nov 2009
la cura
30/11/09 19:47 Archiviato in: mestiere
Questi qua sono amici miei
(soprattutto quello della foto!). Peccato che il
regista si chiami Edoardo
Fainello,
no “Leonardo”. E l’articolo è scritto coi
piedi.
|
scorpacciata
29/11/09 16:26 Archiviato in: film
Ieri sera
sono passato da Blockbuster e ho noleggiato quattro
film: X-Men Origins:
Wolverine (se ne può fare a
meno), Sky Crawler (film molto
interessante, lunghissimo e pesante come molti
film con risvolti psicologici non da poco, ma
bello), Paul Blart Mall Cop
(strepitoso, quasi
bello come Hot
Fuzz), Questioni di cuore
(c’è poco
da fare, Kim Rossi Stuart è davvero
bravo).
Tre ieri sera, Sky Crawler stamattina. Ahia, che mal di testa.
Tre ieri sera, Sky Crawler stamattina. Ahia, che mal di testa.
quel doloroso assolutismo giovanile
29/11/09 16:12 Archiviato in: cine
Giovedì sera
ho portato Rita a vedere New Moon. Quando siamo usciti
le ho chiesto scusa per avercela portata, il che
già dice quanto mi sia piaciuto il film.
Il problema è che il film, ad un certo livello, funziona benissimo. E quel livello è: quanto cazzo ho sofferto, io, io, quando avevo quindici, sedici, diciassette, diciotto anni? Quanto cazzo abbiam sofferto, tutti quanti, a quell’età lì? Non so se te lo ricordi, quel periodo che con termine francese oserei chiamare “di merda”, in cui lei che ti faceva impazzire ti cagava solo se era il 29 febbraio, oppure in cui certi gesti di certi amici ti mandavano nei casini (gelosie idiote, accettazioni al limite del ridicolo, eccetera). Piano piano te li lasci alle spalle, quei momenti lì, perché cresci: ma mica è facile attraversarli.
E c’è sempre il capitolo dei dolori di cuore, bellissimi, maledetti, non voglio mica tornarci in mezzo. Lì a sedici anni, quando se dicevi “ti amo” era assoluto, per sempre, ed eri convinto pure di sapere che cosa significasse, per sempre. Per sem-pre, sì, lo dico e lo voglio dire, ci credo veramente, ci credo. Sì. Bella che piange e grida la notte perché le manca il suo amato Edward, il vampiro più inesistente della storia della mia cinematografia - anche perché in tutto il film si può dire che non c’è. Quelle scene lì, quel dolore lì: New Moon è un film pienamente riuscito.
Il problema è che il film, ad un certo livello, funziona benissimo. E quel livello è: quanto cazzo ho sofferto, io, io, quando avevo quindici, sedici, diciassette, diciotto anni? Quanto cazzo abbiam sofferto, tutti quanti, a quell’età lì? Non so se te lo ricordi, quel periodo che con termine francese oserei chiamare “di merda”, in cui lei che ti faceva impazzire ti cagava solo se era il 29 febbraio, oppure in cui certi gesti di certi amici ti mandavano nei casini (gelosie idiote, accettazioni al limite del ridicolo, eccetera). Piano piano te li lasci alle spalle, quei momenti lì, perché cresci: ma mica è facile attraversarli.
E c’è sempre il capitolo dei dolori di cuore, bellissimi, maledetti, non voglio mica tornarci in mezzo. Lì a sedici anni, quando se dicevi “ti amo” era assoluto, per sempre, ed eri convinto pure di sapere che cosa significasse, per sempre. Per sem-pre, sì, lo dico e lo voglio dire, ci credo veramente, ci credo. Sì. Bella che piange e grida la notte perché le manca il suo amato Edward, il vampiro più inesistente della storia della mia cinematografia - anche perché in tutto il film si può dire che non c’è. Quelle scene lì, quel dolore lì: New Moon è un film pienamente riuscito.
bohemian muppets
28/11/09 12:34 Archiviato in: video
I Muppets rifanno
Bohemian
Rapsodhy, una della canzoni
più importanti del secolo scorso. Geniali, poco
altro da dire.
(Ma il video fatto dalla Royal Navy l’avevi visto?)
(Ma il video fatto dalla Royal Navy l’avevi visto?)
consuntivo d'assalto
25/11/09 22:32 Archiviato in: inutile
È che vieni
travolto dal resto della tua vita: dal lavoro che
comunque lunedì ti porta in ufficio a pensare ad
altro (e devi pensare ad altro, sennò la porta è
quella e tanti saluti), dalla morosa, dalle tante
piccole banalità di casa (quotidiane, proprio: la
bolletta, ma perché è così alta?, il gatto, hai
comprato le scatolette o gli facciamo fare dieta?,
maledetto internet, adesso chiamo Telecom e gli
faccio un cazziatone). Sennò queste righe le avrei
scritte molti giorni fa.
