mestiere

publishing futures

Interessantissima chiacchierata tra Kevin Yank di SitePoint e il mio adorato Derek Powazek. Lunga, da leggere e da ascoltare, ma ne vale assolutamente la pena.

(Tra l’altro, Powazek è quello che ha fatto il template che usano
i nostri colleghi, tra gli altri.)
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padova, dal punto di vista di chi l'ha organizzata

Un grazie grande grande a Paolo Zardi, e un abbraccio per le belle parole che ha speso (sprecato?) su di me. Solo: inutile, l’opuscolo, va tutto in minuscolo. Dell’associazione, va in maiuscolo solo INUTILE.

Senti, se venissi a Padova una sera di questa settimana? E passiamo in libreria? Ho un libro da consegnare.
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la cura

Questi qua sono amici miei (soprattutto quello della foto!). Peccato che il regista si chiami Edoardo Fainello, no “Leonardo”. E l’articolo è scritto coi piedi.
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guardandosi in faccia

Tra Cavallermaggiore e Racconigi non si vede niente, alle undici e qualcosa di sera. Fuori fa un bel freddo, diverso da quello umido e adesivo della Laguna. Di là dal corridoio del treno ci sono Ale, Nando, la bionda Alice. Davanti a me una ragazza che era rimasta incastrata con un ritardo di Trenitalia, come noi, ché il treno che veniva da Ventimiglia era in ritardo e per tornare a Torino ci son sballati gli orari, e allora le abbiamo regalato una copia di inutile. Abbiamo regalato tantissime copie di inutile, oggi, e spille: seguendo il listino, abbiamo perso grossomodo una trentina di euro.

Siamo stati a Cuneo, per
Scrittori in città, ma questo lo sapevi. Io sono stato ospitato da Laura, che ha una bellissima casa in quel di Bra (che buona la salsiccia di Bra, vaccamignotta, e che dolci i genitori di Laura!), mentre i miei fedeli pard sono stati ospiti delle ragazze di Artigrafie. Le ragazze e i ragazzi di Artigrafie sono simpatici, e ormai mi sento d’aver adottato Edoardo: ma dubito che Edoardo voglia farsi adottare da me. Poi c’erano gli amici di Colla, e ho conosciuto il misterioso terzo uomo della redazione, Stefano: che va in giro come andavo in giro io qualche tempo fa quando facevo le presentazioni: bravo guaglione. Poi c’era Peppe Fiore, che è stato davvero mitico e ci ha creduto davvero. Peccato che l’evento cui partecipassimo fosse segnato nel programma ufficiale come alle 17, e invece era alle 15: c’erano, oltre noi, due simpatici vecchietti. Punto. Dopo un’oretta non aveva più senso continuare, e abbiamo staccato.

Ma alle cinque la gente ha incominciato a farsi vedere, e a parte uno che è arrivato, ci ha parlato, ha capito quel ch’era successo e se n’è andato, scandendo ogni fase con un sonoro “cazzo”, abbiamo radunato sei o sette persone e abbiam rifatto l’evento, seduti tutti intorno a un paio di tavolini rotondi, col beneplacito dei gestori degli Ex Lavatoi (davvero un bel posto, complimenti). È stato davvero bello, coinvolgente, e le persone sembravano interessate, e ci son stati scambi molto carini. M’ha dato più di quasi ogni altra cosa che abbiamo organizzato o cui abbiamo partecipato (a parte
le cento persone al Candiani, ma quella è una questione proprio quantitativa, l’adrenalina di averne davvero tanti di fronte). M’ha dato di più perché c’erano meno persone, ma eravamo tutti vicini, era uno scambio incredibilmente diretto e sincero: ci si guardava in faccia e ci si capiva, ci si confrontava. Peccato che i ragazzi di Colla o Peppe fossero già andati via, perché è stato un colpo di scena non da poco.

