libri
Lapsus a Roma
18/02/10 09:37
L’amico
Aldo Moscatelli con il caro Flavio Pagani saranno
sabato a Roma, ospiti della libreria Rinascita
Agosta, in compagnia di Monica Ferraccioli, per
presentare «Lapsus». Il
libro merita, l’autore pure, Aldo è un mito... fai
un po’ te.
(Via blog dei Sognatori.)
(Via blog dei Sognatori.)
|
Salinger
29/01/10 19:08
Io sono
uno di quelli che ha letto «Il giovane Holden»
“troppo tardi”. So che c’è gente che ha letto «Il
giovane Holden» “troppo presto”, e non l’ha capito.
«Il giovane Holden» è un
romanzo incredibile. I «Nove racconti» sono
racconti incredibili.
(Metto “troppo tardi” e “troppo presto” tra parentesi, perché son concetti relativi.)
(Metto “troppo tardi” e “troppo presto” tra parentesi, perché son concetti relativi.)
le creature selvagge
24/01/10 17:02
Dave Eggers è un
genio: se non altro perché si è inventato due
delle riviste più belle del mondo,
McSweeney’s e
The Believer. (Sono
in molti a dire che McSweeney’s
sia in
assoluto la rivista letteraria più bella del
mondo.)
Però Le creature selvagge (Mondadori) non mi sta esaltando. Speravo in qualcosa di più... ma arriviamo alla fine, eh: sono solo a metà.
Però Le creature selvagge (Mondadori) non mi sta esaltando. Speravo in qualcosa di più... ma arriviamo alla fine, eh: sono solo a metà.
porci con le ali
08/01/10 11:42
Taglio subito
tutti i discorsi sul sesso, la sessualità, l’erotismo
che ci sono nel libro, oltre che gli atti stessi, che
sono divertenti ma fino a un certo punto - e semmai
mi interessano di più per capire quante paranoie
politiche ci si poteva fare per una scopata,
quarant’anni fa. Ci sono dei punti in
Porci con le ali
che sono
belli e punto (l’inizio del capitolo “Mettiti la
maglietta, Vladimir Ilic!” ), e altri che fanno
riflettere. Perché ce li siamo lasciati alle
spalle, certi pensieri (... vero?), o perché
magari sono attuali ancora oggi.
Tipo:
Amen.
(Rocco era il protagonista maschiledel
romanzo,
l’alter ego dell’autore del romanzo:
Marco Lombardo
Radice. L’edizione che ho
comprato, che è una ristampa di quella del 1996,
c’è una bella introduzione dell’altra
autrice Lidia Ravera - Antonia, nel romanzo
- e nei momenti in cui parla di Marco, che è morto
nell’89, ha un tono dolce, come quelli che parlano
degli amici che se ne sono andati.)
Tipo:
[...] Rocco che cos’ha di diverso da me? Il cazzo, e basta. Per il resto siamo uguali. Studenti. Di sinistra, che non è più una cosa tanto eroica. Siamo due di cui parlano tutti, perché tutti parlano dei giovani, ma non parliamo mai. Non abbiamo diritto di parola. Ci spostano di qui e di lì, chiacchierando pomposamente dei nostri bisogni [..]
Amen.
(Rocco era il protagonista maschile
ogni tanto ha delle belle idee
29/12/09 14:36
A me Paolo
Coelho sta sulle balle (anche se ho letto la
sua biografia e ho avuto un paio di
brividi), ma questa iniziativa
è bella, e
gli fa onore: ha messo online gli unici tre libri
di cui possiede integralmente i diritti e ha
chiesto che vengano stampati e donati a chi non li
può comprare (piccole biblioteche, ospedali,
carceri, e via dicendo).
Occhio: c’è solo la versione in portoghese, ed estratti delle altre lingue (tra cui l’italiano).
Occhio: c’è solo la versione in portoghese, ed estratti delle altre lingue (tra cui l’italiano).
wonder boys
21/12/09 21:17
Sto
rileggendo il secondo romanzo di Michael
Chabon, Wonder Boys. Non c’è un motivo
per il quale lo sto facendo, se non che ne avevo
voglia (e avrei voglia anche di rivedere il film
che ne è stato tratto). Mi ricordo che me lo sono
letto un’estate, al Lido: forse la mia ultima
estate “completa” al Lido. E mi accorgo di quanto
la mia scrittura abbia risentito dell’influenza
della sua, verbosa, colma di digressioni, e mi
accorgo di quanto me ne sono allontanato, in
questi anni.
la parte peggiore di noi
20/12/09 19:35
E se potessi
liberarti dei tuoi dubbi, della tua morale, della tua
incapacità a lasciarti andare? Lo faresti? E che vita
sarebbe?
Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde è un romanzo che vale la pena leggere, per quanto ormai la storia sia arcinota. Però attenzione: è molto poco consolatorio. Calvino scrisse che il romanzo è «difficile». Perché è Jekyll a volere Hyde. È Jekyll a volere “il male”. La doppia personalità è perseguita, rilasciata, riassorbita fino a che è possibile. Ma l’intento di Jekyll è quello di liberare la parte più ributtante di sé: liberarla dal rimorso, dalla coscienza.
Al di là di tutto, Robert L. Stevenson è stato un personaggio mica da poco.
Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde è un romanzo che vale la pena leggere, per quanto ormai la storia sia arcinota. Però attenzione: è molto poco consolatorio. Calvino scrisse che il romanzo è «difficile». Perché è Jekyll a volere Hyde. È Jekyll a volere “il male”. La doppia personalità è perseguita, rilasciata, riassorbita fino a che è possibile. Ma l’intento di Jekyll è quello di liberare la parte più ributtante di sé: liberarla dal rimorso, dalla coscienza.
Al di là di tutto, Robert L. Stevenson è stato un personaggio mica da poco.
Re Lear
12/12/09 12:05
Finito
qualche sera fa, il Re Lear. Immenso, bellissimo,
arcano e di una potenza che ho intravisto appena,
e m’ha spaventato. Consigliatissimo.
Cordelia, quell'ingrata
07/12/09 11:52
Stanotte ho
iniziato a leggere Re Lear, nella versione
tradotta da Emilio Tadini. Promette davvero
molto bene: la traduzione è sciolta, in prosa,
viva. (Mi piacerebbe avere l’originale inglese per
confrontarla.)
despero
04/12/09 18:56
Gianluca
Morozzi io l’ho sentito parlare a Perugia nel 2007 e l’ho sentito
raccontare il perché è felicissimo di pubblicare
un racconto su qualsiasi rivista glielo chieda
(atteggiamento che nella pratica dovrebbe essere
comune a tutti gli scrittori, ma vabbè ). Poi l’ho
ribeccato a Bologna, la sua Bologna, a fine marzo
2008, per un altro evento
BIRRA, una delle nostre
peggiori performance (Ale e io avevamo trincato un
gin tonic giusto una mezz’ora prima di andare a
parlottare di noi con Andrea Ferrari e Ivano
Bariani, ed eravamo a stomaco semivuoto e abbiamo
straparlato un po’ troppo... ricordi, Ale?). In
quell’occasione non ho saputo dire niente di
meglio che «M’è piaciuto un sacco il racconto
dell’ultimo Eleanore
Rigby». Il racconto parlava di eroi dei fumetti
Marvel in una maniera
irriverente, divertente e intelligente, e buttar
dentro tre aggettivi in -ente mica è facile.
