hello wordpress
21/02/10 22:01
Per chi
segue questo blog tramite feed RSS, chiedo di
aggiornarle il loro lettore con questo feed per GS.
Ho cambiato piattaforma e son tornato a
Wordpress, a uno
dei temi più belli che ho
mai visto, e sto meglio così.
|
sammorti
13/02/10 00:01
coi furbi e i prepotenti
06/02/10 01:11
(...)
Ella viene. I miei piedi già son di marmo. Già
ho di piombo le mani. Ma poi ch’è per la strada,
voglio aspettarla in piedi...
(tirando la spada)
E con in man la spada!
(...)
Ella guarda... Mi pare
che la Camusa ardisca il mio naso guardare!
(levando la spada)
Che dite? ... È vana... so ... la resistenza adesso,
ma non si pugna nella speranza del successo!
No, no: più bello è battersi quando è invano. - Qual fosco
drappello è lì? - Son mille... Ah sì, vi riconosco,
vecchi nemici miei, siete tutti colà!
La Menzogna?
(tirando colpi nel vuoto)
Ecco, prendi! ... Ecco, ecco la Viltà!
Ed ecco i Compromessi, i Pregiudizi!
(tirando puntate)
Che
io venga a patti? Mai! - Ed eccoti anche te,
Stoltezza! - Io so che alfine sarò da voi disfatto;
ma non monta: io mi batto, io mi batto, io mi batto!
(fa immensi molinelli con la spada. Poi si ferma con la spada)
Voi mi strappate tutto, tutto: il lauro e la rosa!
Strappate pur! Malgrado vostro, c’è qualche cosa
ch’io mi porto (e stasera, quando in cielo entrerò,
fiero l’azzurra soglia salutarne io potrò );
ch’io porto meco, senza piega né macchia, a Dio,
vostro malgrado...
(si slancia, la spada levata)
La spada gli cade di mano, egli barcolla e cade nelle braccia di Le Bret e Ragueneau.
ROSSANA (piegandosi sopra di lui e baciandogli la fronte)
Ed è? ...
CIRANO (riapre gli occhi, la riconosce, e sorridendo dice)
Il pennacchio mio!
{Cirano di Bergerac, ed. Mondadori, traduzione di Mario Giobbe}
Ella viene. I miei piedi già son di marmo. Già
ho di piombo le mani. Ma poi ch’è per la strada,
voglio aspettarla in piedi...
(tirando la spada)
E con in man la spada!
(...)
Ella guarda... Mi pare
che la Camusa ardisca il mio naso guardare!
(levando la spada)
Che dite? ... È vana... so ... la resistenza adesso,
ma non si pugna nella speranza del successo!
No, no: più bello è battersi quando è invano. - Qual fosco
drappello è lì? - Son mille... Ah sì, vi riconosco,
vecchi nemici miei, siete tutti colà!
La Menzogna?
(tirando colpi nel vuoto)
Ecco, prendi! ... Ecco, ecco la Viltà!
Ed ecco i Compromessi, i Pregiudizi!
(tirando puntate)
Che
io venga a patti? Mai! - Ed eccoti anche te,
Stoltezza! - Io so che alfine sarò da voi disfatto;
ma non monta: io mi batto, io mi batto, io mi batto!
(fa immensi molinelli con la spada. Poi si ferma con la spada)
Voi mi strappate tutto, tutto: il lauro e la rosa!
Strappate pur! Malgrado vostro, c’è qualche cosa
ch’io mi porto (e stasera, quando in cielo entrerò,
fiero l’azzurra soglia salutarne io potrò );
ch’io porto meco, senza piega né macchia, a Dio,
vostro malgrado...
(si slancia, la spada levata)
La spada gli cade di mano, egli barcolla e cade nelle braccia di Le Bret e Ragueneau.
ROSSANA (piegandosi sopra di lui e baciandogli la fronte)
Ed è? ...
CIRANO (riapre gli occhi, la riconosce, e sorridendo dice)
Il pennacchio mio!
