OpenOffice yeah yeah
con te partirò
Adesso li chiamo per la terza volta e gli spiego perché non hanno ragione loro (se offri un servizio, poi sei tu che paghi quando non eroghi il servizio, mica io).
scusa, ma come cazzo si usa un browser?
brave new world
Amarcord
Sono cresciuto guardando «Star Trek». In particolare, la seconda incarnazione: «Star Trek: The Next Generation». C’era un accrocchio chiamato PADD, o Personal Access Display Device. Era una tavoletta sempre connessa al computer principale, e che permetteva di leggere informazioni e dati provenienti da lì. E mi ricordo che mi piacevano un mondo. In realtà, ero e sono tuttora affascinato dall’idea di Star Trek di una tecnologia amichevole, e “facile” da usare. (Non credo che fosse “facile” far funzionare un motore a curvatura, però dai, hai capito.)
Su quella stessa scia
Nel 2007 è stato introdotto iPhone, con la solita fanfara e magniloquenza di Apple: «Apple reinvents the phone», dicevano gli strilli. Be’, come telefono in senso stretto non è chissà cosa, ma come apparecchio da portare sempre con sé è certamente una grandissima innovazione. Come lo è il suo schermo multi-touch. Come lo è il fatto che l’unica cosa che conta, in quell’accrocchio lì, è il software: attraverso continui aggiornamenti, il software si è evoluto nel corso dei tre anni che son passati da allora. Non importa che abbia una fotocamera dalle ridotte capacità, o “solo” 32GB di memoria flash. Importa il fatto che, come il computer, può imparare a fare cose nuove ogni giorno. Ci sono 140mila applicazioni per iPhone, probabilmente qualcuna di più: ce n’è una per quasi qualsiasi cosa ti possa venire in mente. È il PADD come me l’aveva mostrato il Capitano Picard? Non proprio, ma ci va molto vicino. E comunque, il multi-touch non solo è figo: funziona bene.
And then comes the iPad
E poi mercoledì 27 gennaio 2010 Apple, nella persona di Steve Jobs, presenta l’iPad. E ‘sto giro la magniloquenza è ai massimi livelli: «La nostra tecnologia più evoluta in un dispositivo magico e rivoluzionario, a un prezzo incredibile». Be’, il prezzo è proprio incredibile, soprattutto pensando che viene da Apple: 499$ la versione base è cosa notevole. In Italia finirà per costare il doppio del cambio, ma ci siamo abituati, anche se non sappiamo bene perché.
Il prodotto? È figo, strafighissimo, e come dice giustamente Arturo in un commento a un mio post precedente sembra davvero un PADD della Flotta Stellare. Ha uno schermo da 9,7”, oleorepellente (non vedrai le tue ditate, ma se vuoi un consiglio: lavati le mani), LED, naviga grazie al wifi o a microschede 3G, regge fino a 64GB e il resto delle specifiche te le leggi qui. A una prima occhiata è un iPod Touch gigantesco. A una seconda occhiata, pure. Cheppalle, però: iPod Touch esiste dal 2007, sai che scoop.
Mi manca qualcosa
E quel qualcosa è il senso: che cazzo me ne faccio di un iPod gigantesco? Se proprio devo andare in autobus e ascoltare la musica, è meglio il cugino piccolo. Se proprio devo scaricare la posta mentre sono in spiaggia e mio figlio mi prega per giocare un po’ con lui, meglio l’iPhone, ch’è più piccino. E ti do pure ragione. In più Luca Sofri dice, giustamente, che un altro apparecchio che faccia le cose che fanno già gli altri apparecchi non fa al caso nostro.
A parte gli esempi forniti da Apple stessa durante la presentazione e nel video promozionale, e a parte la suite iWork ridisegnata per iPad (e che lavoro magnifico è stato fatto, tra l’altro!), e a parte le 140mila applicazione per iPhone che ci possono girare subito, fin dal primo giorno - tranne quelle che utilizzano le funzionalità telefoniche dell’iPhone, ovviamente - a parte tutte queste cose, l’iPad non ha uno scopo ben definito. E questo è il suo senso: è un apparecchio multifunzione, proprio come lo è il computer, che ad ogni nuova applicazione che installi, impara qualcosa di nuovo.
