mestiere
publishing futures
15/02/10 20:00
Interessantissima
chiacchierata tra Kevin Yank di SitePoint e il
mio adorato Derek Powazek.
Lunga, da leggere e da ascoltare, ma ne vale
assolutamente la pena.
(Tra l’altro, Powazek è quello che ha fatto il template che usano i nostri colleghi, tra gli altri.)
(Tra l’altro, Powazek è quello che ha fatto il template che usano i nostri colleghi, tra gli altri.)
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padova, dal punto di vista di chi l'ha organizzata
01/02/10 18:59
Un grazie
grande grande a Paolo Zardi, e un abbraccio
per le belle parole che ha
speso (sprecato?) su di me. Solo: inutile,
l’opuscolo, va tutto in minuscolo.
Dell’associazione, va in maiuscolo solo INUTILE.
Senti, se venissi a Padova una sera di questa settimana? E passiamo in libreria? Ho un libro da consegnare.
Senti, se venissi a Padova una sera di questa settimana? E passiamo in libreria? Ho un libro da consegnare.
la cura
30/11/09 19:47
Questi qua sono amici miei
(soprattutto quello della foto!). Peccato che il
regista si chiami Edoardo
Fainello,
no “Leonardo”. E l’articolo è scritto coi
piedi.
guardandosi in faccia
16/11/09 00:12
Tra
Cavallermaggiore e Racconigi non si vede niente, alle
undici e qualcosa di sera. Fuori fa un bel freddo,
diverso da quello umido e adesivo della Laguna. Di là
dal corridoio del treno ci sono Ale, Nando, la bionda
Alice. Davanti a me una ragazza che era rimasta
incastrata con un ritardo di Trenitalia, come noi,
ché il treno che veniva da Ventimiglia era in ritardo
e per tornare a Torino ci son sballati gli orari, e
allora le abbiamo regalato una copia di
inutile. Abbiamo regalato
tantissime copie di inutile,
oggi, e spille: seguendo il listino, abbiamo perso
grossomodo una trentina di euro.
Siamo stati a Cuneo, per Scrittori in città, ma questo lo sapevi. Io sono stato ospitato da Laura, che ha una bellissima casa in quel di Bra (che buona la salsiccia di Bra, vaccamignotta, e che dolci i genitori di Laura!), mentre i miei fedeli pard sono stati ospiti delle ragazze di Artigrafie. Le ragazze e i ragazzi di Artigrafie sono simpatici, e ormai mi sento d’aver adottato Edoardo: ma dubito che Edoardo voglia farsi adottare da me. Poi c’erano gli amici di Colla, e ho conosciuto il misterioso terzo uomo della redazione, Stefano: che va in giro come andavo in giro io qualche tempo fa quando facevo le presentazioni: bravo guaglione. Poi c’era Peppe Fiore, che è stato davvero mitico e ci ha creduto davvero. Peccato che l’evento cui partecipassimo fosse segnato nel programma ufficiale come alle 17, e invece era alle 15: c’erano, oltre noi, due simpatici vecchietti. Punto. Dopo un’oretta non aveva più senso continuare, e abbiamo staccato.
Ma alle cinque la gente ha incominciato a farsi vedere, e a parte uno che è arrivato, ci ha parlato, ha capito quel ch’era successo e se n’è andato, scandendo ogni fase con un sonoro “cazzo”, abbiamo radunato sei o sette persone e abbiam rifatto l’evento, seduti tutti intorno a un paio di tavolini rotondi, col beneplacito dei gestori degli Ex Lavatoi (davvero un bel posto, complimenti). È stato davvero bello, coinvolgente, e le persone sembravano interessate, e ci son stati scambi molto carini. M’ha dato più di quasi ogni altra cosa che abbiamo organizzato o cui abbiamo partecipato (a parte le cento persone al Candiani, ma quella è una questione proprio quantitativa, l’adrenalina di averne davvero tanti di fronte). M’ha dato di più perché c’erano meno persone, ma eravamo tutti vicini, era uno scambio incredibilmente diretto e sincero: ci si guardava in faccia e ci si capiva, ci si confrontava. Peccato che i ragazzi di Colla o Peppe fossero già andati via, perché è stato un colpo di scena non da poco.