{continua a leggere}
{continua a leggere}
pasciuto pasciuto
25/11/09 22:05 Archiviato in: inutile
Se ti vuoi
fare un’idea di com’è stato al Candiani, qui trovi le foto (ne
mancano un paio). Se ti vuoi fare un’idea di com’è
stato a Cuneo, tenendo conto che
quando è stato ufficiale non c’era nessuno, e che
il bello è venuto dopo, qui trovi le foto.
(Questa mia è molto carina, però.)
Da notare che a Cuneo ero molto più grasso che non al Candiani
Da notare che a Cuneo ero molto più grasso che non al Candiani
emmaus
22/11/09 19:46 Archiviato in: recensione
C’è da fare
una premessa, perché poi sennò qualcuno mi viene a
svangare la minchia: a me Baricco piace. Piace quando fa
lo scrittore, piace quando fa l’intellettuale,
piace quando si mette a fare il divulgatore e ti
riassume un’opera gigantesca in tre parole
(peccato poi che quelle tre parole poi ti
rimangono, e non è forse un bene?). A parte
Senza sangue, che non m’è piaciuto
per niente, e Castelli di
rabbia, che non son riuscito
a finire, i suoi libri mi son piaciuti
tanto. Oceano mare è uno dei libri più
belli che io abbia mai letto. I barbari: saggio sulla
mutazione lo rileggo ogni anno
da che è uscito.
Fatta questa doverosa premessa, ecco che dire che Emmaus mi è piaciuto moltissimo non desta chissà quale meraviglia. Mi è piaciuto moltissimo per diversi motivi: perché è imperfetto, in certi punti, come se su certi passaggi che alla lettura non risultano chiarissimi non ci avesse dedicato troppo tempo. Il che fa strano, da parte di uno come lui fa strano. E magari è un errore mio, di lettura mia (l’ho letto ieri in treno, ed effettivamente ero un po’ addormentato, confesso). E poi racconta con precisione quasi sadica la realtà vista dagli occhi di un cattolico. Non un cattolico fanatico, e per fanatico intendo: coloro che di noi non-battezzati pensano «poverini» (ne ho incontrati). Il cattolico impegnato, quello che ci crede veramente, e che quando metti un attimo in crisi alza gli occhi al cielo chiedendo che dio gli dia una risposta. Di quella gente lì pure ce n’è parecchia, e pure ne ho conosciuti: e Baricco li racconta, nel loro mondo tranquillo, dove tutto è fatto per l’edificazione del Regno, come se la vita attuale fosse qualcosa di pallido, un regno in minore. Dove non c’è bisogno di investire energie per costruire qualcosa per l’adesso, ma solo per il Regno. Baciabanchi, loro malgrado: come se non esistesse nient’altro di valore, al di fuori della chiesa o della Chiesa. Dove la malattia di qualcuno è una “croce” che dio ha affidato, dove non si può dare scandalo. Dove la borghesia e il mondo dei non credenti viene visto con sospetto, curiosità scientifica, e dove però una volta entrati non si esce mica più integri.
E poi m’è piaciuto perché ci ho letto la mia vita di quindicenne, sedicenne, quell’età là. Non ero cattolico, né frequentavo cattolici praticanti, all’epoca, eh: mettiamolo subito in chiaro. Ma in quarta di copertina c’è l’incipit, che dice «Abbiamo tutti sedici, diciassette anni - ma senza saperlo veramente, è l’unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato». Nel libro i quattro protagonisti iniziano a sedici anni, chiudono un po’ dopo i diciotto (forse anche diciannove). In mezzo, ne succedono davvero di tutti i colori. Ovviamente a noi non sono successe proprio quelle cose: ma un suicidio ce l’abbiamo avuto anche noi, e anche alcuni dei nostri non li abbiamo più trovati, spinti in direzioni contrarie, opposte, o anche solo diverse dalle nostre. Certe cose del libro hanno rispecchiato le cose mie, e questo è indice d’un grande libro, secondo me: perché quando parla di una storia ch’è anche la tua, allora durerà. Almeno per te stesso. E infatti: a me Emmaus è piaciuto molto. A te?
(E invece: della raccolta di racconti di Elena Varvello, L’economia delle cose, salvo solo gli ultimi due, ma con fatica. Ne parlo qui perché la Varvello tra le altre cose insegna alla Holden, quindi una qualche relazione ci sarà.)
