Lapsus a Roma

L’amico Aldo Moscatelli con il caro Flavio Pagani saranno sabato a Roma, ospiti della libreria Rinascita Agosta, in compagnia di Monica Ferraccioli, per presentare «Lapsus». Il libro merita, l’autore pure, Aldo è un mito... fai un po’ te.

(Via
blog dei Sognatori.)
|

Salinger

Io sono uno di quelli che ha letto «Il giovane Holden» “troppo tardi”. So che c’è gente che ha letto «Il giovane Holden» “troppo presto”, e non l’ha capito. «Il giovane Holden» è un romanzo incredibile. I «Nove racconti» sono racconti incredibili.

(Metto “troppo tardi” e “troppo presto” tra parentesi, perché son concetti relativi.)
|

le creature selvagge

Dave Eggers è un genio: se non altro perché si è inventato due delle riviste più belle del mondo, McSweeney’s e The Believer. (Sono in molti a dire che McSweeney’s sia in assoluto la rivista letteraria più bella del mondo.)

Però
Le creature selvagge (Mondadori) non mi sta esaltando. Speravo in qualcosa di più... ma arriviamo alla fine, eh: sono solo a metà.

copj13.asp
|

porci con le ali

Taglio subito tutti i discorsi sul sesso, la sessualità, l’erotismo che ci sono nel libro, oltre che gli atti stessi, che sono divertenti ma fino a un certo punto - e semmai mi interessano di più per capire quante paranoie politiche ci si poteva fare per una scopata, quarant’anni fa. Ci sono dei punti in Porci con le ali che sono belli e punto (l’inizio del capitolo “Mettiti la maglietta, Vladimir Ilic!” ), e altri che fanno riflettere. Perché ce li siamo lasciati alle spalle, certi pensieri (... vero?), o perché magari sono attuali ancora oggi.

Tipo:

[...] Rocco che cos’ha di diverso da me? Il cazzo, e basta. Per il resto siamo uguali. Studenti. Di sinistra, che non è più una cosa tanto eroica. Siamo due di cui parlano tutti, perché tutti parlano dei giovani, ma non parliamo mai. Non abbiamo diritto di parola. Ci spostano di qui e di lì, chiacchierando pomposamente dei nostri bisogni [..]


Amen.

(Rocco era il protagonista maschile
del romanzo, l’alter ego dell’autore del romanzo: Marco Lombardo Radice. L’edizione che ho comprato, che è una ristampa di quella del 1996, c’è una bella introduzione dell’altra autrice Lidia Ravera - Antonia, nel romanzo - e nei momenti in cui parla di Marco, che è morto nell’89, ha un tono dolce, come quelli che parlano degli amici che se ne sono andati.)
|

ogni tanto ha delle belle idee

A me Paolo Coelho sta sulle balle (anche se ho letto la sua biografia e ho avuto un paio di brividi), ma questa iniziativa è bella, e gli fa onore: ha messo online gli unici tre libri di cui possiede integralmente i diritti e ha chiesto che vengano stampati e donati a chi non li può comprare (piccole biblioteche, ospedali, carceri, e via dicendo).

Occhio: c’è solo la versione in portoghese, ed estratti delle altre lingue (tra cui l’italiano).
|

maciste

Tutto questo lo fa Ale: ma tutto questo non esiste.
|

wonder boys

Sto rileggendo il secondo romanzo di Michael Chabon, Wonder Boys. Non c’è un motivo per il quale lo sto facendo, se non che ne avevo voglia (e avrei voglia anche di rivedere il film che ne è stato tratto). Mi ricordo che me lo sono letto un’estate, al Lido: forse la mia ultima estate “completa” al Lido. E mi accorgo di quanto la mia scrittura abbia risentito dell’influenza della sua, verbosa, colma di digressioni, e mi accorgo di quanto me ne sono allontanato, in questi anni.
|

la parte peggiore di noi

E se potessi liberarti dei tuoi dubbi, della tua morale, della tua incapacità a lasciarti andare? Lo faresti? E che vita sarebbe?

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde è un romanzo che vale la pena leggere, per quanto ormai la storia sia arcinota. Però attenzione: è molto poco consolatorio. Calvino scrisse che il romanzo è «difficile». Perché è Jekyll a volere Hyde. È Jekyll a volere “il male”. La doppia personalità è perseguita, rilasciata, riassorbita fino a che è possibile. Ma l’intento di Jekyll è quello di liberare la parte più ributtante di sé: liberarla dal rimorso, dalla coscienza.

Al di là di tutto,
Robert L. Stevenson è stato un personaggio mica da poco.
|

Re Lear

Finito qualche sera fa, il Re Lear. Immenso, bellissimo, arcano e di una potenza che ho intravisto appena, e m’ha spaventato. Consigliatissimo.
|

Cordelia, quell'ingrata

Stanotte ho iniziato a leggere Re Lear, nella versione tradotta da Emilio Tadini. Promette davvero molto bene: la traduzione è sciolta, in prosa, viva. (Mi piacerebbe avere l’originale inglese per confrontarla.)