Così l’altro giorno ho iniziato a leggere Despero, che in realtà devo aver comprato alla fine del 2007, sull’onda dell’entusiasmo per il BIRRA perugino. Poi l’ho tenuto là. L’altra mattina prima d’andare in ufficio mi son fermato a prendere un libro, e ho preso Despero. Dieci pagine l’altra mattina, dieci ieri mattina, tutto il resto del libro la notte scorsa.
Maledetto Morozzi, che ti sei fatto leggere alla faccia della mia salute, come se ultimamente avessi bisogno di star sveglio fin tardi!, e che hai scritto un libro così bello. Pieno di musica, pieno di chitarre, pieno di gesti sinceri - gesti sinceri, è questo che m’ha tenuto sveglio. È un libro che va preso e tirato contro gli stronzi che incontri nella tua vita, Despero. E poi è un libro in cui mi sono ritrovato del tutto: io che pure ho suonicchiato (mica a quei livelli), io che pure coi miei pard abbiamo odiato un altro gruppo di qui (una masnada di boriosi che suonavano power & epic metal), io che pure ho avuto la mia bella pletora di amori inconfessati. E poi m’ha fatto tornare la voglia di suonare, Morozzi, eccheccazzo. Anche solo strimpellare, mica per forza rifare come una volta Edge Of Thorns. (E Edge Of Thorns ci veniva anche bella.)
Così l’altro giorno ho iniziato a leggere Despero, che in realtà devo aver comprato alla fine del 2007, sull’onda dell’entusiasmo per il BIRRA perugino. Poi l’ho tenuto là. L’altra mattina prima d’andare in ufficio mi son fermato a prendere un libro, e ho preso Despero. Dieci pagine l’altra mattina, dieci ieri mattina, tutto il resto del libro la notte scorsa.
Maledetto Morozzi, che ti sei fatto leggere alla faccia della mia salute, come se ultimamente avessi bisogno di star sveglio fin tardi!, e che hai scritto un libro così bello. Pieno di musica, pieno di chitarre, pieno di gesti sinceri - gesti sinceri, è questo che m’ha tenuto sveglio. È un libro che va preso e tirato contro gli stronzi che incontri nella tua vita, Despero. E poi è un libro in cui mi sono ritrovato del tutto: io che pure ho suonicchiato (mica a quei livelli), io che pure coi miei pard abbiamo odiato un altro gruppo di qui (una masnada di boriosi che suonavano power & epic metal), io che pure ho avuto la mia bella pletora di amori inconfessati. E poi m’ha fatto tornare la voglia di suonare, Morozzi, eccheccazzo. Anche solo strimpellare, mica per forza rifare come una volta Edge Of Thorns. (E Edge Of Thorns ci veniva anche bella.)
luca gallo
18/11/09 20:07
Come mi fa
notare Enrico, qui
avevo
scritto che lunedì avrei pranzato con Luca Gallo:
ma lui aveva degli impegni personali e non ce
l’abbiamo fatta. Chiedo scusa a Luca e a tutti i
miei due o tre lettori.
tanto per chiarire
12/11/09 22:08
Il fatto che
ci sia ancora il libro di Peppe Fiore
qui a
destra non vuol dire che lo sto leggendo. Anzi:
non sto leggendo niente, in ‘sti giorni. Che
brutto.
A latere: Peppe Fiore domenica alle 15 coordina questa cosa qui. E noi ci saremo.
A latere: Peppe Fiore domenica alle 15 coordina questa cosa qui. E noi ci saremo.
la signora waal
15/10/09 19:17
Sono arrivato a pagina
61, e lo mollo: ha
buttato in mezzo la Resistenza, i traditori e
puttanate varie. Non gliela faccio.
L’autorefenzialità del commento di Ale
al post
precedente la ritrovo e non
gliela faccio.
libri arretrati
14/10/09 21:53
Mentre tu
credi che io sia ancora alle prese con
La donna in bianco
di Wilkie
Collins, il sottoscritto s’è letto
Come l’insalata sotto la
neve, che è bellissimo e
consiglio a tutti; Il sussurro delle cose
nascoste, che ha dei racconti
davvero interessanti, curiosi, ma accomunati da
uno stile che non sento vicino; L’autunno della signora
Waal di Nico Orengo che,
boh, sono solo a pagina 34 ma mi chiedo perché
l’abbiano pubblicato. Eppure so riconoscere queste
ruffianate e sono sicuro che i suoi fan ce li
avrà. E come sempre, è ben probabile che mi sbagli
io, oppure a pagina 39 diventa un capolavoro. Mi
piace essere fiducioso.
perché fare un salto a PordenoneLegge
17/09/09 21:41
I motivi per
cui andrò a PordenoneLegge:
- perch’è una bella manifestazione
- perché la città ci crede, e si vede
- perché c’è un sacco di gente interessante
- perché l’anno scorso ho scoperto quelli di Ernest, (ciao Sara!), e mi piace pensare che è anche un po’ per questo che loro adesso sono su Wimbledoc: si uniscono i puntini sempre a posteriori, vedi
- perché (ecco il vero motivo) l’amico Massimiliano Santarossa presenta il suo nuovo libro, Gioventù d’asfalto. Se vuoi posso fare un altro post coi motivi per cui leggere Gioventù d’asfalto, ma se ti fidi: leggilo. (Poi c’è una chicchetta nei ringraziamenti finali di cui però parlerò più avanti.) Il libro sarà nelle librerie tra poche settimane.
(E a latere: Max ha iniziato a pubblicare su inutile.)
- perch’è una bella manifestazione
- perché la città ci crede, e si vede
- perché c’è un sacco di gente interessante
- perché l’anno scorso ho scoperto quelli di Ernest, (ciao Sara!), e mi piace pensare che è anche un po’ per questo che loro adesso sono su Wimbledoc: si uniscono i puntini sempre a posteriori, vedi
- perché (ecco il vero motivo) l’amico Massimiliano Santarossa presenta il suo nuovo libro, Gioventù d’asfalto. Se vuoi posso fare un altro post coi motivi per cui leggere Gioventù d’asfalto, ma se ti fidi: leggilo. (Poi c’è una chicchetta nei ringraziamenti finali di cui però parlerò più avanti.) Il libro sarà nelle librerie tra poche settimane.
(E a latere: Max ha iniziato a pubblicare su inutile.)
al posto di Dickens
11/09/09 20:07
Ogni anno,
d’estate, mi leggo un libro del mio adorato
Charles Dickens. Quest’anno, complice
la mancanza d’un padre che conosce tutti i libri
della biblioteca di casa (sai com’è, è morto), e
non volendomi sbattere a cercare un libro tra le
migliaia che abbiamo, ho comprato
La donna in bianco
di
Wilkie Collins.