{Cirano di Bergerac, ed. Mondadori, traduzione di Mario Giobbe}
c'è musica, c'è musica
25/01/10 22:04
Io ho tre
ricordi precisi di Mario Nordio.
Il primo risale all’estate del 2004, quando ho iniziato il servizio civile come aiuto-aiuto-aiuto-servo bibliotecario al Dipartimento di Studi eurasiatici di Ca’ Foscari, a Venezia. Me lo ricordo come un bell’anno, con belle persone, e un bel lavoro. Dopo poche settimane, dando un’occhiata all’elenco dei libri in prestito, e constatando che ce n’erano un sacco in possesso dei docenti del Dipartimento, mando un’email molto piccante, molto scopa-in-culo, a ciascun docente, con tanto di lista dei libri da restituire. Alcuni lo fecero, divertiti (Vercellin, per esempio). Verso settembre sono in ingresso a comprare una bottiglietta d’acqua e chiacchierare con Bruno, il portinaio, quando entra un signore più basso di me, con folti baffi grigi e un sorriso beffardo addosso. Vedo che lui e Bruno si salutano. Allora mi presento: sai mai ch’è uno dei tanti professori che non ho ancora incontrato. «Ah, ho capito chi sei» mi fa lui ridendo. «Ho capito chi sei.» Poi basta, sale le scale e se ne va al suo ufficio, lasciandomi là.
In biblioteca avevamo l’abitudine di metter su un po’ di musica, dopo l’orario di chiusura, mentre sistemavamo i libri, i fogli dei prestiti, o mettevamo in ordine. In una di queste occasioni il professor Nordio entra, parla un po’ con la capa bibliotecaria, e poi attraversa la piccola aula della biblioteca per tornarsene all’ufficio. Si ferma, si gira verso di me e dice: «Cos’è che ascolti?» In quel momento stavo ascoltando questa canzone dei Savatage (una delle mie preferite). Gliene feci ascoltare un paio. Ricordo che sugli arpeggi iniziali di There In The Silence iniziò a muovere la mano in aria, come suonasse il pianoforte, e disse: «C’è musica, c’è musica, sì, bello. Chi sono?» Per un po’ ebbi l’illusione di aver creato un metallaro fra i professori di Ca’ Foscari.
Il terzo risale a un giorno che poteva essere febbraio del 2005, o qualcosa del genere: avevo invitato a pranzo il già fidato Ale e il caro Stefano Breda, e prima che io riprendessi il lavoro stavamo parlando dell’ultimo disco di Guccini, Ritratti, e della Canzone per il Che. Grossomodo tutti dicevamo che poteva anche risparmiarsela, visto che l’originale è di Flaco ed è pure bella. E dal nulla arriva Nordio (che stava fumando a un metro da noi) e fa: «Ma non sarebbe stato meglio se avesse chiuso con un bel terzinato sulla batteria? Ta-ta-ta!» E rientra in dipartimento.
Ecco, tutto qua, i miei ricordi precisi, quelli che mi va di scrivere stasera. Ce ne sarebbero altri, uno in accoppiata con Vercellin, ma me li tengo. Ecco, tutto questo per dire che pochi giorni fa è morto Mario Nordio, professore a Ca’ Cappello. Era una brava persona.
Il primo risale all’estate del 2004, quando ho iniziato il servizio civile come aiuto-aiuto-aiuto-servo bibliotecario al Dipartimento di Studi eurasiatici di Ca’ Foscari, a Venezia. Me lo ricordo come un bell’anno, con belle persone, e un bel lavoro. Dopo poche settimane, dando un’occhiata all’elenco dei libri in prestito, e constatando che ce n’erano un sacco in possesso dei docenti del Dipartimento, mando un’email molto piccante, molto scopa-in-culo, a ciascun docente, con tanto di lista dei libri da restituire. Alcuni lo fecero, divertiti (Vercellin, per esempio). Verso settembre sono in ingresso a comprare una bottiglietta d’acqua e chiacchierare con Bruno, il portinaio, quando entra un signore più basso di me, con folti baffi grigi e un sorriso beffardo addosso. Vedo che lui e Bruno si salutano. Allora mi presento: sai mai ch’è uno dei tanti professori che non ho ancora incontrato. «Ah, ho capito chi sei» mi fa lui ridendo. «Ho capito chi sei.» Poi basta, sale le scale e se ne va al suo ufficio, lasciandomi là.