E adesso torniamo a Torino. Laura parte per qualche settimana per qualche posto in Europa dove si parla francese. Io domani dovrei pranzare con Luca Gallo (leggiti il suo
Come l’insalata sotto la neve, dai, ch’è meraviglioso), poi a sera c’è la presentazione del nuovo libro di mio zio Claudio, alle 21 al Circolo della stampa di Torino, poi martedì si torna a Venezia. Con la sensazione continua che qui le cose, per quelli che fanno questo mestiere, siano completamente diverse.
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altro che Kindle

Il Kindle non l’ho comprato, e forse neanche lo comprerò mai: credo che il concetto di ebook reader sia ancora farraginoso, troppo suddiviso in produttori impermeabili e timidi vagiti di adozione di un formato “pubblico” per i contenuti. E poi, il mio ebook reader già ce l’ho: si chiama iPhone, il programma si chiama Stanza, ma ce n’è una valanga, gratuite e a pagamento (anche se su AppStore si mescolano un po’ troppo gli ebook con i programmi, ma vabbè ).

Jules però mi fa notare il futuro: si chiama
Scrab, è una rivista che nasce direttamente per iPhone e lo slogan è: «Listen to and read along with the best in contemporary poetry and prose». I testi che contiene vengono letti, così li puoi ascoltare, anche. Ogni numero costa 3$, mentre l’applicazione è gratuita (anche se una volta scaricata... è vuota). Appena ho due lire mi compro tutti i numeri. (E uno dei creatori assomiglia incredibilmente a Gabriele...)

È il futuro, o almeno: una parte di esso.

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una comunità di pari

Questo post di Anil Dash descrive perfettamente quella che reputo la mia più grave mancanza, vale a dire: un gruppo coeso.

Dice Dash che la gente ritratta nella
foto di lì a poco avrebbe creato servizi o fondato società fondamentali per lo sviluppo del web come lo conosciamo oggi. Flickr, Blogger, Six Apart: la gente che li ha fatti era lì, quella sera del 2002, a cena, a parlare gli uni con gli altri. Nel corso degli anni poi la maggior parte di loro sarebbero diventati grandi amici.

Dice Dash: vi mostro questa foto non tanto per farvi vedere i nomi che c’erano, e quello che hanno creato (lo puoi vedere su
Flickr), ma per sottolineare una delle risorse più importanti di cui le persone creative necessitano per riuscire veramente in quello che fanno: una comunità di pari. Eccallà.
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type camp

Let’s face it, most of the general public does not really understand typography. So when I first tell people that I attended something called ‘Type Camp’ this summer, I tend to garner a lot of puzzled looks.

A me succede di solito quando parlo di riviste, ma vabbè. La storia di Jessica Yurasek sul Type Camp da lei frequentato è molto carina e interessante.
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moresco e vasta

Il Collettivomensa fa due bei botti: un’intervista ad Antonio Moresco e una a Giorgio Vasta. Entrambe le interviste sono da mandare a memoria, mandare-a-memoria.

PS per quell’antipatico signore di mezza età, piuttosto noto, presente a ULTRA, che ha detto che quelli del Collettivo avrebbero potuto rivendersi l’intervista a Moresco. Io ho capito che cosa intende quando dice “rivendersi”, e cioè non in senso economico, e sì, ho qualche problema con i riflessivi e gli ausiliari: ma il suo discorso mi sembra, anche al netto del lato economico qui sopra esplicitato, piuttosto gretto, infantile, stupido. Amen.
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qual è quello giusto?

Un divertentissimo quiz per vedere quanto sai distinguere Helvetica da Arial. Ne ho beccati 19 su 20. Acc!

(Via
John Gruber.)
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come pubblicare una rivista in una giornata e mezzo

Vale solo se ti chiami Derek Powazek, se sei davvero bravo in quello che fai (un buon mix di conoscenze, talento ed esperienza, come per tutti), se ami le riviste, ne fai già una (oltre a svariate altre nel passato), e ti sei inventato una maniera per pubblicare riviste on-demand. Non il print-on-demand, no: un print-on-demand per le riviste.