978880615402MED
|

despero

Gianluca Morozzi io l’ho sentito parlare a Perugia nel 2007 e l’ho sentito raccontare il perché è felicissimo di pubblicare un racconto su qualsiasi rivista glielo chieda (atteggiamento che nella pratica dovrebbe essere comune a tutti gli scrittori, ma vabbè ). Poi l’ho ribeccato a Bologna, la sua Bologna, a fine marzo 2008, per un altro evento BIRRA, una delle nostre peggiori performance (Ale e io avevamo trincato un gin tonic giusto una mezz’ora prima di andare a parlottare di noi con Andrea Ferrari e Ivano Bariani, ed eravamo a stomaco semivuoto e abbiamo straparlato un po’ troppo... ricordi, Ale?). In quell’occasione non ho saputo dire niente di meglio che «M’è piaciuto un sacco il racconto dell’ultimo Eleanore Rigby». Il racconto parlava di eroi dei fumetti Marvel in una maniera irriverente, divertente e intelligente, e buttar dentro tre aggettivi in -ente mica è facile.

Così l’altro giorno ho iniziato a leggere
Despero, che in realtà devo aver comprato alla fine del 2007, sull’onda dell’entusiasmo per il BIRRA perugino. Poi l’ho tenuto là. L’altra mattina prima d’andare in ufficio mi son fermato a prendere un libro, e ho preso Despero. Dieci pagine l’altra mattina, dieci ieri mattina, tutto il resto del libro la notte scorsa.

Maledetto Morozzi, che ti sei fatto leggere alla faccia della mia salute, come se ultimamente avessi bisogno di star sveglio fin tardi!, e che hai scritto un libro così bello. Pieno di musica, pieno di chitarre, pieno di gesti sinceri - gesti sinceri, è questo che m’ha tenuto sveglio. È un libro che va preso e tirato contro gli stronzi che incontri nella tua vita, Despero. E poi è un libro in cui mi sono ritrovato del tutto: io che pure ho suonicchiato (mica a quei livelli), io che pure coi miei pard abbiamo odiato un altro gruppo di qui (una masnada di boriosi che suonavano power & epic metal), io che pure ho avuto la mia bella pletora di amori inconfessati. E poi m’ha fatto tornare la voglia di suonare, Morozzi, eccheccazzo. Anche solo strimpellare, mica per forza rifare come una volta Edge Of Thorns. (E Edge Of Thorns ci veniva anche bella.)
|

luca gallo

Come mi fa notare Enrico, qui avevo scritto che lunedì avrei pranzato con Luca Gallo: ma lui aveva degli impegni personali e non ce l’abbiamo fatta. Chiedo scusa a Luca e a tutti i miei due o tre lettori. Happy
|

tanto per chiarire

Il fatto che ci sia ancora il libro di Peppe Fiore qui a destra non vuol dire che lo sto leggendo. Anzi: non sto leggendo niente, in ‘sti giorni. Che brutto.

A latere: Peppe Fiore domenica alle 15 coordina questa cosa
qui. E noi ci saremo.

ScrittoriInCitta
|

la futura classe dirigente

Gna faccio. Lo mollo a pagina 82. Saluti e baci.
|

la signora waal

Sono arrivato a pagina 61, e lo mollo: ha buttato in mezzo la Resistenza, i traditori e puttanate varie. Non gliela faccio. L’autorefenzialità del commento di Ale al post precedente la ritrovo e non gliela faccio.
|

libri arretrati

Mentre tu credi che io sia ancora alle prese con La donna in bianco di Wilkie Collins, il sottoscritto s’è letto Come l’insalata sotto la neve, che è bellissimo e consiglio a tutti; Il sussurro delle cose nascoste, che ha dei racconti davvero interessanti, curiosi, ma accomunati da uno stile che non sento vicino; L’autunno della signora Waal di Nico Orengo che, boh, sono solo a pagina 34 ma mi chiedo perché l’abbiano pubblicato. Eppure so riconoscere queste ruffianate e sono sicuro che i suoi fan ce li avrà. E come sempre, è ben probabile che mi sbagli io, oppure a pagina 39 diventa un capolavoro. Mi piace essere fiducioso.
|

perché fare un salto a PordenoneLegge

I motivi per cui andrò a PordenoneLegge:

- perch’è una bella manifestazione
- perché la città ci crede, e si vede
- perché c’è un sacco di gente interessante
- perché l’anno scorso ho scoperto quelli di
Ernest, (ciao Sara!), e mi piace pensare che è anche un po’ per questo che loro adesso sono su Wimbledoc: si uniscono i puntini sempre a posteriori, vedi
- perché (ecco il vero motivo) l’amico
Massimiliano Santarossa presenta il suo nuovo libro, Gioventù d’asfalto. Se vuoi posso fare un altro post coi motivi per cui leggere Gioventù d’asfalto, ma se ti fidi: leggilo. (Poi c’è una chicchetta nei ringraziamenti finali di cui però parlerò più avanti.) Il libro sarà nelle librerie tra poche settimane.

