despero
04/12/09 18:56 Archiviato in: libri
Gianluca
Morozzi io l’ho sentito parlare a Perugia nel 2007 e l’ho sentito
raccontare il perché è felicissimo di pubblicare
un racconto su qualsiasi rivista glielo chieda
(atteggiamento che nella pratica dovrebbe essere
comune a tutti gli scrittori, ma vabbè ). Poi l’ho
ribeccato a Bologna, la sua Bologna, a fine marzo
2008, per un altro evento
BIRRA, una delle nostre
peggiori performance (Ale e io avevamo trincato un
gin tonic giusto una mezz’ora prima di andare a
parlottare di noi con Andrea Ferrari e Ivano
Bariani, ed eravamo a stomaco semivuoto e abbiamo
straparlato un po’ troppo... ricordi, Ale?). In
quell’occasione non ho saputo dire niente di
meglio che «M’è piaciuto un sacco il racconto
dell’ultimo Eleanore
Rigby». Il racconto parlava di eroi dei fumetti
Marvel in una maniera
irriverente, divertente e intelligente, e buttar
dentro tre aggettivi in -ente mica è facile.
Così l’altro giorno ho iniziato a leggere Despero, che in realtà devo aver comprato alla fine del 2007, sull’onda dell’entusiasmo per il BIRRA perugino. Poi l’ho tenuto là. L’altra mattina prima d’andare in ufficio mi son fermato a prendere un libro, e ho preso Despero. Dieci pagine l’altra mattina, dieci ieri mattina, tutto il resto del libro la notte scorsa.
Maledetto Morozzi, che ti sei fatto leggere alla faccia della mia salute, come se ultimamente avessi bisogno di star sveglio fin tardi!, e che hai scritto un libro così bello. Pieno di musica, pieno di chitarre, pieno di gesti sinceri - gesti sinceri, è questo che m’ha tenuto sveglio. È un libro che va preso e tirato contro gli stronzi che incontri nella tua vita, Despero. E poi è un libro in cui mi sono ritrovato del tutto: io che pure ho suonicchiato (mica a quei livelli), io che pure coi miei pard abbiamo odiato un altro gruppo di qui (una masnada di boriosi che suonavano power & epic metal), io che pure ho avuto la mia bella pletora di amori inconfessati. E poi m’ha fatto tornare la voglia di suonare, Morozzi, eccheccazzo. Anche solo strimpellare, mica per forza rifare come una volta Edge Of Thorns. (E Edge Of Thorns ci veniva anche bella.)
Così l’altro giorno ho iniziato a leggere Despero, che in realtà devo aver comprato alla fine del 2007, sull’onda dell’entusiasmo per il BIRRA perugino. Poi l’ho tenuto là. L’altra mattina prima d’andare in ufficio mi son fermato a prendere un libro, e ho preso Despero. Dieci pagine l’altra mattina, dieci ieri mattina, tutto il resto del libro la notte scorsa.
Maledetto Morozzi, che ti sei fatto leggere alla faccia della mia salute, come se ultimamente avessi bisogno di star sveglio fin tardi!, e che hai scritto un libro così bello. Pieno di musica, pieno di chitarre, pieno di gesti sinceri - gesti sinceri, è questo che m’ha tenuto sveglio. È un libro che va preso e tirato contro gli stronzi che incontri nella tua vita, Despero. E poi è un libro in cui mi sono ritrovato del tutto: io che pure ho suonicchiato (mica a quei livelli), io che pure coi miei pard abbiamo odiato un altro gruppo di qui (una masnada di boriosi che suonavano power & epic metal), io che pure ho avuto la mia bella pletora di amori inconfessati. E poi m’ha fatto tornare la voglia di suonare, Morozzi, eccheccazzo. Anche solo strimpellare, mica per forza rifare come una volta Edge Of Thorns. (E Edge Of Thorns ci veniva anche bella.)