risalgono al trasloco. Evvai.

khori
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humanity: hour 1

Per festeggiare il natale, mi sono comprato l’ultimo disco degli Scorpions, Humanity: Hour 1. Sticazzi, parecchio che non ascoltavo un disco compatto come questo. Assolutamente consigliato a chi piace l’hard rock, il metal (classico), e - ovviamente - gli Scorpions.
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buon natale

Riportarti questa notizia Ansa mi sembra un ottimo modo per festeggiare.

ROMA - Non scatta il licenziamento per il lavoratore che, stanco di essere tenuto inattivo o impiegato in occupazioni molto inferiori alla sua qualifica, non si presenta più al lavoro dopo aver invano sollecitato il datore ad adibirlo a mansioni adeguate al suo livello.

Lo sottolinea la Cassazione che ha respinto un ricorso dell'ex acciaieria 'Italsider' di Genova, ora 'Ilva', contro l'annullamento del licenziamento inflitto a Giorgio B., un tecnico di settimo livello impiegato per dieci anni - dal 1990 al 2000 - a fare fotocopie, compiti rientranti nelle mansioni dei dipendenti di terzo livello.

Prostrato dalla inoccupazione, alternata alla fotocopiatura e talvolta alla cassa integrazione, Giorgio B. aveva deciso di non andare più al lavoro. Il tre aprile del 2000 venne licenziato. Ma sia il Tribunale di Genova che la Corte di Appello, ed ora anche la Suprema Corte - con la sentenza 29832 - hanno confermato che la "decisione di assentarsi dal posto di lavoro non integrava la giusta causa di licenziamento, avendo accertato che Giorgio B. era stato tenuto inattivo o addetto a mansioni notevolmente dequalificanti rispetto alla categoria di appartenenza".

A sostegno del diritto del tecnico demansionato a non essere licenziato è stata considerata anche la lettera con la quale aveva segnalato all'Ilva "il suo notevole disagio e le conseguenze pregiudizievoli per la sua salute (depressione) dovute alla situazione lavorativa" ribadendo al contempo "la sua disponibilità a svolgere mansioni adeguate al suo inquadramento". Ora il caso torna alla Corte di Appello di Genova che dovrà valutare se al tecnico, oltre alla conservazione del posto, spetti anche il risarcimento dei danni morali e biologici.
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