In biblioteca avevamo l’abitudine di metter su un po’ di musica, dopo l’orario di chiusura, mentre sistemavamo i libri, i fogli dei prestiti, o mettevamo in ordine. In una di queste occasioni il professor Nordio entra, parla un po’ con la capa bibliotecaria, e poi attraversa la piccola aula della biblioteca per tornarsene all’ufficio. Si ferma, si gira verso di me e dice: «Cos’è che ascolti?» In quel momento stavo ascoltando questa canzone dei Savatage (una delle mie preferite). Gliene feci ascoltare un paio. Ricordo che sugli arpeggi iniziali di There In The Silence iniziò a muovere la mano in aria, come suonasse il pianoforte, e disse: «C’è musica, c’è musica, sì, bello. Chi sono?» Per un po’ ebbi l’illusione di aver creato un metallaro fra i professori di Ca’ Foscari.
Il terzo risale a un giorno che poteva essere febbraio del 2005, o qualcosa del genere: avevo invitato a pranzo il già fidato Ale e il caro Stefano Breda, e prima che io riprendessi il lavoro stavamo parlando dell’ultimo disco di Guccini, Ritratti, e della Canzone per il Che. Grossomodo tutti dicevamo che poteva anche risparmiarsela, visto che l’originale è di Flaco ed è pure bella. E dal nulla arriva Nordio (che stava fumando a un metro da noi) e fa: «Ma non sarebbe stato meglio se avesse chiuso con un bel terzinato sulla batteria? Ta-ta-ta!» E rientra in dipartimento.
Ecco, tutto qua, i miei ricordi precisi, quelli che mi va di scrivere stasera. Ce ne sarebbero altri, uno in accoppiata con Vercellin, ma me li tengo. Ecco, tutto questo per dire che pochi giorni fa è morto Mario Nordio, professore a Ca’ Cappello. Era una brava persona.
a Padova, coi Paoli
23/01/10 16:11
Posso dire che la presentazione di mercoledì 27 gennaio avrà il sottoscritto come moderatore? È la prima volta e sono molto emozionato, ma no, il successo non m’ha cambiato...
Ci vediamo mercoledì, alle otto e mezzo alla bella libreria Effetti personali, con Paolo Zardi che presenterà il libro assieme all’editore Francesco Coscioni, e Paolo Zaffaina e Chiara Canton che leggeranno dei brani. È bello fare le cose fra amici.
(E io ne approfitterò per tirare in ballo anche inutile! Ha!)
all'ingrasso
07/01/10 12:32
il bar ha riaperto
07/01/10 00:45
neve
04/01/10 11:01
lucido nero
24/12/09 22:24
era alta davvero
23/12/09 20:11
riguardo a ieri
22/12/09 19:35
Ieri sera ho
riletto il mio stesso
post, dopo il commento
di Simone, e mi son reso conto
che suonava un po’ disfattista, e non è il mio
stile. Prometto un’aggiunta quanto prima. Abbi
pazienza.
l'inutile bagaglio hai dentro in te
21/12/09 22:22
Stamattina
credo di aver beccato un capello bianco. Non ne ho
troppi - credo - e in tutta sincerità non mi dispiace
neanche averne. Nel senso: non mi interessa troppo il
decadimento fisico che si avvicina. (Sabato mattina
ho spalato un po’ della neve che si era accumulata
durante la notte in terrazza. Mica tanta roba. Solo
che l’ho fatto appena sceso dal letto, e freddo
com’ero e com’era, mi son tirato qualcosa e son due
giorni che giro col mal di schiena. Per dire,
“decadimento fisico”. Son preso peggio di molti
quarantenni che conosco.) È un altro il messaggio che
mi fa pensare.