E adesso torniamo a Torino. Laura parte per qualche settimana per qualche posto in Europa dove si parla francese. Io domani dovrei pranzare con Luca Gallo (leggiti il suo Come l’insalata sotto la neve, dai, ch’è meraviglioso), poi a sera c’è la presentazione del nuovo libro di mio zio Claudio, alle 21 al Circolo della stampa di Torino, poi martedì si torna a Venezia. Con la sensazione continua che qui le cose, per quelli che fanno questo mestiere, siano completamente diverse.
Siamo stati a Cuneo, per Scrittori in città, ma questo lo sapevi. Io sono stato ospitato da Laura, che ha una bellissima casa in quel di Bra (che buona la salsiccia di Bra, vaccamignotta, e che dolci i genitori di Laura!), mentre i miei fedeli pard sono stati ospiti delle ragazze di Artigrafie. Le ragazze e i ragazzi di Artigrafie sono simpatici, e ormai mi sento d’aver adottato Edoardo: ma dubito che Edoardo voglia farsi adottare da me. Poi c’erano gli amici di Colla, e ho conosciuto il misterioso terzo uomo della redazione, Stefano: che va in giro come andavo in giro io qualche tempo fa quando facevo le presentazioni: bravo guaglione. Poi c’era Peppe Fiore, che è stato davvero mitico e ci ha creduto davvero. Peccato che l’evento cui partecipassimo fosse segnato nel programma ufficiale come alle 17, e invece era alle 15: c’erano, oltre noi, due simpatici vecchietti. Punto. Dopo un’oretta non aveva più senso continuare, e abbiamo staccato.
Ma alle cinque la gente ha incominciato a farsi vedere, e a parte uno che è arrivato, ci ha parlato, ha capito quel ch’era successo e se n’è andato, scandendo ogni fase con un sonoro “cazzo”, abbiamo radunato sei o sette persone e abbiam rifatto l’evento, seduti tutti intorno a un paio di tavolini rotondi, col beneplacito dei gestori degli Ex Lavatoi (davvero un bel posto, complimenti). È stato davvero bello, coinvolgente, e le persone sembravano interessate, e ci son stati scambi molto carini. M’ha dato più di quasi ogni altra cosa che abbiamo organizzato o cui abbiamo partecipato (a parte le cento persone al Candiani, ma quella è una questione proprio quantitativa, l’adrenalina di averne davvero tanti di fronte). M’ha dato di più perché c’erano meno persone, ma eravamo tutti vicini, era uno scambio incredibilmente diretto e sincero: ci si guardava in faccia e ci si capiva, ci si confrontava. Peccato che i ragazzi di Colla o Peppe fossero già andati via, perché è stato un colpo di scena non da poco.
E adesso torniamo a Torino. Laura parte per qualche settimana per qualche posto in Europa dove si parla francese. Io domani dovrei pranzare con Luca Gallo (leggiti il suo Come l’insalata sotto la neve, dai, ch’è meraviglioso), poi a sera c’è la presentazione del nuovo libro di mio zio Claudio, alle 21 al Circolo della stampa di Torino, poi martedì si torna a Venezia. Con la sensazione continua che qui le cose, per quelli che fanno questo mestiere, siano completamente diverse.
altro che Kindle
29/10/09 15:03
Il Kindle non
l’ho comprato, e forse neanche lo comprerò mai: credo
che il concetto di ebook reader sia ancora
farraginoso, troppo suddiviso in produttori
impermeabili e timidi vagiti di adozione di un
formato “pubblico” per i contenuti. E poi, il mio
ebook reader già ce l’ho: si chiama
iPhone, il programma si
chiama Stanza, ma ce n’è una
valanga, gratuite e a pagamento (anche se su AppStore
si mescolano un po’ troppo gli ebook con i
programmi, ma vabbè ).
Jules però mi fa notare il futuro: si chiama Scrab, è una rivista che nasce direttamente per iPhone e lo slogan è: «Listen to and read along with the best in contemporary poetry and prose». I testi che contiene vengono letti, così li puoi ascoltare, anche. Ogni numero costa 3$, mentre l’applicazione è gratuita (anche se una volta scaricata... è vuota). Appena ho due lire mi compro tutti i numeri. (E uno dei creatori assomiglia incredibilmente a Gabriele...)
È il futuro, o almeno: una parte di esso.