È stato pubblicato originariamente su All The Year Round, una delle riviste fondate da Dickens. Sembra promettere bene (letti finora due capitoli: abbi pazienza).
È stato pubblicato originariamente su All The Year Round, una delle riviste fondate da Dickens. Sembra promettere bene (letti finora due capitoli: abbi pazienza).
sulla collina
20/08/09 19:07
l'inafferrabile
15/08/09 10:23
Ho iniziato
(finalmente, ché questo volume ce l’ho dall’inizio di
maggio...) L’inafferrabile: antologia di
racconti, il prodromo
di Perso in
tempo, sempre a cura di
Michele Marcon (e, in questo caso, Giuseppe
Carrieri). Michele è un amico e forse non dovevo
dirlo, dal momento che volevo dirti che il
suo Midriasi
mi è
piaciuto molto. S’è per questo, mi è piaciuto
anche il primo racconto, La musa
ispiratrice: simpatico, spigliato
e pieno di vita.
L’inafferrabile è pubblicato da Arcipelago edizione, ma sarò scemo io: però sul sito non l’ho trovato.
L’inafferrabile è pubblicato da Arcipelago edizione, ma sarò scemo io: però sul sito non l’ho trovato.
quasi l'ultima fermata
10/08/09 19:00
Però, c’è da
dire che il
romanzo di Farè, nella seconda metà,
t’incolla alla sedia e non ti molla finché non
finisci il romanzo. Ben fatto. Peccato però,
perché il sottoscritto avrebbe preferito essere
incollato un po’ prima (e non è detto che ad altri
siano bastate meno pagine, eh).
milano ultima fermata
09/08/09 23:20
Questo romanzo di Simone Farè è
carino, e si lascia leggere volentieri per
l’ambientazione strana e inusuale: Milano divenuta
Mediolanum, una città-stato indipendente, resa
potentissima dalla “Energia Pura”; una rete di
spionaggio e doppiogioco da far paura, e in mezzo
(ça va sans dire) dei giovinotti che cercano di
portare a casa la pellaccia. Ci sono alcune
ingenuità di cui avrei fatto volentieri a meno (un
«Ti amo» sparato a brutto muso dopo che i due
personaggi si conoscono davvero
da poco),
anche se gliele perdono perché sento la sincerità
nella narrazione.
È solo che ‘sta storia di Mediolanum richiede di fare uno sforzo proprio grande per rispettare il patto tra scrittore e lettore. Sospensione della realtà a badilate, proprio.
Pubblicato dalla piccola Cabila Editore: ha un bel sito.
È solo che ‘sta storia di Mediolanum richiede di fare uno sforzo proprio grande per rispettare il patto tra scrittore e lettore. Sospensione della realtà a badilate, proprio.
Pubblicato dalla piccola Cabila Editore: ha un bel sito.
sono un ragazzo fortunato ad aver letto marco montanaro
31/07/09 19:55
L’altro
giorno mi arriva a casa Sono un ragazzo
fortunato, primo libro
dell’amico Marco Montanaro, con lettera
accompagnatoria dell’editore (cui volevo
rispondere: guarda che ammiro la scrittura di
Marco da un paio d’anni buoni, io, eh).
Il libro ha una manciata di racconti: bellissimi e varioscritti. M’è piaciuto un casino, ma non sono attendibile perché voglio troppo bene a Marco (anche se non ci siamo mai visti in faccia, finora). Te lo consiglio caldamente.
Il libro ha una manciata di racconti: bellissimi e varioscritti. M’è piaciuto un casino, ma non sono attendibile perché voglio troppo bene a Marco (anche se non ci siamo mai visti in faccia, finora). Te lo consiglio caldamente.
il sussurro delle cose nascoste
26/07/09 12:22
Ad Aldo
Moscatelli piace un mondo prenderci di sorpresa. Così
giovedì ha annunciato al mondo il nono libro de I
Sognatori: Il sussurro delle cose
nascoste. Come tutto quello
che hanno pubblicato, credo sarà molto bello: e
allora lo voglio subito!
chiedo scusa per avervi cancellato i libri
26/07/09 11:55
This is
an apology for the way we previously handled
illegally sold copies of 1984 and other novels on
Kindle. Our “solution” to the problem
was stupid, thoughtless, and painfully out of line
with our principles. It is wholly self-inflicted,
and we deserve the criticism we’ve received. We
will use the scar tissue from this painful mistake
to help make better decisions going forward, ones
that match our mission.
With deep apology to our customers,
Jeff Bezos
Founder & CEO
Amazon.com
La trovi a questa pagina, e devo dirglielo: ben fatto.
With deep apology to our customers,
Jeff Bezos
Founder & CEO
Amazon.com
La trovi a questa pagina, e devo dirglielo: ben fatto.
sabato presento «È sabato»
23/07/09 19:31
Sabato 25
luglio, h. 18.00 alla libreria Fiera del libro (V.le
Garibaldi, 1B: qui la mappa di Google) il
sottoscritto ha l’onore di presentare uno dei
libri che più gli son piaciuti in questo placido
2009: È sabato, mi hai lasciato e sono
bellissimo.
Anche se risulta pleonastico, il libro è bellissimo. Se ti capita di passare per di là, sarà un tardo-pomeriggio-di-fine-luglio bellissimo. Garantito.
Anche se risulta pleonastico, il libro è bellissimo. Se ti capita di passare per di là, sarà un tardo-pomeriggio-di-fine-luglio bellissimo. Garantito.
1984... no, 2009
19/07/09 23:26
Amazon ha
ritirato dal suo negozio digitale 1984
e
Animal
Farm:
Antonio Dini dice
che «la società che fornisce le versioni digitali
dei libri (...) non era titolare dei diritti».
Liberissima Amazon di togliere i titoli dal
catalogo: ma pure di cancellarlo dai
Kindle di chi
li aveva comprati?
No, se vuoi la mia. E neanche secondo David Pogue, John Gruber, Riccardo Mori
Gruber e Riccardo ricordano gli strilli di chi sosteneva che Apple avrebbe controllato e alla bisogna cancellato i dati dei nostri iPhone: ma Apple toglie alcune applicazioni dall’App Store, non dai nostri iPhone. Può essere perché la pubblicità negativa penalizzerebbe pesantemente Apple. Secondo me è perché ai dipendenti & dirigenti di Apple non piacerebbe svegliarsi una mattina e trovare i propri iPhone senza i dati che ci avevano messo la sera prima, e quindi non si azzardano a farlo ai loro clienti. Credo che neanche ai dipendenti & dirigenti di Amazon piacerebbe una cosa del genere: ma a quanto pare, non è bastato.
(Qui l’articolo del Telegraph in cui Jobs conferma la possibilità per Apple di cancellare un’applicazione in remoto: cosa mai successa, e che Jobs considera una «precauzione, più che una funzione da usare di routine».)
