la cura

Questi qua sono amici miei (soprattutto quello della foto!). Peccato che il regista si chiami Edoardo Fainello, no “Leonardo”. E l’articolo è scritto coi piedi.
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scorpacciata

Ieri sera sono passato da Blockbuster e ho noleggiato quattro film: X-Men Origins: Wolverine (se ne può fare a meno), Sky Crawler (film molto interessante, lunghissimo e pesante come molti film con risvolti psicologici non da poco, ma bello), Paul Blart Mall Cop (strepitoso, quasi bello come Hot Fuzz), Questioni di cuore (c’è poco da fare, Kim Rossi Stuart è davvero bravo).

Tre ieri sera,
Sky Crawler stamattina. Ahia, che mal di testa.
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quel doloroso assolutismo giovanile

Giovedì sera ho portato Rita a vedere New Moon. Quando siamo usciti le ho chiesto scusa per avercela portata, il che già dice quanto mi sia piaciuto il film.

Il problema è che il film, ad un certo livello, funziona benissimo. E quel livello è: quanto cazzo ho sofferto, io,
io, quando avevo quindici, sedici, diciassette, diciotto anni? Quanto cazzo abbiam sofferto, tutti quanti, a quell’età lì? Non so se te lo ricordi, quel periodo che con termine francese oserei chiamare “di merda”, in cui lei che ti faceva impazzire ti cagava solo se era il 29 febbraio, oppure in cui certi gesti di certi amici ti mandavano nei casini (gelosie idiote, accettazioni al limite del ridicolo, eccetera). Piano piano te li lasci alle spalle, quei momenti lì, perché cresci: ma mica è facile attraversarli.

E c’è sempre il capitolo dei dolori di cuore, bellissimi, maledetti, non voglio mica tornarci in mezzo. Lì a sedici anni, quando se dicevi “ti amo” era assoluto, per sempre, ed eri convinto pure di sapere che cosa significasse,
per sempre. Per sem-pre, sì, lo dico e lo voglio dire, ci credo veramente, ci credo. Sì. Bella che piange e grida la notte perché le manca il suo amato Edward, il vampiro più inesistente della storia della mia cinematografia - anche perché in tutto il film si può dire che non c’è. Quelle scene lì, quel dolore lì: New Moon è un film pienamente riuscito.
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give peace a web

internte_for_peace_logo

Io ci credo, e ho già firmato.
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bohemian muppets

I Muppets rifanno Bohemian Rapsodhy, una della canzoni più importanti del secolo scorso. Geniali, poco altro da dire.

(Ma
il video fatto dalla Royal Navy l’avevi visto?)
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consuntivo d'assalto

È che vieni travolto dal resto della tua vita: dal lavoro che comunque lunedì ti porta in ufficio a pensare ad altro (e devi pensare ad altro, sennò la porta è quella e tanti saluti), dalla morosa, dalle tante piccole banalità di casa (quotidiane, proprio: la bolletta, ma perché è così alta?, il gatto, hai comprato le scatolette o gli facciamo fare dieta?, maledetto internet, adesso chiamo Telecom e gli faccio un cazziatone). Sennò queste righe le avrei scritte molti giorni fa.

{
continua a leggere}
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pasciuto pasciuto

Se ti vuoi fare un’idea di com’è stato al Candiani, qui trovi le foto (ne mancano un paio). Se ti vuoi fare un’idea di com’è stato a Cuneo, tenendo conto che quando è stato ufficiale non c’era nessuno, e che il bello è venuto dopo, qui trovi le foto. (Questa mia è molto carina, però.)