(E a latere: Max ha iniziato a pubblicare su
inutile.)
|

al posto di Dickens

Ogni anno, d’estate, mi leggo un libro del mio adorato Charles Dickens. Quest’anno, complice la mancanza d’un padre che conosce tutti i libri della biblioteca di casa (sai com’è, è morto), e non volendomi sbattere a cercare un libro tra le migliaia che abbiamo, ho comprato La donna in bianco di Wilkie Collins.

È stato pubblicato originariamente su
All The Year Round, una delle riviste fondate da Dickens. Sembra promettere bene (letti finora due capitoli: abbi pazienza).
|

sulla collina

Bellissimo articolo di Chiara Valerio su Fernanda Pivano, su Nazione Indiana.
|

l'inafferrabile

Ho iniziato (finalmente, ché questo volume ce l’ho dall’inizio di maggio...) L’inafferrabile: antologia di racconti, il prodromo di Perso in tempo, sempre a cura di Michele Marcon (e, in questo caso, Giuseppe Carrieri). Michele è un amico e forse non dovevo dirlo, dal momento che volevo dirti che il suo Midriasi mi è piaciuto molto. S’è per questo, mi è piaciuto anche il primo racconto, La musa ispiratrice: simpatico, spigliato e pieno di vita.

L’inafferrabile è pubblicato da Arcipelago edizione, ma sarò scemo io: però sul sito non l’ho trovato.
|

quasi l'ultima fermata

Però, c’è da dire che il romanzo di Farè, nella seconda metà, t’incolla alla sedia e non ti molla finché non finisci il romanzo. Ben fatto. Peccato però, perché il sottoscritto avrebbe preferito essere incollato un po’ prima (e non è detto che ad altri siano bastate meno pagine, eh).
|

milano ultima fermata

Questo romanzo di Simone Farè è carino, e si lascia leggere volentieri per l’ambientazione strana e inusuale: Milano divenuta Mediolanum, una città-stato indipendente, resa potentissima dalla “Energia Pura”; una rete di spionaggio e doppiogioco da far paura, e in mezzo (ça va sans dire) dei giovinotti che cercano di portare a casa la pellaccia. Ci sono alcune ingenuità di cui avrei fatto volentieri a meno (un «Ti amo» sparato a brutto muso dopo che i due personaggi si conoscono davvero da poco), anche se gliele perdono perché sento la sincerità nella narrazione.

È solo che ‘sta storia di Mediolanum richiede di fare uno sforzo proprio grande per rispettare il patto tra scrittore e lettore. Sospensione della realtà a badilate, proprio.

Pubblicato dalla piccola Cabila Editore: ha un
bel sito.
|

sono un ragazzo fortunato ad aver letto marco montanaro

L’altro giorno mi arriva a casa Sono un ragazzo fortunato, primo libro dell’amico Marco Montanaro, con lettera accompagnatoria dell’editore (cui volevo rispondere: guarda che ammiro la scrittura di Marco da un paio d’anni buoni, io, eh).

Il libro ha una manciata di racconti: bellissimi e varioscritti. M’è piaciuto un casino, ma non sono attendibile perché voglio troppo bene a Marco (anche se non ci siamo mai visti in faccia, finora). Te lo consiglio caldamente.
|

il sussurro delle cose nascoste

Ad Aldo Moscatelli piace un mondo prenderci di sorpresa. Così giovedì ha annunciato al mondo il nono libro de I Sognatori: Il sussurro delle cose nascoste. Come tutto quello che hanno pubblicato, credo sarà molto bello: e allora lo voglio subito!
|

chiedo scusa per avervi cancellato i libri

This is an apology for the way we previously handled illegally sold copies of 1984 and other novels on Kindle. Our “solution” to the problem was stupid, thoughtless, and painfully out of line with our principles. It is wholly self-inflicted, and we deserve the criticism we’ve received. We will use the scar tissue from this painful mistake to help make better decisions going forward, ones that match our mission.

With deep apology to our customers,

Jeff Bezos
Founder & CEO
Amazon.com

La trovi a questa pagina, e devo dirglielo: ben fatto.
|

sabato presento «È sabato»

Sabato 25 luglio, h. 18.00 alla libreria Fiera del libro (V.le Garibaldi, 1B: qui la mappa di Google) il sottoscritto ha l’onore di presentare uno dei libri che più gli son piaciuti in questo placido 2009: È sabato, mi hai lasciato e sono bellissimo.

