gen 2009
memoria sticazzi
Titolo
brutale, e post volutamente “in ritardo”, per quanto
in ritardo non lo si è mai (o lo si è sempre,
dipende). Della serie: il 27 gennaio
e
basta non vale.
(Copiato pari pari da qui, come lui vuole.)
* *
Ho scritto e pubblicato (a giugno, per una precisa ragione) “Hitler era innocente”, ponendomi un determinato obiettivo.
Oggi so di non poterlo raggiungere.
Allora pubblico questo articolo nel giorno in cui orecchie e occhi sono spalancati, fregandomene della retorica e dell’ipocrisia che da anni vedo manifestarsi dal nulla col sopraggiungere del 27 gennaio.
Orecchie e occhi sono aperti, dicevo, e bisogna approfittarne. Ché già domani in troppi li chiuderanno.
Soprattutto, non so dove sarò il 27 gennaio 2010, quindi preferisco fare qualcosa adesso.
Forse questo breve articolo si rivelerà più utile rispetto al libro, e raggiungerà un maggior numero di persone.
Chiunque può copiarlo e pubblicarlo sul suo blog o altrove.
Anche senza specificare la fonte: non ha nessuna importanza.
Aldo Moscatelli
OLTRE SCHINDLER
Di Schindler, grazie al notissimo e straordinario film di Spielberg, si sa molto.
Di Perlasca anche, grazie a una recente fiction di successo e all’operato della Fondazione omonima.
Ma c’è gente di cui si sa poco o nulla, almeno nel nostro Paese.
Questa è la mia piccola e parziale lista (il tempo per affrontare le mie solitarie ricerche storiche è stato poco, ahimé ), in rigoroso ordine alfabetico:
Don Francesco Antonioli e don Armando Alessandrini, offrirono riparo e cure ai giovani
ebrei che frequentavano la scuola della quale erano responsabili.
Bill Barazetti, cittadino svizzero, la cui storia è davvero incredibile: consentì a 663 bambini ebrei di fuggire dalla Cecoslovacchia, mettendoli in salvo nell’Inghilterra di Churchill. Tutto questo grazie ai “soliti” documenti falsi. Barazetti non rivelò a nessuno, neanche ai suoi figli, quel che fece. Soltanto pochi anni fa, ormai povero e malato, ha chiesto aiuto a uno dei bimbi salvati, il quale a sua volta si è messo in contatto con gli altri. Oggi quei bambini ormai cresciuti, col loro sostegno, consentono a Barazetti di vivere una vecchiaia dignitosa.
Berthold Beitz, la cui storia è identica a quella di Schindler: dirigeva una fabbrica e reclutava in massa gli ebrei per garantire loro la sopravvivenza. Ne salvò tantissimi.
Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano, organizzò una rete clandestina a favore degli ebrei e di altri perseguitati, che venivano aiutati a fuggire dalla Germania hitleriana.
Hans Georg Calmeyer, a capo di un ufficio olandese (l’Olanda allora era già occupata dai nazisti), salvò la vita (dato ufficiale) a quasi 3.000 ebrei, ma c’è chi parla addirittura di 5.000 israeliti scampati alla morte grazie alla sua attività di sabotaggio. Come Schindler, per anni sostenne di non aver fatto abbastanza.
Karl De Bavier, svizzero, console a Milano, concesse il visto d'ingresso a 1.600 ebrei, prima che (come Grueninger, vedi sotto) venisse pizzicato e sospeso dall’incarico.
Georges Ferdinand Duckwitz, ambasciatore tedesco in Danimarca. Saputo del progetto di cattura degli ebrei danesi, informò segretamente i dirigenti della Resistenza antinazista locale, salvando così numerosi ebrei.
Paul Grueninger, svizzero, gendarme alla frontiera con l'Austria, lasciò varcare illegalmente il confine a 3.000 ebrei. Scoperto, perse il lavoro e il diritto alla pensione.
Donata e Eberhard Helmrich, aiutarono gli ebrei fin dalla "notte dei cristalli" e mediante vari sotterfugi ne salvarono almeno 100.
Wilm Hosenfeld, garantì la sopravvivenza a numerose persone, specie bambini. È passato alla storia per aver aiutato un pianista sfuggito alla barbarie nazista (ne è stato tratto il celebre film di Polanski). Il pianista in questione, Szpilman, definì Hosenfeld “l'unico essere umano con indosso l'uniforme tedesca che io abbia mai conosciuto”.
