memoria sticazzi

Titolo brutale, e post volutamente “in ritardo”, per quanto in ritardo non lo si è mai (o lo si è sempre, dipende). Della serie: il 27 gennaio e basta non vale.

(Copiato pari pari da
qui, come lui vuole.)

* *

Ho scritto e pubblicato (a giugno, per una precisa ragione) “Hitler era innocente”, ponendomi un determinato obiettivo.
Oggi so di non poterlo raggiungere.
Allora pubblico questo articolo nel giorno in cui orecchie e occhi sono spalancati, fregandomene della retorica e dell’ipocrisia che da anni vedo manifestarsi dal nulla col sopraggiungere del 27 gennaio.
Orecchie e occhi sono aperti, dicevo, e bisogna approfittarne. Ché già domani in troppi li chiuderanno.
Soprattutto, non so dove sarò il 27 gennaio 2010, quindi preferisco fare qualcosa adesso.
Forse questo breve articolo si rivelerà più utile rispetto al libro, e raggiungerà un maggior numero di persone.
Chiunque può copiarlo e pubblicarlo sul suo blog o altrove.
Anche senza specificare la fonte: non ha nessuna importanza.
Aldo Moscatelli

OLTRE SCHINDLER

Di Schindler, grazie al notissimo e straordinario film di Spielberg, si sa molto.
Di Perlasca anche, grazie a una recente fiction di successo e all’operato della Fondazione omonima.
Ma c’è gente di cui si sa poco o nulla, almeno nel nostro Paese.
Questa è la mia piccola e parziale lista (il tempo per affrontare le mie solitarie ricerche storiche è stato poco, ahimé ), in rigoroso ordine alfabetico:
 