In queste settimane sto rileggendo molti dei racconti che ho scritto negli anni passati. Grossomodo, sono racconti che ho scritto dal 2002 a poche settimane fa. La maggior parte di essi si rifanno al periodo che va da quando ho cominciato l’università (2003) a quando Virginia è andata in erasmus (2006).
Tralasciando il giudizio sul valore letterario e artistico di questi pezzi, e la necessità che essi avranno nella letteratura mondiale - quello non sono io a doverlo dire - l’unica cosa che penso è: che male. Ci sono delle cose, lì dentro, che si rifanno direttamente a cose che ho visto, sentito, vissuto, sentito raccontare, in quegli anni lì, nei posti che frequentavo in quegli anni lì. In un racconto c’è una scena in un bar, a Venezia: non descrivo neanche lontanamente quel bar, accenno a malapena al campo più vicino: eppure adesso che ho riletto quel passaggio mi è venuto in mente uno dei bar in cui andavo a pranzo all’epoca, tra una lezione e un’altra - oppure un po’ dopo, quando facevo l’obiettore di coscienza: ed è lo stesso bar cui pensavo quando ho scritto quel pasaggio. Certi dettagli dei personaggi li ho presi direttamente da alcune persone che frequentavo all’epoca. Certi modi di dire, che magari adesso ho rarefatto nel mio linguaggio, vengono da quella parte della mia vita.
Ogni tanto mi stupisco a non pensarci più tanto, a quella parte della mia vita. Alcune persone che sembravano dover rimanere per sempre, adesso sono scomparse. Le ho lasciate andare via, ho fatto in modo che andassero via: la questione non è semplice. Adesso di Venezia frequento tutt’altra parte, con persone che non pensavo avrei mai conosciuto. Quei racconti poi sono stati nella memoria del mio computer per un tempo incredibilmente lungo, rispetto a come la pensavo all’epoca.
È che quando succedono queste cose mi sento vecchio, capisci? E vedo un altro capello bianco. E non è il decadimento fisico che si avvicina. È che è passato del tempo, questo è il fatto.
In queste settimane sto rileggendo molti dei racconti che ho scritto negli anni passati. Grossomodo, sono racconti che ho scritto dal 2002 a poche settimane fa. La maggior parte di essi si rifanno al periodo che va da quando ho cominciato l’università (2003) a quando Virginia è andata in erasmus (2006).
Tralasciando il giudizio sul valore letterario e artistico di questi pezzi, e la necessità che essi avranno nella letteratura mondiale - quello non sono io a doverlo dire - l’unica cosa che penso è: che male. Ci sono delle cose, lì dentro, che si rifanno direttamente a cose che ho visto, sentito, vissuto, sentito raccontare, in quegli anni lì, nei posti che frequentavo in quegli anni lì. In un racconto c’è una scena in un bar, a Venezia: non descrivo neanche lontanamente quel bar, accenno a malapena al campo più vicino: eppure adesso che ho riletto quel passaggio mi è venuto in mente uno dei bar in cui andavo a pranzo all’epoca, tra una lezione e un’altra - oppure un po’ dopo, quando facevo l’obiettore di coscienza: ed è lo stesso bar cui pensavo quando ho scritto quel pasaggio. Certi dettagli dei personaggi li ho presi direttamente da alcune persone che frequentavo all’epoca. Certi modi di dire, che magari adesso ho rarefatto nel mio linguaggio, vengono da quella parte della mia vita.
Ogni tanto mi stupisco a non pensarci più tanto, a quella parte della mia vita. Alcune persone che sembravano dover rimanere per sempre, adesso sono scomparse. Le ho lasciate andare via, ho fatto in modo che andassero via: la questione non è semplice. Adesso di Venezia frequento tutt’altra parte, con persone che non pensavo avrei mai conosciuto. Quei racconti poi sono stati nella memoria del mio computer per un tempo incredibilmente lungo, rispetto a come la pensavo all’epoca.