Anche se risulta pleonastico, il libro è
bellissimo. Se ti capita di passare per di là, sarà un tardo-pomeriggio-di-fine-luglio bellissimo. Garantito.
|

1984... no, 2009

Amazon ha ritirato dal suo negozio digitale 1984 e Animal Farm: Antonio Dini dice che «la società che fornisce le versioni digitali dei libri (...) non era titolare dei diritti». Liberissima Amazon di togliere i titoli dal catalogo: ma pure di cancellarlo dai Kindle di chi li aveva comprati?

No, se vuoi la mia. E neanche secondo
David Pogue, John Gruber, Riccardo Mori

Gruber e Riccardo ricordano gli strilli di chi sosteneva che Apple avrebbe
controllato e alla bisogna cancellato i dati dei nostri iPhone: ma Apple toglie alcune applicazioni dall’App Store, non dai nostri iPhone. Può essere perché la pubblicità negativa penalizzerebbe pesantemente Apple. Secondo me è perché ai dipendenti & dirigenti di Apple non piacerebbe svegliarsi una mattina e trovare i propri iPhone senza i dati che ci avevano messo la sera prima, e quindi non si azzardano a farlo ai loro clienti. Credo che neanche ai dipendenti & dirigenti di Amazon piacerebbe una cosa del genere: ma a quanto pare, non è bastato.

(
Qui l’articolo del Telegraph in cui Jobs conferma la possibilità per Apple di cancellare un’applicazione in remoto: cosa mai successa, e che Jobs considera una «precauzione, più che una funzione da usare di routine».)
|

cross-media

Bel saggio di Giovagnoli su un argomento che mi interessa molto, che si riallaccia pesantemente al Cultura convergente di Henry Jenkins. Questi temi mi affascinano davvero tanto...
|

sabato

Ieri ho comprato È sabato, mi hai lasciato e sono bellissimo di Emanuele Pettener, edito da Corbo. È un romanzo fantastico. Oggi in treno me ne sono sparato metà, e non vedo l’ora di finirlo. Parla di giovinezza con molta freschezza, e con poco gergo giovanilistico (il che mica è facile). E lui, poi, è disponibilissimo. Grande scoperta, insomma: lo consiglio veramente.
|

fuochi

Se passando in libreria ti capita di vedere Fuochi di Lorenzo Mattotti, e hai un po’ di nostalgia per il fumetto d’autore di vent’anni e più fa, compralo. È bello, e mi ha fatto riassaporare certi bei fumetti che non fanno più.

(A latere: è un bene che non si facciano più certi fumetti: perché se fossimo ancora tutti dietro agli stessi stilemi e invenzioni dei tardi anni Settanta o dei primi Ottanta, sai che palle. Anche il fumetto si è evoluto, per fortuna. Quindi, non prendere il primo paragrafo come il classico “ah, i bei tempi andati!”: ch’è una cosa che difficilmente dico.)
|

brevi interviste con uomini schifosi

Non lo trovavo più, quest’unico libro di DFW che avevo, così oggi l’ho ricomprato. Così, tanto per dirtelo.
|

un romanzo di proporzioni mitologiche

Di Edward Bloom, lo stralunato, a volte folle, sempre geniale protagonista del suo Big Fish, Daniel Wallace costruisce una biografia impossibile. Pochi sono i punti certi (uno su tutti: il figlio, William), tutti i dettagli e i “fatti” sono passibili di verifica e probabilmente non ne passerebbero una accurata. Il problema è che Edward Bloom racconta storie. Tante storie. Storie esagerate e incredibili che mischiano le carte e impediscono a chiunque di capire chi è veramente, che cosa ha fatto veramente Edward Bloom.

Ma è importante sapere chi è una persona? O alla fin fine non rimane nient’altro che le storie che ha raccontato, e le storie che si possono raccontare su di lui? Non è una domanda stupida, né scontata, e non è facile rispondere.
Big Fish tratteggia una strada, e non è una strada per tutti. È la strada di chi crede che dietro ogni storia ci sia un universo, un mondo da guardare anche senza capire. È la strada della curiosità, della passione, e del coraggio di credere alle proprie storie. Anche se le storie prendono il sopravvento su di noi e non ci lasciano più.

William Bloom è sul baratro dell’oblio, in questo romanzo: suo padre sta morendo e tutto quello che rimarrà di lui saranno le storie che ha raccontato nella sua vita, i fatti immaginari in cui s’è immerso e in cui ha sempre vinto. La città che ha comprato, le persone che ha salvato, quelle che ha aiutato. Ma non esistono, quelle persone, quelle città. Non c’è niente.

O forse sì? «A furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa quelle storie. Continueranno a vivere dopo di lui, e così diventa immortale». Eccolo, il romanzo mitologico: crea un mondo, David Wallace, con questo piccolo romanzo poetico e commosso, che ferma la vita di Edward Bloom proprio nel momento migliore: quello in cui diventa un mito.