Da notare che
a Cuneo ero molto più grasso che non al Candiani Laugh
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emmaus

C’è da fare una premessa, perché poi sennò qualcuno mi viene a svangare la minchia: a me Baricco piace. Piace quando fa lo scrittore, piace quando fa l’intellettuale, piace quando si mette a fare il divulgatore e ti riassume un’opera gigantesca in tre parole (peccato poi che quelle tre parole poi ti rimangono, e non è forse un bene?). A parte Senza sangue, che non m’è piaciuto per niente, e Castelli di rabbia, che non son riuscito a finire, i suoi libri mi son piaciuti tanto. Oceano mare è uno dei libri più belli che io abbia mai letto. I barbari: saggio sulla mutazione lo rileggo ogni anno da che è uscito.

Fatta questa doverosa premessa, ecco che dire che
Emmaus mi è piaciuto moltissimo non desta chissà quale meraviglia. Mi è piaciuto moltissimo per diversi motivi: perché è imperfetto, in certi punti, come se su certi passaggi che alla lettura non risultano chiarissimi non ci avesse dedicato troppo tempo. Il che fa strano, da parte di uno come lui fa strano. E magari è un errore mio, di lettura mia (l’ho letto ieri in treno, ed effettivamente ero un po’ addormentato, confesso). E poi racconta con precisione quasi sadica la realtà vista dagli occhi di un cattolico. Non un cattolico fanatico, e per fanatico intendo: coloro che di noi non-battezzati pensano «poverini» (ne ho incontrati). Il cattolico impegnato, quello che ci crede veramente, e che quando metti un attimo in crisi alza gli occhi al cielo chiedendo che dio gli dia una risposta. Di quella gente lì pure ce n’è parecchia, e pure ne ho conosciuti: e Baricco li racconta, nel loro mondo tranquillo, dove tutto è fatto per l’edificazione del Regno, come se la vita attuale fosse qualcosa di pallido, un regno in minore. Dove non c’è bisogno di investire energie per costruire qualcosa per l’adesso, ma solo per il Regno. Baciabanchi, loro malgrado: come se non esistesse nient’altro di valore, al di fuori della chiesa o della Chiesa. Dove la malattia di qualcuno è una “croce” che dio ha affidato, dove non si può dare scandalo. Dove la borghesia e il mondo dei non credenti viene visto con sospetto, curiosità scientifica, e dove però una volta entrati non si esce mica più integri.

E poi m’è piaciuto perché ci ho letto la mia vita di quindicenne, sedicenne, quell’età là. Non ero cattolico, né frequentavo cattolici praticanti, all’epoca, eh: mettiamolo subito in chiaro. Ma in quarta di copertina c’è l’incipit, che dice «Abbiamo tutti sedici, diciassette anni - ma senza saperlo veramente, è l’unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato». Nel libro i quattro protagonisti iniziano a sedici anni, chiudono un po’ dopo i diciotto (forse anche diciannove). In mezzo, ne succedono davvero di tutti i colori. Ovviamente a noi non sono successe proprio quelle cose: ma un suicidio ce l’abbiamo avuto anche noi, e anche alcuni dei nostri non li abbiamo più trovati, spinti in direzioni contrarie, opposte, o anche solo diverse dalle nostre. Certe cose del libro hanno rispecchiato le cose mie, e questo è indice d’un grande libro, secondo me: perché quando parla di una storia ch’è anche la tua, allora durerà. Almeno per te stesso. E infatti: a me
Emmaus è piaciuto molto. A te?

(E invece: della raccolta di racconti di Elena Varvello,
L’economia delle cose, salvo solo gli ultimi due, ma con fatica. Ne parlo qui perché la Varvello tra le altre cose insegna alla Holden, quindi una qualche relazione ci sarà.)
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la fine del mondo

Tornavo a casa per mangiare qualcosa prima di partire a Trento, e in Piazza Ferretto a Mestre ho sentito i discorsi di due coppie, che camminavano nella mia direzione, ma un po’ più indietro da me. Parlavano del 2012, della fine del mondo, e del discorso di Obama del 27 novembre, quello in cui rivelerà qualcosa di fondamentale, probabilmente l’esistenza degli Ufo.