Imhof, svizzero, console a Venezia, concesse il visto d'ingresso ad almeno 500 ebrei.
Massimiliano Kolbe, nascose centinaia di ebrei destinati ai Lager. Scoperto ed internato, si offrì volontario per morire al posto di altre persone, nel campo di sterminio di Auschwitz.
Gino Martinoli, dirigente della Olivetti di Ivrea, salvò dal carcere e dalla deportazione 800 antifascisti, tra cui molti ebrei, spacciandoli per impiegati della Olivetti (azienda che lavorava per i tedeschi e che quindi garantiva una certa sicurezza a chi vi prestava servizio).
Aristide Sousa Mendes, console portoghese nella Francia collaborazionista, cacciato con disonore (e senza pensione) per avere stampato migliaia di visti illegali.
Marian Molenda, deportato polacco, si rifiutò di eseguire un ordine imposto dalle SS (sprangare il block 31 per immettervi il gas e sterminare così i 600 occupanti). Per questo diniego fu ucciso a percosse.
Giovanni Palatucci, poliziotto, salvò (assieme ai suoi tre collaboratori Americo Cucciniello, Alberino Palombo e Feliciano Ricicardelli) da 3.000 a 5.000 ebrei, falsificandone i documenti. Scoperto, venne arrestato e deportato nel lager di Dachau, ove perì.
Dimitar Peshev, ministro e poi vice-presidente del Parlamento bulgaro, aderì inizialmente al nazismo. Poi comprese l’assurdità del regime hitleriano e si adoperò per impedire la deportazione di 50.000 ebrei bulgari. Con l’aiuto della popolazione, riuscì nel suo intento. Per questo motivo perse la sua carica istituzionale, morendo in condizioni d’estrema povertà.
Chiune Sugihara, il “Perlasca giapponese”, agì in territorio lituano e salvò un numero di ebrei compreso fra 6.000 e 10.000. Nonostante i continui divieti imposti dal governo nipponico (che era a conoscenza dell’attività antinazista di Sugihara), rilasciò visti di transito a profusione. Con la fine della guerra rientrò in Giappone, e ovviamente dimesso con disonore dal servizio diplomatico, per aver disobbedito ai diktat imposti dal suo governo. Non so quanti fra voi conoscono la cultura giapponese, ma azioni del genere – nell’ottica nipponica – sono quanto di più umiliante possa esistere. Figuriamoci per un uomo che in un quinquennio aveva salvato (in media) 150 persone al mese. Nel 1968 però venne riconosciuto da uno degli ebrei che aveva aiutato, e così la sua incredibile storia fu nota a tutti. Il Giappone riabiliterà Sugihara senza clamori e senza una sola parola di scuse.
Raimondo Viale, prete, si prese cura di circa 350 ebrei (di varia nazionalità ), per lo più individui che avevano oltrepassato il confine italiano passando dalla Francia, e cercando riparo nelle montagne cuneesi.
Maria Helena Francoise Isabel Von Maltzan, contessa tedesco-svedese, nascose in casa propria e accudì personalmente oltre 60 ebrei.
Raoul Wallenberg, colui che numericamente ha salvato il maggior numero di ebrei: 100.000. Come ci riuscì? Nei modi più assurdi e – davvero – romanzeschi. Principalmente fornendo migliaia e migliaia di passaporti svedesi (Wallenberg era svedese e agì per conto del suo coraggioso governo) a qualunque ebreo. Il paradosso, nell’epopea di Wallenberg, è questo: per difendere gli ebrei, dimenticò di crearsi una documentazione tale da porlo al di sopra di ogni sospetto, cosicché quando i russi liberarono Budapest (la città nella quale agì ), egli si ritrovò nell’assurda situazione di doversi difendere dall’accusa di collaborazionismo. Sparì nella vecchia URSS, e di lui non si seppe più nulla.
(Copiato pari pari da qui, come lui vuole.)
* *
Ho scritto e pubblicato (a giugno, per una precisa ragione) “Hitler era innocente”, ponendomi un determinato obiettivo.
Oggi so di non poterlo raggiungere.
Allora pubblico questo articolo nel giorno in cui orecchie e occhi sono spalancati, fregandomene della retorica e dell’ipocrisia che da anni vedo manifestarsi dal nulla col sopraggiungere del 27 gennaio.
Orecchie e occhi sono aperti, dicevo, e bisogna approfittarne. Ché già domani in troppi li chiuderanno.
Soprattutto, non so dove sarò il 27 gennaio 2010, quindi preferisco fare qualcosa adesso.