No, se vuoi la mia. E neanche secondo David Pogue, John Gruber, Riccardo Mori
Gruber e Riccardo ricordano gli strilli di chi sosteneva che Apple avrebbe controllato e alla bisogna cancellato i dati dei nostri iPhone: ma Apple toglie alcune applicazioni dall’App Store, non dai nostri iPhone. Può essere perché la pubblicità negativa penalizzerebbe pesantemente Apple. Secondo me è perché ai dipendenti & dirigenti di Apple non piacerebbe svegliarsi una mattina e trovare i propri iPhone senza i dati che ci avevano messo la sera prima, e quindi non si azzardano a farlo ai loro clienti. Credo che neanche ai dipendenti & dirigenti di Amazon piacerebbe una cosa del genere: ma a quanto pare, non è bastato.
(Qui l’articolo del Telegraph in cui Jobs conferma la possibilità per Apple di cancellare un’applicazione in remoto: cosa mai successa, e che Jobs considera una «precauzione, più che una funzione da usare di routine».)
cross-media
11/07/09 19:09
Bel saggio di Giovagnoli
su un
argomento che mi interessa molto, che si
riallaccia pesantemente al Cultura convergente
di Henry
Jenkins. Questi temi mi affascinano davvero
tanto...
sabato
09/07/09 00:56
Ieri ho
comprato È sabato, mi hai lasciato e sono
bellissimo di Emanuele Pettener, edito da Corbo. È un
romanzo fantastico. Oggi in treno me ne sono
sparato metà, e non vedo l’ora di finirlo. Parla
di giovinezza con molta freschezza, e con poco
gergo giovanilistico (il che mica è facile). E
lui, poi, è disponibilissimo. Grande scoperta,
insomma: lo consiglio veramente.
fuochi
07/07/09 11:47
Se passando
in libreria ti capita di vedere Fuochi di Lorenzo Mattotti, e
hai un po’ di nostalgia per il fumetto d’autore di
vent’anni e più fa, compralo. È bello, e mi ha
fatto riassaporare certi bei fumetti che non fanno
più.
(A latere: è un bene che non si facciano più certi fumetti: perché se fossimo ancora tutti dietro agli stessi stilemi e invenzioni dei tardi anni Settanta o dei primi Ottanta, sai che palle. Anche il fumetto si è evoluto, per fortuna. Quindi, non prendere il primo paragrafo come il classico “ah, i bei tempi andati!”: ch’è una cosa che difficilmente dico.)
(A latere: è un bene che non si facciano più certi fumetti: perché se fossimo ancora tutti dietro agli stessi stilemi e invenzioni dei tardi anni Settanta o dei primi Ottanta, sai che palle. Anche il fumetto si è evoluto, per fortuna. Quindi, non prendere il primo paragrafo come il classico “ah, i bei tempi andati!”: ch’è una cosa che difficilmente dico.)
brevi interviste con uomini schifosi
04/07/09 20:37
Non lo
trovavo più, quest’unico libro di DFW che avevo, così oggi
l’ho ricomprato. Così, tanto per dirtelo.
un romanzo di proporzioni mitologiche
29/06/09 00:59
Di Edward
Bloom, lo stralunato, a volte folle, sempre geniale
protagonista del suo Big Fish, Daniel Wallace costruisce una
biografia impossibile. Pochi sono i punti certi
(uno su tutti: il figlio, William), tutti i
dettagli e i “fatti” sono passibili di verifica e
probabilmente non ne passerebbero una accurata. Il
problema è che Edward Bloom racconta storie. Tante
storie. Storie esagerate e incredibili che
mischiano le carte e impediscono a chiunque di
capire chi è veramente, che cosa ha fatto
veramente Edward Bloom.
Ma è importante sapere chi è una persona? O alla fin fine non rimane nient’altro che le storie che ha raccontato, e le storie che si possono raccontare su di lui? Non è una domanda stupida, né scontata, e non è facile rispondere. Big Fish tratteggia una strada, e non è una strada per tutti. È la strada di chi crede che dietro ogni storia ci sia un universo, un mondo da guardare anche senza capire. È la strada della curiosità, della passione, e del coraggio di credere alle proprie storie. Anche se le storie prendono il sopravvento su di noi e non ci lasciano più.
William Bloom è sul baratro dell’oblio, in questo romanzo: suo padre sta morendo e tutto quello che rimarrà di lui saranno le storie che ha raccontato nella sua vita, i fatti immaginari in cui s’è immerso e in cui ha sempre vinto. La città che ha comprato, le persone che ha salvato, quelle che ha aiutato. Ma non esistono, quelle persone, quelle città. Non c’è niente.
O forse sì? «A furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa quelle storie. Continueranno a vivere dopo di lui, e così diventa immortale». Eccolo, il romanzo mitologico: crea un mondo, David Wallace, con questo piccolo romanzo poetico e commosso, che ferma la vita di Edward Bloom proprio nel momento migliore: quello in cui diventa un mito.
D’altro canto, durante la maggior parte del tempo che passiamo con altre persone noi parliamo, e parlando raccontiamo storie: la vita è una narrazione. Importa poco, alla fine dei giorni, che quella narrazione fosse veritiera. L’importante è la sua forza, e la sua sincerità.
Ma è importante sapere chi è una persona? O alla fin fine non rimane nient’altro che le storie che ha raccontato, e le storie che si possono raccontare su di lui? Non è una domanda stupida, né scontata, e non è facile rispondere. Big Fish tratteggia una strada, e non è una strada per tutti. È la strada di chi crede che dietro ogni storia ci sia un universo, un mondo da guardare anche senza capire. È la strada della curiosità, della passione, e del coraggio di credere alle proprie storie. Anche se le storie prendono il sopravvento su di noi e non ci lasciano più.
William Bloom è sul baratro dell’oblio, in questo romanzo: suo padre sta morendo e tutto quello che rimarrà di lui saranno le storie che ha raccontato nella sua vita, i fatti immaginari in cui s’è immerso e in cui ha sempre vinto. La città che ha comprato, le persone che ha salvato, quelle che ha aiutato. Ma non esistono, quelle persone, quelle città. Non c’è niente.
O forse sì? «A furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa quelle storie. Continueranno a vivere dopo di lui, e così diventa immortale». Eccolo, il romanzo mitologico: crea un mondo, David Wallace, con questo piccolo romanzo poetico e commosso, che ferma la vita di Edward Bloom proprio nel momento migliore: quello in cui diventa un mito.
D’altro canto, durante la maggior parte del tempo che passiamo con altre persone noi parliamo, e parlando raccontiamo storie: la vita è una narrazione. Importa poco, alla fine dei giorni, che quella narrazione fosse veritiera. L’importante è la sua forza, e la sua sincerità.
big fish
23/06/09 23:56
la minaccia dei ciccioni esplosivi
16/06/09 22:33
Ho avuto la
fortuna di fare da proof-reader alla
Minaccia dei ciccioni
esplosivi, appena uscito per
Edizioni Montag. Scritto da Pelagio D’Afro, cioè due terzi
di Paolo Agaraff, più Arturo Fabra,
più Giuseppe D’Emilio. Se non hai capito un cazzo,
è perché a loro piace così. Leggilo, però: ti
piacerà.
a teatro
16/06/09 22:24
Ricevo, e
volentierissimamente pubblico.
