once

MV5BMTI5Mjg0MjEzNl5BMl5BanBnXkFtZTYwNTY2Nzc3._V1._SX485_SY337_

È uno di quei film che lo vedi e dici: ecco, se io fossi un regista, farei un film come questo. Perché è perfetto, perché è leggero, perché è vero: non ci sono battute da Harmony (sai quanto io detesti le battute da Harmony), perché ha uno sfondo tristissimo ma questa storia d’amore a metà è una cosa bellissima, perché tutti ci siamo passati, perché lui ha una voce incredibile, e lei è fantastica, perché lui è uno spiantato, e lei ha una figlia e una madre da mantenere, perché il batterista è come il batterista che suonava con noi, te lo ricordi?, perché tutti una volta almeno abbiamo suonato qualcosa in cui credevamo fin dentro alle ossa e ci si ingrossavano le vene del collo (roba che se l’insegnante di canto che ho avuto un anno le vedesse, quelle vene ingrossarsi, a calci in culo, proprio), perché vorresti che si mettessero insieme come avevi voluto che lei si mettesse con te, quella volta, e le hai scritto quella canzone. E se non era una canzone era una poesia, o una lettera, e quante lettere le hai scritto? Quante parole buttate via: Once non ne spreca una, di parola, perché ne usa pochissime, e quelle che usa sono quelle giuste, quelle che useresti tu e che ho usato anch’io. Once è un film che va visto perché Dublino è grigia e piena di gente indifferente come il centro della nostra città, perché fa freddo, e la sciarpa non basta, perché è uno di quei giorni in cui ti scaldi le mani col fiato e chiudi gli occhi, mentre soffi sopra alle dita, e perché una volta ogni tanto, una volta nella vita, capita che incrociamo qualcuno per cui vale la pena aprire gli occhi e voler registrare delle canzoni. Un po’ di musica, oltre questa solitudine.

MV5BMTgyMDE5MTkxMl5BMl5BanBnXkFtZTYwOTY2Nzc3._V1._SX342_SY400_