quel doloroso assolutismo giovanile

Giovedì sera ho portato Rita a vedere New Moon. Quando siamo usciti le ho chiesto scusa per avercela portata, il che già dice quanto mi sia piaciuto il film.

Il problema è che il film, ad un certo livello, funziona benissimo. E quel livello è: quanto cazzo ho sofferto, io,
io, quando avevo quindici, sedici, diciassette, diciotto anni? Quanto cazzo abbiam sofferto, tutti quanti, a quell’età lì? Non so se te lo ricordi, quel periodo che con termine francese oserei chiamare “di merda”, in cui lei che ti faceva impazzire ti cagava solo se era il 29 febbraio, oppure in cui certi gesti di certi amici ti mandavano nei casini (gelosie idiote, accettazioni al limite del ridicolo, eccetera). Piano piano te li lasci alle spalle, quei momenti lì, perché cresci: ma mica è facile attraversarli.

E c’è sempre il capitolo dei dolori di cuore, bellissimi, maledetti, non voglio mica tornarci in mezzo. Lì a sedici anni, quando se dicevi “ti amo” era assoluto, per sempre, ed eri convinto pure di sapere che cosa significasse,
per sempre. Per sem-pre, sì, lo dico e lo voglio dire, ci credo veramente, ci credo. Sì. Bella che piange e grida la notte perché le manca il suo amato Edward, il vampiro più inesistente della storia della mia cinematografia - anche perché in tutto il film si può dire che non c’è. Quelle scene lì, quel dolore lì: New Moon è un film pienamente riuscito.
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dubbi cinematografici

Premesso che è da una vita che non vado al cinema, non so se andare a vedere Parnassus, L’uomo che fissava le pecore o cercarmi nei titoli di coda di New Moon. Mah...

(PS:
500 Days Of Summer in italiano diventa 500 giorni insieme. E da Summer hanno trasformato il nome di lei in “Sole”.)
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