Jules però mi fa notare il futuro: si chiama Scrab, è una rivista che nasce direttamente per iPhone e lo slogan è: «Listen to and read along with the best in contemporary poetry and prose». I testi che contiene vengono letti, così li puoi ascoltare, anche. Ogni numero costa 3$, mentre l’applicazione è gratuita (anche se una volta scaricata... è vuota). Appena ho due lire mi compro tutti i numeri. (E uno dei creatori assomiglia incredibilmente a Gabriele...)
È il futuro, o almeno: una parte di esso.
una comunità di pari
18/10/09 12:21
Questo post di Anil Dash
descrive
perfettamente quella che reputo la mia più grave
mancanza, vale a dire: un gruppo coeso.
Dice Dash che la gente ritratta nella foto di lì a poco avrebbe creato servizi o fondato società fondamentali per lo sviluppo del web come lo conosciamo oggi. Flickr, Blogger, Six Apart: la gente che li ha fatti era lì, quella sera del 2002, a cena, a parlare gli uni con gli altri. Nel corso degli anni poi la maggior parte di loro sarebbero diventati grandi amici.
Dice Dash: vi mostro questa foto non tanto per farvi vedere i nomi che c’erano, e quello che hanno creato (lo puoi vedere su Flickr), ma per sottolineare una delle risorse più importanti di cui le persone creative necessitano per riuscire veramente in quello che fanno: una comunità di pari. Eccallà.
Dice Dash che la gente ritratta nella foto di lì a poco avrebbe creato servizi o fondato società fondamentali per lo sviluppo del web come lo conosciamo oggi. Flickr, Blogger, Six Apart: la gente che li ha fatti era lì, quella sera del 2002, a cena, a parlare gli uni con gli altri. Nel corso degli anni poi la maggior parte di loro sarebbero diventati grandi amici.
Dice Dash: vi mostro questa foto non tanto per farvi vedere i nomi che c’erano, e quello che hanno creato (lo puoi vedere su Flickr), ma per sottolineare una delle risorse più importanti di cui le persone creative necessitano per riuscire veramente in quello che fanno: una comunità di pari. Eccallà.
type camp
13/10/09 15:42
Let’s
face it, most of the general public does not really
understand typography. So when I first tell people
that I attended something called ‘Type Camp’ this
summer, I tend to garner a lot of puzzled looks.
A me succede di solito quando parlo di riviste, ma vabbè. La storia di Jessica Yurasek sul Type Camp da lei frequentato è molto carina e interessante.
A me succede di solito quando parlo di riviste, ma vabbè. La storia di Jessica Yurasek sul Type Camp da lei frequentato è molto carina e interessante.
moresco e vasta
01/10/09 19:27
Il
Collettivomensa fa due bei botti:
un’intervista ad Antonio Moresco e una a
Giorgio Vasta. Entrambe le
interviste sono da mandare a memoria,
mandare-a-memoria.
PS per quell’antipatico signore di mezza età, piuttosto noto, presente a ULTRA, che ha detto che quelli del Collettivo avrebbero potuto rivendersi l’intervista a Moresco. Io ho capito che cosa intende quando dice “rivendersi”, e cioè non in senso economico, e sì, ho qualche problema con i riflessivi e gli ausiliari: ma il suo discorso mi sembra, anche al netto del lato economico qui sopra esplicitato, piuttosto gretto, infantile, stupido. Amen.
PS per quell’antipatico signore di mezza età, piuttosto noto, presente a ULTRA, che ha detto che quelli del Collettivo avrebbero potuto rivendersi l’intervista a Moresco. Io ho capito che cosa intende quando dice “rivendersi”, e cioè non in senso economico, e sì, ho qualche problema con i riflessivi e gli ausiliari: ma il suo discorso mi sembra, anche al netto del lato economico qui sopra esplicitato, piuttosto gretto, infantile, stupido. Amen.
qual è quello giusto?
29/09/09 21:08
Un divertentissimo quiz
per vedere
quanto sai distinguere Helvetica da Arial. Ne ho
beccati 19 su 20. Acc!
(Via John Gruber.)
(Via John Gruber.)
come pubblicare una rivista in una giornata e mezzo
28/09/09 13:03
Vale solo se
ti chiami Derek Powazek, se sei davvero bravo
in quello che fai (un buon mix di conoscenze,
talento ed esperienza, come per tutti), se ami le
riviste, ne fai già una (oltre a
svariate altre nel passato), e ti sei
inventato una maniera per pubblicare riviste
on-demand. Non il print-on-demand, no:
un print-on-demand
per le
riviste.