È che quando succedono queste cose mi sento vecchio, capisci? E vedo un altro capello bianco. E non è il decadimento fisico che si avvicina. È che è passato del tempo, questo è il fatto.
di pioggia, di scuri, black-out e altre cose
02/11/09 22:27
Piove a
dirotto, e siccome sono sfigato: giusto oggi han
portato via gli scuri da casa mia, ché erano ormai
marciti e cadevano a pezzi. Adesso non c’è più niente
a fermare l’acqua, e ho delle belle infiltrazioni
sotto le finestre, su un lato della casa.
E visto che c’eravamo, per qualche secondo è partita la luce. Dico, boh, forse abbiam caricato troppo, ma in realtà la luce è tornata da sola. Poi mi chiama la Dolcissima, e vien fuori che a Marcon la luce è andata via per un’oretta. Su internet ancora non ho trovato nulla.
Nel frattempo ieri è morta la Merini. Della Merini io mi ricordo una bellissima canzone di Vecchioni, patetica come (quasi) tutte le canzoni di Vecchioni, intitolata Canzone per Alda Merini. (È proprio vero, come dice Springsteen: We learned more from a three-minute record than we ever learned in school.) Era una canzone molto dolce, e qui trovi un video accompagnato da immagini che preferisco non commentare. Però la canzone merita di essere ascoltata, se Vecchioni non ti risulta stucchevole, stufevole, gnafaccioaltro. Della Merini per la sua opera, lo confesso, non ricordo nulla: sarà che non ho letto nulla.
Io nel frattempo mi perdo nella splendida voce di Neko Case, scopro (con i miei decenni canonici di ritardo) che il primissimo disco di Sinead O’Connor (che poi fa degli sguardi allucinati come quello qui sotto) è strepitoso. Ah, e i Massive Attack mi piacciono un casino: almeno quelli di Mezzanine (ma questo da che avevoquindici sedici anni) e pure
quelli di 100th Window. (*)

Nel frattempo un amico caro e di vecchia data vuole riprendere a disegnare e mi ha chiesto di scrivergli una sceneggiatura. Breve, anche ‘na cazzata, ma mi sento terribilmente inadeguato. (Ovviamente, gli ho risposto di sì.) Non vorrei illuderti, qui si parla di produzioni strettamente private, che probabilmente non usciranno dai nostri salotti, no di roba da pubblicare.
MilanoRomaTrani chiude l’account su Facebook, ché non serve a niente. Secondo me non è vero, ma non importa, ognuno gestisce la sua vita digitale come meglio crede. (E io, per dire, non ho un account Facebook: o meglio, ce l’ho, ma l’ho fatto per la prima volta nel 2006, quando ancora la gente normale non rompeva il cazzo con «Ah ma tanto ti trovo su Facebook!», e da allora non l’ho mai usato.) Però intanto pubblica un pezzo strepitoso del grande Buratti (classe 1988), e uno a firma di Enrico per la ricorrenza della morte di Pasolini. Detta così fa schifo, ma il suo pezzo no.
Intanto continuano ad arrivare incredibili mail di spam.
E dopo che Ale ha conosciuto mio cugino, se lo ritrova in radio (a Condor, martedì 27 ottobre) e in concerto in piazza Castello a Torino. Serendipità, botte di culo, la mia famiglia ch’è peggio d’una mafia: fai un po’ te.
Ah, e miracolo dei miracoli: sarà la pioggia, sarà che ho aggiornato la mia libreria musicale comprendendo un sacco di cose degli anni ‘80-‘90-‘00, ma abbiamo già pronto il nuovo numero di inutile, il 27. No, quel link non porta da nessuna parte: non ancora. Aspetta metà novembre.
E intanto, ci vediamo il 7 novembrea al Candiani. Vedi il prossimo post.
(*) Mi ha fatto notare Ale che Mezzanine è del 1998, e dire che mi piace da quindici anni significherebbe dire che è uscito nel 1994. In realtà m’è partito un verbo, e mi son dato un anno di meno. Ma credo di aver corretto adeguatamente.