Fatta questa doverosa premessa, ecco che dire che Emmaus mi è piaciuto moltissimo non desta chissà quale meraviglia. Mi è piaciuto moltissimo per diversi motivi: perché è imperfetto, in certi punti, come se su certi passaggi che alla lettura non risultano chiarissimi non ci avesse dedicato troppo tempo. Il che fa strano, da parte di uno come lui fa strano. E magari è un errore mio, di lettura mia (l’ho letto ieri in treno, ed effettivamente ero un po’ addormentato, confesso). E poi racconta con precisione quasi sadica la realtà vista dagli occhi di un cattolico. Non un cattolico fanatico, e per fanatico intendo: coloro che di noi non-battezzati pensano «poverini» (ne ho incontrati). Il cattolico impegnato, quello che ci crede veramente, e che quando metti un attimo in crisi alza gli occhi al cielo chiedendo che dio gli dia una risposta. Di quella gente lì pure ce n’è parecchia, e pure ne ho conosciuti: e Baricco li racconta, nel loro mondo tranquillo, dove tutto è fatto per l’edificazione del Regno, come se la vita attuale fosse qualcosa di pallido, un regno in minore. Dove non c’è bisogno di investire energie per costruire qualcosa per l’adesso, ma solo per il Regno. Baciabanchi, loro malgrado: come se non esistesse nient’altro di valore, al di fuori della chiesa o della Chiesa. Dove la malattia di qualcuno è una “croce” che dio ha affidato, dove non si può dare scandalo. Dove la borghesia e il mondo dei non credenti viene visto con sospetto, curiosità scientifica, e dove però una volta entrati non si esce mica più integri.
E poi m’è piaciuto perché ci ho letto la mia vita di quindicenne, sedicenne, quell’età là. Non ero cattolico, né frequentavo cattolici praticanti, all’epoca, eh: mettiamolo subito in chiaro. Ma in quarta di copertina c’è l’incipit, che dice «Abbiamo tutti sedici, diciassette anni - ma senza saperlo veramente, è l’unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato». Nel libro i quattro protagonisti iniziano a sedici anni, chiudono un po’ dopo i diciotto (forse anche diciannove). In mezzo, ne succedono davvero di tutti i colori. Ovviamente a noi non sono successe proprio quelle cose: ma un suicidio ce l’abbiamo avuto anche noi, e anche alcuni dei nostri non li abbiamo più trovati, spinti in direzioni contrarie, opposte, o anche solo diverse dalle nostre. Certe cose del libro hanno rispecchiato le cose mie, e questo è indice d’un grande libro, secondo me: perché quando parla di una storia ch’è anche la tua, allora durerà. Almeno per te stesso. E infatti: a me Emmaus è piaciuto molto. A te?
(E invece: della raccolta di racconti di Elena Varvello, L’economia delle cose, salvo solo gli ultimi due, ma con fatica. Ne parlo qui perché la Varvello tra le altre cose insegna alla Holden, quindi una qualche relazione ci sarà.)
la fine del mondo
21/11/09 13:35 Archiviato in: mondo
Tornavo a
casa per mangiare qualcosa prima di partire a Trento,
e in Piazza Ferretto a Mestre ho sentito i discorsi
di due coppie, che camminavano nella mia direzione,
ma un po’ più indietro da me. Parlavano del
2012, della fine del
mondo, e del discorso
di Obama del 27
novembre, quello in cui
rivelerà qualcosa di fondamentale, probabilmente
l’esistenza degli Ufo.
Ora, a questi quattro signori vorrei dire: ma davvero non avete alcun tipo di preoccupazione? Davvero non c’è nient’altro di cui volete parlare, quando vi trovate? Non avete letto un bel libro ultimamente, qualcosa che vi tenga impegnati a parlarne per qualche ventina di minuti? Nessun aneddoto divertente, tipo lo spreco di tempo dedicato al calendario Pirelli, per esempio, che è abbastanza importante da avere tappeto rosso, party e finire sui tg nazionali: ma almeno son belle gnocche, altro che stronzate fataliste. Trovatevi un altro lavoro, cambiate compagno, fate sport, leggete: ma smettetela di credere a queste palle. Vi portano via troppa energia, che potreste utilizzare in qualcosa di migliore. (A meno che non siate scrittori di fantascienza: in quel caso, insistete pure.)
Questo post vale anche per i miei molti amici che ci cascano con tutte le scarpe. E al primo che mi dice: ma se fosse vero? Se fosse vero, lo scoprirei comunque. E quindi preferisco spendere i miei “ultimi” anni facendo qualcosa che mi faccia migliorare come essere umano. Sai, nell’eventualità che il 21 dicembre 2012 (e non 31 dicembre, cretina con gli stivali a punta e troppo fard addosso che camminavi in Piazza!) il mondo non smetta...
Ora, a questi quattro signori vorrei dire: ma davvero non avete alcun tipo di preoccupazione? Davvero non c’è nient’altro di cui volete parlare, quando vi trovate? Non avete letto un bel libro ultimamente, qualcosa che vi tenga impegnati a parlarne per qualche ventina di minuti? Nessun aneddoto divertente, tipo lo spreco di tempo dedicato al calendario Pirelli, per esempio, che è abbastanza importante da avere tappeto rosso, party e finire sui tg nazionali: ma almeno son belle gnocche, altro che stronzate fataliste. Trovatevi un altro lavoro, cambiate compagno, fate sport, leggete: ma smettetela di credere a queste palle. Vi portano via troppa energia, che potreste utilizzare in qualcosa di migliore. (A meno che non siate scrittori di fantascienza: in quel caso, insistete pure.)
