emmaus
22/11/09 19:46 Archiviato in: recensione
C’è da fare
una premessa, perché poi sennò qualcuno mi viene a
svangare la minchia: a me Baricco piace. Piace quando fa
lo scrittore, piace quando fa l’intellettuale,
piace quando si mette a fare il divulgatore e ti
riassume un’opera gigantesca in tre parole
(peccato poi che quelle tre parole poi ti
rimangono, e non è forse un bene?). A parte
Senza sangue, che non m’è piaciuto
per niente, e Castelli di
rabbia, che non son riuscito
a finire, i suoi libri mi son piaciuti
tanto. Oceano mare è uno dei libri più
belli che io abbia mai letto. I barbari: saggio sulla
mutazione lo rileggo ogni anno
da che è uscito.
Fatta questa doverosa premessa, ecco che dire che Emmaus mi è piaciuto moltissimo non desta chissà quale meraviglia. Mi è piaciuto moltissimo per diversi motivi: perché è imperfetto, in certi punti, come se su certi passaggi che alla lettura non risultano chiarissimi non ci avesse dedicato troppo tempo. Il che fa strano, da parte di uno come lui fa strano. E magari è un errore mio, di lettura mia (l’ho letto ieri in treno, ed effettivamente ero un po’ addormentato, confesso). E poi racconta con precisione quasi sadica la realtà vista dagli occhi di un cattolico. Non un cattolico fanatico, e per fanatico intendo: coloro che di noi non-battezzati pensano «poverini» (ne ho incontrati). Il cattolico impegnato, quello che ci crede veramente, e che quando metti un attimo in crisi alza gli occhi al cielo chiedendo che dio gli dia una risposta. Di quella gente lì pure ce n’è parecchia, e pure ne ho conosciuti: e Baricco li racconta, nel loro mondo tranquillo, dove tutto è fatto per l’edificazione del Regno, come se la vita attuale fosse qualcosa di pallido, un regno in minore. Dove non c’è bisogno di investire energie per costruire qualcosa per l’adesso, ma solo per il Regno. Baciabanchi, loro malgrado: come se non esistesse nient’altro di valore, al di fuori della chiesa o della Chiesa. Dove la malattia di qualcuno è una “croce” che dio ha affidato, dove non si può dare scandalo. Dove la borghesia e il mondo dei non credenti viene visto con sospetto, curiosità scientifica, e dove però una volta entrati non si esce mica più integri.
E poi m’è piaciuto perché ci ho letto la mia vita di quindicenne, sedicenne, quell’età là. Non ero cattolico, né frequentavo cattolici praticanti, all’epoca, eh: mettiamolo subito in chiaro. Ma in quarta di copertina c’è l’incipit, che dice «Abbiamo tutti sedici, diciassette anni - ma senza saperlo veramente, è l’unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato». Nel libro i quattro protagonisti iniziano a sedici anni, chiudono un po’ dopo i diciotto (forse anche diciannove). In mezzo, ne succedono davvero di tutti i colori. Ovviamente a noi non sono successe proprio quelle cose: ma un suicidio ce l’abbiamo avuto anche noi, e anche alcuni dei nostri non li abbiamo più trovati, spinti in direzioni contrarie, opposte, o anche solo diverse dalle nostre. Certe cose del libro hanno rispecchiato le cose mie, e questo è indice d’un grande libro, secondo me: perché quando parla di una storia ch’è anche la tua, allora durerà. Almeno per te stesso. E infatti: a me Emmaus è piaciuto molto. A te?
(E invece: della raccolta di racconti di Elena Varvello, L’economia delle cose, salvo solo gli ultimi due, ma con fatica. Ne parlo qui perché la Varvello tra le altre cose insegna alla Holden, quindi una qualche relazione ci sarà.)
Fatta questa doverosa premessa, ecco che dire che Emmaus mi è piaciuto moltissimo non desta chissà quale meraviglia. Mi è piaciuto moltissimo per diversi motivi: perché è imperfetto, in certi punti, come se su certi passaggi che alla lettura non risultano chiarissimi non ci avesse dedicato troppo tempo. Il che fa strano, da parte di uno come lui fa strano. E magari è un errore mio, di lettura mia (l’ho letto ieri in treno, ed effettivamente ero un po’ addormentato, confesso). E poi racconta con precisione quasi sadica la realtà vista dagli occhi di un cattolico. Non un cattolico fanatico, e per fanatico intendo: coloro che di noi non-battezzati pensano «poverini» (ne ho incontrati). Il cattolico impegnato, quello che ci crede veramente, e che quando metti un attimo in crisi alza gli occhi al cielo chiedendo che dio gli dia una risposta. Di quella gente lì pure ce n’è parecchia, e pure ne ho conosciuti: e Baricco li racconta, nel loro mondo tranquillo, dove tutto è fatto per l’edificazione del Regno, come se la vita attuale fosse qualcosa di pallido, un regno in minore. Dove non c’è bisogno di investire energie per costruire qualcosa per l’adesso, ma solo per il Regno. Baciabanchi, loro malgrado: come se non esistesse nient’altro di valore, al di fuori della chiesa o della Chiesa. Dove la malattia di qualcuno è una “croce” che dio ha affidato, dove non si può dare scandalo. Dove la borghesia e il mondo dei non credenti viene visto con sospetto, curiosità scientifica, e dove però una volta entrati non si esce mica più integri.
E poi m’è piaciuto perché ci ho letto la mia vita di quindicenne, sedicenne, quell’età là. Non ero cattolico, né frequentavo cattolici praticanti, all’epoca, eh: mettiamolo subito in chiaro. Ma in quarta di copertina c’è l’incipit, che dice «Abbiamo tutti sedici, diciassette anni - ma senza saperlo veramente, è l’unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato». Nel libro i quattro protagonisti iniziano a sedici anni, chiudono un po’ dopo i diciotto (forse anche diciannove). In mezzo, ne succedono davvero di tutti i colori. Ovviamente a noi non sono successe proprio quelle cose: ma un suicidio ce l’abbiamo avuto anche noi, e anche alcuni dei nostri non li abbiamo più trovati, spinti in direzioni contrarie, opposte, o anche solo diverse dalle nostre. Certe cose del libro hanno rispecchiato le cose mie, e questo è indice d’un grande libro, secondo me: perché quando parla di una storia ch’è anche la tua, allora durerà. Almeno per te stesso. E infatti: a me Emmaus è piaciuto molto. A te?
(E invece: della raccolta di racconti di Elena Varvello, L’economia delle cose, salvo solo gli ultimi due, ma con fatica. Ne parlo qui perché la Varvello tra le altre cose insegna alla Holden, quindi una qualche relazione ci sarà.)