E visto che c’eravamo, per qualche secondo è partita la luce. Dico, boh, forse abbiam caricato troppo, ma in realtà la luce è tornata da sola. Poi mi chiama la Dolcissima, e vien fuori che a Marcon la luce è andata via per un’oretta. Su internet ancora non ho trovato nulla.
Nel frattempo ieri è morta la Merini. Della Merini io mi ricordo una bellissima canzone di Vecchioni, patetica come (quasi) tutte le canzoni di Vecchioni, intitolata Canzone per Alda Merini. (È proprio vero, come dice Springsteen: We learned more from a three-minute record than we ever learned in school.) Era una canzone molto dolce, e qui trovi un video accompagnato da immagini che preferisco non commentare. Però la canzone merita di essere ascoltata, se Vecchioni non ti risulta stucchevole, stufevole, gnafaccioaltro. Della Merini per la sua opera, lo confesso, non ricordo nulla: sarà che non ho letto nulla.
Io nel frattempo mi perdo nella splendida voce di Neko Case, scopro (con i miei decenni canonici di ritardo) che il primissimo disco di Sinead O’Connor (che poi fa degli sguardi allucinati come quello qui sotto) è strepitoso. Ah, e i Massive Attack mi piacciono un casino: almeno quelli di Mezzanine (ma questo da che avevo

Nel frattempo un amico caro e di vecchia data vuole riprendere a disegnare e mi ha chiesto di scrivergli una sceneggiatura. Breve, anche ‘na cazzata, ma mi sento terribilmente inadeguato. (Ovviamente, gli ho risposto di sì.) Non vorrei illuderti, qui si parla di produzioni strettamente private, che probabilmente non usciranno dai nostri salotti, no di roba da pubblicare.
MilanoRomaTrani chiude l’account su Facebook, ché non serve a niente. Secondo me non è vero, ma non importa, ognuno gestisce la sua vita digitale come meglio crede. (E io, per dire, non ho un account Facebook: o meglio, ce l’ho, ma l’ho fatto per la prima volta nel 2006, quando ancora la gente normale non rompeva il cazzo con «Ah ma tanto ti trovo su Facebook!», e da allora non l’ho mai usato.) Però intanto pubblica un pezzo strepitoso del grande Buratti (classe 1988), e uno a firma di Enrico per la ricorrenza della morte di Pasolini. Detta così fa schifo, ma il suo pezzo no.
Intanto continuano ad arrivare incredibili mail di spam.
E dopo che Ale ha conosciuto mio cugino, se lo ritrova in radio (a Condor, martedì 27 ottobre) e in concerto in piazza Castello a Torino. Serendipità, botte di culo, la mia famiglia ch’è peggio d’una mafia: fai un po’ te.
Ah, e miracolo dei miracoli: sarà la pioggia, sarà che ho aggiornato la mia libreria musicale comprendendo un sacco di cose degli anni ‘80-‘90-‘00, ma abbiamo già pronto il nuovo numero di inutile, il 27. No, quel link non porta da nessuna parte: non ancora. Aspetta metà novembre.
E intanto, ci vediamo il 7 novembrea al Candiani. Vedi il prossimo post.
(*) Mi ha fatto notare Ale che Mezzanine è del 1998, e dire che mi piace da quindici anni significherebbe dire che è uscito nel 1994. In realtà m’è partito un verbo, e mi son dato un anno di meno. Ma credo di aver corretto adeguatamente.
feria d'ottobre
13/10/09 18:37
Preparo
locandina e segnalibro per un evento che stiamo
organizzando per l’inizio di novembre (sarà un
bell’evento). Prima ho ascoltato Condor, per la prima volta
in diretta. L’ho ascoltato godendomi il sole di
questi giorni un po’ strambi, mezzi caldi e mezzi
freddi. Col gatto in grembo. Giornata tranquilla,
oggi, e va bene così.
una tranquilla domenica di periferia
20/09/09 16:22
ieri
26/07/09 11:56
Ottima
presentazione alla Fiera del libro di Mestre, e nel
dopo-libro ho finalmente conosciuto
Paolo Zaffaina: una persona
squisita.