Carissimi amici,
dopo un anno di incontri e lavorazioni, Storie dal fondo arriva a teatro.
La Compagnia Teatrale di Arti e Mestieri porta la nostra Pordenone sconosciuta, notturna, esagerata, sballata, ma anche viva e reale sopra un palco di teatro.
La rappresentazione è ispirata al libro, e quindi direttamente o indirettamente parla anche di te, di noi, delle nostre storie, delle cose che abbiamo visto, vissuto o sentito.
Gli attori hanno avuto il coraggio di portare a teatro le storie di una Pordenone e di un Nordest che nessuno vuole più raccontare.
Ti chiedo, se puoi, di aiutarmi nel far girare questo invito. Gli attori lo meritano.
Grazie, spero di vederti sabato 27 giugno alla prima
massimiliano
invito alla serata:
Sabato 27 giugno 2009 ore 21:00
Ex Convento di San Francesco
Via San Francesco
Pordenone
prima teatrale Storie dal fondo
lettura scenica - regia di Bruna Braidotti
con Claudio Bertolini, Francesca Cataruzza, Malcom Gaiotto, Nikos Goudanakis, Giovanna Marcuzzi, Paola Dalle Molle, Sara Orlando, Tamara Soldà
Carissimi amici,
dopo un anno di incontri e lavorazioni, Storie dal fondo arriva a teatro.
La Compagnia Teatrale di Arti e Mestieri porta la nostra Pordenone sconosciuta, notturna, esagerata, sballata, ma anche viva e reale sopra un palco di teatro.
La rappresentazione è ispirata al libro, e quindi direttamente o indirettamente parla anche di te, di noi, delle nostre storie, delle cose che abbiamo visto, vissuto o sentito.
Gli attori hanno avuto il coraggio di portare a teatro le storie di una Pordenone e di un Nordest che nessuno vuole più raccontare.
Ti chiedo, se puoi, di aiutarmi nel far girare questo invito. Gli attori lo meritano.
Grazie, spero di vederti sabato 27 giugno alla prima
massimiliano
invito alla serata:
Sabato 27 giugno 2009 ore 21:00
Ex Convento di San Francesco
Via San Francesco
Pordenone
prima teatrale Storie dal fondo
lettura scenica - regia di Bruna Braidotti
con Claudio Bertolini, Francesca Cataruzza, Malcom Gaiotto, Nikos Goudanakis, Giovanna Marcuzzi, Paola Dalle Molle, Sara Orlando, Tamara Soldà
max a teatro
29/04/09 19:32
Presto
Storie dal
fondo, il debutto di
Massimiliano Santarossa, diventerà uno spettacolo
teatrale. Qui le
informazioni.
fabio landini
20/04/09 22:29
non si legge
15/04/09 21:48
eccolo finalmente!
14/04/09 19:29
Col rischio
di sembrare appartenente a quelle cricche in cui
tutti sono amici e si incensano a vicenda per le
“incredibili” opere che scrivono, voglio segnalarti
l’uscita di Io scrivo, che nonostante la
copertina che si è presa un po’ troppe libertà di
citazione (tipo, di questa che mi dici?), è il
libro che raccoglie i consigli di scrittura
di Simone Maria
Navarra. Appena posso me lo
compro, perché sì, siamo amici, ma Simone è bravo
e questo non glielo può togliere nessuno, neanche
un post stupido come questo.
Oh!
Oh!
perso in tempo
13/04/09 19:03
Sto
leggendo Perso in
tempo, antologia di racconti a
cura di Michele Marcon e Giulio Tellarini. È una di
quelle cose che faccio perché quando torno a casa la
sera m’invento un altro mestiere e, per pochissime
ore ogni giorno, divento redattore di una rivista
spettacolare (*), quindi ogni tanto
mi arrivano a casa dei libri che normalmente non
avrei mai pensato di comperare.
E meno male che mi arrivano, ché ogni tanto si trovano dei libri molto belli: le schifezze vere sono rare, ma non è facile trovare letture di qualità. Quest’antologia per esempio è un caso positivo. Ne ho letto una buona metà e, nonostante un paio di racconti io non li avrei mai pubblicati (de gustibus), altri sono bellissimi: Noccioline per l’anima di Linda Avolio, Fango tonic di Ludovica Isidori e Latte in polvere di Nicholas Di Valerio sono racconti che andavano pubblicati e per fortuna qualcuno l’ha fatto.
Qui puoi comprare il libro, e qui c’è la sua pagina MySpace.
Michele: il risotto non l’ho ancora mangiato!
(*) questa era una marchetta a inutile.
^
E meno male che mi arrivano, ché ogni tanto si trovano dei libri molto belli: le schifezze vere sono rare, ma non è facile trovare letture di qualità. Quest’antologia per esempio è un caso positivo. Ne ho letto una buona metà e, nonostante un paio di racconti io non li avrei mai pubblicati (de gustibus), altri sono bellissimi: Noccioline per l’anima di Linda Avolio, Fango tonic di Ludovica Isidori e Latte in polvere di Nicholas Di Valerio sono racconti che andavano pubblicati e per fortuna qualcuno l’ha fatto.
Qui puoi comprare il libro, e qui c’è la sua pagina MySpace.
Michele: il risotto non l’ho ancora mangiato!
(*) questa era una marchetta a inutile.
un ragazzo fortunato
01/04/09 22:29
Sono un ragazzo
fortunato, o SURF, è il romanzo
di Marco Montanaro, pubblicato per
Lupo Editore. Evvai!
ilaria giannini
31/03/09 20:31
Di
Rien ne va plus
mi è
piaciuto molto il racconto Estate
1989, di
Ilaria Giannini. Oggi lei mi ha detto
che presto esce il suo primo romanzo:
ne ho prenotata una
copia.
allegri e disperati
02/03/09 19:29
Ho iniziato a
leggere l’antologia Allegri e
disperati, che contiene i racconti
degli amici Fontana e Bariani, e di
Marco Missiroli (che è finito
su inutile:
qui). Il racconto di
Giorgio, l’unico che ho letto, è proprio un
racconto di Giorgio: bello.
per la cronaca
01/03/09 14:04
Ho appena
comprato La notte che
Pinelli, scritto da Adriano
Sofri. Anche se temo che me lo leggerò tra un paio
di mesi, se va bene.
e per dire
24/02/09 21:03
Una cosa che non
sai, il romanzo di Fabio
Landini che ho comprato d’impulso domenica
pomeriggio, è davvero bello. Ho superato senza
fatica pagina cento, nel giro di un paio d’ore
(effettive) di lettura: non mi capita
sempre.
altrove da me
23/02/09 22:26
(Recupero
questa mia recensione grazie a questo sito.)
Una volta un libro come questo l’avresti chiamato “romanzo di formazione”. Almeno: una volta io un libro come questo l’avrei chiamato “romanzo di formazione”. Adesso però viviamo in un tempo un po’ così, e romanzo è un termine che sta stretto a molti. Allora, questo libro lo chiamo “tracce di formazione”. Perché a leggerle tutte, le 145 pagine del libro, sembra che ti rimangano addosso queste tracce, queste impressioni. La protagonista del romanzo vive una vita in cui è sostanzialmente sola, in compagnia di una bestia nera che più volte tutti noi affrontiamo, e che chiama Disagio. Persino il cambio di carattere, per segnalare le potenzialità distruttive del Disagio.