Eppure credo che anziché andarmene a letto col portatile, come faccio spesso, per rispondere e scrivere le ultime mail, oppure sistemare inutile prima delle pubblicazioni del martedì o del venerdì, o aggiustare il prossimo numero, l’iPad possa essere un degnissimo sostituito. Per farmi i cazzi miei su internet e rispondere sporadicamente alle email uso l’iPhone: ma farlo con l’iPad sarà più comodo (non ho nulla da eccepire alla tastiera software dell’iPhone, la uso benissimo e sono più che soddisfatto, ma è un po’ - come dire - piccolina). Guardare un film con la Dolcissima sarà immensamente più comodo con una tavoletta da poco più di mezzo chilo, presuppongo (forse però gli altoparlanti non reggeranno il confronto con quelli del MacBook Pro... sì, questo potrebbe essere una rottura). Eppure sono tutte cose che faccio già... le farò meglio? Ancora non lo so: ma qualcosa mi dice di sì.
Ma il punto, di nuovo, non è questo: non è (solo) quello che ci puoi fare, ma come lo puoi fare. E come te lo fanno fare.
Ma tutto questo è davvero rivoluzionario?
No. Sì. In parte. Cioè. Argh! È un concetto difficile da spiegare, eppure qualcuno c’è riuscito molto meglio di me (e se vuoi puoi andare alla bibliografia alla fine di questo pezzo per leggerti i loro articoli: sono tutti molto, molto, molto più interessanti del mio). Il concetto è citato per sbaglio da Steve Jobs durante la presentazione, al minuto 14:34, quando naviga sul sito di Fandango. Grossomodo dice:
«Grab the tablet that’s in the kitchen, go to Fandango on your iPad and buy your tickets. It’s that simple»
Kitchen, dice. Cucina. Questo non è un computer. Questo non è un palmare, uno smartphone. È un elettrodomestico. Già un amico, anni fa, mi aveva “accusato” di usare un elettrodomestico, non un computer, quando gli avevo detto che usavo un Mac. Qui siamo a un livello superiore.
Questo è un oggetto perennemente connesso alla rete (in wifi, o in 3G se sei fuori casa o fuori dall’ufficio), su cui puoi consultare i tuoi dati, i tuoi documenti, sul quale puoi fruire di contenuti audio e video, dal quale puoi comprare contenuti audio e video (per il video: non Italia. Che ti credevi?), e per il quale puoi trovare 140mila applicazioni, da stronzate come Facebook e Wolfenstein 3D (capolavoro), ad applicazioni mediche e via dicendo. Puoi anche modificare i tuoi documenti (nel video della presentazione Phil Schiller usa iWork, per dire). Ti serve comunque un computer per sincronizzarlo e farne il backup (e un account iTunes, tra l’altro). Ti serve comunque un computer per fare i lavori pesanti: montaggio audio o video, impaginazione vera, [aggiungi quello che ti sembra opportuno]. Non è un computer come lo intendiamo oggi: è un elettrodomestico.
Gli elettrodomestici dovrebbero capirsi al volo
L’iPad porta il livello di astrazione dell’iPhone a vette ancora ignote, che chissà dove ci condurranno. Non esiste un file system visibile: l’organizzazione gerarchica dei documenti è a noi sconosciuta. È lo stesso principio di iTunes: tu buttami dentro la musica, e (se ha i giusti metadati) te la faccio vedere io. Questa cosa ha mandato fuori di testa alcuni amici: ma come, non sono io che decido come si chiama la cartella dove sta tutto «Highway Companion», che ho scaricato illegalmente e non ha un metadato neanche a cercarlo per un anno? E che senso ha?