Derek Powazek vede
la tempesta di sabbia rossa in Australia, dice: cazzo, questa è una notizia. Contatta una serie di amici e di fotografi su Flickr. E in 31.5 ore ha realizzato questa rivista. Questo il post in cui racconta tutto.
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giornali vs. blog, di nuovo

Secondo me è importante ribadire che in internet non vive solo la merda. Noi che in internet abbiamo un po’ di radici (e tu che leggi, magari se in rete da più tempo di me), noi che grazie a internet abbiamo scoperto un sacco di cose e facciamo un sacco di cose, noi sappiamo che è così. Ma poi sui giornali e in televisione viene mostrato un internet diverso.

Luca Sofri da tempo si preoccupa di riportare le notizie “false” che vengono pubblicate sui giornali e mai smentite (mentre basterebbe fare una breve ricerca su Google per sapere le novità e le eventuali smentite). Come lui tanti: un paio ne conosco ma non me li ricordo qui, chiedo scusa. Poco fa ha pubblicato questo post in cui mi ritrovo in pieno.

E qui forse sta l’unica differenza: che in rete le cose buone dei giornali le si leggono, usano e promuovono.

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riviste letterarie vs. paese reale

Sabato sarà una giornata abbastanza importante per le riviste letterarie italiane: infatti durante ULTRA (organizzato, tra gli altri, dagli amici Enrico Piscitelli e Ilaria Giannini) ci sarà l'incontro “Riviste letterarie vs. paese reale”, altrimenti detta: ma chi ce lo fa fare? (Qui il programma completo.)

Ale e io, ripetendo la svirgolata sul tema poliziotto buono/poliziotto cattivo (nel nostro caso: redattore intelligente/redattore mona: e indovina un po’ quale sarò io?), partecipiamo e parliamo e se ci sarà occasione, leggeremo pure.

Ci si vede laggiù?
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perché fare un salto a PordenoneLegge

I motivi per cui andrò a PordenoneLegge:

- perch’è una bella manifestazione
- perché la città ci crede, e si vede
- perché c’è un sacco di gente interessante
- perché l’anno scorso ho scoperto quelli di
Ernest, (ciao Sara!), e mi piace pensare che è anche un po’ per questo che loro adesso sono su Wimbledoc: si uniscono i puntini sempre a posteriori, vedi
- perché (ecco il vero motivo) l’amico
Massimiliano Santarossa presenta il suo nuovo libro, Gioventù d’asfalto. Se vuoi posso fare un altro post coi motivi per cui leggere Gioventù d’asfalto, ma se ti fidi: leggilo. (Poi c’è una chicchetta nei ringraziamenti finali di cui però parlerò più avanti.) Il libro sarà nelle librerie tra poche settimane.

(E a latere: Max ha iniziato a pubblicare su
inutile.)
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a volte funziona tutto

È andata così: Daniel Wallace scrive Big Fish, e io lo leggo, anche se tra questi due atti passa diverso tempo. Ad un certo momento penso che sarebbe fantastico avere su inutile un racconto di Daniel Wallace: così gli scrivo un’email, anche se tra questi due atti passa qualche settimana. Daniel mi risponde dicendo che gli piacerebbe, ma vorrebbe avere la garanzia della traduzione. Io metto sul piatto le mie conoscenze americane, Daniel mi dà tre racconti (pubblicati su riviste americane, ma inediti in Italia), e un disegno. Io traduco uno dei tre racconti, lo riguardo, lo rivedo con Ale, con Virginia, con mia madre, con Joe, alla fine Daniel è soddisfatto.

E alla fine è venuto fuori il #25 di
inutile. Come dice Ale nell’editoriale, momenti come questo danno un senso a tutto quello che c’è stato prima.