Don Francesco Antonioli e don Armando Alessandrini, offrirono riparo e cure ai giovani
ebrei che frequentavano la scuola della quale erano responsabili.
Bill Barazetti, cittadino svizzero, la cui storia è davvero incredibile: consentì a 663 bambini ebrei di fuggire dalla Cecoslovacchia, mettendoli in salvo nell’Inghilterra di Churchill. Tutto questo grazie ai “soliti” documenti falsi. Barazetti non rivelò a nessuno, neanche ai suoi figli, quel che fece. Soltanto pochi anni fa, ormai povero e malato, ha chiesto aiuto a uno dei bimbi salvati, il quale a sua volta si è messo in contatto con gli altri. Oggi quei bambini ormai cresciuti, col loro sostegno, consentono a Barazetti di vivere una vecchiaia dignitosa.
Berthold Beitz, la cui storia è identica a quella di Schindler: dirigeva una fabbrica e reclutava in massa gli ebrei per garantire loro la sopravvivenza. Ne salvò tantissimi.
Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano, organizzò una rete clandestina a favore degli ebrei e di altri perseguitati, che venivano aiutati a fuggire dalla Germania hitleriana.
Hans Georg Calmeyer, a capo di un ufficio olandese (l’Olanda allora era già occupata dai nazisti), salvò la vita (dato ufficiale) a quasi 3.000 ebrei, ma c’è chi parla addirittura di 5.000 israeliti scampati alla morte grazie alla sua attività di sabotaggio. Come Schindler, per anni sostenne di non aver fatto abbastanza.
Karl De Bavier, svizzero, console a Milano, concesse il visto d'ingresso a 1.600 ebrei, prima che (come Grueninger, vedi sotto) venisse pizzicato e sospeso dall’incarico.
Georges Ferdinand Duckwitz, ambasciatore tedesco in Danimarca. Saputo del progetto di cattura degli ebrei danesi, informò segretamente i dirigenti della Resistenza antinazista locale, salvando così numerosi ebrei.
Paul Grueninger, svizzero, gendarme alla frontiera con l'Austria, lasciò varcare illegalmente il confine a 3.000 ebrei. Scoperto, perse il lavoro e il diritto alla pensione.
Donata e Eberhard Helmrich, aiutarono gli ebrei fin dalla "notte dei cristalli" e mediante vari sotterfugi ne salvarono almeno 100.
Wilm Hosenfeld, garantì la sopravvivenza a numerose persone, specie bambini. È passato alla storia per aver aiutato un pianista sfuggito alla barbarie nazista (ne è stato tratto il celebre film di Polanski). Il pianista in questione, Szpilman, definì Hosenfeld “l'unico essere umano con indosso l'uniforme tedesca che io abbia mai conosciuto”.
Imhof, svizzero, console a Venezia, concesse il visto d'ingresso ad almeno 500 ebrei.
Massimiliano Kolbe, nascose centinaia di ebrei destinati ai Lager. Scoperto ed internato, si offrì volontario per morire al posto di altre persone, nel campo di sterminio di Auschwitz.
Gino Martinoli, dirigente della Olivetti di Ivrea, salvò dal carcere e dalla deportazione 800 antifascisti, tra cui molti ebrei, spacciandoli per impiegati della Olivetti (azienda che lavorava per i tedeschi e che quindi garantiva una certa sicurezza a chi vi prestava servizio).
Aristide Sousa Mendes, console portoghese nella Francia collaborazionista, cacciato con disonore (e senza pensione) per avere stampato migliaia di visti illegali.
Marian Molenda, deportato polacco, si rifiutò di eseguire un ordine imposto dalle SS (sprangare il block 31 per immettervi il gas e sterminare così i 600 occupanti). Per questo diniego fu ucciso a percosse.
Giovanni Palatucci, poliziotto, salvò (assieme ai suoi tre collaboratori Americo Cucciniello, Alberino Palombo e Feliciano Ricicardelli) da 3.000 a 5.000 ebrei, falsificandone i documenti. Scoperto, venne arrestato e deportato nel lager di Dachau, ove perì.
Dimitar Peshev, ministro e poi vice-presidente del Parlamento bulgaro, aderì inizialmente al nazismo. Poi comprese l’assurdità del regime hitleriano e si adoperò per impedire la deportazione di 50.000 ebrei bulgari. Con l’aiuto della popolazione, riuscì nel suo intento. Per questo motivo perse la sua carica istituzionale, morendo in condizioni d’estrema povertà.
Chiune Sugihara, il “Perlasca giapponese”, agì in territorio lituano e salvò un numero di ebrei compreso fra 6.000 e 10.000. Nonostante i continui divieti imposti dal governo nipponico (che era a conoscenza dell’attività antinazista di Sugihara), rilasciò visti di transito a profusione. Con la fine della guerra rientrò in Giappone, e ovviamente dimesso con disonore dal servizio diplomatico, per aver disobbedito ai diktat imposti dal suo governo. Non so quanti fra voi conoscono la cultura giapponese, ma azioni del genere – nell’ottica nipponica – sono quanto di più umiliante possa esistere. Figuriamoci per un uomo che in un quinquennio aveva salvato (in media) 150 persone al mese. Nel 1968 però venne riconosciuto da uno degli ebrei che aveva aiutato, e così la sua incredibile storia fu nota a tutti. Il Giappone riabiliterà Sugihara senza clamori e senza una sola parola di scuse.
Raimondo Viale, prete, si prese cura di circa 350 ebrei (di varia nazionalità ), per lo più individui che avevano oltrepassato il confine italiano passando dalla Francia, e cercando riparo nelle montagne cuneesi.
Maria Helena Francoise Isabel Von Maltzan, contessa tedesco-svedese, nascose in casa propria e accudì personalmente oltre 60 ebrei.
Raoul Wallenberg, colui che numericamente ha salvato il maggior numero di ebrei: 100.000. Come ci riuscì? Nei modi più assurdi e – davvero – romanzeschi. Principalmente fornendo migliaia e migliaia di passaporti svedesi (Wallenberg era svedese e agì per conto del suo coraggioso governo) a qualunque ebreo. Il paradosso, nell’epopea di Wallenberg, è questo: per difendere gli ebrei, dimenticò di crearsi una documentazione tale da porlo al di sopra di ogni sospetto, cosicché quando i russi liberarono Budapest (la città nella quale agì ), egli si ritrovò nell’assurda situazione di doversi difendere dall’accusa di collaborazionismo. Sparì nella vecchia URSS, e di lui non si seppe più nulla.
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la biblioteca della piscina

Bella recionada, come diciamo qui a Venezia.