Il senso, alla buona, è che tu puoi goderti la tua musica, il lavoro lo fa qualcun altro. È l’idea di Jobs di un computer come attrezzo per la produzione di contenuti propri, già pronto da usare appena fuori dalla scatola. Su Mac, questa cosa avviene in applicazioni come iTunes e iPhoto. Su iPad, avverrà su tutto: e questo è con buona probabilità il futuro dell’informatica per le masse.
È il futuro perché non serve un manuale per capire come funziona un iPhone. Una volta che hai bestemmiato in cinque lingue per capire a che cosa serve l’unico bottone fisico che ha (ed è una cosa che capisci in due secondi, e un paio di tentativi), non serve altro. È tutto lì, in bella vista. Su iPad, lo stesso: con la differenza che 40 milioni di persone hanno già comprato iPhone, e hanno già familiarità con la filosofia. Loro, e tutti i loro amici/conoscenti/ parenti/colleghi/sconosciuti incontrati in treno, che gliel’hanno visto usare.
E come elettrodomestico, il senso che gli verrà attribuito sarà profondamente diverso da quello che associamo normalmente a un computer. Michael Sippey sostiene (la traduzione è mia):
l’iPad è il computer per la famiglia [...] sembra un apparecchio perfetto per passare dal soggiorno alla cucina alla camera dei bambini alla camera da letto. Ci potremo navigare il web, leggere le notizie, i ragazzi scriveranno delle email (...), lo useremo per controllare la musica di casa (...) Sono sicuro che prima o poi uscirà un “gioco da tavolo” da giocare tutti assieme, o sarà possibile guardarci la tv. E i bambini litigheranno fra loro per chi lo userà (e sarà papà a farlo). In realtà, è come viene usato il mio iPhone già oggi, quando sono a casa. Perciò, un iPhone di famiglia con uno schermo più grande? Ne voglio uno.
E a me che me ne frega?
Niente. Nessuno ti obbliga a comprare un iPad, o ad accettare senza critiche il sistema dell’App Store (Apple deve approvare quello che puoi installare sul tuo apprecchio, a farla breve). Ma per quelli come me che sono cresciuti con una certa idea di tecnologia in mente, l’iPad è la realizzazione di un sogno: tecnologia “amichevole”.
Per quelli che si sforzano di capire e usare un computer, ma ancora non ce la fanno, l’iPad potrebbe essere la carta vincente: non esistendo più un mondo di directory, sottocartelle, file, doppioclic e sposta quel cursore un po’ più a destra... no, un po’ più in basso... dai cazzo, come fai a non prendere quel bottone!, ed essendo esposto tutto allo sguardo, un po’ di bestemmie spariranno. Conto di comprarlo a mia madre, per esempio: non ha mai usato veramente il Mac Mini che le ho regalato un anno fa, perché per lei è “troppo”. E allora un iPad, su cui controllare le email che le spedisce l’insegnante di disegno, navigare un po’ il web, ascoltare magari un po’ di musica o vedere le immagini che deve ricopiare su uno schermo così grande e definito... una cosa del genere potrebbe cambiarle la vita, avvicinandola al computer “vero”. O magari tra tre anni esce un iPad Ultra, su cui scrivere come se fosse una postazione desktop è come bere un bicchier d’acqua, e allora vedi.
Sia chiara una cosa, però: adesso scrivo “iPad”, ma intendo: “apparecchio con le stesse funzionalità e potenzialità di iPad, ma non necessariamente iPad”. Spero che tra cinque anni non ci sia solo Apple a proporre una soluzione simile, ma che sia una filosofia penetrata nel mercato e nei produttori ma - soprattutto - nella gente comune.
Va ben, ma gli ebook?
[Qui ti avverto subito, queste sono mie considerazioni, mie mie proprio mie, e non so se qualcuno le ha già dette meglio di me, ma so già che qualcuno le prenderà male. No, Enrico, non stavo pensando specificatamente a te.