Forse questo breve articolo si rivelerà più utile rispetto al libro, e raggiungerà un maggior numero di persone.
Chiunque può copiarlo e pubblicarlo sul suo blog o altrove.
Anche senza specificare la fonte: non ha nessuna importanza.
Aldo Moscatelli
OLTRE SCHINDLER
Di Schindler, grazie al notissimo e straordinario film di Spielberg, si sa molto.
Di Perlasca anche, grazie a una recente fiction di successo e all’operato della Fondazione omonima.
Ma c’è gente di cui si sa poco o nulla, almeno nel nostro Paese.
Questa è la mia piccola e parziale lista (il tempo per affrontare le mie solitarie ricerche storiche è stato poco, ahimé ), in rigoroso ordine alfabetico:
Don Francesco Antonioli e don Armando Alessandrini, offrirono riparo e cure ai giovani
ebrei che frequentavano la scuola della quale erano responsabili.
Bill Barazetti, cittadino svizzero, la cui storia è davvero incredibile: consentì a 663 bambini ebrei di fuggire dalla Cecoslovacchia, mettendoli in salvo nell’Inghilterra di Churchill. Tutto questo grazie ai “soliti” documenti falsi. Barazetti non rivelò a nessuno, neanche ai suoi figli, quel che fece. Soltanto pochi anni fa, ormai povero e malato, ha chiesto aiuto a uno dei bimbi salvati, il quale a sua volta si è messo in contatto con gli altri. Oggi quei bambini ormai cresciuti, col loro sostegno, consentono a Barazetti di vivere una vecchiaia dignitosa.
Berthold Beitz, la cui storia è identica a quella di Schindler: dirigeva una fabbrica e reclutava in massa gli ebrei per garantire loro la sopravvivenza. Ne salvò tantissimi.
Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano, organizzò una rete clandestina a favore degli ebrei e di altri perseguitati, che venivano aiutati a fuggire dalla Germania hitleriana.
Hans Georg Calmeyer, a capo di un ufficio olandese (l’Olanda allora era già occupata dai nazisti), salvò la vita (dato ufficiale) a quasi 3.000 ebrei, ma c’è chi parla addirittura di 5.000 israeliti scampati alla morte grazie alla sua attività di sabotaggio. Come Schindler, per anni sostenne di non aver fatto abbastanza.
Karl De Bavier, svizzero, console a Milano, concesse il visto d'ingresso a 1.600 ebrei, prima che (come Grueninger, vedi sotto) venisse pizzicato e sospeso dall’incarico.
Georges Ferdinand Duckwitz, ambasciatore tedesco in Danimarca. Saputo del progetto di cattura degli ebrei danesi, informò segretamente i dirigenti della Resistenza antinazista locale, salvando così numerosi ebrei.
Paul Grueninger, svizzero, gendarme alla frontiera con l'Austria, lasciò varcare illegalmente il confine a 3.000 ebrei. Scoperto, perse il lavoro e il diritto alla pensione.
Donata e Eberhard Helmrich, aiutarono gli ebrei fin dalla "notte dei cristalli" e mediante vari sotterfugi ne salvarono almeno 100.
Wilm Hosenfeld, garantì la sopravvivenza a numerose persone, specie bambini. È passato alla storia per aver aiutato un pianista sfuggito alla barbarie nazista (ne è stato tratto il celebre film di Polanski). Il pianista in questione, Szpilman, definì Hosenfeld “l'unico essere umano con indosso l'uniforme tedesca che io abbia mai conosciuto”.
Imhof, svizzero, console a Venezia, concesse il visto d'ingresso ad almeno 500 ebrei.
Massimiliano Kolbe, nascose centinaia di ebrei destinati ai Lager. Scoperto ed internato, si offrì volontario per morire al posto di altre persone, nel campo di sterminio di Auschwitz.
Gino Martinoli, dirigente della Olivetti di Ivrea, salvò dal carcere e dalla deportazione 800 antifascisti, tra cui molti ebrei, spacciandoli per impiegati della Olivetti (azienda che lavorava per i tedeschi e che quindi garantiva una certa sicurezza a chi vi prestava servizio).
Aristide Sousa Mendes, console portoghese nella Francia collaborazionista, cacciato con disonore (e senza pensione) per avere stampato migliaia di visti illegali.
Marian Molenda, deportato polacco, si rifiutò di eseguire un ordine imposto dalle SS (sprangare il block 31 per immettervi il gas e sterminare così i 600 occupanti). Per questo diniego fu ucciso a percosse.
