hello wordpress

Per chi segue questo blog tramite feed RSS, chiedo di aggiornarle il loro lettore con questo feed per GS. Ho cambiato piattaforma e son tornato a Wordpress, a uno dei temi più belli che ho mai visto, e sto meglio così.
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sammorti

A uno dei negozi qui sotto è scattato l’allarme, a cazzo, e c’è una fottuta campana che mi trapana il cervello. Argh.
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coi furbi e i prepotenti

(...)

Ella viene. I miei piedi già son di marmo. Già
ho di piombo le mani. Ma poi ch’è per la strada,
voglio aspettarla in piedi...
(tirando la spada)
E con in man la spada!
(...)
Ella guarda... Mi pare
che la Camusa ardisca il mio naso guardare!
(levando la spada)
Che dite? ... È vana... so ... la resistenza adesso,
ma non si pugna nella speranza del successo!
No, no: più bello è battersi quando è invano. - Qual fosco
drappello è lì? - Son mille... Ah sì, vi riconosco,
vecchi nemici miei, siete tutti colà!
La Menzogna?
(tirando colpi nel vuoto)
Ecco, prendi! ... Ecco, ecco la Viltà!
Ed ecco i Compromessi, i Pregiudizi!
(tirando puntate)
Che
io venga a patti? Mai! - Ed eccoti anche te,
Stoltezza! - Io so che alfine sarò da voi disfatto;
ma non monta: io mi batto, io mi batto, io mi batto!
(fa immensi molinelli con la spada. Poi si ferma con la spada)
Voi mi strappate tutto, tutto: il lauro e la rosa!
Strappate pur! Malgrado vostro, c’è qualche cosa
ch’io mi porto (e stasera, quando in cielo entrerò,
fiero l’azzurra soglia salutarne io potrò );
ch’io porto meco, senza piega né macchia, a Dio,
vostro malgrado...
(si slancia, la spada levata)

La spada gli cade di mano, egli barcolla e cade nelle braccia di Le Bret e Ragueneau.


ROSSANA
(piegandosi sopra di lui e baciandogli la fronte)
Ed è? ...
CIRANO
(riapre gli occhi, la riconosce, e sorridendo dice)
Il pennacchio mio!

{
Cirano di Bergerac, ed. Mondadori, traduzione di Mario Giobbe}
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c'è musica, c'è musica

Io ho tre ricordi precisi di Mario Nordio.

Il primo risale all’estate del 2004, quando ho iniziato il servizio civile come aiuto-aiuto-aiuto-servo bibliotecario al Dipartimento di Studi eurasiatici di Ca’ Foscari, a Venezia. Me lo ricordo come un bell’anno, con belle persone, e un bel lavoro. Dopo poche settimane, dando un’occhiata all’elenco dei libri in prestito, e constatando che ce n’erano un sacco in possesso dei docenti del Dipartimento, mando un’email molto piccante, molto scopa-in-culo, a ciascun docente, con tanto di lista dei libri da restituire. Alcuni lo fecero, divertiti (
Vercellin, per esempio). Verso settembre sono in ingresso a comprare una bottiglietta d’acqua e chiacchierare con Bruno, il portinaio, quando entra un signore più basso di me, con folti baffi grigi e un sorriso beffardo addosso. Vedo che lui e Bruno si salutano. Allora mi presento: sai mai ch’è uno dei tanti professori che non ho ancora incontrato. «Ah, ho capito chi sei» mi fa lui ridendo. «Ho capito chi sei.» Poi basta, sale le scale e se ne va al suo ufficio, lasciandomi là.

In biblioteca avevamo l’abitudine di metter su un po’ di musica, dopo l’orario di chiusura, mentre sistemavamo i libri, i fogli dei prestiti, o mettevamo in ordine. In una di queste occasioni il professor Nordio entra, parla un po’ con la capa bibliotecaria, e poi attraversa la piccola aula della biblioteca per tornarsene all’ufficio. Si ferma, si gira verso di me e dice: «Cos’è che ascolti?» In quel momento stavo ascoltando
questa canzone dei Savatage (una delle mie preferite). Gliene feci ascoltare un paio. Ricordo che sugli arpeggi iniziali di There In The Silence iniziò a muovere la mano in aria, come suonasse il pianoforte, e disse: «C’è musica, c’è musica, sì, bello. Chi sono?» Per un po’ ebbi l’illusione di aver creato un metallaro fra i professori di Ca’ Foscari.