Credo che quello che deve arrivare, per ottenere una svolta significativa, è un prodotto che unisca le multimedialità concessa dal computer: sennò sarà sempre leggere qualcosa pensato per un altro medium. Il libro di carta è tale perché è stato per anni la punta massima tecnologicamente ottenibile per diffondere idee e storie, e farle durare nel tempo. Se quattromila anni fa fosse esistito il cinema, nel senso di: supporto su cui riversare immagini in movimento e suono, stai tranquillo che i Lumière avrebbero avuto una toga e «Quarto potere» sarebbe arrivato molto, molto prima. Questo è il mio problema con gli ebook oggi: mi danno quello che esiste già, con la filosofia di quel che c’è già, su supporti che non esistevano quando quell’idea è nata e si è sviluppata. Che per carità, ad alcuni può anche andar bene, ed è sicuramente più comodo portarsi dietro centinaia di libri in un pezzettino di plastica o di alluminio, piuttosto che qualche valigia (lo faccio già io, adesso, con Stanza).
Sennò, l’altra idea che ho: ma se tutto dev’essere connesso, se tutto dev’essere sulle cloud, allora perché non rendere i libri delle pagine web? Grazie ai CSS ci può essere un’impaginazione avanzata capace di dare del filo da torcere ai libri stampati; grazie al sistema dei link puoi avere contenuti aggiuntivi (come sui dvd) a portata di clic; grazie agli standard web, puoi avere video e audio (l’ultima presentazione di questo libro? ciapa qua, clicca). Potrebbe essere sensato perderci più di un secondo, dietro quest’idea. O forse no: ma son le quattro del mattino, concedimela.
E quindi?
E quindi adesso aspettiamo. Il primo iPad sarà in vendita tra un paio di mesi. Aspettiamo il costo, aspettiamo la reazione del pubblico, aspettiamo un iPad seconda generazione, e vediamo cosa fa il mercato. Probabilmente, le altre aziende si focalizzeranno sull’oggetto in sé, come è successo con iPod prima e iPhone poi. Ma io spero che la lezione sia servita, e che adesso ci si preoccupi di più del software, e delle potenzialità di un mondo ancora da scoprire.
Sono d’accordo con Steven Frank: questo è davvero un nuovo mondo. Anche se “Canvas” mi sarebbe piaciuto molto di più, come nome.
Bibliografia
John Gruber: «Various iPad Thoughts»
John Gruber: «The iPad Big Picture»
John Gruber: «Canvas»
Riccardo Mori: «Prime considerazioni sull’iPad»
Steven Frank: «I Need To Talk About Computers» (qui l’ottimo Riccardo Mori l’ha tradotto)
Michael Sippey: «The iPad Is The Family Computer»
Joe Hewitt: «iPad»
Derek Powazek: «What Apple Unleashed Today»
chrome
Certe volte mi fanno impazzire, quelli di Google. Per esempio, nella schermata delle preferenze del programma:

E
comunque, l’icona del programma è proprio carina:
![]()
Se però mi posso permettere, non mi sembra molto più reattivo e veloce di Safari 4 per Mac. Lo dico per esperienza diretta: il rendering di questa stessa pagina è un pochino più veloce su Safari. Per dire.
our latest creation
Una sola cosa, per i miei due o tre lettori: quest’affare non è per chi è avvezzo alla tecnologia, per chi sa operare a cuore aperto un portatile o saprebbe scrivere il codice per un programma di videoediting. Quest’aggeggio è per tutti gli altri (me compreso). Ripeto: quest’affare è per il mondo normale. Mettiamocelo in testa, e passiamo oltre.
capiamoci
Aggiornamento: Ho aggiunto in testa la visualizzazione dell’ultimo mio tweet di Twitter, che si aggiornerà ogni volta che ne scrivo uno. Così vedi quanto poco lo uso.
O-o
you've got mail
Ciao bello straniero, sono contento che incontriamo il mio nome Ekaterina.
Sto guardando per loro mezzo unico e inimitabile. Io sto cercando non e semplicemente un uomo che sto cercando un altro, questo amico per tutta la vita. Calda dolce ragazza. Me per 27 anni.
Stanco della solitudine e si desidera trovare la sua felicita!