Giovanni Palatucci, poliziotto, salvò (assieme ai suoi tre collaboratori Americo Cucciniello, Alberino Palombo e Feliciano Ricicardelli) da 3.000 a 5.000 ebrei, falsificandone i documenti. Scoperto, venne arrestato e deportato nel lager di Dachau, ove perì.
Dimitar Peshev, ministro e poi vice-presidente del Parlamento bulgaro, aderì inizialmente al nazismo. Poi comprese l’assurdità del regime hitleriano e si adoperò per impedire la deportazione di 50.000 ebrei bulgari. Con l’aiuto della popolazione, riuscì nel suo intento. Per questo motivo perse la sua carica istituzionale, morendo in condizioni d’estrema povertà.
Chiune Sugihara, il “Perlasca giapponese”, agì in territorio lituano e salvò un numero di ebrei compreso fra 6.000 e 10.000. Nonostante i continui divieti imposti dal governo nipponico (che era a conoscenza dell’attività antinazista di Sugihara), rilasciò visti di transito a profusione. Con la fine della guerra rientrò in Giappone, e ovviamente dimesso con disonore dal servizio diplomatico, per aver disobbedito ai diktat imposti dal suo governo. Non so quanti fra voi conoscono la cultura giapponese, ma azioni del genere – nell’ottica nipponica – sono quanto di più umiliante possa esistere. Figuriamoci per un uomo che in un quinquennio aveva salvato (in media) 150 persone al mese. Nel 1968 però venne riconosciuto da uno degli ebrei che aveva aiutato, e così la sua incredibile storia fu nota a tutti. Il Giappone riabiliterà Sugihara senza clamori e senza una sola parola di scuse.
Raimondo Viale, prete, si prese cura di circa 350 ebrei (di varia nazionalità ), per lo più individui che avevano oltrepassato il confine italiano passando dalla Francia, e cercando riparo nelle montagne cuneesi.
Maria Helena Francoise Isabel Von Maltzan, contessa tedesco-svedese, nascose in casa propria e accudì personalmente oltre 60 ebrei.
Raoul Wallenberg, colui che numericamente ha salvato il maggior numero di ebrei: 100.000. Come ci riuscì? Nei modi più assurdi e – davvero – romanzeschi. Principalmente fornendo migliaia e migliaia di passaporti svedesi (Wallenberg era svedese e agì per conto del suo coraggioso governo) a qualunque ebreo. Il paradosso, nell’epopea di Wallenberg, è questo: per difendere gli ebrei, dimenticò di crearsi una documentazione tale da porlo al di sopra di ogni sospetto, cosicché quando i russi liberarono Budapest (la città nella quale agì ), egli si ritrovò nell’assurda situazione di doversi difendere dall’accusa di collaborazionismo. Sparì nella vecchia URSS, e di lui non si seppe più nulla.
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la biblioteca della piscina
30/01/09 22:45 Archiviato in: libri
Bella recionada, come diciamo qui a
Venezia.
Delle due l’una, lo so: (a) non lo finisco, perché è uno di quei libri scritti in modo un po’ autocompiaciuto, che difficilmente mi piacciono davvero; e se non lo finisco allora avrà le ultime - butta lì - venti pagine che sono un capolavoro. (b) lo finisco, e allora le venti-pagine-capolavoro non sono tutte alla fine, ma sparse per il libro, sono appena duecento battute e non ne valeva proprio la pena. Di solito mi succede così.
Delle due l’una, lo so: (a) non lo finisco, perché è uno di quei libri scritti in modo un po’ autocompiaciuto, che difficilmente mi piacciono davvero; e se non lo finisco allora avrà le ultime - butta lì - venti pagine che sono un capolavoro. (b) lo finisco, e allora le venti-pagine-capolavoro non sono tutte alla fine, ma sparse per il libro, sono appena duecento battute e non ne valeva proprio la pena. Di solito mi succede così.
trilogia della città di K.
28/01/09 19:41 Archiviato in: recensione
Come ho detto
in questo numero di inutile, non ho più molto
tempo per leggere libri, così me li trascino per
un po’. (Un mese per un libro solo: eresia!) Ieri
sera ho finito la Trilogia della città di
K., ed è uno di quei
“adesso ho finito il libro” che ti rimangono
dentro parecchio, e in modo strano. Il romanzo
parte bene, alienandoti assieme ai due bambini
protagonisti, gemelli, portati in salvo dalla
madre in una città di frontiera, la città di K., e
lasciati lì con la nonna. Poi, in quasi
quattrocento pagine, passano cinquant’anni, dalla
realtà passiamo al racconto e dal racconto alla
realtà e ti chiedi se quella che stai leggendo è
davvero la realtà, o siamo in un libro davvero?