Derek Powazek vede la tempesta di sabbia rossa in Australia, dice: cazzo, questa è una notizia. Contatta una serie di amici e di fotografi su Flickr. E in 31.5 ore ha realizzato questa rivista. Questo il post in cui racconta tutto.
Derek Powazek vede la tempesta di sabbia rossa in Australia, dice: cazzo, questa è una notizia. Contatta una serie di amici e di fotografi su Flickr. E in 31.5 ore ha realizzato questa rivista. Questo il post in cui racconta tutto.
giornali vs. blog, di nuovo
28/09/09 12:53
Secondo me è
importante ribadire che in internet non vive solo la
merda. Noi che in internet abbiamo un po’ di radici
(e tu che leggi, magari se in rete da più tempo di
me), noi che grazie a internet abbiamo scoperto un
sacco di cose e facciamo un sacco di cose, noi
sappiamo che è così. Ma poi sui giornali e in
televisione viene mostrato un internet diverso.
Luca Sofri da tempo si preoccupa di riportare le notizie “false” che vengono pubblicate sui giornali e mai smentite (mentre basterebbe fare una breve ricerca su Google per sapere le novità e le eventuali smentite). Come lui tanti: un paio ne conosco ma non me li ricordo qui, chiedo scusa. Poco fa ha pubblicato questo post in cui mi ritrovo in pieno.
Luca Sofri da tempo si preoccupa di riportare le notizie “false” che vengono pubblicate sui giornali e mai smentite (mentre basterebbe fare una breve ricerca su Google per sapere le novità e le eventuali smentite). Come lui tanti: un paio ne conosco ma non me li ricordo qui, chiedo scusa. Poco fa ha pubblicato questo post in cui mi ritrovo in pieno.
E qui forse sta l’unica differenza: che in rete le cose buone dei giornali le si leggono, usano e promuovono.
riviste letterarie vs. paese reale
20/09/09 16:28
Sabato sarà
una giornata abbastanza importante per le riviste
letterarie italiane: infatti durante
ULTRA (organizzato, tra gli
altri, dagli amici Enrico Piscitelli e Ilaria
Giannini) ci sarà l'incontro “Riviste letterarie
vs. paese reale”, altrimenti detta: ma chi ce lo
fa fare? (Qui il programma
completo.)
Ale e io, ripetendo la svirgolata sul tema poliziotto buono/poliziotto cattivo (nel nostro caso: redattore intelligente/redattore mona: e indovina un po’ quale sarò io?), partecipiamo e parliamo e se ci sarà occasione, leggeremo pure.
Ci si vede laggiù?
Ale e io, ripetendo la svirgolata sul tema poliziotto buono/poliziotto cattivo (nel nostro caso: redattore intelligente/redattore mona: e indovina un po’ quale sarò io?), partecipiamo e parliamo e se ci sarà occasione, leggeremo pure.
Ci si vede laggiù?
perché fare un salto a PordenoneLegge
17/09/09 21:41
I motivi per
cui andrò a PordenoneLegge:
- perch’è una bella manifestazione
- perché la città ci crede, e si vede
- perché c’è un sacco di gente interessante
- perché l’anno scorso ho scoperto quelli di Ernest, (ciao Sara!), e mi piace pensare che è anche un po’ per questo che loro adesso sono su Wimbledoc: si uniscono i puntini sempre a posteriori, vedi
- perché (ecco il vero motivo) l’amico Massimiliano Santarossa presenta il suo nuovo libro, Gioventù d’asfalto. Se vuoi posso fare un altro post coi motivi per cui leggere Gioventù d’asfalto, ma se ti fidi: leggilo. (Poi c’è una chicchetta nei ringraziamenti finali di cui però parlerò più avanti.) Il libro sarà nelle librerie tra poche settimane.
(E a latere: Max ha iniziato a pubblicare su inutile.)
- perch’è una bella manifestazione
- perché la città ci crede, e si vede
- perché c’è un sacco di gente interessante
- perché l’anno scorso ho scoperto quelli di Ernest, (ciao Sara!), e mi piace pensare che è anche un po’ per questo che loro adesso sono su Wimbledoc: si uniscono i puntini sempre a posteriori, vedi
- perché (ecco il vero motivo) l’amico Massimiliano Santarossa presenta il suo nuovo libro, Gioventù d’asfalto. Se vuoi posso fare un altro post coi motivi per cui leggere Gioventù d’asfalto, ma se ti fidi: leggilo. (Poi c’è una chicchetta nei ringraziamenti finali di cui però parlerò più avanti.) Il libro sarà nelle librerie tra poche settimane.