Il terzo risale a un giorno che poteva essere febbraio del 2005, o qualcosa del genere: avevo invitato a pranzo il già fidato Ale e il caro
Stefano Breda, e prima che io riprendessi il lavoro stavamo parlando dell’ultimo disco di Guccini, Ritratti, e della Canzone per il Che. Grossomodo tutti dicevamo che poteva anche risparmiarsela, visto che l’originale è di Flaco ed è pure bella. E dal nulla arriva Nordio (che stava fumando a un metro da noi) e fa: «Ma non sarebbe stato meglio se avesse chiuso con un bel terzinato sulla batteria? Ta-ta-ta!» E rientra in dipartimento.

Ecco, tutto qua, i miei ricordi precisi, quelli che mi va di scrivere stasera. Ce ne sarebbero altri, uno in accoppiata con Vercellin, ma me li tengo. Ecco, tutto questo per dire che pochi giorni fa è morto Mario Nordio, professore a Ca’ Cappello. Era una brava persona.
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a Padova, coi Paoli

PalaceOfTheEnd

Posso dire che la presentazione di mercoledì 27 gennaio avrà il sottoscritto come moderatore? È la prima volta e sono molto emozionato, ma no, il successo non m’ha cambiato...

Ci vediamo mercoledì, alle otto e mezzo alla bella libreria
Effetti personali, con Paolo Zardi che presenterà il libro assieme all’editore Francesco Coscioni, e Paolo Zaffaina e Chiara Canton che leggeranno dei brani. È bello fare le cose fra amici.

(E io ne approfitterò per tirare in ballo anche
inutile! Ha!)
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all'ingrasso

Altro post prettamente inutile: in questi giorni a Gubbio ho mangiato così tanto (e così bene) che non riesco più a chiudere i jeans...
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il bar ha riaperto

È con immenso piacere che posso annunciarti che Arti ha riaperto il bar. Una visita è d’obbligo.
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neve

Sono venuto a trovare il caro Arti, quiggiù a Gubbio: e nevica. La città è molto più vecchia e verde di Mestre, e vederla così bianca è uno spettacolo incredibile.

(Attenzione: questo post è altamente inutile!)
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lucido nero

Passare il lucido da scarpe sulle scarpe, e poi tirarlo bene, è una cosa che mi rilassa parecchio. Adesso capisco perché mio padre lo faceva spesso, e con tanto gusto. Dev’essere una delle poche cose belle che mi ha lasciato.
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era alta davvero

144

144 cm, stamattina alle 5.

(Qui, se t’interessa,
qui ci sono le massime e le minime del 2009.)
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riguardo a ieri

Ieri sera ho riletto il mio stesso post, dopo il commento di Simone, e mi son reso conto che suonava un po’ disfattista, e non è il mio stile. Prometto un’aggiunta quanto prima. Abbi pazienza.
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pare sia alta davvero

bollettino_grafico
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l'inutile bagaglio hai dentro in te

Stamattina credo di aver beccato un capello bianco. Non ne ho troppi - credo - e in tutta sincerità non mi dispiace neanche averne. Nel senso: non mi interessa troppo il decadimento fisico che si avvicina. (Sabato mattina ho spalato un po’ della neve che si era accumulata durante la notte in terrazza. Mica tanta roba. Solo che l’ho fatto appena sceso dal letto, e freddo com’ero e com’era, mi son tirato qualcosa e son due giorni che giro col mal di schiena. Per dire, “decadimento fisico”. Son preso peggio di molti quarantenni che conosco.) È un altro il messaggio che mi fa pensare.

In queste settimane sto rileggendo molti dei racconti che ho scritto negli anni passati. Grossomodo, sono racconti che ho scritto dal 2002 a poche settimane fa. La maggior parte di essi si rifanno al periodo che va da quando ho cominciato l’università (2003) a quando Virginia è andata in erasmus (2006).