Delle due l’una, lo so: (a) non lo finisco, perché è uno di quei libri scritti in modo un po’ autocompiaciuto, che difficilmente mi piacciono davvero; e se non lo finisco allora avrà le ultime - butta lì - venti pagine che sono un capolavoro. (b) lo finisco, e allora le venti-pagine-capolavoro non sono tutte alla fine, ma sparse per il libro, sono appena duecento battute e non ne valeva proprio la pena. Di solito mi succede così.
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trilogia della città di K.

Come ho detto in questo numero di inutile, non ho più molto tempo per leggere libri, così me li trascino per un po’. (Un mese per un libro solo: eresia!) Ieri sera ho finito la Trilogia della città di K., ed è uno di quei “adesso ho finito il libro” che ti rimangono dentro parecchio, e in modo strano. Il romanzo parte bene, alienandoti assieme ai due bambini protagonisti, gemelli, portati in salvo dalla madre in una città di frontiera, la città di K., e lasciati lì con la nonna. Poi, in quasi quattrocento pagine, passano cinquant’anni, dalla realtà passiamo al racconto e dal racconto alla realtà e ti chiedi se quella che stai leggendo è davvero la realtà, o siamo in un libro davvero?

La trilogia è composta da tre libri:
Il grande quaderno, La prova, La terza menzogna.

La seconda guerra mondiale, le mancanze e gli orrori della morte e della fame, della follia, della solitudine: scrittura asciutta, maniacalmente precisa; ambienti morbosi e sporchi; personaggi al limite dell’umanità, o troppo pieni di umanità: il primo libro è un’allucinazione civile non da poco, una delle cose migliori che abbia letto in questi ultimi anni: per contenuti e stile. Il secondo libro ha quasi un impianto classico, se si escludono i rimandi al primo. Poi il terzo è una bomba, ed è bene così: spiazza, stravolge, lascia senza fiato mentre i tentativi di capire precipitano assieme agli eventi, e tutto diventa un unico grande quadro, bellissimo, gelido, agghiacciante, sulla vita e sulla morte.
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microcosmo

Per chi fosse interessato, un altro mio pezzo su Milano Roma Trani, il blog collettivo più. Più.
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la questione morale

Francesco Costa fa un bel quadro sulla “questione morale” delle canzoni (come dei film o dei libri).
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WOAD

Ho comperato il singolo di Working On A Dream, che deriva dall’omonimo album. Non mi ha esaltato particolarmente: confesso. Però questa mattina la Dolcissima e io abbiamo fatto un salto da Feltrinelli e in sottofondo suonava tutto il disco. Ovviamente il giudizio è ben che parziale, ma gli altri brani paiono essere migliori del singolo. Ancora pochi giorni (il tempo di ricaricare la mia PostePay) e lo potrò ascoltare tutto.

A latere: alla Feltrinelli di Mestre per 18,90 euro ti porti a casa il cd, per 19,90 il cd assieme a un dvd di 40 minuti con un dietro le quinte dell’album. Venti euro per un disco e un documentario è un ottimo prezzo; diciannove per il disco soltanto è da criminali. (Per quanto sul
sito di Feltrinelli i prezzi siano differenti.)
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fatevi un po' i cazzi vostri

Vaticano attacca Obama: scelta sbagliata (Ansa)

Mi piacerebbe che la gente che non fa figli (o almeno, non dovrebbe) non s’impicciasse delle scelte sulle eventuali interruzioni di gravidanza di altre persone.
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intellectual property

Con una settimana di colpevole ritardo, ti vorrei far notare che su inutile abbiamo iniziato una discussione quattordicinale sulla Proprietà intellettuale: il primo pezzo è a firma della Dolcissima.
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gli farò un'offerta che non potrà rifiutare

Della serie, non ci basta la commissione bicamerale per l’infanzia: Gasparri avanza dei dubbi sulla funzione dei libri o dei film di denuncia.