Ora, a questi quattro signori vorrei dire: ma davvero non avete alcun tipo di preoccupazione? Davvero non c’è nient’altro di cui volete parlare, quando vi trovate? Non avete letto un bel libro ultimamente, qualcosa che vi tenga impegnati a parlarne per qualche ventina di minuti? Nessun aneddoto divertente, tipo lo spreco di tempo dedicato
al calendario Pirelli, per esempio, che è abbastanza importante da avere tappeto rosso, party e finire sui tg nazionali: ma almeno son belle gnocche, altro che stronzate fataliste. Trovatevi un altro lavoro, cambiate compagno, fate sport, leggete: ma smettetela di credere a queste palle. Vi portano via troppa energia, che potreste utilizzare in qualcosa di migliore. (A meno che non siate scrittori di fantascienza: in quel caso, insistete pure.)

Questo post vale anche per i miei molti amici che ci cascano con tutte le scarpe. E al primo che mi dice: ma se fosse vero? Se fosse vero, lo scoprirei comunque. E quindi preferisco spendere i miei “ultimi” anni facendo qualcosa che mi faccia migliorare come essere umano. Sai, nell’eventualità che il
21 dicembre 2012 (e non 31 dicembre, cretina con gli stivali a punta e troppo fard addosso che camminavi in Piazza!) il mondo non smetta...
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tre piccole segnalazioni

Ma li leggi i raccontini del grandissimo Marco Montanaro sul nuovo Malesangue?

Ma hai visto ch’è uscito
Un sogno dentro un sogno, vol. 3?

Ma li hai letti i due articoli di
Glauco sulla fantascienza (quello che prende spunto da 2012 e quello che parla di District9)?
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dubbi cinematografici

Premesso che è da una vita che non vado al cinema, non so se andare a vedere Parnassus, L’uomo che fissava le pecore o cercarmi nei titoli di coda di New Moon. Mah...

(PS:
500 Days Of Summer in italiano diventa 500 giorni insieme. E da Summer hanno trasformato il nome di lei in “Sole”.)
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luca gallo

Come mi fa notare Enrico, qui avevo scritto che lunedì avrei pranzato con Luca Gallo: ma lui aveva degli impegni personali e non ce l’abbiamo fatta. Chiedo scusa a Luca e a tutti i miei due o tre lettori. Happy
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eravamo tutti punk

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guardandosi in faccia

Tra Cavallermaggiore e Racconigi non si vede niente, alle undici e qualcosa di sera. Fuori fa un bel freddo, diverso da quello umido e adesivo della Laguna. Di là dal corridoio del treno ci sono Ale, Nando, la bionda Alice. Davanti a me una ragazza che era rimasta incastrata con un ritardo di Trenitalia, come noi, ché il treno che veniva da Ventimiglia era in ritardo e per tornare a Torino ci son sballati gli orari, e allora le abbiamo regalato una copia di inutile. Abbiamo regalato tantissime copie di inutile, oggi, e spille: seguendo il listino, abbiamo perso grossomodo una trentina di euro.

Siamo stati a Cuneo, per
Scrittori in città, ma questo lo sapevi. Io sono stato ospitato da Laura, che ha una bellissima casa in quel di Bra (che buona la salsiccia di Bra, vaccamignotta, e che dolci i genitori di Laura!), mentre i miei fedeli pard sono stati ospiti delle ragazze di Artigrafie. Le ragazze e i ragazzi di Artigrafie sono simpatici, e ormai mi sento d’aver adottato Edoardo: ma dubito che Edoardo voglia farsi adottare da me. Poi c’erano gli amici di Colla, e ho conosciuto il misterioso terzo uomo della redazione, Stefano: che va in giro come andavo in giro io qualche tempo fa quando facevo le presentazioni: bravo guaglione. Poi c’era Peppe Fiore, che è stato davvero mitico e ci ha creduto davvero. Peccato che l’evento cui partecipassimo fosse segnato nel programma ufficiale come alle 17, e invece era alle 15: c’erano, oltre noi, due simpatici vecchietti. Punto. Dopo un’oretta non aveva più senso continuare, e abbiamo staccato.