(E a latere: Max ha iniziato a pubblicare su inutile.)
a volte funziona tutto
15/09/09 00:10
È andata
così: Daniel Wallace scrive
Big
Fish, e io
lo leggo, anche se tra questi due
atti passa diverso tempo. Ad un certo momento penso
che sarebbe fantastico avere su inutile
un racconto
di Daniel Wallace: così gli scrivo un’email, anche se
tra questi due atti passa qualche settimana. Daniel
mi risponde dicendo che gli piacerebbe, ma vorrebbe
avere la garanzia della traduzione. Io metto sul
piatto le mie conoscenze
americane, Daniel mi dà
tre
racconti (pubblicati su riviste
americane, ma inediti in Italia), e un disegno. Io
traduco uno dei tre racconti, lo riguardo, lo
rivedo con Ale, con Virginia, con mia madre, con
Joe, alla fine Daniel è soddisfatto.
E alla fine è venuto fuori il #25 di inutile. Come dice Ale nell’editoriale, momenti come questo danno un senso a tutto quello che c’è stato prima.
Lo puoi scaricare da questa pagina. Questo il nostro post con la versione originale del racconto, e la playlist di Enzo & la Fagotta di Polaroid: un blog alla radio. Qui invece la rivista americana sulla quale è stato pubblicato il racconto. Che è un racconto meraviglioso, by the way. E Daniel Wallace è affabile, spiritoso, bravissimo, e non se la tira. Tutto il contrario dei nostri grandi scrittori, insomma.
E alla fine è venuto fuori il #25 di inutile. Come dice Ale nell’editoriale, momenti come questo danno un senso a tutto quello che c’è stato prima.
Lo puoi scaricare da questa pagina. Questo il nostro post con la versione originale del racconto, e la playlist di Enzo & la Fagotta di Polaroid: un blog alla radio. Qui invece la rivista americana sulla quale è stato pubblicato il racconto. Che è un racconto meraviglioso, by the way. E Daniel Wallace è affabile, spiritoso, bravissimo, e non se la tira. Tutto il contrario dei nostri grandi scrittori, insomma.
Futura vs. Verdana
08/09/09 23:14
Ikea cambia
font: dopo tutta una vita passata con una versione
personalizzata di Futura, passa a
Verdana. Sul web,
impazza la
polemica.
Per quel che vale, anch’io ho firmato la petizione online contro il passaggio a Verdana. (Non è una questione di odio verso una font sviluppata in casa Microsoft, anzi: chi l’ha fatta è molto, molto bravo. È che sono font diverse create per scopi diversi. Punto.)
Per quel che vale, anch’io ho firmato la petizione online contro il passaggio a Verdana. (Non è una questione di odio verso una font sviluppata in casa Microsoft, anzi: chi l’ha fatta è molto, molto bravo. È che sono font diverse create per scopi diversi. Punto.)
wimbledoc: racconti sotto rete
08/09/09 23:02
sempre su montanaro
24/08/09 19:42
Un bellissimo
pezzo di Marco: un backstage al suo bellissimo
libro Sono un ragazzo
fortunato. Hm. Non dovrei
scrivere “bellissimo” due volte nella stessa
frase, eh? Però m’è proprio piaciuto, quel
libro...
wimbledoc
24/08/09 19:28
Il 7
settembre inizia Wimbledoc, torneo di racconti
sotto rete. Catrame, Colla, Ernest, Finzioni, Follelfo, inutile, Lamerotanti, MilanoRomaTrani si sfideranno
secondo queste regole.
Due note personali: della squadra d’inutile fanno parte Ilaria Giannini, Marco Milanese, Marco Montanaro e Alessandro Romeo. Ma il logo l’ho fatto io.
Due note personali: della squadra d’inutile fanno parte Ilaria Giannini, Marco Milanese, Marco Montanaro e Alessandro Romeo. Ma il logo l’ho fatto io.
sulla collina
20/08/09 19:07
testimone
18/08/09 21:38
LDM
12/08/09 11:35
A me
Derek Powazek piace un sacco.