So con certezza che diversi miei amici hanno comprato È sabato, mi hai lasciato e sono bellissimo, e questo mi riempie di gioia: Emanuele Pettener e il suo libro se lo meritano.
So con certezza che diversi miei amici hanno comprato È sabato, mi hai lasciato e sono bellissimo, e questo mi riempie di gioia: Emanuele Pettener e il suo libro se lo meritano.
sabato presento «È sabato»
23/07/09 19:31
Sabato 25
luglio, h. 18.00 alla libreria Fiera del libro (V.le
Garibaldi, 1B: qui la mappa di Google) il
sottoscritto ha l’onore di presentare uno dei
libri che più gli son piaciuti in questo placido
2009: È sabato, mi hai lasciato e sono
bellissimo.
Anche se risulta pleonastico, il libro è bellissimo. Se ti capita di passare per di là, sarà un tardo-pomeriggio-di-fine-luglio bellissimo. Garantito.
Anche se risulta pleonastico, il libro è bellissimo. Se ti capita di passare per di là, sarà un tardo-pomeriggio-di-fine-luglio bellissimo. Garantito.
a proposito del 20 luglio
20/07/09 00:30
smuovere le masse
01/07/09 23:09
L’altro
giorno ho ricevuto un’email da un amico che, tra le
altre cose, diceva di aver acquistato su Ibs
Big
Fish dopo aver letto
la mia recensione: non perché la mia
recensione l’avesse particolarmente colpito,
semplicemente non sapeva che esistesse anche il
libro da cui è stato tratto un film fantastico.
Però, per un poco, mi sono sentito importante.
Però, per un poco, mi sono sentito importante.
tra parentesi
08/06/09 22:09
i primi passi
08/06/09 22:04
Quello che ho
pensato dopo settimane in cui ero indeciso tra
l’astensionismo e il voto a un partito di estrema
sinistra (non che io sia di estrema sinistra: è che
‘sto PD mi ha proprio rotto i coglioni e magari lo
avrebbero capito), è che quando ero piccolo mia madre
e mio padre erano vicino a me quando ho compiuto i
miei piccoli passi. Quando sono passato da una
posizione felina a una più umana, e la distanza tra
(per dire) la mia cameretta e il salotto non la
percorrevo più sulle ginocchia, ma sui piedi. Erano
lì, e mi hanno aiutato.
Ecco, allora io ho pensato che forse ‘sto PD che mi ha tanto rotto il cazzo, ecco, magari si può aiutare. Ecco. Non sprecando il voto in qualcosa in cui non credi, o in persone che non hanno conquistato la tua fiducia. Magari lo aiuti di più votando persone che ti ispirano, che magari non conosci e non avresti mai sentito se qualcuno non te ne avesse parlato, ma che (può capitare, eh), t’han conquistato.
Ecco. Tutto qui, il motivo per cui alla fine alle nove e cinquanta di sera io ho votato quel che ho votato, alla faccia di me stesso: aiutare una cosa che mi piace e che penso potrebbe venire fuori carina, attraverso persone che mi piacciono e che penso abbiano le palle. Fine.
Ecco, allora io ho pensato che forse ‘sto PD che mi ha tanto rotto il cazzo, ecco, magari si può aiutare. Ecco. Non sprecando il voto in qualcosa in cui non credi, o in persone che non hanno conquistato la tua fiducia. Magari lo aiuti di più votando persone che ti ispirano, che magari non conosci e non avresti mai sentito se qualcuno non te ne avesse parlato, ma che (può capitare, eh), t’han conquistato.