Tralasciando il giudizio sul valore letterario e artistico di questi pezzi, e la necessità che essi avranno nella letteratura mondiale - quello non sono io a doverlo dire - l’unica cosa che penso è: che male. Ci sono delle cose, lì dentro, che si rifanno direttamente a cose che ho visto, sentito, vissuto, sentito raccontare, in quegli anni lì, nei posti che frequentavo in quegli anni lì. In un racconto c’è una scena in un bar, a Venezia: non descrivo neanche lontanamente quel bar, accenno a malapena al campo più vicino: eppure adesso che ho riletto quel passaggio mi è venuto in mente uno dei bar in cui andavo a pranzo all’epoca, tra una lezione e un’altra - oppure un po’ dopo, quando facevo l’obiettore di coscienza: ed è lo stesso bar cui pensavo quando ho scritto quel pasaggio. Certi dettagli dei personaggi li ho presi direttamente da alcune persone che frequentavo all’epoca. Certi modi di dire, che magari adesso ho rarefatto nel mio linguaggio, vengono da quella parte della mia vita.

Ogni tanto mi stupisco a non pensarci più tanto, a quella parte della mia vita. Alcune persone che sembravano dover rimanere per sempre, adesso sono scomparse. Le ho lasciate andare via, ho fatto in modo che andassero via: la questione non è semplice. Adesso di Venezia frequento tutt’altra parte, con persone che non pensavo avrei mai conosciuto. Quei racconti poi sono stati nella memoria del mio computer per un tempo incredibilmente lungo, rispetto a come la pensavo all’epoca.

È che quando succedono queste cose mi sento vecchio, capisci? E vedo un altro capello bianco. E non è il decadimento fisico che si avvicina. È che è passato del tempo, questo è il fatto.
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vien fuori

Che Luca Gallo e mio cugino Enrico sono amici! Happy
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di pioggia, di scuri, black-out e altre cose

Piove a dirotto, e siccome sono sfigato: giusto oggi han portato via gli scuri da casa mia, ché erano ormai marciti e cadevano a pezzi. Adesso non c’è più niente a fermare l’acqua, e ho delle belle infiltrazioni sotto le finestre, su un lato della casa.

E visto che c’eravamo, per qualche secondo è partita la luce. Dico, boh, forse abbiam caricato troppo, ma in realtà la luce è tornata da sola. Poi mi chiama la Dolcissima, e vien fuori che a Marcon la luce è andata via per un’oretta. Su internet ancora non ho trovato nulla.

Nel frattempo
ieri è morta la Merini. Della Merini io mi ricordo una bellissima canzone di Vecchioni, patetica come (quasi) tutte le canzoni di Vecchioni, intitolata Canzone per Alda Merini. (È proprio vero, come dice Springsteen: We learned more from a three-minute record than we ever learned in school.) Era una canzone molto dolce, e qui trovi un video accompagnato da immagini che preferisco non commentare. Però la canzone merita di essere ascoltata, se Vecchioni non ti risulta stucchevole, stufevole, gnafaccioaltro. Della Merini per la sua opera, lo confesso, non ricordo nulla: sarà che non ho letto nulla.

Io nel frattempo mi perdo nella splendida voce di
Neko Case, scopro (con i miei decenni canonici di ritardo) che il primissimo disco di Sinead O’Connor (che poi fa degli sguardi allucinati come quello qui sotto) è strepitoso. Ah, e i Massive Attack mi piacciono un casino: almeno quelli di Mezzanine (ma questo da che avevo quindici sedici anni) e pure quelli di 100th Window. (*)

lookup

Nel frattempo un amico caro e di vecchia data vuole riprendere a disegnare e mi ha chiesto di scrivergli una sceneggiatura. Breve, anche ‘na cazzata, ma mi sento terribilmente inadeguato. (Ovviamente, gli ho risposto di sì.) Non vorrei illuderti, qui si parla di produzioni strettamente private, che probabilmente non usciranno dai nostri salotti, no di roba da pubblicare. Winking

MilanoRomaTrani chiude l’account su Facebook, ché non serve a niente. Secondo me non è vero, ma non importa, ognuno gestisce la sua vita digitale come meglio crede. (E io, per dire, non ho un account Facebook: o meglio, ce l’ho, ma l’ho fatto per la prima volta nel 2006, quando ancora la gente normale non rompeva il cazzo con «Ah ma tanto ti trovo su Facebook!», e da allora non l’ho mai usato.) Però intanto pubblica un pezzo strepitoso del grande Buratti (classe 1988), e uno a firma di Enrico per la ricorrenza della morte di Pasolini. Detta così fa schifo, ma il suo pezzo no.

Intanto continuano ad arrivare incredibili mail di spam.