(Per completezza, nell’ultimo paragrafo del pezzo dell’Ansa dice due o tre cose condivisibili, però vabbè.)
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controllare le tematiche dell'arte

Ci sono un sacco di cose che mi stonano, mi ripugnano e mi allibiscono, nelle dichiarazioni della presidentessa e della vicepresidentessa della commissione bicamerale per l’Infanzia. Ma quella che mi lascia più sgomento è quest’affermazione della presidentessa: «occorre controllare le tematiche che affronta l’arte». Risposta: no.

(Via
Sofri.)
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siamo sicuri?

C’è qualcosa che non mi torna: il Papa dice che internet è un dono per l’umanità?
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discorso inaugurale

Finalmente il New York Times, uno dei migliori quotidiani esistenti (secondo l’umile parere del sottoscritto) ha pubblicato il video col testo interattivo del discorso inaugurale del Presidente Obama. Adoro il NYT.
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speranza, non paura

Bell’editoriale di Concita De Gregorio, sul sito dell’Unità.
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la battuta vien facile

we have overcome

Ma è una cosa talmente importante da non fartelo neanche pensare.
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it's a beautiful day

Lo cantava Freddie Mercury prima di morire, lo cantano gli Stati Uniti d’America oggi, che di morte non se ne parla proprio. Io nella folla immensa di oggi mi ci perdo, ed è bello così, e non c’è poi molto altro da dire. A domani, se mi verranno, le analisi, i pensieri, per quel poco che valgono. Oggi c’è solo da essere felici. E mi dispiace, tanto, per quelli che non lo sono.
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all good things

Non starò a tediarti con i particolari, ma ogni tanto le cose vanno per il verso giusto. Non capita così spesso, così uno non deve farci l’abitudine. Però ogni tanto succede.
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sempre a proposito di fumetti

Come vedi nel boxino qui a destra, l’ottava stagione di Buffy esce in fumetto. Joss Whedon è un genio.
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stan lee ne combina un'altra

Stan Lee, l’arzillo vecchietto che s’è inventato il Marvel-Universe, e quindi una serie di personaggi mitici come l’Uomo Ragno, gli X-Men, i Fantastici Quattro, Iron Man, Hulk, e via di variazioni sul tema, torna in attività con una serie che contiene due anomalie: la prima è il protagonista gay (niente in contrario, io, e lo sai: è che sentirlo dalla Marvel fa sempre un certo effetto), il secondo è il mezzo (uno speciale a cartoni animati).

Spero di vederlo, ovviamente.
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venezia

Sto riascoltando Venezia, cantata da Guccini nella versione live dell’84. Difficile crederlo, ma dopo una dozzina d’anni che la conosco, e un paio di volte sentita dal vivo di persona, mi dà ancora i brividi.
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di doppiaggi e traduzioni

Sono anni ormai che quando posso mi guardo film o telefilm (o telegiornali, s’è per questo) in lingua originale. Dal momento che il 97% delle cose che guardo sono di origine anglosassone, e conoscendo io l’inglese in maniera adeguata per godermi film o telefilm anche senza sottotitoli, il problema del doppiaggio per me rimane solo al cine, o in televisione - quelle poche volte che la guardo.

Meno male: perché pare che ogni tanto i traduttori dei film perdano un po’ il controllo:
come spiega Andrea Pomini, in The Millionaire c’è un punto in cui degli estremisti indù attaccano dei musulmani, ma nel doppiaggio la cosa viene ribaltata: sono i musulmani ad attaccare. Chi ha sistemato ‘sta cosa per la versione italiana meriterebbe di passare i suoi giorni a pane, acqua e Amici.