Durante il romanzo incontra Saggi un po’ matti e un po’ inesistenti, affronta mutazioni in pesce che impediscono comunicazioni di sorta, telefonate oscene che si spiegano in insoliti finali; noi scopriamo che anche i mobili di una casa hanno un’anima, o almeno: arriviamo a credere che possano averla, e che esistono persone che vanno alla ricerca di meraviglie per la gente che li paga. (Magari incontrarne uno.)
Lo stile di Lucilla è un incastro di ironia nera, nerissima, di quelle che mi fanno impazzire, e lucida follia. Aggruma parole, una dopo l’altra, e costruisce il suo universo oscuro, spietato e assurdo in cui tutto, anche se non ha una spiegazione, funziona lo stesso (improvvisi abbandoni, morti apparenti e altrettanto apparenti ricomparse, e via così ). Varia l’ormai classico tema dell’incomunicabilità tra gli umani, e ci miscela assieme la crescita che ognuno di noi deve fare dall’adolescenza all’età adulta (e i relativi conti col Disagio, o disagio, a seconda delle persone), con qualche tono fiabesco in alcuni punti del libro – pochi, a dir la verità.
Dubito che sia necessario ribadirlo, ma il libro m’è piaciuto parecchio: è strano, t’incolla addosso lo stesso straniamento della protagonista, e il procedere degli eventi è assolutamente imprevedibile. Da leggere, se non altro per rispetto nei confronti di chi l’ha scritto e di chi l’ha pubblicato (o meglio: osato pubblicare). Da segnalare, infine, la splendida copertina di Francesca Santamaria, matita de I Sognatori, qui sicuramente alla sua prova migliore.
Una volta un libro come questo l’avresti chiamato “romanzo di formazione”. Almeno: una volta io un libro come questo l’avrei chiamato “romanzo di formazione”. Adesso però viviamo in un tempo un po’ così, e romanzo è un termine che sta stretto a molti. Allora, questo libro lo chiamo “tracce di formazione”. Perché a leggerle tutte, le 145 pagine del libro, sembra che ti rimangano addosso queste tracce, queste impressioni. La protagonista del romanzo vive una vita in cui è sostanzialmente sola, in compagnia di una bestia nera che più volte tutti noi affrontiamo, e che chiama Disagio. Persino il cambio di carattere, per segnalare le potenzialità distruttive del Disagio.
Durante il romanzo incontra Saggi un po’ matti e un po’ inesistenti, affronta mutazioni in pesce che impediscono comunicazioni di sorta, telefonate oscene che si spiegano in insoliti finali; noi scopriamo che anche i mobili di una casa hanno un’anima, o almeno: arriviamo a credere che possano averla, e che esistono persone che vanno alla ricerca di meraviglie per la gente che li paga. (Magari incontrarne uno.)
Lo stile di Lucilla è un incastro di ironia nera, nerissima, di quelle che mi fanno impazzire, e lucida follia. Aggruma parole, una dopo l’altra, e costruisce il suo universo oscuro, spietato e assurdo in cui tutto, anche se non ha una spiegazione, funziona lo stesso (improvvisi abbandoni, morti apparenti e altrettanto apparenti ricomparse, e via così ). Varia l’ormai classico tema dell’incomunicabilità tra gli umani, e ci miscela assieme la crescita che ognuno di noi deve fare dall’adolescenza all’età adulta (e i relativi conti col Disagio, o disagio, a seconda delle persone), con qualche tono fiabesco in alcuni punti del libro – pochi, a dir la verità.
Dubito che sia necessario ribadirlo, ma il libro m’è piaciuto parecchio: è strano, t’incolla addosso lo stesso straniamento della protagonista, e il procedere degli eventi è assolutamente imprevedibile. Da leggere, se non altro per rispetto nei confronti di chi l’ha scritto e di chi l’ha pubblicato (o meglio: osato pubblicare). Da segnalare, infine, la splendida copertina di Francesca Santamaria, matita de I Sognatori, qui sicuramente alla sua prova migliore.
testamento biologico
17/02/09 22:27
ordinaria follia urbana
17/02/09 19:38
L’amico Max
Santarossa inizia a recuperare i primi racconti
pubblicati su varie riviste e quotidiani, e li posta
nel blog del suo Space. Odio
MySpace, ma questa cosa merita. (Con noi ha
pubblicato nel #15 di inutile.)
pensiamo ad altro
17/02/09 19:20
Per esempio,
al fatto che oggi su inutile
è stato
pubblicato un racconto di Giacomo Buratti, che - sempre oggi -
è presente nell’antologia Rien ne va
plus. Il racconto è bello,
lui è bravo, e gli piace Mr. Wiggles. Cosa chiedere di
più?
fiesta no, eh
09/02/09 02:05
Giuro che
appena finisco di leggere Rien ne va plus
mi metto a
leggere qualcosa di Hemingway. Già volevo farlo: è
che mi sono arrivati questi due libri per posta
(Rien ne va
plus, appunto, e
Making
Movies, e uno lo devo
recensire, ecco). Però appena finisco il libro
curato da Enrico, giuro, qualcosa di Hemingway.
Però Fiesta no, eh. Che l’ho già letto: bellissimo. E neanche Il vecchio e il mare, che m’ha fatto schifo.
Però Fiesta no, eh. Che l’ho già letto: bellissimo. E neanche Il vecchio e il mare, che m’ha fatto schifo.
non vi lascerò orfani, 2
07/02/09 14:10
Letto e
finito, un bel libro: nessuno si aspetti il romanzo
del 2009, anche perché questo non è propriamente un
romanzo: è la storia della famiglia di Daria
Bignardi, incentrata in particolare sulla madre.
Pacata, dolce e precisa anche nel raccontare gli
episodi più brutti, mi ha ricordato da vicino l’anno
scorso - e forse è per questo che l’ho comprato.
Alcune pagine mi hanno fatto anche piangere, in
autobus. Mi è piaciuto.
la biblioteca della piscina
30/01/09 22:45
Bella recionada, come diciamo qui a
Venezia.
Delle due l’una, lo so: (a) non lo finisco, perché è uno di quei libri scritti in modo un po’ autocompiaciuto, che difficilmente mi piacciono davvero; e se non lo finisco allora avrà le ultime - butta lì - venti pagine che sono un capolavoro. (b) lo finisco, e allora le venti-pagine-capolavoro non sono tutte alla fine, ma sparse per il libro, sono appena duecento battute e non ne valeva proprio la pena. Di solito mi succede così.
Delle due l’una, lo so: (a) non lo finisco, perché è uno di quei libri scritti in modo un po’ autocompiaciuto, che difficilmente mi piacciono davvero; e se non lo finisco allora avrà le ultime - butta lì - venti pagine che sono un capolavoro. (b) lo finisco, e allora le venti-pagine-capolavoro non sono tutte alla fine, ma sparse per il libro, sono appena duecento battute e non ne valeva proprio la pena. Di solito mi succede così.