D’altro canto, durante la maggior parte del tempo che passiamo con altre persone noi parliamo, e parlando raccontiamo storie: la vita è una narrazione. Importa poco, alla fine dei giorni, che quella narrazione fosse veritiera. L’importante è la sua forza, e la sua sincerità.
|

big fish

Il film è uno dei più belli e commoventi che io abbia mai visto. Il libro (scritto nel 1998) gli sta dietro senza grossi problemi. E io mi commuovo facilmente, quando si parla di padre e figlio.
|

la minaccia dei ciccioni esplosivi

Ho avuto la fortuna di fare da proof-reader alla Minaccia dei ciccioni esplosivi, appena uscito per Edizioni Montag. Scritto da Pelagio D’Afro, cioè due terzi di Paolo Agaraff, più Arturo Fabra, più Giuseppe D’Emilio. Se non hai capito un cazzo, è perché a loro piace così. Leggilo, però: ti piacerà.
|

a teatro

Ricevo, e volentierissimamente pubblico.

Carissimi amici,
dopo un anno di incontri e lavorazioni,
Storie dal fondo arriva a teatro.
La
Compagnia Teatrale di Arti e Mestieri porta la nostra Pordenone sconosciuta, notturna, esagerata, sballata, ma anche viva e reale sopra un palco di teatro.

La rappresentazione è ispirata al libro, e quindi direttamente o indirettamente parla anche di te, di noi, delle nostre storie, delle cose che abbiamo visto, vissuto o sentito.
Gli attori hanno avuto il coraggio di portare a teatro le storie di una Pordenone e di un Nordest che nessuno vuole più raccontare.

Ti chiedo, se puoi, di aiutarmi nel far girare questo invito. Gli attori lo meritano.
Grazie, spero di vederti sabato 27 giugno alla prima

massimiliano

invito alla serata:

Sabato 27 giugno 2009 ore 21:00
Ex Convento di San Francesco
Via San Francesco
Pordenone

prima teatrale
Storie dal fondo
lettura scenica - regia di Bruna Braidotti
con Claudio Bertolini, Francesca Cataruzza, Malcom Gaiotto, Nikos Goudanakis, Giovanna Marcuzzi, Paola Dalle Molle, Sara Orlando, Tamara Soldà
|

max a teatro

Presto Storie dal fondo, il debutto di Massimiliano Santarossa, diventerà uno spettacolo teatrale. Qui le informazioni.
|

fabio landini

Fabio Landini ha scritto Una cosa che non sai, ch’è un libro che mi è piaciuto tantissimo, e che puoi trovare qui. È una persona molto cordiale e disponibile, e s’è fatto intervistare per inutile: nel #21 l’intervista.
|

non si legge

Eggià, in Puglia non si legge proprio più. Lo dice Aldo Moscatelli sul blog dei Sognatori.
|

eccolo finalmente!

Col rischio di sembrare appartenente a quelle cricche in cui tutti sono amici e si incensano a vicenda per le “incredibili” opere che scrivono, voglio segnalarti l’uscita di Io scrivo, che nonostante la copertina che si è presa un po’ troppe libertà di citazione (tipo, di questa che mi dici?), è il libro che raccoglie i consigli di scrittura di Simone Maria Navarra. Appena posso me lo compro, perché sì, siamo amici, ma Simone è bravo e questo non glielo può togliere nessuno, neanche un post stupido come questo.

Oh! Happy
|

perso in tempo

Sto leggendo Perso in tempo, antologia di racconti a cura di Michele Marcon e Giulio Tellarini. È una di quelle cose che faccio perché quando torno a casa la sera m’invento un altro mestiere e, per pochissime ore ogni giorno, divento redattore di una rivista spettacolare (*), quindi ogni tanto mi arrivano a casa dei libri che normalmente non avrei mai pensato di comperare.

E meno male che mi arrivano, ché ogni tanto si trovano dei libri molto belli: le schifezze vere sono rare, ma non è facile trovare letture di qualità. Quest’antologia per esempio è un caso positivo. Ne ho letto una buona metà e, nonostante un paio di racconti io non li avrei mai pubblicati (de gustibus), altri sono bellissimi:
Noccioline per l’anima di Linda Avolio, Fango tonic di Ludovica Isidori e Latte in polvere di Nicholas Di Valerio sono racconti che andavano pubblicati e per fortuna qualcuno l’ha fatto.

Qui puoi comprare il libro, e qui c’è la sua pagina MySpace.

Michele: il risotto non l’ho ancora mangiato!

(*) questa era una marchetta a
inutile. Happy ^
|

un ragazzo fortunato

Sono un ragazzo fortunato, o SURF, è il romanzo di Marco Montanaro, pubblicato per Lupo Editore. Evvai!
|

ilaria giannini

Di Rien ne va plus mi è piaciuto molto il racconto Estate 1989, di Ilaria Giannini. Oggi lei mi ha detto che presto esce il suo primo romanzo: ne ho prenotata una copia. Happy
|

allegri e disperati

Ho iniziato a leggere l’antologia Allegri e disperati, che contiene i racconti degli amici Fontana e Bariani, e di Marco Missiroli (che è finito su inutile: qui). Il racconto di Giorgio, l’unico che ho letto, è proprio un racconto di Giorgio: bello.
|

per la cronaca

Ho appena comprato La notte che Pinelli, scritto da Adriano Sofri. Anche se temo che me lo leggerò tra un paio di mesi, se va bene.