(Via
Sofri.)
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tempi moderni

È la prima volta che la foto presidenziale, negli USA, viene fatta con una macchina digitale.

(E
qualcuno ha pure rintracciato i metadati della fotografia.)
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la nausea

Devo dire che vedere Angel leggersi La nausea (in originale francese) nell’ottavo episodio della terza stagione di Buffy è discretamente divertente.
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faber

Dieci anni fa moriva Fabrizio De André. Oggi su inutile pubblichiamo una bella ricerca di Ale all’interno degli archivi RAI di Torino, e il testo di La bomba in testa: perché Amore che vieni, amore che vai ci sembra davvero una scelta inutile (davvero) come canzone significativa per Fabrizio. Con tutto il rispetto per Dori e per i motivi che gliel’hanno fatta scegliere, crediamo che contribuisca alla beatificazione di Fabrizio: e dubitiamo fortemente che lui volesse essere beatificato.
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creatività

Merlinn Mann parla dei libri che pretenderebbero di insegnare alla gente a “essere creativi”. Cito un brevissimo passaggio del suo bel post:

Il lavoro creativo sembra una magia a quelle persone che non riescono a capire che, alla fin fine, è sempre lavoro.
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voglio anch'io un presidente così

Voglio anch’io un presidente che finisce sull’Uomo Ragno!!!

(Via
Sofri.)
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libera!

Un’aragosta di circa 140 anni, dopo esser stata per un paio di settimane la mascotte di un ristorante newyorkerse, torna libera.

Ah, gli USA.
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Gino Scandolin

12 luglio 1940 {} 9 gennaio 2008
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un'analisi su iLife e iWork '09

Bel pezzo sui cambiamenti di interfaccia e di design di iLife e iWork ’09. Interessante e, vacca miseria, scritto benissimo.

(Via
John Gruber.)
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cinquanta, e non sentirli

Quanti anni avrà Gino Paoli? Non lo so, so che mi è sempre piaciuto un casino ascoltarlo e che sono cresciuto con lui: solo verso i quattordici anni è arrivato Guccini, e poi De André, Vecchioni, e via andare. Ma Gino Paoli c’era prima di tutti: e allora complimenti, caro, perché 50 di carriera sono 50.

(In realtà
l’Ansa lo dice, quanti anni sono: ma chi se ne frega.)
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diamogli una strada

Mario Magnotta è morto pochi giorni fa, a 66 anni. Adesso su Facebook qualcuno vuole che all’Aquila gli sia dedicata una strada. E dire che lui si voleva «iscrivere ai terroristi».
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Jack Torrence

Appena pubblicato il libro di John “Jack” Torrance, intitolato All Work And No Play Makes Jack A Dull Boy. Suona familiare? Lo è.

(Via
John Gruber.)
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centosette euro

Il catalogo di iTunes Music Store è appena diventato Plus, cioè privo di DRM (*). Ho dato un’occhiatina alla funzione “Aggiorna la mia libreria”, e mannaggia a me che ho comprato così tanta musica negli ultimi 15/17 mesi: aggiornare al nuovo formato mi costa - al momento - 107,76 euro. Una ricarica alla mia PostePay, e si va: non mi faccio mica scappare quest’opportunità. Finalmente le major hanno ceduto, da qualche parte, e han ragione quelli di Apple a chiudere il keynote di oggi sulle note di The Best Is Yet To Come...

E mi sto anche scaricando
la demo di iWork09.

(*) Attenzione, che per l’intero catalogo si parla di «by the end of this quarter».
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spring 2009: objectified

Il nuovo documentario di Gary Hustwit (è quello che ha fatto il mio adorato Helvetica) uscirà in primavera. Appena possibile mi compro il dvd. Anche tu.

Aggiornamento:
qui c’è la versione del trailer in QuickTime.