La trilogia è composta da tre libri: Il grande quaderno, La prova, La terza menzogna.
La seconda guerra mondiale, le mancanze e gli orrori della morte e della fame, della follia, della solitudine: scrittura asciutta, maniacalmente precisa; ambienti morbosi e sporchi; personaggi al limite dell’umanità, o troppo pieni di umanità: il primo libro è un’allucinazione civile non da poco, una delle cose migliori che abbia letto in questi ultimi anni: per contenuti e stile. Il secondo libro ha quasi un impianto classico, se si escludono i rimandi al primo. Poi il terzo è una bomba, ed è bene così: spiazza, stravolge, lascia senza fiato mentre i tentativi di capire precipitano assieme agli eventi, e tutto diventa un unico grande quadro, bellissimo, gelido, agghiacciante, sulla vita e sulla morte.
La trilogia è composta da tre libri: Il grande quaderno, La prova, La terza menzogna.
La seconda guerra mondiale, le mancanze e gli orrori della morte e della fame, della follia, della solitudine: scrittura asciutta, maniacalmente precisa; ambienti morbosi e sporchi; personaggi al limite dell’umanità, o troppo pieni di umanità: il primo libro è un’allucinazione civile non da poco, una delle cose migliori che abbia letto in questi ultimi anni: per contenuti e stile. Il secondo libro ha quasi un impianto classico, se si escludono i rimandi al primo. Poi il terzo è una bomba, ed è bene così: spiazza, stravolge, lascia senza fiato mentre i tentativi di capire precipitano assieme agli eventi, e tutto diventa un unico grande quadro, bellissimo, gelido, agghiacciante, sulla vita e sulla morte.
la questione morale
Francesco
Costa fa un bel quadro sulla
“questione morale” delle canzoni (come dei film o
dei libri).
WOAD
25/01/09 21:39 Archiviato in: musica
Ho
comperato il singolo di Working
On A Dream, che
deriva dall’omonimo album. Non
mi ha esaltato particolarmente: confesso. Però
questa mattina la Dolcissima e io abbiamo fatto un
salto da Feltrinelli e in sottofondo suonava tutto
il disco. Ovviamente il giudizio è ben che
parziale, ma gli altri brani paiono essere
migliori del singolo. Ancora pochi giorni (il
tempo di ricaricare la mia PostePay) e lo potrò
ascoltare tutto.
A latere: alla Feltrinelli di Mestre per 18,90 euro ti porti a casa il cd, per 19,90 il cd assieme a un dvd di 40 minuti con un dietro le quinte dell’album. Venti euro per un disco e un documentario è un ottimo prezzo; diciannove per il disco soltanto è da criminali. (Per quanto sul sito di Feltrinelli i prezzi siano differenti.)
A latere: alla Feltrinelli di Mestre per 18,90 euro ti porti a casa il cd, per 19,90 il cd assieme a un dvd di 40 minuti con un dietro le quinte dell’album. Venti euro per un disco e un documentario è un ottimo prezzo; diciannove per il disco soltanto è da criminali. (Per quanto sul sito di Feltrinelli i prezzi siano differenti.)
fatevi un po' i cazzi vostri
Vaticano
attacca Obama: scelta sbagliata
(Ansa)
Mi piacerebbe che la gente che non fa figli (o almeno, non dovrebbe) non s’impicciasse delle scelte sulle eventuali interruzioni di gravidanza di altre persone.
Mi piacerebbe che la gente che non fa figli (o almeno, non dovrebbe) non s’impicciasse delle scelte sulle eventuali interruzioni di gravidanza di altre persone.
intellectual property
Con una
settimana di colpevole ritardo, ti vorrei far notare
che su inutile
abbiamo
iniziato una discussione quattordicinale sulla
Proprietà intellettuale: il primo pezzo è a
firma della Dolcissima.
gli farò un'offerta che non potrà rifiutare
Della
serie, non ci basta la commissione bicamerale per
l’infanzia: Gasparri avanza dei dubbi sulla
funzione dei libri o dei film di denuncia.
(Per completezza, nell’ultimo paragrafo del pezzo dell’Ansa dice due o tre cose condivisibili, però vabbè.)
