Ho contato gli e-book nella mia libreria.

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(È da un po' che chiedo a persone fidate di scrivere un pezzo per Grandi Speranze. La prima a finire qui è la cara Marianna Crasto, redattrice di inutile, con la versione originale di un pezzo pubblicato la settimana scorsa in inglese su No Rocket Science. MS)

Titolo originario: libri e cazzi e mazzi

Abbiamo circa un migliaio di volumi nella nostra libreria. Lo so perché mia madre ha pescato non so dove un programmino freeware in cui inserisci titolo, autore, nazionalità, traduzione e puoi ovviamente effettuare ricerche, ordinare per anno di uscita, per titolo, generare una stampa etc. Prima di mettermi a scrivere ho controllato: non ci sono gli ebook.
Eppure ne abbiamo moltissimi: tutti quelli che ho accumulato da quando ho comprato un e-reader 4 anni fa, a cui si sono aggiunti quelli di mia madre a cui ho regalato un Kobo l’anno successivo. Lo utilizza abitualmente, anzi non manca di esaltarne di continuo i pregi: comodo, leggero, a letto è il massimo perché puoi assumere le più strane posizioni senza difficoltà. Sul Kobo ci ha letto 2666 di Bolaño: ogni volta che avvistiamo il mattone in libreria me lo indica e si dice fortunata. Però se lo cerchi nell’elenco dei libri di famiglia, 2666 non ce lo trovi. Ecco, ho pensato: qui si vede che mia madre ha settant’anni. Si rende conto che una certa tecnologia (il programmino che genera l’elenco, il Kobo) le semplifica la vita, ma quella stessa tecnologia fa fatica a mettere radici a un livello più profondo. Ho pensato che mia madre non sente davvero di avere quei libri perché, pur comprandoli, non possiede nessun oggetto ed evidentemente deve ritrovarsi tra le mani l’oggetto fisico per poterlo annoverare tra i suoi possedimenti.
Le ho scritto su Telegram, fingendo di non averci pensato su troppo.

«Nell’elenco dei libri ci sono anche gli ebook? Sto cercando una cosa.» «No, non lo aggiorno da una vita.» «Ma quando lo aggiornerai mica ci metterai gli ebook?» «Sì. Dici che non dovrei?»