Ma alle cinque la gente ha incominciato a farsi vedere, e a parte uno che è arrivato, ci ha parlato, ha capito quel ch’era successo e se n’è andato, scandendo ogni fase con un sonoro “cazzo”, abbiamo radunato sei o sette persone e abbiam rifatto l’evento, seduti tutti intorno a un paio di tavolini rotondi, col beneplacito dei gestori degli Ex Lavatoi (davvero un bel posto, complimenti). È stato davvero bello, coinvolgente, e le persone sembravano interessate, e ci son stati scambi molto carini. M’ha dato più di quasi ogni altra cosa che abbiamo organizzato o cui abbiamo partecipato (a parte
le cento persone al Candiani, ma quella è una questione proprio quantitativa, l’adrenalina di averne davvero tanti di fronte). M’ha dato di più perché c’erano meno persone, ma eravamo tutti vicini, era uno scambio incredibilmente diretto e sincero: ci si guardava in faccia e ci si capiva, ci si confrontava. Peccato che i ragazzi di Colla o Peppe fossero già andati via, perché è stato un colpo di scena non da poco.

E adesso torniamo a Torino. Laura parte per qualche settimana per qualche posto in Europa dove si parla francese. Io domani dovrei pranzare con Luca Gallo (leggiti il suo
Come l’insalata sotto la neve, dai, ch’è meraviglioso), poi a sera c’è la presentazione del nuovo libro di mio zio Claudio, alle 21 al Circolo della stampa di Torino, poi martedì si torna a Venezia. Con la sensazione continua che qui le cose, per quelli che fanno questo mestiere, siano completamente diverse.
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tanto per chiarire

Il fatto che ci sia ancora il libro di Peppe Fiore qui a destra non vuol dire che lo sto leggendo. Anzi: non sto leggendo niente, in ‘sti giorni. Che brutto.

A latere: Peppe Fiore domenica alle 15 coordina questa cosa
qui. E noi ci saremo.

ScrittoriInCitta
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stanchezza

Ma non devi credere che questo abbia cambiato la mia vita
è una cosa piccola, di ieri, che domani è già finita...
Son sempre qui, a vivermi addosso: ho dai miei giorni quanto basta,
ho dalla gloria quel che posso, cioè qualcosa che andrà presto quasi come i soldi in tasca

(da
qui, da notare quello che succede dietro di lui)
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grazie

Grazie a Sergio Frigo, a Marco Garbin, a Stefano Patron, ad Alessandra Trevisan, a Nicolò Porcelluzzi, a Leonardo Nadali, la professoressa Bonato e lo Spritz Letterario, a Ilaria Vajngerl e Marco e i suoi genitori, Viviana Capurso, Michele Marcon, Lisa Pietrobon (e i suoi Suonastorie tutti), a Elisabetta Da Lio, a Leonardo Azzolini, a Lorenzo Piasenti, a Rita Moreschini, a Ferdinando Guadalupi, ad Alessandro Romeo (che non c’era ma è come se ci fosse sempre), alla mia dolce mammina che s’è portata le sue dolci amiche, che si son divertite tutte, a Gabriele Colombo ch’è venuto da Milano per trovarmi (nella giornata in cui ho potuto stare con lui pochissimo, ma ha capito, e lo ringrazio anche per questo), a Francesca Iachini, Aurora Weber, Matteo Cortelletti, a Tomas & Katia che son venuti anche loro ed ero felicissimo per questo, a Martina Cappelleso, alle cento persone che avevamo davanti e a quelle che sono andate via quando abbiamo iniziato le letture (peccato: non sapete quello che avete perso), alle persone che mi hanno fermato per dirmi che gli è piaciuto l’ambaradan e chiedermi se noi di inutile ne facciamo altre, di cose così (sempre, signora mia, sempre). A Elisa Sottana, la mia segretaria, che non ha neanche diciannove anni ed è già brava, e senza la quale non sarebbe successo tutto questo, non così.