(Per completezza, nell’ultimo paragrafo del pezzo dell’Ansa dice due o tre cose condivisibili, però vabbè.)
controllare le tematiche dell'arte
Ci sono un
sacco di cose che mi stonano, mi ripugnano e mi
allibiscono, nelle dichiarazioni della
presidentessa e della vicepresidentessa della
commissione bicamerale per l’Infanzia. Ma quella
che mi lascia più sgomento è quest’affermazione
della presidentessa: «occorre controllare le
tematiche che affronta l’arte». Risposta: no.
(Via Sofri.)
(Via Sofri.)
siamo sicuri?
24/01/09 00:38 Archiviato in: link
discorso inaugurale
Finalmente
il New
York Times, uno dei
migliori quotidiani esistenti (secondo l’umile parere
del sottoscritto) ha pubblicato il
video col testo interattivo
del
discorso inaugurale del Presidente Obama. Adoro
il NYT.
it's a beautiful day
Lo
cantava Freddie Mercury prima
di morire, lo cantano gli Stati Uniti d’America
oggi, che di morte non se ne parla proprio. Io
nella folla immensa di oggi
mi ci perdo, ed è bello così, e non c’è poi molto
altro da dire. A domani, se mi verranno, le
analisi, i pensieri, per quel poco che valgono.
Oggi c’è solo da essere felici. E mi dispiace,
tanto, per quelli che non lo sono.
all good things
19/01/09 23:08 Archiviato in: ms
sempre a proposito di fumetti
Come vedi
nel boxino qui a destra, l’ottava stagione
di
Buffy esce in fumetto. Joss
Whedon è un genio.
stan lee ne combina un'altra
16/01/09 19:54 Archiviato in: link
Stan Lee,
l’arzillo vecchietto che s’è inventato il
Marvel-Universe, e
quindi una serie di personaggi mitici come l’Uomo
Ragno, gli X-Men, i Fantastici Quattro, Iron Man,
Hulk, e via di variazioni sul tema,
torna in attività
con una
serie che contiene due anomalie: la prima è il
protagonista gay (niente in contrario, io, e lo
sai: è che sentirlo dalla Marvel fa sempre un
certo effetto), il secondo è il mezzo (uno
speciale a cartoni animati).
Spero di vederlo, ovviamente.
Spero di vederlo, ovviamente.
di doppiaggi e traduzioni
Sono anni
ormai che quando posso mi guardo film o telefilm (o
telegiornali, s’è per questo) in lingua originale.
Dal momento che il 97% delle cose che guardo sono di
origine anglosassone, e conoscendo io l’inglese in
maniera adeguata per godermi film o telefilm anche
senza sottotitoli, il problema del doppiaggio per me
rimane solo al cine, o in televisione - quelle poche
volte che la guardo.
Meno male: perché pare che ogni tanto i traduttori dei film perdano un po’ il controllo: come spiega Andrea Pomini, in The Millionaire c’è un punto in cui degli estremisti indù attaccano dei musulmani, ma nel doppiaggio la cosa viene ribaltata: sono i musulmani ad attaccare. Chi ha sistemato ‘sta cosa per la versione italiana meriterebbe di passare i suoi giorni a pane, acqua e Amici.
(Via Sofri.)
Meno male: perché pare che ogni tanto i traduttori dei film perdano un po’ il controllo: come spiega Andrea Pomini, in The Millionaire c’è un punto in cui degli estremisti indù attaccano dei musulmani, ma nel doppiaggio la cosa viene ribaltata: sono i musulmani ad attaccare. Chi ha sistemato ‘sta cosa per la versione italiana meriterebbe di passare i suoi giorni a pane, acqua e Amici.
(Via Sofri.)
tempi moderni
È la prima volta che la
foto presidenziale, negli USA, viene fatta con una
macchina digitale.
(E qualcuno ha pure rintracciato i metadati della fotografia.)
(E qualcuno ha pure rintracciato i metadati della fotografia.)
faber
Dieci anni
fa moriva Fabrizio De André. Oggi su inutile pubblichiamo
una bella ricerca di Ale all’interno degli archivi
RAI di Torino, e il testo di La
bomba in testa:
perché Amore
che vieni, amore che vai ci
sembra davvero una scelta inutile
(davvero)
come canzone significativa per Fabrizio. Con tutto
il rispetto per Dori e per i motivi che
gliel’hanno fatta scegliere, crediamo che
contribuisca alla beatificazione di Fabrizio: e
dubitiamo fortemente che lui volesse essere
beatificato.
creatività
Merlinn Mann
parla dei libri che pretenderebbero di insegnare alla
gente a “essere creativi”. Cito un brevissimo
passaggio del suo bel post:
Il lavoro creativo sembra una magia a quelle persone che non riescono a capire che, alla fin fine, è sempre lavoro.