Un poco su di me: mi piace creare confortevole, amo quando il pozzo di casa e con calma, misurare serio e responsabile, correzione la ragazza. Inoltre I emotive e sensibili su. Possono essere problemi Spiritoso e buon divertimento. Per me sola vita priva di significato. Sulla semplicita, posso dire che si apre la cartella di lavoro. Appena letto. Se Kam interessanti su di me quindi scrittura!
Attendo con grande risposta.
Questo indirizzo emal: rusinovaekaterina@yahoo.it
ssssht
10GUI
(Via Kottke.)
Amazon: take 2
(Via Daring Fireball.)
from the future, 2
Nota 16: iPhone OS 3.1, tethering!!! TETHERIIIIIING!!!! Ce l’abbiamo fatta! Ho provato il tethering (Vodafone, ricordo) sia via USB che via bluetooth: via USB è rapidissimo, davvero non ho sentito la differenza con la mia adsl wifi (anche se non gli ho fatto fare cose pesanti: solo qualche pagina web, e la posta). Via bluetooth è un pelo più lento, ma c’era da immaginarlo. In ogni caso: c’è!
Nota 17: adesso il pulsante verde di iTunes9 non ti fa più vedere il minilettoreschifosochenonmi èmaipiaciuto, ma ridimensiona la finestra. Come tutti i pulsanti verdi di tutte le finestre in Mac OS X.
Nota 18: Snow Leopard: bastardi! adesso con un clic-destro ho perduto un paio di script che avevo fatto in Automator! Sarà facilissimo rifarli, però... uff!
Nota 19: è uscita la versione 4.3 di RapidWeaver. Manco a farlo apposta...
Nota 20: sto guardando l’evento di ieri: Jobs è davvero magro. Ma la sua grinta mancava, davvero, agli ultimi Apple Events.
Nota 21: l’impressione generale è che siano tutti un po’ delusi dall’evento di ieri. Non tanto: un po’. È che Apple ha abituato troppo bene, col passare degli anni. E poi, tutti stanno rompendo il cazzo col tablet.
Nota 22: io comunque son soddisfatto. Ancora.
from the future
Nota 1: esteticamente, le differenze con Leopard sono davvero difficili da trovare.
Nota 2, vaccata: c'è uno sfondo nuovo “stile jeans” che non è niente male.
Nota 3: il Finder scritto in Cocoa è davvero più reattivo. Per non parlare delle nuove funzioni di Exposé.
Nota 4: iTunes 9 pare una bella figata, all’estetica: e credo che l’estetica, come sempre, sottenda una cura per il motore delle cose, per come funzionano, non da poco. Adesso sto scaricando iPhone OS 3.1.
Nota 5, vaccata: iTunes 9 è proprio figo, all’estetica.
Nota 6, seria: RapidWeaver 4.2.qualcosa crasha sotto Snow Leopard. Ho dovuto scaricare la 4.3 “release candidate”. Che non gestisce correttamente le virgolette o gli apostrofi, quindi devo scriverli con delle combinazioni di tasti e vaffanculo, speriamo bene correggano. E speriamo che la 4.3 stabile esca presto.
Nota 7, fanboy: in questo momento ha finito di scaricare iPhone OS 3.1. Non resisto!
Nota 8: ‘sta storia che adesso se fai una istantanea dello schermo (o di una parte di esso) non te la chiama più “immagine 1” e seguire, ma “Schermata anno-mese-giorno alle ore-minuti” è davvero utile. Vedi alla Nota 4, lo sproloquio sull’estetica/funzionalità.
Nota 9: è tornato Steve Jobs!
Nota 10: è tornato Steve Jobs, ed è l’ombra di quel che era un paio d’anni fa. Non credo sia facile ristabilirsi da uno squilibrio ormonale e uno squilibrio come quello che ha avuto, quindi non starò tanto a rompere le balle. È magrissimo, ma da quel poco che si vede nel video del link alla nota 9, è sempre il solito. Meno male.
Nota 11: gli iPod nuovi sembrano essere veramente belli, dentro e fuori. La radio FM mi pare inutile, ma conosco gente che rinfacciava questa mancanza solo pochi mesi fa. Si vede che non era il solo.