E dopo che Ale ha conosciuto
mio cugino, se lo ritrova in radio (a Condor, martedì 27 ottobre) e in concerto in piazza Castello a Torino. Serendipità, botte di culo, la mia famiglia ch’è peggio d’una mafia: fai un po’ te.

Ah, e miracolo dei miracoli: sarà la pioggia, sarà che ho aggiornato la mia libreria musicale comprendendo un sacco di cose degli anni ‘80-‘90-‘00, ma abbiamo già pronto il nuovo numero di inutile, il
27. No, quel link non porta da nessuna parte: non ancora. Aspetta metà novembre.

E intanto, ci vediamo il 7 novembrea al Candiani. Vedi il prossimo post.

(*) Mi ha fatto notare Ale che Mezzanine è del 1998, e dire che mi piace da quindici anni significherebbe dire che è uscito nel 1994. In realtà m’è partito un verbo, e mi son dato un anno di meno. Ma credo di aver corretto adeguatamente.
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feria d'ottobre

Preparo locandina e segnalibro per un evento che stiamo organizzando per l’inizio di novembre (sarà un bell’evento). Prima ho ascoltato Condor, per la prima volta in diretta. L’ho ascoltato godendomi il sole di questi giorni un po’ strambi, mezzi caldi e mezzi freddi. Col gatto in grembo. Giornata tranquilla, oggi, e va bene così.
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una tranquilla domenica di periferia

Pulisco. Grazie a RipIt digitalizzo un botto dei miei dvd. Una giornata tranquilla, insomma.
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ieri

Ottima presentazione alla Fiera del libro di Mestre, e nel dopo-libro ho finalmente conosciuto Paolo Zaffaina: una persona squisita.

So con certezza che diversi miei amici hanno comprato
È sabato, mi hai lasciato e sono bellissimo, e questo mi riempie di gioia: Emanuele Pettener e il suo libro se lo meritano.
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sabato presento «È sabato»

Sabato 25 luglio, h. 18.00 alla libreria Fiera del libro (V.le Garibaldi, 1B: qui la mappa di Google) il sottoscritto ha l’onore di presentare uno dei libri che più gli son piaciuti in questo placido 2009: È sabato, mi hai lasciato e sono bellissimo.

Anche se risulta pleonastico, il libro è
bellissimo. Se ti capita di passare per di là, sarà un tardo-pomeriggio-di-fine-luglio bellissimo. Garantito.
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la mia bici



Dedicato a quello che mi ha rubato la bicicletta stanotte.
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a proposito del 20 luglio

Mica son pochi, cinque anni assieme. Per fortuna, sono solo i primi.
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smuovere le masse

L’altro giorno ho ricevuto un’email da un amico che, tra le altre cose, diceva di aver acquistato su Ibs Big Fish dopo aver letto la mia recensione: non perché la mia recensione l’avesse particolarmente colpito, semplicemente non sapeva che esistesse anche il libro da cui è stato tratto un film fantastico.

Però, per un poco, mi sono sentito importante.
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tra parentesi

In questi giorni è un anno che indosse le lenti a contatto, quasi tutti i giorni. Figata.
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i primi passi

Quello che ho pensato dopo settimane in cui ero indeciso tra l’astensionismo e il voto a un partito di estrema sinistra (non che io sia di estrema sinistra: è che ‘sto PD mi ha proprio rotto i coglioni e magari lo avrebbero capito), è che quando ero piccolo mia madre e mio padre erano vicino a me quando ho compiuto i miei piccoli passi. Quando sono passato da una posizione felina a una più umana, e la distanza tra (per dire) la mia cameretta e il salotto non la percorrevo più sulle ginocchia, ma sui piedi. Erano lì, e mi hanno aiutato.

Ecco, allora io ho pensato che forse ‘sto PD che mi ha tanto rotto il cazzo, ecco, magari si può aiutare. Ecco. Non sprecando il voto in qualcosa in cui non credi, o in persone che non hanno conquistato la tua fiducia. Magari lo aiuti di più votando persone che ti ispirano, che magari non conosci e non avresti mai sentito se
qualcuno non te ne avesse parlato, ma che (può capitare, eh), t’han conquistato.