A Massimiliano Santarossa, che c’ha creduto.

Alla Dolcissima, che mi accompagna sempre.

Al letto che mi ha accolto ieri notte, perché ne avevo bisogno (e in realtà ne avrei ancora, ma vabbè...).

Grazie.
MS
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birretta

Una serata con Paolo, a bere una birretta e parlare, vale più di mille stanchezze e sonno arretrato.
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mi si nota di più se non ci sono?

Finché c’è gente come Luca Sofri che commenta la questione sul “crocifisso in aula sì o no?” dicendo:

ma a che serve esporlo nelle aule delle scuole, quando poi uscite da quelle scuole e cosa ne avete imparato? Le crociate, non le ha inventate lui. Lui avrebbe obbedito alla direttiva europea.

Ecco, io credo che se c’è ancora gente che (giustamente) dice: Lui avrebbe obbedito alla direttiva europea, ecco, c’è ancora speranza per il mondo.
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gioventù d’asfalto, gioventù d’assalto

sabato 7 novembre 2009, h.17 c/o Centro Culturale Candiani, Mestre
GIOVENTÙ D’ASFALTO GIOVENTÙ D’ASSALTO

Massimiliano Santarossa viene dalla periferia furlana e da lì vengono anche le sue storie. Leggerle è un po’ come sedersi e ascoltare il cugino grande che ti racconta delle cose che ha visto. Massimiliano ti prende e ti racconta le storie che ha visto dal fondo dell’osteria di paese, degli amici che c’erano e son partiti, coscienti di partire o incoscienti di fronte al mondo. Ti siedi con lui al fondo dell’osteria e arrivi al fondo del bicchiere che ti sembra di capirla un po’ di più, quella cosa che chiami “quotidiano”. Quella cosa che si disgrega attorno all’osteria, all’interno dell’osteria.

Sabato 7 novembre 2009, al Centro Culturale Candiani di Mestre, si terrà la presentazione di Gioventù d’asfalto, il secondo libro di Massimiliano Santarossa (edito da Biblioteca dell’Immagine). Con Storie dal fondo (2007), Massimiliano si è distinto come una delle voci più sincere e originali delle nostre terre. Con lui attraverseremo il Nordest dei suoi racconti e dei nostri giorni per capire chi sono i giovani che lo vivono, e dove li ha portati crescere in una gioventù d’asfalto che sembra aver perduto ogni punto di riferimento. Sono davvero tutti persi dentro a un monitor, a parlarsi in chat? O, una volta di più, è stupido ragionare per categorie, slogan? Con l’intervento di persone che gravitano attorno al mondo della cultura nelle periferie dell’impero guarderemo a questa realtà cercando di costruire qualcosa. Al termine del dibattito, verrà presentata un’ora di letture di giovani esordienti del Nordest: Viviana Capurso, Ilaria Vajngerl, Michele Marcon e i ragazzi dello Spritz Letterario leggeranno un racconto. Lisa e i Suonastorie chiuderanno, in musica, la serata.

Gioventù d’asfalto »
dibattito con Massimiliano Santarossa, Marco Garbin, Stefano Patron, Alessandra Trevisan, i ragazzi dello Spritz Letterario, Matteo Scandolin
Gioventù d’assalto »
letture di Viviana Capurso, Michele Marcon, Ilaria Vajngerl, Massimiliano Santarossa; musiche di Lisa e i Suonastorie

scarica il programma »
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di pioggia, di scuri, black-out e altre cose

Piove a dirotto, e siccome sono sfigato: giusto oggi han portato via gli scuri da casa mia, ché erano ormai marciti e cadevano a pezzi. Adesso non c’è più niente a fermare l’acqua, e ho delle belle infiltrazioni sotto le finestre, su un lato della casa.