Questo post vale anche per i miei molti amici che ci cascano con tutte le scarpe. E al primo che mi dice: ma se fosse vero? Se fosse vero, lo scoprirei comunque. E quindi preferisco spendere i miei “ultimi” anni facendo qualcosa che mi faccia migliorare come essere umano. Sai, nell’eventualità che il 21 dicembre 2012 (e non 31 dicembre, cretina con gli stivali a punta e troppo fard addosso che camminavi in Piazza!) il mondo non smetta...
tre piccole segnalazioni
21/11/09 12:20 Archiviato in: link
Ma li leggi i
raccontini del grandissimo Marco Montanaro sul
nuovo Malesangue?
Ma hai visto ch’è uscito Un sogno dentro un sogno, vol. 3?
Ma li hai letti i due articoli di Glauco sulla fantascienza (quello che prende spunto da 2012 e quello che parla di District9)?
Ma hai visto ch’è uscito Un sogno dentro un sogno, vol. 3?
Ma li hai letti i due articoli di Glauco sulla fantascienza (quello che prende spunto da 2012 e quello che parla di District9)?
dubbi cinematografici
18/11/09 20:09 Archiviato in: cine
Premesso che
è da una vita che non vado al cinema, non so se
andare a vedere Parnassus, L’uomo che fissava le
pecore o cercarmi nei titoli
di coda di New Moon. Mah...
(PS: 500 Days Of Summer in italiano diventa 500 giorni insieme. E da Summer hanno trasformato il nome di lei in “Sole”.)
(PS: 500 Days Of Summer in italiano diventa 500 giorni insieme. E da Summer hanno trasformato il nome di lei in “Sole”.)
luca gallo
18/11/09 20:07 Archiviato in: libri
Come mi fa
notare Enrico, qui
avevo
scritto che lunedì avrei pranzato con Luca Gallo:
ma lui aveva degli impegni personali e non ce
l’abbiamo fatta. Chiedo scusa a Luca e a tutti i
miei due o tre lettori.
guardandosi in faccia
16/11/09 00:12 Archiviato in: mestiere
Tra
Cavallermaggiore e Racconigi non si vede niente, alle
undici e qualcosa di sera. Fuori fa un bel freddo,
diverso da quello umido e adesivo della Laguna. Di là
dal corridoio del treno ci sono Ale, Nando, la bionda
Alice. Davanti a me una ragazza che era rimasta
incastrata con un ritardo di Trenitalia, come noi,
ché il treno che veniva da Ventimiglia era in ritardo
e per tornare a Torino ci son sballati gli orari, e
allora le abbiamo regalato una copia di
inutile. Abbiamo regalato
tantissime copie di inutile,
oggi, e spille: seguendo il listino, abbiamo perso
grossomodo una trentina di euro.
Siamo stati a Cuneo, per Scrittori in città, ma questo lo sapevi. Io sono stato ospitato da Laura, che ha una bellissima casa in quel di Bra (che buona la salsiccia di Bra, vaccamignotta, e che dolci i genitori di Laura!), mentre i miei fedeli pard sono stati ospiti delle ragazze di Artigrafie. Le ragazze e i ragazzi di Artigrafie sono simpatici, e ormai mi sento d’aver adottato Edoardo: ma dubito che Edoardo voglia farsi adottare da me. Poi c’erano gli amici di Colla, e ho conosciuto il misterioso terzo uomo della redazione, Stefano: che va in giro come andavo in giro io qualche tempo fa quando facevo le presentazioni: bravo guaglione. Poi c’era Peppe Fiore, che è stato davvero mitico e ci ha creduto davvero. Peccato che l’evento cui partecipassimo fosse segnato nel programma ufficiale come alle 17, e invece era alle 15: c’erano, oltre noi, due simpatici vecchietti. Punto. Dopo un’oretta non aveva più senso continuare, e abbiamo staccato.
Ma alle cinque la gente ha incominciato a farsi vedere, e a parte uno che è arrivato, ci ha parlato, ha capito quel ch’era successo e se n’è andato, scandendo ogni fase con un sonoro “cazzo”, abbiamo radunato sei o sette persone e abbiam rifatto l’evento, seduti tutti intorno a un paio di tavolini rotondi, col beneplacito dei gestori degli Ex Lavatoi (davvero un bel posto, complimenti). È stato davvero bello, coinvolgente, e le persone sembravano interessate, e ci son stati scambi molto carini. M’ha dato più di quasi ogni altra cosa che abbiamo organizzato o cui abbiamo partecipato (a parte le cento persone al Candiani, ma quella è una questione proprio quantitativa, l’adrenalina di averne davvero tanti di fronte). M’ha dato di più perché c’erano meno persone, ma eravamo tutti vicini, era uno scambio incredibilmente diretto e sincero: ci si guardava in faccia e ci si capiva, ci si confrontava. Peccato che i ragazzi di Colla o Peppe fossero già andati via, perché è stato un colpo di scena non da poco.