Jack Torrence
08/01/09 21:42
Appena
pubblicato il libro di John “Jack” Torrance,
intitolato All Work And No Play
Makes Jack A Dull Boy. Suona familiare?
Lo è.
(Via John Gruber.)
(Via John Gruber.)
un sogno dentro un sogno (due)
22/12/08 18:55
Ché sembra
che lo facciano apposta, i Sognatori. Sembra (davvero) che
si divertano a fare uscire un libro più bello
dell’altro, ogni tre mesi circa o giù di lì. Ce ne
fossero di più, tra i piccoli editori, che seguono
una politica così chiara di prodotto editoriale di
qualità. E andiamo fino in fondo: ce ne fossero di
più, tra i grandi
editori, che seguono una
politica così eccetera.
I Sognatori mi mandan via di testa adesso con Un sogno dentro un sogno (volume secondo), risultato del concorso dallo stesso nome (scaduto il 31 agosto: sì, sei in ritardo). Undici racconti, uno in più rispetto all’antologia di fine 2007, la qualità è allo stesso, altissimo livello. L’anno scorso lo stile era (quasi) uniforme, e i temi vicini tra i diversi racconti; quest’anno si svirgola di più, e la varietà è lampante: dalla fantascienza di Giuseppe Perciabosco (solida fantascienza d’altri tempi: bravo) alla fulminante genialità della paginetta di Sogno e son destro («Io c’ho i sogni mancini» ), dai rimandi di letteratura antica, e fiaba, e un pizzicchino di fantasy di Oltre l’arcobaleno agli scampoli di mondo latino nel racconto di Elisabetta Rossi.
A me sono piaciuti, tantissimo, Novembre di Francesca Tibo e Per sua divina provvidenza di Ilaria Vajngerl, ma ribadisco: la qualità è altissima, e le cadute di tono quasi non esistono. Poi ci sono i gusti, quelli sì, e allora magari un pezzo potrà piacere meno di un altro: ma non mi sembra sian cose da far notare, queste.
Sembra che i Sognatori si divertano, dicevo: e se si divertono loro, si divertono pure quelli che partecipano. Perché si vede che quando fai un lavoro di qualità, e ci spremi dentro tutta la tua vita (cioè: non ti tiri indietro. Non fingi. Non corri dietro agli altri, ma fai solo il tuo lavoro), qualcosa in cambio arriva. Arrivano undici racconti come piccoli tesori, e la possibilità, la pazienza, e la tenacia di costruire qualcosa che rimane.
I Sognatori mi mandan via di testa adesso con Un sogno dentro un sogno (volume secondo), risultato del concorso dallo stesso nome (scaduto il 31 agosto: sì, sei in ritardo). Undici racconti, uno in più rispetto all’antologia di fine 2007, la qualità è allo stesso, altissimo livello. L’anno scorso lo stile era (quasi) uniforme, e i temi vicini tra i diversi racconti; quest’anno si svirgola di più, e la varietà è lampante: dalla fantascienza di Giuseppe Perciabosco (solida fantascienza d’altri tempi: bravo) alla fulminante genialità della paginetta di Sogno e son destro («Io c’ho i sogni mancini» ), dai rimandi di letteratura antica, e fiaba, e un pizzicchino di fantasy di Oltre l’arcobaleno agli scampoli di mondo latino nel racconto di Elisabetta Rossi.
A me sono piaciuti, tantissimo, Novembre di Francesca Tibo e Per sua divina provvidenza di Ilaria Vajngerl, ma ribadisco: la qualità è altissima, e le cadute di tono quasi non esistono. Poi ci sono i gusti, quelli sì, e allora magari un pezzo potrà piacere meno di un altro: ma non mi sembra sian cose da far notare, queste.
Sembra che i Sognatori si divertano, dicevo: e se si divertono loro, si divertono pure quelli che partecipano. Perché si vede che quando fai un lavoro di qualità, e ci spremi dentro tutta la tua vita (cioè: non ti tiri indietro. Non fingi. Non corri dietro agli altri, ma fai solo il tuo lavoro), qualcosa in cambio arriva. Arrivano undici racconti come piccoli tesori, e la possibilità, la pazienza, e la tenacia di costruire qualcosa che rimane.
trilogia della città di k.
21/12/08 12:27
Finita la
bellissima antologia Un sogno dentro un sogno, vol.
2 (di cui parlerò meglio
in serata), ho iniziato la Trilogia della città di
K. Alienante,
disturbato, bello.
l'uomo dei dadi
07/12/08 17:41
È possibile
affidare la propria vita al caso? Attenzione, non si
tratta di mettere in dubbio l’esistenza di Dio, ma di
postulare l’esistenza di un Dio assolutamente
casuale, arbitrario, a sei facce: Luke Rhinehart mitizza il Dado, il
caso, l’assoluta preponderanza di regole, stili di
vita, scelte, personalità fluide,
a
caso. Per rispondere alle
nevrosi e all’instabilità della vita moderna,
altro che Cynar: bastano due dadi.
L’uomo dei dadi è un libro che mi è piaciuto tantissimo. Combina sarcasmo, parodie, ironia e tantissima faccia tosta nel presentare un mondo assurdamente felice, libero da costrizioni e gabbie: se non quelle imposte dalla casualità. Da leggere.
L’uomo dei dadi è un libro che mi è piaciuto tantissimo. Combina sarcasmo, parodie, ironia e tantissima faccia tosta nel presentare un mondo assurdamente felice, libero da costrizioni e gabbie: se non quelle imposte dalla casualità. Da leggere.
me l'ero perso
29/11/08 12:27
Giuro, me
l’ero perso. Avevo perso un po’ di vista il buon
Simone Maria Navarra, che prima faceva
questo e adesso fa
questo, entrambi blog più
che godibili: sono blog belli e basta. E mi ero
perso il fatto che il suo ultimo lavoro adesso è
liberamente scaricabile come ebook: si tratta
del Gatto che cadde
dal sole, e lo puoi
trovare qui (qui una versione
ottimizzata per lettori di ebook).
Già se uno mi parla di gatti mi trova attento e partecipe; in più se il libro è bello sono in prima linea. Ho letto tutto il primo capitolo (dieci cartelle o giù di lì ), e voglio continuare. Una recensione vera appena finito.
Aggiornamento al volo: Simone è anche uno zio tenerissimo!
Già se uno mi parla di gatti mi trova attento e partecipe; in più se il libro è bello sono in prima linea. Ho letto tutto il primo capitolo (dieci cartelle o giù di lì ), e voglio continuare. Una recensione vera appena finito.