Pasted Graphic
|

e per dire

Una cosa che non sai, il romanzo di Fabio Landini che ho comprato d’impulso domenica pomeriggio, è davvero bello. Ho superato senza fatica pagina cento, nel giro di un paio d’ore (effettive) di lettura: non mi capita sempre.
|

altrove da me

(Recupero questa mia recensione grazie a questo sito.)

Una volta un libro come questo l’avresti chiamato “romanzo di formazione”. Almeno: una volta io un libro come questo l’avrei chiamato “romanzo di formazione”. Adesso però viviamo in un tempo un po’ così, e romanzo è un termine che sta stretto a molti. Allora, questo libro lo chiamo “tracce di formazione”. Perché a leggerle tutte, le 145 pagine del libro, sembra che ti rimangano addosso queste tracce, queste impressioni. La protagonista del romanzo vive una vita in cui è sostanzialmente sola, in compagnia di una bestia nera che più volte tutti noi affrontiamo, e che chiama Disagio. Persino il cambio di carattere, per segnalare le potenzialità distruttive del Disagio.

Durante il romanzo incontra Saggi un po’ matti e un po’ inesistenti, affronta mutazioni in pesce che impediscono comunicazioni di sorta, telefonate oscene che si spiegano in insoliti finali; noi scopriamo che anche i mobili di una casa hanno un’anima, o almeno: arriviamo a credere che possano averla, e che esistono persone che vanno alla ricerca di meraviglie per la gente che li paga. (Magari incontrarne uno.)

Lo stile di Lucilla è un incastro di ironia nera, nerissima, di quelle che mi fanno impazzire, e lucida follia. Aggruma parole, una dopo l’altra, e costruisce il suo universo oscuro, spietato e assurdo in cui tutto, anche se non ha una spiegazione, funziona lo stesso (improvvisi abbandoni, morti apparenti e altrettanto apparenti ricomparse, e via così ). Varia l’ormai classico tema dell’incomunicabilità tra gli umani, e ci miscela assieme la crescita che ognuno di noi deve fare dall’adolescenza all’età adulta (e i relativi conti col Disagio, o disagio, a seconda delle persone), con qualche tono fiabesco in alcuni punti del libro – pochi, a dir la verità.

Dubito che sia necessario ribadirlo, ma il libro m’è piaciuto parecchio: è strano, t’incolla addosso lo stesso straniamento della protagonista, e il procedere degli eventi è assolutamente imprevedibile. Da leggere, se non altro per rispetto nei confronti di chi l’ha scritto e di chi l’ha pubblicato (o meglio: osato pubblicare). Da segnalare, infine, la splendida copertina di Francesca Santamaria, matita de I Sognatori, qui sicuramente alla sua prova migliore.
|

testamento biologico

Dovessi morire, voglio essere bruciato (cremato, si dice, no?) con questo libro.

copj13.asp
|

ordinaria follia urbana

L’amico Max Santarossa inizia a recuperare i primi racconti pubblicati su varie riviste e quotidiani, e li posta nel blog del suo Space. Odio MySpace, ma questa cosa merita. (Con noi ha pubblicato nel #15 di inutile.)
|

pensiamo ad altro

Per esempio, al fatto che oggi su inutile è stato pubblicato un racconto di Giacomo Buratti, che - sempre oggi - è presente nell’antologia Rien ne va plus. Il racconto è bello, lui è bravo, e gli piace Mr. Wiggles. Cosa chiedere di più?
|

fiesta no, eh

Giuro che appena finisco di leggere Rien ne va plus mi metto a leggere qualcosa di Hemingway. Già volevo farlo: è che mi sono arrivati questi due libri per posta (Rien ne va plus, appunto, e Making Movies, e uno lo devo recensire, ecco). Però appena finisco il libro curato da Enrico, giuro, qualcosa di Hemingway.

Però
Fiesta no, eh. Che l’ho già letto: bellissimo. E neanche Il vecchio e il mare, che m’ha fatto schifo.
|

non vi lascerò orfani, 2

Letto e finito, un bel libro: nessuno si aspetti il romanzo del 2009, anche perché questo non è propriamente un romanzo: è la storia della famiglia di Daria Bignardi, incentrata in particolare sulla madre. Pacata, dolce e precisa anche nel raccontare gli episodi più brutti, mi ha ricordato da vicino l’anno scorso - e forse è per questo che l’ho comprato. Alcune pagine mi hanno fatto anche piangere, in autobus. Mi è piaciuto.
|

non vi lascerò orfani

Ho comprato il libro della Bignardi: è bello.
|

la biblioteca della piscina

Bella recionada, come diciamo qui a Venezia.