Nota 12: l’interfaccia di collegamento tra iPhone e iTunes è uguale a prima, eppure più reattiva, e organizzata leggermente meglio (anche se ripeto, secondo me è uguale). Anche l’iTunes Store sembra più carino.
Nota 13: Mail mi ha disattivato alcuni plug-in che usavo, tra cui questo, cui ero diventato dipendente. Spero che esca presto la versione compatibile con Snow Leopard, perché della visione classica delle email non ne posso già più (passata neanche un’ora).
Nota 14: il primo backup con iPhone OS 3.1 sta prendendo una vita. Ma credo sia normale.
Nota 15: in generale: soddisfatto.
snow leopard
ultimi acquisti
Poi è uscito da pochissimo una riedizione di uno dei pochi giochi per cui potrei ben dare via un botto di soldi pur di rigiocarci su Mac (a patto che sia una versione nativa, e che non ci sia di mezzo virtualizzazione di Windows): Duke Nukem 3D. Ammetto di non averci ancora giocato (non ho così tanto tempo da buttar via!), ma promette bene.
Un’applicazione abbastanza utile se si viaggia spesso: OffMaps. Scarica da GoogleMaps le mappe di un posto, o più posti: così quando ci sei non hai bisogno di collegarti per capire da che parte andare. Per chi deve andare all’estero e ha paura delle bastonate di roaming delle compagnie nostrane (5€ al giorno per navigare , vuole Vodafone! Per 5MB di dati!!), e non ha a disposizione tanti hot spot wifi, è un’ottima soluzione.
pagehand
Costa 49.95$ - per un periodo limitato costa 39.95$ - ma credo li valga tutti. È disponibile una demo di 30 giorni, pienamente funzionante, e occhio: gira solo su Mac OS X Leopard.
chiedo scusa per avervi cancellato i libri
With deep apology to our customers,
Jeff Bezos
Founder & CEO
Amazon.com
La trovi a questa pagina, e devo dirglielo: ben fatto.
nota di credito
Questo l’sms che mi è arrivato oggi dal servizio clienti Vodafone. Effettivamente nel pomeriggio di ieri mi era impossibile spedire & ricevere email o navigare sul web, al di fuori di una rete wifi. L’sms non è niente di speciale, anzi secondo me è il minimo dovuto: ma è che siamo abituati a sottolineare l’ovvio e a gioire per le cose più banali: e allora evviva questo sms.
entro la metà di luglio
Queste righe le ho prese da un post del blog dei VodafoneLab. In primo luogo, mi auguro che il tethering sia disponibile anche per quelli che, come me, ha acquistato un semplice iPhone 3G, non 3GS. In secondo luogo: col cazzo che il tethering è arrivato. Siamo al 20 luglio, e niente ancora.
1984... no, 2009
No, se vuoi la mia. E neanche secondo David Pogue, John Gruber, Riccardo Mori
Gruber e Riccardo ricordano gli strilli di chi sosteneva che Apple avrebbe controllato e alla bisogna cancellato i dati dei nostri iPhone: ma Apple toglie alcune applicazioni dall’App Store, non dai nostri iPhone. Può essere perché la pubblicità negativa penalizzerebbe pesantemente Apple. Secondo me è perché ai dipendenti & dirigenti di Apple non piacerebbe svegliarsi una mattina e trovare i propri iPhone senza i dati che ci avevano messo la sera prima, e quindi non si azzardano a farlo ai loro clienti. Credo che neanche ai dipendenti & dirigenti di Amazon piacerebbe una cosa del genere: ma a quanto pare, non è bastato.
(Qui l’articolo del Telegraph in cui Jobs conferma la possibilità per Apple di cancellare un’applicazione in remoto: cosa mai successa, e che Jobs considera una «precauzione, più che una funzione da usare di routine».)
iSaw
(Grandiosi gli strilli all’inizio della pagina:
Something completely necessary if the zombie apocalypse occurs while you’re reading tumblr.