Ecco. Tutto qui, il motivo per cui alla fine alle nove e cinquanta di sera io ho votato quel che ho votato, alla faccia di me stesso: aiutare una cosa che mi piace e che penso potrebbe venire fuori carina, attraverso persone che mi piacciono e che penso abbiano le palle. Fine.
consuntivo toscano
15/05/09 23:57
A una
settimana dal mio arrivo a Montepulciano, sembra che
qui ci abbia sempre abitato. Ho incrociato per strada
il barbiere che sabato pomeriggio mi ha tagliato i
capelli, mi ha stretto la mano e ci siamo fermati a
parlare cinque minuti. In banca il cassiere mi chiama
“Matti”, che è la maniera in cui mi chiamano gli
amici di Gubbio addolcendo il mio nome: ma son due
volte che vedo il cassiere della banca, non tre anni.
Alla filiale della mia banca, a momenti mi spiega
passo passo la maniera per fare un versamento:
sul mio
conto,
per cinquanta
euro. Uno dei
manovali mi propone baratti assurdi per avere una
delle nostre magliette. In uno dei ristoranti dove
siamo andati spesso, il gatto ci si struscia addosso
ch’è un piacere.
Dov’è che devo firmare per rimanere qui per sempre?
Dov’è che devo firmare per rimanere qui per sempre?
chiuso per ferie
08/05/09 00:08
terrore panico
29/03/09 18:47
we have arrived too late to play the bleeding heart show
23/03/09 19:50
fanta che ti passa
22/03/09 12:34
aggiornamientos
22/02/09 14:19
Ho
aggiornato la pagina dei link,
elencando tutto quello che leggo quotidianamente -
o quasi; spero di non aver lasciato indietro
nulla. Ho anche aggiunto un po’ di blog e siti di
amici.
frasi epiche
18/02/09 21:27
Un amico
mi fa scoppiare a ridere, riportandomi queste sue:
(Io ad un ricevimento con professoressa)
«Buongiorno, volevo dirle che ho intenzione di frequentare il suo corso da non-frequentante»
(Io allo stesso ricevimento)
Prof: «Con chi si è laureato?»
Io: «Non me lo ricordo»
Prof: «...»
Io: «No, giuro, non riesco a ricordarmi il nome. Aspetti un attimo, fuori c’è la mia ragazza, forse lei se lo ricorda»
(Io nel corridoio, in mezzo ad altra gente)
«Cara, ti ricordi come si chiama L’INSEGNANTE con cui HO FATTO la laurea?»
(Io ad un ricevimento con professoressa)
«Buongiorno, volevo dirle che ho intenzione di frequentare il suo corso da non-frequentante»
(Io allo stesso ricevimento)
Prof: «Con chi si è laureato?»
Io: «Non me lo ricordo»
Prof: «...»
Io: «No, giuro, non riesco a ricordarmi il nome. Aspetti un attimo, fuori c’è la mia ragazza, forse lei se lo ricorda»
(Io nel corridoio, in mezzo ad altra gente)
«Cara, ti ricordi come si chiama L’INSEGNANTE con cui HO FATTO la laurea?»
microcosmo
27/01/09 23:45
all good things
19/01/09 23:08
quasi alla fine
14/12/08 00:52
buona la
prossima, il romanzo a puntate
che sto scrivendo per
inutile, è al
penultimo
capitolo. Non chiedermi come
finirà: il gioco è scriverlo quasi di getto, poco
prima della pubblicazione. (Il che significa che
ogni tanto cappelli, e se sei senza idee salti una
settimana: come ho fatto sette giorni fa.)
cenerentolo
13/12/08 16:03
C’è poco da
fare: pulire casa mi piace. Ascolto musica a volumi
intollerabili, mi tengo un poco in esercizio, gioco
col gatto, elimino eventuali schifezze che si
annidano negli angoli (sì, utopia, ma vabbè ). Passo
il tempo facendo cose, e soprattutto penso, e
rifletto. Certe illuminazioni le ho ricevute proprio
da giornate come questa. Poi ogni tanto mi fermo,
controllo la posta, mi bevo un tè, mi guardo un
episodio di Nadia, mi gusto la
sigla originale, cose così. Belli i
sabati come questo: peccato che la Dolcissima sia
a Trento.
io lo so che non sono solo
25/11/08 01:03