E adesso torniamo a Torino. Laura parte per qualche settimana per qualche posto in Europa dove si parla francese. Io domani dovrei pranzare con Luca Gallo (leggiti il suo Come l’insalata sotto la neve, dai, ch’è meraviglioso), poi a sera c’è la presentazione del nuovo libro di mio zio Claudio, alle 21 al Circolo della stampa di Torino, poi martedì si torna a Venezia. Con la sensazione continua che qui le cose, per quelli che fanno questo mestiere, siano completamente diverse.
Siamo stati a Cuneo, per Scrittori in città, ma questo lo sapevi. Io sono stato ospitato da Laura, che ha una bellissima casa in quel di Bra (che buona la salsiccia di Bra, vaccamignotta, e che dolci i genitori di Laura!), mentre i miei fedeli pard sono stati ospiti delle ragazze di Artigrafie. Le ragazze e i ragazzi di Artigrafie sono simpatici, e ormai mi sento d’aver adottato Edoardo: ma dubito che Edoardo voglia farsi adottare da me. Poi c’erano gli amici di Colla, e ho conosciuto il misterioso terzo uomo della redazione, Stefano: che va in giro come andavo in giro io qualche tempo fa quando facevo le presentazioni: bravo guaglione. Poi c’era Peppe Fiore, che è stato davvero mitico e ci ha creduto davvero. Peccato che l’evento cui partecipassimo fosse segnato nel programma ufficiale come alle 17, e invece era alle 15: c’erano, oltre noi, due simpatici vecchietti. Punto. Dopo un’oretta non aveva più senso continuare, e abbiamo staccato.
Ma alle cinque la gente ha incominciato a farsi vedere, e a parte uno che è arrivato, ci ha parlato, ha capito quel ch’era successo e se n’è andato, scandendo ogni fase con un sonoro “cazzo”, abbiamo radunato sei o sette persone e abbiam rifatto l’evento, seduti tutti intorno a un paio di tavolini rotondi, col beneplacito dei gestori degli Ex Lavatoi (davvero un bel posto, complimenti). È stato davvero bello, coinvolgente, e le persone sembravano interessate, e ci son stati scambi molto carini. M’ha dato più di quasi ogni altra cosa che abbiamo organizzato o cui abbiamo partecipato (a parte le cento persone al Candiani, ma quella è una questione proprio quantitativa, l’adrenalina di averne davvero tanti di fronte). M’ha dato di più perché c’erano meno persone, ma eravamo tutti vicini, era uno scambio incredibilmente diretto e sincero: ci si guardava in faccia e ci si capiva, ci si confrontava. Peccato che i ragazzi di Colla o Peppe fossero già andati via, perché è stato un colpo di scena non da poco.
E adesso torniamo a Torino. Laura parte per qualche settimana per qualche posto in Europa dove si parla francese. Io domani dovrei pranzare con Luca Gallo (leggiti il suo Come l’insalata sotto la neve, dai, ch’è meraviglioso), poi a sera c’è la presentazione del nuovo libro di mio zio Claudio, alle 21 al Circolo della stampa di Torino, poi martedì si torna a Venezia. Con la sensazione continua che qui le cose, per quelli che fanno questo mestiere, siano completamente diverse.
tanto per chiarire
12/11/09 22:08 Archiviato in: libri
Il fatto che
ci sia ancora il libro di Peppe Fiore
qui a
destra non vuol dire che lo sto leggendo. Anzi:
non sto leggendo niente, in ‘sti giorni. Che
brutto.
A latere: Peppe Fiore domenica alle 15 coordina questa cosa qui. E noi ci saremo.
A latere: Peppe Fiore domenica alle 15 coordina questa cosa qui. E noi ci saremo.
stanchezza
08/11/09 20:53
Ma non devi
credere che questo abbia cambiato la mia vita
è una cosa piccola, di ieri, che domani è già finita...
Son sempre qui, a vivermi addosso: ho dai miei giorni quanto basta,
ho dalla gloria quel che posso, cioè qualcosa che andrà presto quasi come i soldi in tasca
(da qui, da notare quello che succede dietro di lui)
è una cosa piccola, di ieri, che domani è già finita...
Son sempre qui, a vivermi addosso: ho dai miei giorni quanto basta,
ho dalla gloria quel che posso, cioè qualcosa che andrà presto quasi come i soldi in tasca
(da qui, da notare quello che succede dietro di lui)
grazie
08/11/09 10:00 Archiviato in: speranze
Grazie a
Sergio Frigo, a Marco Garbin, a Stefano Patron, ad
Alessandra Trevisan, a Nicolò Porcelluzzi, a Leonardo
Nadali, la professoressa Bonato e lo Spritz
Letterario, a Ilaria Vajngerl e Marco e i suoi
genitori, Viviana Capurso, Michele Marcon, Lisa
Pietrobon (e i suoi Suonastorie tutti), a Elisabetta
Da Lio, a Leonardo Azzolini, a Lorenzo Piasenti, a
Rita Moreschini, a Ferdinando Guadalupi, ad
Alessandro Romeo (che non c’era ma è come se ci fosse
sempre), alla mia dolce mammina che s’è portata le
sue dolci amiche, che si son divertite tutte, a
Gabriele Colombo ch’è venuto da Milano per trovarmi
(nella giornata in cui ho potuto stare con lui
pochissimo, ma ha capito, e lo ringrazio anche per
questo), a Francesca Iachini, Aurora Weber, Matteo
Cortelletti, a Tomas & Katia che son venuti anche
loro ed ero felicissimo per questo, a Martina
Cappelleso, alle cento persone che avevamo davanti e
a quelle che sono andate via quando abbiamo iniziato
le letture (peccato: non sapete quello che avete
perso), alle persone che mi hanno fermato per dirmi
che gli è piaciuto l’ambaradan e chiedermi se noi
di inutile ne facciamo altre, di
cose così (sempre, signora mia, sempre). A Elisa
Sottana, la mia segretaria, che non ha neanche
diciannove anni ed è già brava, e senza la quale
non sarebbe successo tutto questo, non così.