Aggiornamento al volo: Simone è anche uno zio tenerissimo!
processo agli scorpioni
28/11/08 20:59
Sempre di
corsa segnalo che venerdì scorso (esattamente una
settimana fa), sul treno che mi portava a
Torino, in un’oretta circa,
ho letto Processo agli Scorpioni
di Jasmina
Tesanovic. Un libro fortissimo, durissimo e
importante, corollario ideale alla
Guerra in casa
di Luca
Rastello (che in effetti firma la prefazione). Il
mio spassionato consiglio è di comprarlo, perch’è
un libro davvero importante ed è importante
leggerlo.
di corsa
27/11/08 21:27
Un po’ di
fretta per troppi motivi, intanto segnalo che
la seconda antologia dei
Sognatori ha i primi due
racconti molto belli. Il resto, appena lo leggo.
(Sto leggendo anche L’uomo dei
dadi, sono più che a metà,
e devo dire che è molto strano, e
divertente.)
un sogno dentro un sogno/2
17/11/08 20:01
Eccola! È
uscita! È l’antologia Un sogno dentro un
sogno degli amici Sognatori!
Non vedo l’ora di leggerla!
nella stanza
17/11/08 00:51
La
presentazione di Daniela Morandini all’ultima opera
dell’amico Conny Stockhausen, su Zapping di
mercoledì 12 novembre: qui su YouTube.
letti di recente
06/11/08 21:52
Dopo
Livello di guardia
di
Balasso, che mi è piaciuto assai e di cui ho
parlato velocemente qui e qui, mi sono pappato la
piccolissima raccolta Il nuotatore
di Cheever
(carino), una raccolta di racconti di Vian
intitolata Il lupo mannaro
(e c’è un
racconto incredibile, sul quale spero di fare un
pezzo: perché se lo merita tutto), il
Novalis del buon Fontana, e
adesso ho iniziato Storytelling
di
Christian Salmon. Promette molto bene (o male:
qui Wu Ming 2).
- Update: Il primo link al libro di Balasso non funziona: prova questo, anche se non porta al catalogo Mondadori.
novalis, il libro
06/11/08 00:28
Piove troppo
per poter dormire subito, e poi ieri notte ho tirato
le cinque assieme a qualche altro milione di persone,
quindi posso anche andare a letto all’una, oggi.
Piove troppo, adesso, a Mestre: ché si sfoga dello
scirocco che ci ha sudati oggi pomeriggio, e nei
giorni scorsi. Scirocco di quelli duri, da
Venezia-d’agosto-in-piena-fondamenta-spianata-al-sole,
anche se magari con qualche grado in meno. Una di
quelle fondamenta, magari verso Fondamente Nove, o
Viale Garibaldi, o ancora più in là, spostati agli
estremi confini a est: il Lido. D’inverno. Peggio che
il centro di una città d’estate.
A momenti neanche so più perché, ma comunque: piove troppo per andare a dormire senza aver detto che Novalis, di Giorgio Fontana, è un bel libro. Di quelli che si fanno leggere, t’incollano, roba che alle quattro del mattino devi sapere come va avanti. Possibilmente, alle quattro del mattino devi finirlo. Un po’ perché il giorno dopo devi andare al lavoro, e magari coi soldi che guadagni comprare anche l’altro libro di Giorgio, ma soprattutto perché senti un nodo alla gola, di quelli da mancanza, di quelli da prurito sottocutaneo, di quelli che ti giri continuamente su un fianco senza addormentarti e il gatto ti guarda e pensa, al solito: mona.
Novalis parla d’abbandoni. Solitudini, ricerche, deviazioni dalla retta via. A ben guardare, in Novalis non c’è una retta via. Non c’è niente. C’è solo la periferia. C’è un po’ d’estate di grande periferia italiana, che io mi immagino sia Milano ma solo perché per una storia così i posti che conosco mancano di carattere. Non c’è abbastanza disperazione nei posti che conosco. È come se in quella fondamenta-spianata-al-sole improvvisamente il cielo, in piena estate, sputasse fuori catrame. Il cielo, catrame. Non è storia da cittadine immacolate nella propria memoria, quella di Novalis. Ha bisogno di strade, automobili che sputano gli ultimi cavalli motore, alberi d’un bosco abbandonato come i casolari ai bordi dell’autostrada. Autogrill lungo una strada che porta all’annientamento. Pompini in mezzo al nulla, tensione da stemperare con l’abisso.
L’abisso, ecco: è l’abisso il protagonista di Novalis: ai margini dell’abisso sfilano i personaggi. Chi più in alto, magari verso la salvezza - salvezza? - chi nei gironi più bassi. C’è qualcuno che sta anche oltre al fondo dell’abisso: roba di lusso.
Novalis è un libro che va letto. È un libro che ti porterà nella città verso la quale s’avvicina il personaggio della copertina: vietato svelarti che cosa succede in quella città. Anche se i segreti vanno rivelati, io non lo farò: a te entrare nel Gruppo Novalis, nella sua musica e nella sua arte oltre qualsiasi concezione dell’arte.
(Interessasse: questo è il sito di Giorgio.)
A momenti neanche so più perché, ma comunque: piove troppo per andare a dormire senza aver detto che Novalis, di Giorgio Fontana, è un bel libro. Di quelli che si fanno leggere, t’incollano, roba che alle quattro del mattino devi sapere come va avanti. Possibilmente, alle quattro del mattino devi finirlo. Un po’ perché il giorno dopo devi andare al lavoro, e magari coi soldi che guadagni comprare anche l’altro libro di Giorgio, ma soprattutto perché senti un nodo alla gola, di quelli da mancanza, di quelli da prurito sottocutaneo, di quelli che ti giri continuamente su un fianco senza addormentarti e il gatto ti guarda e pensa, al solito: mona.
Novalis parla d’abbandoni. Solitudini, ricerche, deviazioni dalla retta via. A ben guardare, in Novalis non c’è una retta via. Non c’è niente. C’è solo la periferia. C’è un po’ d’estate di grande periferia italiana, che io mi immagino sia Milano ma solo perché per una storia così i posti che conosco mancano di carattere. Non c’è abbastanza disperazione nei posti che conosco. È come se in quella fondamenta-spianata-al-sole improvvisamente il cielo, in piena estate, sputasse fuori catrame. Il cielo, catrame. Non è storia da cittadine immacolate nella propria memoria, quella di Novalis. Ha bisogno di strade, automobili che sputano gli ultimi cavalli motore, alberi d’un bosco abbandonato come i casolari ai bordi dell’autostrada. Autogrill lungo una strada che porta all’annientamento. Pompini in mezzo al nulla, tensione da stemperare con l’abisso.
L’abisso, ecco: è l’abisso il protagonista di Novalis: ai margini dell’abisso sfilano i personaggi. Chi più in alto, magari verso la salvezza - salvezza? - chi nei gironi più bassi. C’è qualcuno che sta anche oltre al fondo dell’abisso: roba di lusso.
Novalis è un libro che va letto. È un libro che ti porterà nella città verso la quale s’avvicina il personaggio della copertina: vietato svelarti che cosa succede in quella città. Anche se i segreti vanno rivelati, io non lo farò: a te entrare nel Gruppo Novalis, nella sua musica e nella sua arte oltre qualsiasi concezione dell’arte.
(Interessasse: questo è il sito di Giorgio.)
e intanto è morto Michael Crichton
05/11/08 22:57