Lo puoi scaricare da
questa pagina. Questo il nostro post con la versione originale del racconto, e la playlist di Enzo & la Fagotta di Polaroid: un blog alla radio. Qui invece la rivista americana sulla quale è stato pubblicato il racconto. Che è un racconto meraviglioso, by the way. E Daniel Wallace è affabile, spiritoso, bravissimo, e non se la tira. Tutto il contrario dei nostri grandi scrittori, insomma.

25-thumb
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Futura vs. Verdana

Ikea cambia font: dopo tutta una vita passata con una versione personalizzata di Futura, passa a Verdana. Sul web, impazza la polemica.

Per quel che vale, anch’io ho firmato
la petizione online contro il passaggio a Verdana. (Non è una questione di odio verso una font sviluppata in casa Microsoft, anzi: chi l’ha fatta è molto, molto bravo. È che sono font diverse create per scopi diversi. Punto.)
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wimbledoc: racconti sotto rete

È iniziato Wimbledoc, eh. Follelfo vs. Traghetto Mangiamerda.
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sempre su montanaro

Un bellissimo pezzo di Marco: un backstage al suo bellissimo libro Sono un ragazzo fortunato. Hm. Non dovrei scrivere “bellissimo” due volte nella stessa frase, eh? Però m’è proprio piaciuto, quel libro...
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wimbledoc

Il 7 settembre inizia Wimbledoc, torneo di racconti sotto rete. Catrame, Colla, Ernest, Finzioni, Follelfo, inutile, Lamerotanti, MilanoRomaTrani si sfideranno secondo queste regole.

wimbledoc

Due note personali: della squadra d’inutile fanno parte Ilaria Giannini, Marco Milanese, Marco Montanaro e Alessandro Romeo. Ma il logo l’ho fatto io. Happy
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sulla collina

Bellissimo articolo di Chiara Valerio su Fernanda Pivano, su Nazione Indiana.
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testimone

Non sono mai stato un grande fan della Pivano: però mi dispiace che sia morta.
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LDM

A me Derek Powazek piace un sacco. Venerdì sera parteciperà a San Francisco al Literary Death Match, una sfida in cui più autori devono leggere i loro pezzi e il pubblico li vota. Mi ricorda tanto quel che abbiamo fatto noi al Magazine War.

In fin dei conti, è una boiata pazzesca, ma è divertente: e la letteratura (e la cultura in generale) deve anche essere divertente, sennò la gente se ne va a vedere
Amici la sera, piuttosto che ascoltare dei racconti letti da gente boriosa e pallosissima.
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Mike Parker e il Times New Roman

Se hai visto Helvetica, conosci Mike Parker: compare anche nel documentario. Qui c’è una bella pagina del Financial Times che racconta delle sue ricerche sull’origine del Times New Roman. Per i patiti di grafica & font.

(Grazie a
Raffaele.)
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damocle, a chioggia

Damocle Edizioni è nata da un po’ più di due mesi, qua accanto: a Chioggia. Oggi ho avuto una piacevola chiacchierata, a pranzo, con chi l’ha fondata: ed era una chiacchierata che avrei dovuto fare con lui già da due anni, che è da due anni che ci sentiamo per email.

Ho per le mani il primo parto della Damocle,
Libellule rosa di Federica Merlini, ed è un volumetto curato, piacevole. E bianco, che a me i libri bianchi piaccono da morire (è la cosiddetta sindrome da Giovane Holden, credo). Sulla qualità non discuto, perché mi fido di Pierpaolo; vediamo quando l’ho letto quanto mi fiderò ancora! Happy

E se pensi che ci sono troppe case editrici sulla faccia della Terra (e in particolare, in Italia), ti rispondo che hai ragione. Ma ne conosco un paio, di piccine, e posso garantire sulla qualità della loro offerta: per dire,
i Sognatori non ne sbagliano una. Diamo fiducia a Damocle: tutto qui.
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l'abitudine amerigana

Riflettevo riguardo Milano ultima fermata di Simone Farè: ma non è che questa sospensione della realtà mi viene così difficile perché il romanzo è ambientato a Milano? Io non conosco Milano, ci sono stato tre o quattro volte (e confesso che negli ultimi tempi mi ha affascinato più che non dieci anni fa), ma grossomodo so ch’è lì, so com’è fatta, riconoscerei anche un paio di posti al telegiornale, se vedessi ancora i telegiornali.