Ah.
Le ho confessato che stavo scrivendo riguardo ai libri di carta e quelli digitali e davo per scontato che preferisse i primi ai secondi e, se non glielo avessi chiesto, le avrei attribuito delle idee che a quanto pare non le appartenevano. Mi ha chiesto, e qui cito: «avere un libro non vuol dire poterlo consultare?»
Sì mamma, però mi stai mettendo in difficoltà. Mi rendo conto che ancora adesso, dopo anni di utilizzo, solo un qualche tipo di convenienza mi porta all’acquisto di un libro digitale. Ho comprato e-book perché erano di molto più economici della versione cartacea; perché erano gratis; perché avevo fretta di leggere subito; perché non sapevo se quel testo mi sarebbe piaciuto e la spesa sarebbe stata minore del cartaceo, in rapporto al rischio. Tengo traccia dei titoli che mi sembrano interessanti e che vorrei comprare: potrei comprarli subito in uno store online ma raramente lo faccio se mancano l’urgenza o il vantaggio.
Questo non ha senso, perché l’obiettivo è leggere il libro che in quel momento mi interessa. E se sono disposta a spendere 19 euro in libreria, dovrei essere pronta a spenderne anche 9,90 per un ebook ma molto spesso 9,90 è troppo. Mia madre è più tranquilla. Ha riflettuto meno e letto di più, mentre io sto qua addirittura a scriverci sopra. Un giorno s’è comprata 2666 e l’ha letto, e quando si deciderà ad aggiornare l’elenco dei libri lo inserirà allo stesso modo di quelli che abbiamo in salotto, perché è nostro e lo possiamo consultare. Ho controllato: l’ebook di 2666 non è di molto più economico del cartaceo, non credo l’avrei comprato.
Mi convinco che la possibilità di scelta instilli nella mia mente la certezza che un’opzione sia preferibile all’altra. Nasce il bisogno di dover valutare cosa sto comprando, cosa porterò a casa, quanto durerà. Come davanti alle camicie sintetiche e a quelle di seta: se devo scegliere allora ci saranno pro e contro, se costa di meno vale di meno, se costa poco di meno non lo compro. Non ne esco.
C’è da dire che non sempre è così. Quando non ho avuto scelta non mi sono fatta tanti problemi. Alcuni editori pubblicano solo in e-book: procedi all’acquisto. Alcune riviste sono solo digitali: procedi all’acquisto. Credo che il digitale mi si sia presentato soltanto in questi casi per quello che è: una tecnologia che abbatte certi costi di produzione. A me come fruitrice ne viene in mano un prodotto che sarebbe uguale - nei contenuti e nella qualità - anche se inciso su una tavoletta di pietra. Ugualmente brutto o ugualmente bello, s’intende. Non ho mai pensato che la rivista indipendente che pubblica solo in digitale fosse più scadente o i suoi contenuti più sciatti o le sue scelte editoriali più superficiali, per il fatto che pubblicava solo in digitale: certo potevano esserlo, ma è il rischio che si mette in conto quando si compra qualsiasi cosa, e come può il mezzo avere una qualche influenza su questo rischio? Piuttosto, sono sicura che non avrei letto qualcosa di qualità che ho letto perché, probabilmente, chi l’ha messa insieme non poteva permettersi di stamparla e distribuirla tramite canali tradizionali. Faccio parte della redazione di una rivista letteraria: i nostri numeri digitali ci costano le stesse fatiche che se li stampassimo - e infatti poi li stampiamo con i costi e i problemi che ne conseguono.
Credo si continui a mancare il punto. Che non è, come potrebbe sembrare dalle statistiche che si producono quasi quotidianamente, se sia meglio comprare Guerra e Pace di carta o digitale, e quanti comprino una versione o l’altra. Mentre scrivo, l’e-book di Guerra e pace va da 0,99 centesimi a 4,99 €. Forse molti ne preferirebbero l’acquisto, non fosse altro per il minor prezzo o il minor ingombro. Ma cambia poco e non ritengo che sia un dato che fornisca particolari spunti di riflessione. Compratelo come vi pare.
Invece: quanti scelgono di pubblicare solo in digitale, e perché lo fanno? E quanto è vasto il loro pubblico? La partita non si gioca in casa tra lo stesso testo cartaceo e digitale, ma tra chi stampa su carta - e sempre lo farà - e chi ha scelto la strada nuova, abbandonando la vecchia o addirittura non avendola mai percorsa. I primi producono versioni digitali di testi che sarebbero in ogni caso stampati su carta, i secondi pensano direttamente in digitale e si rivolgono a un pubblico che fa della tecnologia un uso prevalente - altrimenti non ci sarebbe modo di godere del loro prodotto.
Quelli che fanno cultura in questo modo e quelli che ne godono rappresentano la maggioranza? Hanno la giusta rilevanza nel nostro panorama letterario e culturale? Sono portata a dire no, non ancora, perché per molti è ancora una sicurezza che il digitale sia solo un’opzione e che la carta stia lì dietro a fare da garante. Invece il punto sta proprio lì: che siamo attori di una cultura digitale quando abbiamo a che fare con prodotti che sono nati digitali e pensati per esistere in nessun'altra forma se non quella. Davanti a un prodotto con queste caratteristiche non possiamo pensare al vantaggio economico o all'urgenza o alla convenienza, perché non esiste un termine di paragone, non ne esiste una versione più radicata nella nostra sensibilità. Piuttosto penseremo al prodotto in sé, al contenuto, alla sua originalità, al suo valore estetico. Cioè faremo quello che abbiamo sempre fatto in libreria, davanti a decine di volumi allineati, ma avremo a disposizione una tecnologia che permette di creare contenuti diversi, interattivi, a basso costo, magari indipendenti, non lo so. In questi termini, credo, ha senso parlare di lettori digitali e lettori di carta, in questa ottica vale la pena fare statistiche, contare quanti siamo da una parte e dall'altra.
Io sto da entrambe le parti, ma mi piace un po' di più sentirmi digitale al 100%, non avere il salvagente della carta, non poter fare paragoni, non scegliere in base all'esigenza.
Mia madre è lettrice digitale solo in parte. Quella che fa col Kobo è solo una versione più moderna della lettura tradizionale. Almeno finora.
Credo sia arrivato il momento di regalarle un abbonamento a una rivista soltanto digitale, o un testo reperibile esclusivamente in e-book. E vedremo se lo rinnoverà o se avrà da ridire sul prezzo o se cercherà altri testi dello stesso autore in libreria o se, più probabilmente, non farà una piega e continuerà a leggere indisturbata.