un sogno dentro un sogno (due)

Ché sembra che lo facciano apposta, i Sognatori. Sembra (davvero) che si divertano a fare uscire un libro più bello dell’altro, ogni tre mesi circa o giù di lì. Ce ne fossero di più, tra i piccoli editori, che seguono una politica così chiara di prodotto editoriale di qualità. E andiamo fino in fondo: ce ne fossero di più, tra i grandi editori, che seguono una politica così eccetera.

I Sognatori mi mandan via di testa adesso con
Un sogno dentro un sogno (volume secondo), risultato del concorso dallo stesso nome (scaduto il 31 agosto: sì, sei in ritardo). Undici racconti, uno in più rispetto all’antologia di fine 2007, la qualità è allo stesso, altissimo livello. L’anno scorso lo stile era (quasi) uniforme, e i temi vicini tra i diversi racconti; quest’anno si svirgola di più, e la varietà è lampante: dalla fantascienza di Giuseppe Perciabosco (solida fantascienza d’altri tempi: bravo) alla fulminante genialità della paginetta di Sogno e son destro («Io c’ho i sogni mancini» ), dai rimandi di letteratura antica, e fiaba, e un pizzicchino di fantasy di Oltre l’arcobaleno agli scampoli di mondo latino nel racconto di Elisabetta Rossi.

A me sono piaciuti, tantissimo,
Novembre di Francesca Tibo e Per sua divina provvidenza di Ilaria Vajngerl, ma ribadisco: la qualità è altissima, e le cadute di tono quasi non esistono. Poi ci sono i gusti, quelli sì, e allora magari un pezzo potrà piacere meno di un altro: ma non mi sembra sian cose da far notare, queste.

Sembra che i Sognatori si divertano, dicevo: e se si divertono loro, si divertono pure quelli che partecipano. Perché si vede che quando fai un lavoro di qualità, e ci spremi dentro tutta la tua vita (cioè: non ti tiri indietro. Non fingi. Non corri dietro agli altri, ma fai solo il tuo lavoro), qualcosa in cambio arriva. Arrivano undici racconti come piccoli tesori, e la possibilità, la pazienza, e la tenacia di costruire qualcosa che rimane.