Venerdì sera parteciperà a San
Francisco al Literary Death
Match, una sfida in cui più
autori devono leggere i loro pezzi e il pubblico
li vota. Mi ricorda tanto quel che abbiamo fatto
noi al Magazine War.
In fin dei conti, è una boiata pazzesca, ma è divertente: e la letteratura (e la cultura in generale) deve anche essere divertente, sennò la gente se ne va a vedere Amici la sera, piuttosto che ascoltare dei racconti letti da gente boriosa e pallosissima.
In fin dei conti, è una boiata pazzesca, ma è divertente: e la letteratura (e la cultura in generale) deve anche essere divertente, sennò la gente se ne va a vedere Amici la sera, piuttosto che ascoltare dei racconti letti da gente boriosa e pallosissima.
Mike Parker e il Times New Roman
11/08/09 12:17
Se hai
visto Helvetica, conosci Mike Parker:
compare anche nel documentario. Qui c’è una bella pagina
del Financial
Times che racconta delle sue
ricerche sull’origine del Times New Roman. Per i patiti di
grafica & font.
(Grazie a Raffaele.)
(Grazie a Raffaele.)
damocle, a chioggia
10/08/09 19:18
Damocle Edizioni è nata da un po’ più
di due mesi, qua accanto: a Chioggia. Oggi ho
avuto una piacevola chiacchierata, a pranzo, con
chi l’ha fondata: ed era una chiacchierata che
avrei dovuto fare con lui già da due anni, che è
da due anni che ci sentiamo per email.
Ho per le mani il primo parto della Damocle, Libellule rosa di Federica Merlini, ed è un volumetto curato, piacevole. E bianco, che a me i libri bianchi piaccono da morire (è la cosiddetta sindrome da Giovane Holden, credo). Sulla qualità non discuto, perché mi fido di Pierpaolo; vediamo quando l’ho letto quanto mi fiderò ancora!
E se pensi che ci sono troppe case editrici sulla faccia della Terra (e in particolare, in Italia), ti rispondo che hai ragione. Ma ne conosco un paio, di piccine, e posso garantire sulla qualità della loro offerta: per dire, i Sognatori non ne sbagliano una. Diamo fiducia a Damocle: tutto qui.
Ho per le mani il primo parto della Damocle, Libellule rosa di Federica Merlini, ed è un volumetto curato, piacevole. E bianco, che a me i libri bianchi piaccono da morire (è la cosiddetta sindrome da Giovane Holden, credo). Sulla qualità non discuto, perché mi fido di Pierpaolo; vediamo quando l’ho letto quanto mi fiderò ancora!
E se pensi che ci sono troppe case editrici sulla faccia della Terra (e in particolare, in Italia), ti rispondo che hai ragione. Ma ne conosco un paio, di piccine, e posso garantire sulla qualità della loro offerta: per dire, i Sognatori non ne sbagliano una. Diamo fiducia a Damocle: tutto qui.
l'abitudine amerigana
09/08/09 23:48
Riflettevo
riguardo
Milano
ultima fermata di Simone Farè: ma non
è che questa sospensione della realtà mi viene
così difficile perché il romanzo è ambientato a
Milano? Io non conosco Milano, ci sono stato tre o
quattro volte (e confesso che negli ultimi tempi
mi ha affascinato più che non dieci anni fa), ma
grossomodo so ch’è lì, so com’è fatta,
riconoscerei anche un paio di posti al
telegiornale, se vedessi ancora i telegiornali.
Gli americani credo siano più abituati di noi. Negli ultimi 60 anni ci cinema, da Ultimatum alla terra a Cloverfield, passando per Independence Day a E venne il giorno a qualsiasi altro film ti venga in mente, la loro nazione viene spappolata, rasa al suono, conquistata dagli alieni, invasa; e attraverso gli USA, anche il resto del mondo. Forse loro ci sono davvero più abituati di noi: chissà come reagirei a una storia di fantascienza ambientata a Venezia?
Gli americani credo siano più abituati di noi. Negli ultimi 60 anni ci cinema, da Ultimatum alla terra a Cloverfield, passando per Independence Day a E venne il giorno a qualsiasi altro film ti venga in mente, la loro nazione viene spappolata, rasa al suono, conquistata dagli alieni, invasa; e attraverso gli USA, anche il resto del mondo. Forse loro ci sono davvero più abituati di noi: chissà come reagirei a una storia di fantascienza ambientata a Venezia?
pagehand
04/08/09 19:50
Dice
bene John Gruber: sembra da pazzi
sviluppare un word processor oggigiorno.