A Massimiliano Santarossa, che c’ha creduto.
Alla Dolcissima, che mi accompagna sempre.
Al letto che mi ha accolto ieri notte, perché ne avevo bisogno (e in realtà ne avrei ancora, ma vabbè...).
Grazie.
MS
A Massimiliano Santarossa, che c’ha creduto.
Alla Dolcissima, che mi accompagna sempre.
Al letto che mi ha accolto ieri notte, perché ne avevo bisogno (e in realtà ne avrei ancora, ma vabbè...).
Grazie.
MS
birretta
06/11/09 00:23 Archiviato in: speranze
Una serata
con Paolo, a bere una birretta
e parlare, vale più di mille stanchezze e sonno
arretrato.
mi si nota di più se non ci sono?
04/11/09 20:15 Archiviato in: speranze
Finché c’è
gente come Luca Sofri che commenta la
questione sul “crocifisso in aula sì o no?”
dicendo:
ma a che serve esporlo nelle aule delle scuole, quando poi uscite da quelle scuole e cosa ne avete imparato? Le crociate, non le ha inventate lui. Lui avrebbe obbedito alla direttiva europea.
Ecco, io credo che se c’è ancora gente che (giustamente) dice: Lui avrebbe obbedito alla direttiva europea, ecco, c’è ancora speranza per il mondo.
ma a che serve esporlo nelle aule delle scuole, quando poi uscite da quelle scuole e cosa ne avete imparato? Le crociate, non le ha inventate lui. Lui avrebbe obbedito alla direttiva europea.
Ecco, io credo che se c’è ancora gente che (giustamente) dice: Lui avrebbe obbedito alla direttiva europea, ecco, c’è ancora speranza per il mondo.
gioventù d’asfalto, gioventù d’assalto
02/11/09 23:08 Archiviato in: inutile
sabato 7
novembre 2009, h.17 c/o Centro Culturale Candiani,
Mestre
GIOVENTÙ D’ASFALTO GIOVENTÙ D’ASSALTO
Massimiliano Santarossa viene dalla periferia furlana e da lì vengono anche le sue storie. Leggerle è un po’ come sedersi e ascoltare il cugino grande che ti racconta delle cose che ha visto. Massimiliano ti prende e ti racconta le storie che ha visto dal fondo dell’osteria di paese, degli amici che c’erano e son partiti, coscienti di partire o incoscienti di fronte al mondo. Ti siedi con lui al fondo dell’osteria e arrivi al fondo del bicchiere che ti sembra di capirla un po’ di più, quella cosa che chiami “quotidiano”. Quella cosa che si disgrega attorno all’osteria, all’interno dell’osteria.
Sabato 7 novembre 2009, al Centro Culturale Candiani di Mestre, si terrà la presentazione di Gioventù d’asfalto, il secondo libro di Massimiliano Santarossa (edito da Biblioteca dell’Immagine). Con Storie dal fondo (2007), Massimiliano si è distinto come una delle voci più sincere e originali delle nostre terre. Con lui attraverseremo il Nordest dei suoi racconti e dei nostri giorni per capire chi sono i giovani che lo vivono, e dove li ha portati crescere in una gioventù d’asfalto che sembra aver perduto ogni punto di riferimento. Sono davvero tutti persi dentro a un monitor, a parlarsi in chat? O, una volta di più, è stupido ragionare per categorie, slogan? Con l’intervento di persone che gravitano attorno al mondo della cultura nelle periferie dell’impero guarderemo a questa realtà cercando di costruire qualcosa. Al termine del dibattito, verrà presentata un’ora di letture di giovani esordienti del Nordest: Viviana Capurso, Ilaria Vajngerl, Michele Marcon e i ragazzi dello Spritz Letterario leggeranno un racconto. Lisa e i Suonastorie chiuderanno, in musica, la serata.