Delle due l’una, lo so: (a) non lo finisco, perché è uno di quei libri scritti in modo un po’ autocompiaciuto, che difficilmente mi piacciono davvero; e se non lo finisco allora avrà le ultime - butta lì - venti pagine che sono un capolavoro. (b) lo finisco, e allora le venti-pagine-capolavoro non sono tutte alla fine, ma sparse per il libro, sono appena duecento battute e non ne valeva proprio la pena. Di solito mi succede così.
|

Jack Torrence

Appena pubblicato il libro di John “Jack” Torrance, intitolato All Work And No Play Makes Jack A Dull Boy. Suona familiare? Lo è.

(Via
John Gruber.)
|

un sogno dentro un sogno (due)

Ché sembra che lo facciano apposta, i Sognatori. Sembra (davvero) che si divertano a fare uscire un libro più bello dell’altro, ogni tre mesi circa o giù di lì. Ce ne fossero di più, tra i piccoli editori, che seguono una politica così chiara di prodotto editoriale di qualità. E andiamo fino in fondo: ce ne fossero di più, tra i grandi editori, che seguono una politica così eccetera.

I Sognatori mi mandan via di testa adesso con
Un sogno dentro un sogno (volume secondo), risultato del concorso dallo stesso nome (scaduto il 31 agosto: sì, sei in ritardo). Undici racconti, uno in più rispetto all’antologia di fine 2007, la qualità è allo stesso, altissimo livello. L’anno scorso lo stile era (quasi) uniforme, e i temi vicini tra i diversi racconti; quest’anno si svirgola di più, e la varietà è lampante: dalla fantascienza di Giuseppe Perciabosco (solida fantascienza d’altri tempi: bravo) alla fulminante genialità della paginetta di Sogno e son destro («Io c’ho i sogni mancini» ), dai rimandi di letteratura antica, e fiaba, e un pizzicchino di fantasy di Oltre l’arcobaleno agli scampoli di mondo latino nel racconto di Elisabetta Rossi.

A me sono piaciuti, tantissimo,
Novembre di Francesca Tibo e Per sua divina provvidenza di Ilaria Vajngerl, ma ribadisco: la qualità è altissima, e le cadute di tono quasi non esistono. Poi ci sono i gusti, quelli sì, e allora magari un pezzo potrà piacere meno di un altro: ma non mi sembra sian cose da far notare, queste.

Sembra che i Sognatori si divertano, dicevo: e se si divertono loro, si divertono pure quelli che partecipano. Perché si vede che quando fai un lavoro di qualità, e ci spremi dentro tutta la tua vita (cioè: non ti tiri indietro. Non fingi. Non corri dietro agli altri, ma fai solo il tuo lavoro), qualcosa in cambio arriva. Arrivano undici racconti come piccoli tesori, e la possibilità, la pazienza, e la tenacia di costruire qualcosa che rimane.
|

trilogia della città di k.

Finita la bellissima antologia Un sogno dentro un sogno, vol. 2 (di cui parlerò meglio in serata), ho iniziato la Trilogia della città di K. Alienante, disturbato, bello.
|

l'uomo dei dadi

È possibile affidare la propria vita al caso? Attenzione, non si tratta di mettere in dubbio l’esistenza di Dio, ma di postulare l’esistenza di un Dio assolutamente casuale, arbitrario, a sei facce: Luke Rhinehart mitizza il Dado, il caso, l’assoluta preponderanza di regole, stili di vita, scelte, personalità fluide, a caso. Per rispondere alle nevrosi e all’instabilità della vita moderna, altro che Cynar: bastano due dadi.

L’uomo dei dadi è un libro che mi è piaciuto tantissimo. Combina sarcasmo, parodie, ironia e tantissima faccia tosta nel presentare un mondo assurdamente felice, libero da costrizioni e gabbie: se non quelle imposte dalla casualità. Da leggere.
|

me l'ero perso

Giuro, me l’ero perso. Avevo perso un po’ di vista il buon Simone Maria Navarra, che prima faceva questo e adesso fa questo, entrambi blog più che godibili: sono blog belli e basta. E mi ero perso il fatto che il suo ultimo lavoro adesso è liberamente scaricabile come ebook: si tratta del Gatto che cadde dal sole, e lo puoi trovare qui (qui una versione ottimizzata per lettori di ebook).

Già se uno mi parla di gatti mi trova attento e partecipe; in più se il libro è bello sono in prima linea. Ho letto tutto il primo capitolo (dieci cartelle o giù di lì ), e voglio continuare. Una recensione vera appena finito.