E visto che c’eravamo, per qualche secondo è partita la luce. Dico, boh, forse abbiam caricato troppo, ma in realtà la luce è tornata da sola. Poi mi chiama la Dolcissima, e vien fuori che a Marcon la luce è andata via per un’oretta. Su internet ancora non ho trovato nulla.

Nel frattempo
ieri è morta la Merini. Della Merini io mi ricordo una bellissima canzone di Vecchioni, patetica come (quasi) tutte le canzoni di Vecchioni, intitolata Canzone per Alda Merini. (È proprio vero, come dice Springsteen: We learned more from a three-minute record than we ever learned in school.) Era una canzone molto dolce, e qui trovi un video accompagnato da immagini che preferisco non commentare. Però la canzone merita di essere ascoltata, se Vecchioni non ti risulta stucchevole, stufevole, gnafaccioaltro. Della Merini per la sua opera, lo confesso, non ricordo nulla: sarà che non ho letto nulla.

Io nel frattempo mi perdo nella splendida voce di
Neko Case, scopro (con i miei decenni canonici di ritardo) che il primissimo disco di Sinead O’Connor (che poi fa degli sguardi allucinati come quello qui sotto) è strepitoso. Ah, e i Massive Attack mi piacciono un casino: almeno quelli di Mezzanine (ma questo da che avevo quindici sedici anni) e pure quelli di 100th Window. (*)

lookup

Nel frattempo un amico caro e di vecchia data vuole riprendere a disegnare e mi ha chiesto di scrivergli una sceneggiatura. Breve, anche ‘na cazzata, ma mi sento terribilmente inadeguato. (Ovviamente, gli ho risposto di sì.) Non vorrei illuderti, qui si parla di produzioni strettamente private, che probabilmente non usciranno dai nostri salotti, no di roba da pubblicare. Winking

MilanoRomaTrani chiude l’account su Facebook, ché non serve a niente. Secondo me non è vero, ma non importa, ognuno gestisce la sua vita digitale come meglio crede. (E io, per dire, non ho un account Facebook: o meglio, ce l’ho, ma l’ho fatto per la prima volta nel 2006, quando ancora la gente normale non rompeva il cazzo con «Ah ma tanto ti trovo su Facebook!», e da allora non l’ho mai usato.) Però intanto pubblica un pezzo strepitoso del grande Buratti (classe 1988), e uno a firma di Enrico per la ricorrenza della morte di Pasolini. Detta così fa schifo, ma il suo pezzo no.

Intanto continuano ad arrivare incredibili mail di spam.

E dopo che Ale ha conosciuto
mio cugino, se lo ritrova in radio (a Condor, martedì 27 ottobre) e in concerto in piazza Castello a Torino. Serendipità, botte di culo, la mia famiglia ch’è peggio d’una mafia: fai un po’ te.

Ah, e miracolo dei miracoli: sarà la pioggia, sarà che ho aggiornato la mia libreria musicale comprendendo un sacco di cose degli anni ‘80-‘90-‘00, ma abbiamo già pronto il nuovo numero di inutile, il
27. No, quel link non porta da nessuna parte: non ancora. Aspetta metà novembre.

E intanto, ci vediamo il 7 novembrea al Candiani. Vedi il prossimo post.

(*) Mi ha fatto notare Ale che Mezzanine è del 1998, e dire che mi piace da quindici anni significherebbe dire che è uscito nel 1994. In realtà m’è partito un verbo, e mi son dato un anno di meno. Ma credo di aver corretto adeguatamente.
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fox confessor brings the flood

Neko Case è la cantante dei New Pornographer, e secondo me ha una voce incredibile. E il suo Fox Confessor Brings The Flood, la madonna che disco.
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malesangue cambia

Da oggi bisogna considerare questo Malesangue qui.
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