coi furbi e i prepotenti

(...)

Ella viene. I miei piedi già son di marmo. Già
ho di piombo le mani. Ma poi ch’è per la strada,
voglio aspettarla in piedi...
(tirando la spada)
E con in man la spada!
(...)
Ella guarda... Mi pare
che la Camusa ardisca il mio naso guardare!
(levando la spada)
Che dite? ... È vana... so ... la resistenza adesso,
ma non si pugna nella speranza del successo!
No, no: più bello è battersi quando è invano. - Qual fosco
drappello è lì? - Son mille... Ah sì, vi riconosco,
vecchi nemici miei, siete tutti colà!
La Menzogna?
(tirando colpi nel vuoto)
Ecco, prendi! ... Ecco, ecco la Viltà!
Ed ecco i Compromessi, i Pregiudizi!
(tirando puntate)
Che
io venga a patti? Mai! - Ed eccoti anche te,
Stoltezza! - Io so che alfine sarò da voi disfatto;
ma non monta: io mi batto, io mi batto, io mi batto!
(fa immensi molinelli con la spada. Poi si ferma con la spada)
Voi mi strappate tutto, tutto: il lauro e la rosa!
Strappate pur! Malgrado vostro, c’è qualche cosa
ch’io mi porto (e stasera, quando in cielo entrerò,
fiero l’azzurra soglia salutarne io potrò );
ch’io porto meco, senza piega né macchia, a Dio,
vostro malgrado...
(si slancia, la spada levata)

La spada gli cade di mano, egli barcolla e cade nelle braccia di Le Bret e Ragueneau.


ROSSANA
(piegandosi sopra di lui e baciandogli la fronte)
Ed è? ...
CIRANO
(riapre gli occhi, la riconosce, e sorridendo dice)
Il pennacchio mio!

{
Cirano di Bergerac, ed. Mondadori, traduzione di Mario Giobbe}