Gli americani credo siano più abituati di noi. Negli ultimi 60 anni ci cinema, da
Ultimatum alla terra a Cloverfield, passando per Independence Day a E venne il giorno a qualsiasi altro film ti venga in mente, la loro nazione viene spappolata, rasa al suono, conquistata dagli alieni, invasa; e attraverso gli USA, anche il resto del mondo. Forse loro ci sono davvero più abituati di noi: chissà come reagirei a una storia di fantascienza ambientata a Venezia?
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pagehand

Dice bene John Gruber: sembra da pazzi sviluppare un word processor oggigiorno. Però Pagehand è davvero ben fatto, elegante e innovativo (il formato nativo è il .pdf, per dire, e l’attenzione che ripone in stili & formattazione del testo e dei paragrafi non è cosa da poco).

Costa 49.95$ - per un periodo limitato costa 39.95$ - ma credo li valga tutti. È disponibile una demo di 30 giorni, pienamente funzionante, e occhio: gira solo su Mac OS X Leopard.
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il giullare

Bella intervista a Paolo Rossi.

Se dovessi rifare un “sogno all’incontrario” sull’Italia, come sarebbe questo sogno?
Oddio, uguale a quello che ho fatto quindici anni fa. Per molti miei pezzi alcuni dicono che sono stato profetico, io spero di non aver portato sfiga...
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MagCloud compie un anno

E io gliene auguro altri mille, a MagCloud.
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fare cultura

Quando un paio d’anni fa mi sono inventato il motto «inutile fa cultura» mi piaceva l’idea di una rivista pratica, nel senso che non avesse paura di sporcarsi le mani con le cose più terra-terra del fare cultura. Mi piaceva l’idea di artigianato, piccolo mestiere, fatica e sudore che si porta dietro il verbo “fare”.

Ma vaccatroia!, se avessi saputo che avrei passato un paio di giorni a tagliare, piegare, spillare il #24, giù a Gubbio, ci avrei pensato due volte prima di coniare un motto del genere! Happy

(Sono state bellissime giornate, con gli amici di sempre, e per un poco ho assaporato il gusto dei vecchi ciclostili, delle riviste fatte in casa di trent’anni fa. Noi oggi siamo iper-tecnologici, ma la passione è la stessa.)
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we love typography

John Boardley e Kari Pätilä hanno unito i loro sforzi e hanno creato We Love Typography. Ci sono foto, ci sono le font, ci sono i video, ci sono un sacco di cose. Una cornucopia, come dice la presentazione del sito stesso!
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typographica 2008

Le migliori font del 2008, secondo Typographica. Vale la pena farci un salto, per capire dove stiamo andando.
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yes we kern

Bel gioco di parole tra il motto della campagna elettorale di Obama (Yes We Can) e la tecnica tipografica della crenatura (in inglese, kern). Da uno dei siti dei maniaci della tipografia e del design che mi spulcio spesso.
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baricco

Sofri dice che Baricco l’ha scritto bene, questo pezzo: secondo me inciampa parecchio nella prima parte (oltre ad avere parecchi rimandi veltroniani: «ma anche» in ogni paragrafo), però in fondo in fondo sono d’accordo con lui. Per il momento è questa l’analisi che mi posso permettere del suo pezzo.

