WOAD, 3
01/02/09 23:08 Archiviato in: recensione
| musica
È che il
suono è moderno, capisci? È sempre il Boss, ma è il
Boss calato completamente nel presente. Il che non
significa svendere quello che hai fatto per
trent’anni a qualche moda nuova, né mettere effetti a
tutti i suoni che produci. Significa stare attenti,
non ripete sempre in maniera perfetta quello che hai
sempre fatto: ma scartare, saper scartare di lato.
Quello che Guccini fa in rare occasioni, ma ci va
bene perché a noi lui va bene così com’è (e un
miracolo come Lettera non è facile da
bissare): e però il Boss no, il Boss va bene che
non si ripeta mai troppo uguale a prima.
E c’è riuscito, mannaggia. Working On A Dream (a parte il brano omonimo) è un disco fortissimo, compatto, soprattutto bello. Con qualche colpo di genio, qualche canzone che cantata ai concerti spaccherà fuori tutto, e una coppia di gemme finali e dolcissime, The Last Carnival (butto là: scritta pensando a Danni) e The Wrestler, dal film omonimo.
(Ondarock invece lo stronca: fai te. E sappi che non faccio testo, ormai.)
E c’è riuscito, mannaggia. Working On A Dream (a parte il brano omonimo) è un disco fortissimo, compatto, soprattutto bello. Con qualche colpo di genio, qualche canzone che cantata ai concerti spaccherà fuori tutto, e una coppia di gemme finali e dolcissime, The Last Carnival (butto là: scritta pensando a Danni) e The Wrestler, dal film omonimo.
(Ondarock invece lo stronca: fai te. E sappi che non faccio testo, ormai.)