WOAD, 3

È che il suono è moderno, capisci? È sempre il Boss, ma è il Boss calato completamente nel presente. Il che non significa svendere quello che hai fatto per trent’anni a qualche moda nuova, né mettere effetti a tutti i suoni che produci. Significa stare attenti, non ripete sempre in maniera perfetta quello che hai sempre fatto: ma scartare, saper scartare di lato. Quello che Guccini fa in rare occasioni, ma ci va bene perché a noi lui va bene così com’è (e un miracolo come Lettera non è facile da bissare): e però il Boss no, il Boss va bene che non si ripeta mai troppo uguale a prima.

E c’è riuscito, mannaggia.
Working On A Dream (a parte il brano omonimo) è un disco fortissimo, compatto, soprattutto bello. Con qualche colpo di genio, qualche canzone che cantata ai concerti spaccherà fuori tutto, e una coppia di gemme finali e dolcissime, The Last Carnival (butto là: scritta pensando a Danni) e The Wrestler, dal film omonimo.

(
Ondarock invece lo stronca: fai te. E sappi che non faccio testo, ormai.)