Ecco. Tutto qui, il motivo per cui alla fine alle nove e cinquanta di sera io ho votato quel che ho votato, alla faccia di me stesso: aiutare una cosa che mi piace e che penso potrebbe venire fuori carina, attraverso persone che mi piacciono e che penso abbiano le palle. Fine.
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27

Ahia. Ci siamo arrivati, eh.
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consuntivo toscano

A una settimana dal mio arrivo a Montepulciano, sembra che qui ci abbia sempre abitato. Ho incrociato per strada il barbiere che sabato pomeriggio mi ha tagliato i capelli, mi ha stretto la mano e ci siamo fermati a parlare cinque minuti. In banca il cassiere mi chiama “Matti”, che è la maniera in cui mi chiamano gli amici di Gubbio addolcendo il mio nome: ma son due volte che vedo il cassiere della banca, non tre anni. Alla filiale della mia banca, a momenti mi spiega passo passo la maniera per fare un versamento: sul mio conto, per cinquanta euro. Uno dei manovali mi propone baratti assurdi per avere una delle nostre magliette. In uno dei ristoranti dove siamo andati spesso, il gatto ci si struscia addosso ch’è un piacere.

Dov’è che devo firmare per rimanere qui per sempre?
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chiuso per ferie

Causa impegni lavorativi, questo sito e il suo titolare faranno ancor più rarefatti i post. Chiediamo scusa, e vi auguriamo quattro splendide settimane.
MS
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terrore panico

Per quindici minuti buoni, internet a casa mia non funzionava. Bestemmie, smadonnamenti, smanettamenti sul router, tira fuori i cavi ethernet. Poi dopo un po’ s’è ristabilito, sano come un pesce. Anf. Aiuto.

Questa cosa la dice lunga su quanto sono dipendente dalla rete.
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we have arrived too late to play the bleeding heart show



(Non ha un gran sonoro, come video, ma è una splendida canzone.)
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fanta che ti passa

Onestamente, era una vita che non vedevo questo logo in giro per strada. La foto l’ho fatta a Trento.

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aggiornamientos

Ho aggiornato la pagina dei link, elencando tutto quello che leggo quotidianamente - o quasi; spero di non aver lasciato indietro nulla. Ho anche aggiunto un po’ di blog e siti di amici.
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frasi epiche

Un amico mi fa scoppiare a ridere, riportandomi queste sue:

(Io ad un ricevimento con professoressa)
«Buongiorno, volevo dirle che ho intenzione di frequentare il suo corso da non-frequentante»

(Io allo stesso ricevimento)
Prof: «Con chi si è laureato?»
Io: «Non me lo ricordo»
Prof: «...»
Io: «No, giuro, non riesco a ricordarmi il nome. Aspetti un attimo, fuori c’è la mia ragazza, forse lei se lo ricorda»

(Io nel corridoio, in mezzo ad altra gente)
«Cara, ti ricordi come si chiama L’INSEGNANTE con cui HO FATTO la laurea?»
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microcosmo

Per chi fosse interessato, un altro mio pezzo su Milano Roma Trani, il blog collettivo più. Più.
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all good things

Non starò a tediarti con i particolari, ma ogni tanto le cose vanno per il verso giusto. Non capita così spesso, così uno non deve farci l’abitudine. Però ogni tanto succede.
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videomesiversario

Eccolo qua, amore mio.



(E ovviamente, vale per domani.)
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quasi alla fine

buona la prossima, il romanzo a puntate che sto scrivendo per inutile, è al penultimo capitolo. Non chiedermi come finirà: il gioco è scriverlo quasi di getto, poco prima della pubblicazione. (Il che significa che ogni tanto cappelli, e se sei senza idee salti una settimana: come ho fatto sette giorni fa.)
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cenerentolo

C’è poco da fare: pulire casa mi piace. Ascolto musica a volumi intollerabili, mi tengo un poco in esercizio, gioco col gatto, elimino eventuali schifezze che si annidano negli angoli (sì, utopia, ma vabbè ). Passo il tempo facendo cose, e soprattutto penso, e rifletto. Certe illuminazioni le ho ricevute proprio da giornate come questa. Poi ogni tanto mi fermo, controllo la posta, mi bevo un tè, mi guardo un episodio di Nadia, mi gusto la sigla originale, cose così. Belli i sabati come questo: peccato che la Dolcissima sia a Trento.
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io lo so che non sono solo

Anche quando sono solo. Dedicato a tutti gli amici. Un po’ matti, un po’ fuori, un po’ che, un po’ tutti. E sì, sono bello brillo, e sì, fa freddo, e sì, è per voi questa notte. Per noi.

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