(Via
Wittgenstein links.)
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programmazione

A tempo perso, e senza alcuna finalità oscura (tipo: costruirò l’applicazione migliore del mondo!), mi sto dedicando a ben tre linguaggi di scripting: Ruby, AppleScript, JavaScript. Alè. Non credo che eccellerò mai in uno qualsiasi di questi tre linguaggi, ma sono molto interessanti, ed è sempre bello accrescere d’un poco la propria conoscenza in campi informatici: ti senti come se fossi un po’ più vicino a capire come fa il computer ad accendersi tutti i giorni.
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rumore di fondo

È normale, poco prima del Macworld di gennaio, che le speculazioni raggiungano livelli inauditi. E mentre c’è ancora gente che si diverte a speculare sulla salute delle persone solo perché queste persone sono al vertice di un’azienda come Apple, qualcuno si diverte a pensare a come sarebbe bello usare iMovie attraverso internet. Caricare i filmati, fare dell’editing, aggiungere effetti, ottenere un buon risultato. Via internet. Oggi. Fra due anni, forse: oggi vale la battuta di John Gruber:

Sure, iMovie as a web app. Uh-huh. Slogan: And you thought USB was slow.
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contesto

Ora, non dico che abbiano ragione, perché in questa storia credo che “ragione”, da intendersi come: “ho ragione io e tu no”, sia una parola da non usare. Però c’è un motivo le cui radici sono nel passato prossimo (*), per quello che sta succedendo:

È importante comprendere la cronologia delle ultime violenze. Israele ha ritirato sia i propri soldati che tutti i propri coloni da Gaza nell’agosto 2005. Hamas ha conquistato il potere a Gaza, strappandolo all’organizzazione di Abu Mazen, nel 2007. Dal 2005 ad oggi Hamas ha lanciato da Gaza circa 6300 razzi contro civili israeliani, uccidendone 10 e ferendone più di 780. Nei primi mesi di quest’anno Hamas ha accettato una tregua, durante la quale i lanci sono diminuiti ma mai cessati del tutto. Hamas ha infine rifiutato di prolungare la tregua oltre il 19 dicembre, quando il gruppo ha ripreso gli attacchi effettuando circa 300 lanci di razzi, missili e colpi di mortai. I 250.000 abitanti israeliani delle aree meridionali del paese vivono in una condizione di minaccia costante, spesso costretti nei rifugi, ma l’attenzione dei media mondiali sembra farvi attenzione solo quando Israele risponde al fuoco di sbarramento di Hamas.

(Via
Sofri, che l’ha preso da qui, a sua volta tradotto dal Wall Street Journal.)

(*) Sì, lo so, che puoi anche dire: vogliamo parlare del passato e basta? Lo so, eh.
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quotidiano

Seguendo quotidianamente Luca Sofri, sapevo che l’Unità era cambiata parecchio, dall’arrivo della De Gregorio. Ieri, in un impeto di lussuria, ho comprato un paio di cose in edicola, e anche l’Unità: volevo vedere questo nuovo formato, questa nuova direzione, queste cose qui. Questa mattina l’ho solo sfogliato, non l’ho letto, ma ho trovato che: (a) la nuova grafica è davvero bella: tra i quotidiani italiani che conosco, l’Unità ha la grafica migliore, di copertina e interna; (b) il nuovo formato è davvero comodo e bello; (c) il nuovo direttore è una con le idee ben chiare; (d) i contenuti mi sembrano di prim’ordine. Sottolineo che quest’ultimo punto è suscettibile di cambiamento, visto che il numero di ieri l’ho solo sfogliato: però promette bene, e non è poco.

(Tra l’altro, in edicola ieri ho comprato anche:
la Repubblica, che ormai davvero faccio fatica a leggere; Vanity Fair, perché ogni tanto, e comunque ci scrive la Bignardi, e Applicando, perché ci scrive Luigi.)
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mi emoziono sempre

Fiocca!

neve2009
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