Però Pagehand è davvero ben fatto,
elegante e innovativo (il formato nativo è il
.pdf, per dire, e l’attenzione che ripone in stili
& formattazione del testo e dei paragrafi non
è cosa da poco).
Costa 49.95$ - per un periodo limitato costa 39.95$ - ma credo li valga tutti. È disponibile una demo di 30 giorni, pienamente funzionante, e occhio: gira solo su Mac OS X Leopard.
Costa 49.95$ - per un periodo limitato costa 39.95$ - ma credo li valga tutti. È disponibile una demo di 30 giorni, pienamente funzionante, e occhio: gira solo su Mac OS X Leopard.
il giullare
02/08/09 20:51
Bella intervista a Paolo Rossi.
Se dovessi rifare un “sogno all’incontrario” sull’Italia, come sarebbe questo sogno?
Oddio, uguale a quello che ho fatto quindici anni fa. Per molti miei pezzi alcuni dicono che sono stato profetico, io spero di non aver portato sfiga...
Se dovessi rifare un “sogno all’incontrario” sull’Italia, come sarebbe questo sogno?
Oddio, uguale a quello che ho fatto quindici anni fa. Per molti miei pezzi alcuni dicono che sono stato profetico, io spero di non aver portato sfiga...
fare cultura
11/07/09 18:42
Quando un
paio d’anni fa mi sono inventato il motto
«inutile fa
cultura» mi
piaceva l’idea di una rivista pratica, nel senso che
non avesse paura di sporcarsi le mani con le cose più
terra-terra del fare cultura. Mi piaceva l’idea di
artigianato, piccolo mestiere, fatica e sudore che si
porta dietro il verbo “fare”.
Ma vaccatroia!, se avessi saputo che avrei passato un paio di giorni a tagliare, piegare, spillare il #24, giù a Gubbio, ci avrei pensato due volte prima di coniare un motto del genere!
(Sono state bellissime giornate, con gli amici di sempre, e per un poco ho assaporato il gusto dei vecchi ciclostili, delle riviste fatte in casa di trent’anni fa. Noi oggi siamo iper-tecnologici, ma la passione è la stessa.)
Ma vaccatroia!, se avessi saputo che avrei passato un paio di giorni a tagliare, piegare, spillare il #24, giù a Gubbio, ci avrei pensato due volte prima di coniare un motto del genere!
(Sono state bellissime giornate, con gli amici di sempre, e per un poco ho assaporato il gusto dei vecchi ciclostili, delle riviste fatte in casa di trent’anni fa. Noi oggi siamo iper-tecnologici, ma la passione è la stessa.)
we love typography
26/04/09 22:10
John Boardley e Kari Pätilä hanno unito i loro
sforzi e hanno creato We Love
Typography. Ci sono foto, ci
sono le font, ci sono i video, ci sono un sacco di
cose. Una cornucopia, come dice la presentazione
del sito stesso!
typographica 2008
26/04/09 21:55
Le migliori
font del 2008, secondo
Typographica. Vale la pena farci
un salto, per capire dove stiamo andando.
yes we kern
13/04/09 11:31
Bel gioco di
parole tra il motto della campagna elettorale di
Obama (Yes We
Can) e la tecnica
tipografica della crenatura (in inglese,
kern). Da uno dei siti dei maniaci della
tipografia e del design che mi spulcio
spesso.
baricco
25/02/09 19:41
Sofri dice che Baricco l’ha
scritto bene, questo pezzo: secondo me inciampa
parecchio nella prima parte (oltre ad avere
parecchi rimandi veltroniani: «ma anche» in ogni
paragrafo), però in fondo in fondo sono d’accordo
con lui. Per il momento è questa l’analisi che mi
posso permettere del suo pezzo.
Da considerare che ha smosso parecchio le acque, e direi che va bene.
Da considerare che ha smosso parecchio le acque, e direi che va bene.
analisi tipografica dei segnali stradali italiani
23/02/09 22:29
A cura di Ralf
Herrmann. Mi ha fatto piegare
dal ridere, e poi mi ha fatto pensare che non ne
facciamo una giusta, questo passaggio:
A typical mistake is not to limit the amount of information on the sign. One sign in Italy may present dozens of targets and additional information which are impossible to read even if you would slow down.