Da considerare che
ha smosso parecchio le acque, e direi che va bene.
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analisi tipografica dei segnali stradali italiani

A cura di Ralf Herrmann. Mi ha fatto piegare dal ridere, e poi mi ha fatto pensare che non ne facciamo una giusta, questo passaggio:

A typical mistake is not to limit the amount of information on the sign. One sign in Italy may present dozens of targets and additional information which are impossible to read even if you would slow down.
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scarpa e i romanzi d'eccellenza

Ho ritrovato questo vecchio e bell’articolo di Tiziano Scarpa su una tendenza purtroppo ancora valida nel mondo letterario italiano: i super-romanzi, o romanzi d’eccellenza.
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la questione morale

Francesco Costa fa un bel quadro sulla “questione morale” delle canzoni (come dei film o dei libri).
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controllare le tematiche dell'arte

Ci sono un sacco di cose che mi stonano, mi ripugnano e mi allibiscono, nelle dichiarazioni della presidentessa e della vicepresidentessa della commissione bicamerale per l’Infanzia. Ma quella che mi lascia più sgomento è quest’affermazione della presidentessa: «occorre controllare le tematiche che affronta l’arte». Risposta: no.

(Via
Sofri.)
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creatività

Merlinn Mann parla dei libri che pretenderebbero di insegnare alla gente a “essere creativi”. Cito un brevissimo passaggio del suo bel post:

Il lavoro creativo sembra una magia a quelle persone che non riescono a capire che, alla fin fine, è sempre lavoro.
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buona la prossima, mai più

Ecco pubblicato l’ultimo capitolo del mio romanzo a puntate, buona la prossima. Questo capitolo s’intitola Ho ancora la forza, per tante ragione che spiegherò presto: nel giro di un mese o due spero di poter rendere disponibile un bel .pdf completo. Abbi pazienza. Intanto, puoi leggerti i vecchi capitoli.
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pinter

Mentre fuori ha iniziato a nevicare, scopro che è morto Harold Pinter.
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uno scrittore alla fine del mese

Una interessante testimonianza. Io quei soldi mi sa che non li vedrei neanche se mi dedicassi professionalmente (che per me significa 24 ore al giorno) a questo mestiere, ma questo è un appunto stupido e campanilista.

(
Via Glauco.)
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we got the city

Secondo me Viviana scrive proprio bene. Qui c’è l’ultimo suo racconto, mentre qui tutti quelli che (finora) compongono la serie di We got the city, esclusivamente su inutile.
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quasi alla fine

buona la prossima, il romanzo a puntate che sto scrivendo per inutile, è al penultimo capitolo. Non chiedermi come finirà: il gioco è scriverlo quasi di getto, poco prima della pubblicazione. (Il che significa che ogni tanto cappelli, e se sei senza idee salti una settimana: come ho fatto sette giorni fa.)
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la crisi dell'editoria americana

La mia, molto velocemente (prima leggiti quest’Ansa): non siamo ancora riusciti a trovare un modo per fare soldi con internet, intendo dire: soldi per gestire aziende come il New York Times. Sommaci la crisi finanziaria di quest’anno, e quindi la poca voglia di investire soldi in pubblicità attraverso giornali su carta e su web, e la frittata è fatta.

Sembra una cosa molto semplicistica, questo mio post, e sicuramente
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editoria digitale

Finalmente si stanno muovendo i passi giusti nella direzione giusta. Dopo che Google ha siglato un accordo con gli autori e gli editori americani. Sul NYT (che ormai sta diventando uno dei miei quotidiani online di riferimento) un bell’articolo. Dice Michael Smith, direttore dell’International Digital Publishing Forum di Toronto:

The adoption is happening. It’s not theory. It’s happening.



(Toh guarda:
Stanza, l’applicazione che permette di leggere un ebook sul proprio iPhone/iPod Touch, è stata scaricata in più di 50 paesi. Come diceva Glauco mesi fa, l’iPhone sembra esser fatto apposta per un ebook. E anche Glauco utilizza Stanza, come me.)
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e intanto è morto Michael Crichton

A 66 anni, sfinito dal cancro. Ciao Michael: Sfera me lo ricordo ancora.

{via
Ansa}
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