Gioventù d’asfalto »
dibattito con Massimiliano Santarossa, Marco Garbin, Stefano Patron, Alessandra Trevisan, i ragazzi dello Spritz Letterario, Matteo Scandolin
Gioventù d’assalto »
letture di Viviana Capurso, Michele Marcon, Ilaria Vajngerl, Massimiliano Santarossa; musiche di Lisa e i Suonastorie
scarica il programma »
GIOVENTÙ D’ASFALTO GIOVENTÙ D’ASSALTO
Massimiliano Santarossa viene dalla periferia furlana e da lì vengono anche le sue storie. Leggerle è un po’ come sedersi e ascoltare il cugino grande che ti racconta delle cose che ha visto. Massimiliano ti prende e ti racconta le storie che ha visto dal fondo dell’osteria di paese, degli amici che c’erano e son partiti, coscienti di partire o incoscienti di fronte al mondo. Ti siedi con lui al fondo dell’osteria e arrivi al fondo del bicchiere che ti sembra di capirla un po’ di più, quella cosa che chiami “quotidiano”. Quella cosa che si disgrega attorno all’osteria, all’interno dell’osteria.
Sabato 7 novembre 2009, al Centro Culturale Candiani di Mestre, si terrà la presentazione di Gioventù d’asfalto, il secondo libro di Massimiliano Santarossa (edito da Biblioteca dell’Immagine). Con Storie dal fondo (2007), Massimiliano si è distinto come una delle voci più sincere e originali delle nostre terre. Con lui attraverseremo il Nordest dei suoi racconti e dei nostri giorni per capire chi sono i giovani che lo vivono, e dove li ha portati crescere in una gioventù d’asfalto che sembra aver perduto ogni punto di riferimento. Sono davvero tutti persi dentro a un monitor, a parlarsi in chat? O, una volta di più, è stupido ragionare per categorie, slogan? Con l’intervento di persone che gravitano attorno al mondo della cultura nelle periferie dell’impero guarderemo a questa realtà cercando di costruire qualcosa. Al termine del dibattito, verrà presentata un’ora di letture di giovani esordienti del Nordest: Viviana Capurso, Ilaria Vajngerl, Michele Marcon e i ragazzi dello Spritz Letterario leggeranno un racconto. Lisa e i Suonastorie chiuderanno, in musica, la serata.
Gioventù d’asfalto »
dibattito con Massimiliano Santarossa, Marco Garbin, Stefano Patron, Alessandra Trevisan, i ragazzi dello Spritz Letterario, Matteo Scandolin
Gioventù d’assalto »
letture di Viviana Capurso, Michele Marcon, Ilaria Vajngerl, Massimiliano Santarossa; musiche di Lisa e i Suonastorie
scarica il programma »
di pioggia, di scuri, black-out e altre cose
02/11/09 22:27 Archiviato in: ms
Piove a
dirotto, e siccome sono sfigato: giusto oggi han
portato via gli scuri da casa mia, ché erano ormai
marciti e cadevano a pezzi. Adesso non c’è più niente
a fermare l’acqua, e ho delle belle infiltrazioni
sotto le finestre, su un lato della casa.
E visto che c’eravamo, per qualche secondo è partita la luce. Dico, boh, forse abbiam caricato troppo, ma in realtà la luce è tornata da sola. Poi mi chiama la Dolcissima, e vien fuori che a Marcon la luce è andata via per un’oretta. Su internet ancora non ho trovato nulla.
Nel frattempo ieri è morta la Merini. Della Merini io mi ricordo una bellissima canzone di Vecchioni, patetica come (quasi) tutte le canzoni di Vecchioni, intitolata Canzone per Alda Merini. (È proprio vero, come dice Springsteen: We learned more from a three-minute record than we ever learned in school.) Era una canzone molto dolce, e qui trovi un video accompagnato da immagini che preferisco non commentare. Però la canzone merita di essere ascoltata, se Vecchioni non ti risulta stucchevole, stufevole, gnafaccioaltro. Della Merini per la sua opera, lo confesso, non ricordo nulla: sarà che non ho letto nulla.
Io nel frattempo mi perdo nella splendida voce di Neko Case, scopro (con i miei decenni canonici di ritardo) che il primissimo disco di Sinead O’Connor (che poi fa degli sguardi allucinati come quello qui sotto) è strepitoso. Ah, e i Massive Attack mi piacciono un casino: almeno quelli di Mezzanine (ma questo da che avevoquindici sedici anni) e pure
quelli di 100th Window. (*)

Nel frattempo un amico caro e di vecchia data vuole riprendere a disegnare e mi ha chiesto di scrivergli una sceneggiatura. Breve, anche ‘na cazzata, ma mi sento terribilmente inadeguato. (Ovviamente, gli ho risposto di sì.) Non vorrei illuderti, qui si parla di produzioni strettamente private, che probabilmente non usciranno dai nostri salotti, no di roba da pubblicare.
MilanoRomaTrani chiude l’account su Facebook, ché non serve a niente. Secondo me non è vero, ma non importa, ognuno gestisce la sua vita digitale come meglio crede. (E io, per dire, non ho un account Facebook: o meglio, ce l’ho, ma l’ho fatto per la prima volta nel 2006, quando ancora la gente normale non rompeva il cazzo con «Ah ma tanto ti trovo su Facebook!», e da allora non l’ho mai usato.) Però intanto pubblica un pezzo strepitoso del grande Buratti (classe 1988), e uno a firma di Enrico per la ricorrenza della morte di Pasolini. Detta così fa schifo, ma il suo pezzo no.