Il lavoro creativo sembra una magia a quelle persone che non riescono a capire che, alla fin fine, è sempre lavoro.
libera!
10/01/09 17:06 Archiviato in: link
Un’aragosta
di circa 140 anni, dopo esser stata per un paio di
settimane la mascotte di un ristorante
newyorkerse, torna libera.
Ah, gli USA.
Ah, gli USA.
un'analisi su iLife e iWork '09
Bel pezzo sui cambiamenti di
interfaccia e di design di iLife e iWork ’09. Interessante e,
vacca miseria, scritto benissimo.
(Via John Gruber.)
(Via John Gruber.)
cinquanta, e non sentirli
Quanti anni
avrà Gino Paoli? Non lo so, so che mi è sempre
piaciuto un casino ascoltarlo e che sono cresciuto
con lui: solo verso i quattordici anni è arrivato
Guccini, e poi De André, Vecchioni, e via andare. Ma
Gino Paoli c’era prima di tutti: e allora
complimenti, caro, perché 50 di carriera sono 50.
(In realtà l’Ansa lo dice, quanti anni sono: ma chi se ne frega.)
(In realtà l’Ansa lo dice, quanti anni sono: ma chi se ne frega.)
diamogli una strada
08/01/09 21:43 Archiviato in: link
Mario
Magnotta è morto pochi giorni fa, a 66 anni.
Adesso su Facebook
qualcuno
vuole che all’Aquila gli sia dedicata una strada.
E dire che lui si voleva «iscrivere ai
terroristi».
Jack Torrence
Appena
pubblicato il libro di John “Jack” Torrance,
intitolato All Work And No Play
Makes Jack A Dull Boy. Suona familiare?
Lo è.
(Via John Gruber.)
(Via John Gruber.)
centosette euro
Il catalogo
di iTunes Music Store è appena diventato
Plus, cioè privo di DRM
(*). Ho dato un’occhiatina alla
funzione “Aggiorna la mia libreria”, e mannaggia a
me che ho comprato così tanta musica negli ultimi
15/17 mesi: aggiornare al nuovo formato mi costa -
al momento - 107,76 euro. Una ricarica alla mia
PostePay, e si va: non mi faccio mica scappare
quest’opportunità. Finalmente le major hanno
ceduto, da qualche parte, e han ragione quelli di
Apple a chiudere il keynote di oggi
sulle note
di The Best Is Yet To
Come...
E mi sto anche scaricando la demo di iWork09.
(*) Attenzione, che per l’intero catalogo si parla di «by the end of this quarter».
E mi sto anche scaricando la demo di iWork09.
(*) Attenzione, che per l’intero catalogo si parla di «by the end of this quarter».
spring 2009: objectified
Il nuovo documentario
di Gary
Hustwit (è quello che ha fatto il mio
adorato Helvetica) uscirà in primavera.
Appena possibile mi compro il dvd. Anche tu.
Aggiornamento: qui c’è la versione del trailer in QuickTime.
(Via Wittgenstein links.)
Aggiornamento: qui c’è la versione del trailer in QuickTime.
(Via Wittgenstein links.)
programmazione
04/01/09 00:38 Archiviato in: tec
A tempo
perso, e senza alcuna finalità oscura (tipo:
costruirò l’applicazione migliore del mondo!), mi sto
dedicando a ben tre linguaggi di scripting:
Ruby, AppleScript, JavaScript. Alè. Non credo che
eccellerò mai in uno qualsiasi di questi tre
linguaggi, ma sono molto interessanti, ed è sempre
bello accrescere d’un poco la propria conoscenza
in campi informatici: ti senti come se fossi un
po’ più vicino a capire come fa il computer ad
accendersi tutti i giorni.
rumore di fondo
02/01/09 13:10 Archiviato in: tec
È normale,
poco prima del Macworld di gennaio, che le
speculazioni raggiungano livelli inauditi. E
mentre c’è ancora gente che si diverte a speculare
sulla salute delle persone solo perché queste
persone sono al vertice di un’azienda come
Apple, qualcuno si diverte a pensare a
come sarebbe bello usare iMovie attraverso internet.
Caricare i filmati, fare dell’editing, aggiungere
effetti, ottenere un buon risultato. Via internet.