Aggiornamento al volo: Simone è anche uno zio tenerissimo!
|

processo agli scorpioni

Sempre di corsa segnalo che venerdì scorso (esattamente una settimana fa), sul treno che mi portava a Torino, in un’oretta circa, ho letto Processo agli Scorpioni di Jasmina Tesanovic. Un libro fortissimo, durissimo e importante, corollario ideale alla Guerra in casa di Luca Rastello (che in effetti firma la prefazione). Il mio spassionato consiglio è di comprarlo, perch’è un libro davvero importante ed è importante leggerlo.
|

di corsa

Un po’ di fretta per troppi motivi, intanto segnalo che la seconda antologia dei Sognatori ha i primi due racconti molto belli. Il resto, appena lo leggo. (Sto leggendo anche L’uomo dei dadi, sono più che a metà, e devo dire che è molto strano, e divertente.)
|

un sogno dentro un sogno/2

Eccola! È uscita! È l’antologia Un sogno dentro un sogno degli amici Sognatori! Non vedo l’ora di leggerla!

sogno
|

nella stanza

La presentazione di Daniela Morandini all’ultima opera dell’amico Conny Stockhausen, su Zapping di mercoledì 12 novembre: qui su YouTube.
|

letti di recente

Dopo Livello di guardia di Balasso, che mi è piaciuto assai e di cui ho parlato velocemente qui e qui, mi sono pappato la piccolissima raccolta Il nuotatore di Cheever (carino), una raccolta di racconti di Vian intitolata Il lupo mannaro (e c’è un racconto incredibile, sul quale spero di fare un pezzo: perché se lo merita tutto), il Novalis del buon Fontana, e adesso ho iniziato Storytelling di Christian Salmon. Promette molto bene (o male: qui Wu Ming 2).

  • Update: Il primo link al libro di Balasso non funziona: prova questo, anche se non porta al catalogo Mondadori.
|

novalis, il libro

Piove troppo per poter dormire subito, e poi ieri notte ho tirato le cinque assieme a qualche altro milione di persone, quindi posso anche andare a letto all’una, oggi. Piove troppo, adesso, a Mestre: ché si sfoga dello scirocco che ci ha sudati oggi pomeriggio, e nei giorni scorsi. Scirocco di quelli duri, da Venezia-d’agosto-in-piena-fondamenta-spianata-al-sole, anche se magari con qualche grado in meno. Una di quelle fondamenta, magari verso Fondamente Nove, o Viale Garibaldi, o ancora più in là, spostati agli estremi confini a est: il Lido. D’inverno. Peggio che il centro di una città d’estate.

A momenti neanche so più perché, ma comunque: piove troppo per andare a dormire senza aver detto che
Novalis, di Giorgio Fontana, è un bel libro. Di quelli che si fanno leggere, t’incollano, roba che alle quattro del mattino devi sapere come va avanti. Possibilmente, alle quattro del mattino devi finirlo. Un po’ perché il giorno dopo devi andare al lavoro, e magari coi soldi che guadagni comprare anche l’altro libro di Giorgio, ma soprattutto perché senti un nodo alla gola, di quelli da mancanza, di quelli da prurito sottocutaneo, di quelli che ti giri continuamente su un fianco senza addormentarti e il gatto ti guarda e pensa, al solito: mona.

Novalis parla d’abbandoni. Solitudini, ricerche, deviazioni dalla retta via. A ben guardare, in Novalis non c’è una retta via. Non c’è niente. C’è solo la periferia. C’è un po’ d’estate di grande periferia italiana, che io mi immagino sia Milano ma solo perché per una storia così i posti che conosco mancano di carattere. Non c’è abbastanza disperazione nei posti che conosco. È come se in quella fondamenta-spianata-al-sole improvvisamente il cielo, in piena estate, sputasse fuori catrame. Il cielo, catrame. Non è storia da cittadine immacolate nella propria memoria, quella di Novalis. Ha bisogno di strade, automobili che sputano gli ultimi cavalli motore, alberi d’un bosco abbandonato come i casolari ai bordi dell’autostrada. Autogrill lungo una strada che porta all’annientamento. Pompini in mezzo al nulla, tensione da stemperare con l’abisso.

L’abisso, ecco: è l’abisso il protagonista di
Novalis: ai margini dell’abisso sfilano i personaggi. Chi più in alto, magari verso la salvezza - salvezza? - chi nei gironi più bassi. C’è qualcuno che sta anche oltre al fondo dell’abisso: roba di lusso.

Novalis è un libro che va letto. È un libro che ti porterà nella città verso la quale s’avvicina il personaggio della copertina: vietato svelarti che cosa succede in quella città. Anche se i segreti vanno rivelati, io non lo farò: a te entrare nel Gruppo Novalis, nella sua musica e nella sua arte oltre qualsiasi concezione dell’arte.

(Interessasse:
questo è il sito di Giorgio.)
|

e intanto è morto Michael Crichton

A 66 anni, sfinito dal cancro. Ciao Michael: Sfera me lo ricordo ancora.

{via
Ansa}
|