Intanto continuano ad arrivare incredibili mail di spam.
E dopo che Ale ha conosciuto mio cugino, se lo ritrova in radio (a Condor, martedì 27 ottobre) e in concerto in piazza Castello a Torino. Serendipità, botte di culo, la mia famiglia ch’è peggio d’una mafia: fai un po’ te.
Ah, e miracolo dei miracoli: sarà la pioggia, sarà che ho aggiornato la mia libreria musicale comprendendo un sacco di cose degli anni ‘80-‘90-‘00, ma abbiamo già pronto il nuovo numero di inutile, il 27. No, quel link non porta da nessuna parte: non ancora. Aspetta metà novembre.
E intanto, ci vediamo il 7 novembrea al Candiani. Vedi il prossimo post.
(*) Mi ha fatto notare Ale che Mezzanine è del 1998, e dire che mi piace da quindici anni significherebbe dire che è uscito nel 1994. In realtà m’è partito un verbo, e mi son dato un anno di meno. Ma credo di aver corretto adeguatamente.
E visto che c’eravamo, per qualche secondo è partita la luce. Dico, boh, forse abbiam caricato troppo, ma in realtà la luce è tornata da sola. Poi mi chiama la Dolcissima, e vien fuori che a Marcon la luce è andata via per un’oretta. Su internet ancora non ho trovato nulla.
Nel frattempo ieri è morta la Merini. Della Merini io mi ricordo una bellissima canzone di Vecchioni, patetica come (quasi) tutte le canzoni di Vecchioni, intitolata Canzone per Alda Merini. (È proprio vero, come dice Springsteen: We learned more from a three-minute record than we ever learned in school.) Era una canzone molto dolce, e qui trovi un video accompagnato da immagini che preferisco non commentare. Però la canzone merita di essere ascoltata, se Vecchioni non ti risulta stucchevole, stufevole, gnafaccioaltro. Della Merini per la sua opera, lo confesso, non ricordo nulla: sarà che non ho letto nulla.
Io nel frattempo mi perdo nella splendida voce di Neko Case, scopro (con i miei decenni canonici di ritardo) che il primissimo disco di Sinead O’Connor (che poi fa degli sguardi allucinati come quello qui sotto) è strepitoso. Ah, e i Massive Attack mi piacciono un casino: almeno quelli di Mezzanine (ma questo da che avevo

Nel frattempo un amico caro e di vecchia data vuole riprendere a disegnare e mi ha chiesto di scrivergli una sceneggiatura. Breve, anche ‘na cazzata, ma mi sento terribilmente inadeguato. (Ovviamente, gli ho risposto di sì.) Non vorrei illuderti, qui si parla di produzioni strettamente private, che probabilmente non usciranno dai nostri salotti, no di roba da pubblicare.
MilanoRomaTrani chiude l’account su Facebook, ché non serve a niente. Secondo me non è vero, ma non importa, ognuno gestisce la sua vita digitale come meglio crede. (E io, per dire, non ho un account Facebook: o meglio, ce l’ho, ma l’ho fatto per la prima volta nel 2006, quando ancora la gente normale non rompeva il cazzo con «Ah ma tanto ti trovo su Facebook!», e da allora non l’ho mai usato.) Però intanto pubblica un pezzo strepitoso del grande Buratti (classe 1988), e uno a firma di Enrico per la ricorrenza della morte di Pasolini. Detta così fa schifo, ma il suo pezzo no.
Intanto continuano ad arrivare incredibili mail di spam.
E dopo che Ale ha conosciuto mio cugino, se lo ritrova in radio (a Condor, martedì 27 ottobre) e in concerto in piazza Castello a Torino. Serendipità, botte di culo, la mia famiglia ch’è peggio d’una mafia: fai un po’ te.
Ah, e miracolo dei miracoli: sarà la pioggia, sarà che ho aggiornato la mia libreria musicale comprendendo un sacco di cose degli anni ‘80-‘90-‘00, ma abbiamo già pronto il nuovo numero di inutile, il 27. No, quel link non porta da nessuna parte: non ancora. Aspetta metà novembre.
E intanto, ci vediamo il 7 novembrea al Candiani. Vedi il prossimo post.
(*) Mi ha fatto notare Ale che Mezzanine è del 1998, e dire che mi piace da quindici anni significherebbe dire che è uscito nel 1994. In realtà m’è partito un verbo, e mi son dato un anno di meno. Ma credo di aver corretto adeguatamente.
fox confessor brings the flood
01/11/09 23:16 Archiviato in: musica
Neko Case è la cantante
dei New Pornographer, e secondo me ha una
voce incredibile. E il suo Fox Confessor Brings The
Flood, la madonna che
disco.
malesangue cambia
01/11/09 21:28 Archiviato in: link