For the indoor woodsman in you
@font-face
carini, questi
(John Gruber fa notare che gli spot utilizzano Helvetica anziché Arial, la “copia” di Helvetica fatta fare da Microsoft. Bizzarro.)
job's back
ci sono cascato anch'io
3punto0
Insomma, ganzo. Vai così.
(Vodafone però non permette ancora il tethering: se ne riparla ai primi di luglio.)
WWDC 2009
friedhelm hillebrand
(Ha scritto un volume da 255$ sulla vicenda, lo puoi comprare qui, mentre trovi copie usate anche a 119,44$.)
chi ha bisogno di Flash?
(Via 37signals’ Blog. Geniale il primo commento: «finalmente una buona scusa decente per comprare una borsa»!)
addio Geocities
(Via Sofri.)
il diluvio!
Phew.
MV-CM001U
(Grazie Tomas.)
musica!
iPhoto
myst
terrore panico
lo stile del progresso
defaults write com.apple.Safari DebugSafari4IncludeToolbarRedesign -bool NO
defaults write com.apple.Safari DebugSafari4LoadProgressStyle -bool NO
E il mondo torna colorato.
borsa 3.0
shuffle
Cristo, 10 grammi.
gruber su safari 4
wired
Detto questo, lo spirito del giornale è ben riassunto dal solito, ottimo, Sofri in questo post: e uno poi si chiede perché mi abbono per due anni alla cieca. In ogni caso, la grafica è un pelino meno incasinata di quella dei primi numeri statunitensi, gli articoli interessanti, il problema - ma è uno scotto da pagare volentieri - è la pubblicità...
altre impressioni su safari
Di mio ribadisco che il browser è molto veloce e stabile, pur essendo in beta (ma ad altri causa crash non da poco), e in generale non mi trovo male. Ho qualche difficoltà, ammetto, con i pannelli posizionati in alto, ma il trucco l’ho già mostrato, basta solo metterlo in pratica.
nuovo me

e mi piacciono assai.
safari 4
Dopo cinque minuti, Safari 4 mi sembra un ottimo miglioramento rispetto al passato.
storia del Newton, ancora
mi sono innamorato
storia del Newton
no more Facebook
Quando però la gente entra in un Apple Store e s’attacca al Mac in prova per aggiornare il suo Facebook, potrebbe diventare difficile trovare una postazione libera: e ci credo, visto il tempo che - stimo - alcuni “amici” di inutile passano su quella cosa. Così Apple ha deciso di bloccare l’accesso a Facebook, come già fece per MySpace e altri siti che impedivano ai clienti normali di provare il computer, perché qualche cretino s’era messo a farsi i cazzi suoi per troppo tempo.
(*) Poi questi campioni di prova vengono rivenduti, ricondizionati, a prezzo inferiore.
tempi moderni
(E qualcuno ha pure rintracciato i metadati della fotografia.)
un'analisi su iLife e iWork '09
(Via John Gruber.)
centosette euro
E mi sto anche scaricando la demo di iWork09.
(*) Attenzione, che per l’intero catalogo si parla di «by the end of this quarter».
programmazione
rumore di fondo
Sure, iMovie as a web app. Uh-huh. Slogan: And you thought USB was slow.
a proposito di macworld
niente più macworld
Però a me ‘sta cosa lascia un bel po’ d’amaro in bocca. Soprattutto non iniziare l’anno con Jobs. Vabbè, aspetteremo.
(*) Semmai, è il settore a non essere particolarmente florido: settimana scorsa Adobe ha tagliato l’8% circa del suo personale, e non ha intenzione di farsi vedere al Macworld 2009. Altre aziende sono più o meno nella stessa situazione. Apple farà un bel comunicato stampa tra qualche settimana presentandoci i risultati del nuovo trimestre, e lì vedremo se davvero questi MacBook nuovi sono una ciofeca, o (come io credo) vendono come il pane.
2 giga
diventa come Obama!
(Grazie a Dubi Kaufmann. E sì, la prossima volta faccio una foto un pelo più illuminata, ok?)