Oggi. Fra due anni, forse: oggi vale
la battuta di John
Gruber:
Sure, iMovie as a web app. Uh-huh. Slogan: And you thought USB was slow.
Sure, iMovie as a web app. Uh-huh. Slogan: And you thought USB was slow.
contesto
Ora, non dico
che abbiano ragione, perché in questa storia credo
che “ragione”, da intendersi come: “ho ragione io e
tu no”, sia una parola da non usare. Però c’è un
motivo le cui radici sono nel passato prossimo
(*), per quello che sta
succedendo:
È importante comprendere la cronologia delle ultime violenze. Israele ha ritirato sia i propri soldati che tutti i propri coloni da Gaza nell’agosto 2005. Hamas ha conquistato il potere a Gaza, strappandolo all’organizzazione di Abu Mazen, nel 2007. Dal 2005 ad oggi Hamas ha lanciato da Gaza circa 6300 razzi contro civili israeliani, uccidendone 10 e ferendone più di 780. Nei primi mesi di quest’anno Hamas ha accettato una tregua, durante la quale i lanci sono diminuiti ma mai cessati del tutto. Hamas ha infine rifiutato di prolungare la tregua oltre il 19 dicembre, quando il gruppo ha ripreso gli attacchi effettuando circa 300 lanci di razzi, missili e colpi di mortai. I 250.000 abitanti israeliani delle aree meridionali del paese vivono in una condizione di minaccia costante, spesso costretti nei rifugi, ma l’attenzione dei media mondiali sembra farvi attenzione solo quando Israele risponde al fuoco di sbarramento di Hamas.
(Via Sofri, che l’ha preso da qui, a sua volta tradotto dal Wall Street Journal.)
(*) Sì, lo so, che puoi anche dire: vogliamo parlare del passato e basta? Lo so, eh.
È importante comprendere la cronologia delle ultime violenze. Israele ha ritirato sia i propri soldati che tutti i propri coloni da Gaza nell’agosto 2005. Hamas ha conquistato il potere a Gaza, strappandolo all’organizzazione di Abu Mazen, nel 2007. Dal 2005 ad oggi Hamas ha lanciato da Gaza circa 6300 razzi contro civili israeliani, uccidendone 10 e ferendone più di 780. Nei primi mesi di quest’anno Hamas ha accettato una tregua, durante la quale i lanci sono diminuiti ma mai cessati del tutto. Hamas ha infine rifiutato di prolungare la tregua oltre il 19 dicembre, quando il gruppo ha ripreso gli attacchi effettuando circa 300 lanci di razzi, missili e colpi di mortai. I 250.000 abitanti israeliani delle aree meridionali del paese vivono in una condizione di minaccia costante, spesso costretti nei rifugi, ma l’attenzione dei media mondiali sembra farvi attenzione solo quando Israele risponde al fuoco di sbarramento di Hamas.
(Via Sofri, che l’ha preso da qui, a sua volta tradotto dal Wall Street Journal.)
(*) Sì, lo so, che puoi anche dire: vogliamo parlare del passato e basta? Lo so, eh.
quotidiano
01/01/09 12:08 Archiviato in: link
Seguendo
quotidianamente Luca Sofri, sapevo che
l’Unità era cambiata
parecchio, dall’arrivo della De Gregorio. Ieri, in
un impeto di lussuria, ho comprato un paio di cose
in edicola, e anche l’Unità:
volevo vedere questo nuovo formato, questa nuova
direzione, queste cose qui. Questa mattina l’ho solo
sfogliato, non l’ho letto, ma ho trovato che: (a) la
nuova grafica è davvero bella: tra i quotidiani
italiani che conosco, l’Unità
ha la grafica
migliore, di copertina e interna; (b) il nuovo
formato è davvero comodo e bello; (c) il nuovo
direttore è una con le idee ben chiare; (d) i
contenuti mi sembrano di prim’ordine. Sottolineo che
quest’ultimo punto è suscettibile di cambiamento,
visto che il numero di ieri l’ho solo sfogliato: però
promette bene, e non è poco.
(Tra l’altro, in edicola ieri ho comprato anche: la Repubblica, che ormai davvero faccio fatica a leggere; Vanity Fair, perché ogni tanto, e comunque ci scrive la Bignardi, e Applicando, perché ci scrive Luigi.)
(Tra l’altro, in edicola ieri ho comprato anche: la Repubblica, che ormai davvero faccio fatica a leggere; Vanity Fair, perché ogni tanto, e comunque ci scrive la Bignardi, e Applicando, perché ci scrive Luigi.)