A typical mistake is not to limit the amount of information on the sign. One sign in Italy may present dozens of targets and additional information which are impossible to read even if you would slow down.
scarpa e i romanzi d'eccellenza
21/02/09 17:25
Ho
ritrovato questo vecchio e bell’articolo di
Tiziano Scarpa su una
tendenza purtroppo ancora valida nel mondo
letterario italiano: i super-romanzi, o romanzi
d’eccellenza.
la questione morale
25/01/09 23:39
Francesco
Costa fa un bel quadro sulla
“questione morale” delle canzoni (come dei film o
dei libri).
controllare le tematiche dell'arte
24/01/09 12:22
Ci sono un
sacco di cose che mi stonano, mi ripugnano e mi
allibiscono, nelle dichiarazioni della
presidentessa e della vicepresidentessa della
commissione bicamerale per l’Infanzia. Ma quella
che mi lascia più sgomento è quest’affermazione
della presidentessa: «occorre controllare le
tematiche che affronta l’arte». Risposta: no.
(Via Sofri.)
(Via Sofri.)
creatività
11/01/09 00:41
Merlinn Mann
parla dei libri che pretenderebbero di insegnare alla
gente a “essere creativi”. Cito un brevissimo
passaggio del suo bel post:
Il lavoro creativo sembra una magia a quelle persone che non riescono a capire che, alla fin fine, è sempre lavoro.
Il lavoro creativo sembra una magia a quelle persone che non riescono a capire che, alla fin fine, è sempre lavoro.
buona la prossima, mai più
26/12/08 23:39
Ecco
pubblicato l’ultimo capitolo
del mio
romanzo a puntate, buona la
prossima. Questo capitolo
s’intitola Ho ancora la
forza, per tante ragione
che spiegherò presto: nel giro di un mese o due
spero di poter rendere disponibile un bel .pdf
completo. Abbi pazienza. Intanto, puoi
leggerti i vecchi capitoli.
uno scrittore alla fine del mese
19/12/08 19:27
Una interessante
testimonianza. Io quei soldi mi sa
che non li vedrei neanche se mi dedicassi
professionalmente (che per me significa 24 ore al
giorno) a questo mestiere, ma questo è un appunto
stupido e campanilista.
(Via Glauco.)
(Via Glauco.)
we got the city
18/12/08 21:14
quasi alla fine
14/12/08 00:52
buona la
prossima, il romanzo a puntate
che sto scrivendo per
inutile, è al
penultimo
capitolo. Non chiedermi come
finirà: il gioco è scriverlo quasi di getto, poco
prima della pubblicazione. (Il che significa che
ogni tanto cappelli, e se sei senza idee salti una
settimana: come ho fatto sette giorni fa.)
la crisi dell'editoria americana
08/12/08 23:24
La mia, molto
velocemente (prima leggiti quest’Ansa): non siamo ancora
riusciti a trovare un modo per fare soldi con
internet, intendo dire: soldi per gestire aziende
come il New York
Times. Sommaci la crisi
finanziaria di quest’anno, e quindi la poca voglia
di investire soldi in pubblicità attraverso
giornali su carta e su web, e la frittata è fatta.
Sembra una cosa molto semplicistica, questo mio post, e sicuramente
Sembra una cosa molto semplicistica, questo mio post, e sicuramente
editoria digitale
10/11/08 22:58
Finalmente si
stanno muovendo i passi giusti nella direzione
giusta. Dopo che Google ha siglato un accordo con gli
autori e gli editori americani. Sul NYT (che ormai sta
diventando uno dei miei quotidiani online di
riferimento) un bell’articolo. Dice Michael Smith,
direttore dell’International Digital Publishing Forum
di Toronto:
(Toh guarda: Stanza, l’applicazione che permette di leggere un ebook sul proprio iPhone/iPod Touch, è stata scaricata in più di 50 paesi. Come diceva Glauco mesi fa, l’iPhone sembra esser fatto apposta per un ebook. E anche Glauco utilizza Stanza, come me.)
The adoption is happening. It’s not theory. It’s happening.
(Toh guarda: Stanza, l’applicazione che permette di leggere un ebook sul proprio iPhone/iPod Touch, è stata scaricata in più di 50 paesi. Come diceva Glauco mesi fa, l’iPhone sembra esser fatto apposta per un ebook. E anche Glauco utilizza Stanza, come me.)
e intanto è morto Michael Crichton
05/11/08 22:57