dic 2008
buon 2009
31/12/08 23:34 Archiviato in: link
Appena avrò
tempo racconterò che cosa sto facendo in questi
giorni (anche se non è nulla d’eccezionale, eh).
Intanto chiudo il 2008 con due bei post,
uno di Luca Sofri
(dannatamente
realista, e condivido in pieno), e uno
dell’amico Simone Maria Navarra
(dannatamente bello, e
punto).
Buoni ultimi minuti dell’anno, a tutti.
Buoni ultimi minuti dell’anno, a tutti.
|
repeal Prop 8
Non so quanto
funzionerà, ma in California si stanno organizzando,
tra l’altro in questa maniera, perché questa storia
della Proposition 8 è assurda.
JoyOfTech dice la sua.
buona la prossima, mai più
Ecco
pubblicato l’ultimo capitolo
del mio
romanzo a puntate, buona la
prossima. Questo capitolo
s’intitola Ho ancora la
forza, per tante ragione
che spiegherò presto: nel giro di un mese o due
spero di poter rendere disponibile un bel .pdf
completo. Abbi pazienza. Intanto, puoi
leggerti i vecchi capitoli.
la ciccia è buona e bella
Così pensava
un chirurgo estetico di Los Angeles, che ha usato il
grasso residuo dei suoi interventi di liposuzione per
fabbricare biocarburante per la sua auto, e quella
della morosa. Fantastico. (Adesso è in Sud America
perché per la legge californiana vieta queste cose.
Fantastico, parte seconda.)
(Via Ansa.)
(Via Ansa.)
humanity: hour 1
25/12/08 13:50 Archiviato in: musica
Per
festeggiare il natale, mi sono comprato l’ultimo
disco degli Scorpions, Humanity: Hour
1. Sticazzi, parecchio
che non ascoltavo un disco compatto come questo.
Assolutamente consigliato a chi piace l’hard rock,
il metal (classico), e - ovviamente - gli
Scorpions.
buon natale
25/12/08 12:02 Archiviato in: link
Riportarti
questa notizia Ansa
mi sembra
un ottimo modo per festeggiare.
ROMA - Non scatta il licenziamento per il lavoratore che, stanco di essere tenuto inattivo o impiegato in occupazioni molto inferiori alla sua qualifica, non si presenta più al lavoro dopo aver invano sollecitato il datore ad adibirlo a mansioni adeguate al suo livello.
Lo sottolinea la Cassazione che ha respinto un ricorso dell'ex acciaieria 'Italsider' di Genova, ora 'Ilva', contro l'annullamento del licenziamento inflitto a Giorgio B., un tecnico di settimo livello impiegato per dieci anni - dal 1990 al 2000 - a fare fotocopie, compiti rientranti nelle mansioni dei dipendenti di terzo livello.
Prostrato dalla inoccupazione, alternata alla fotocopiatura e talvolta alla cassa integrazione, Giorgio B. aveva deciso di non andare più al lavoro. Il tre aprile del 2000 venne licenziato. Ma sia il Tribunale di Genova che la Corte di Appello, ed ora anche la Suprema Corte - con la sentenza 29832 - hanno confermato che la "decisione di assentarsi dal posto di lavoro non integrava la giusta causa di licenziamento, avendo accertato che Giorgio B. era stato tenuto inattivo o addetto a mansioni notevolmente dequalificanti rispetto alla categoria di appartenenza".
A sostegno del diritto del tecnico demansionato a non essere licenziato è stata considerata anche la lettera con la quale aveva segnalato all'Ilva "il suo notevole disagio e le conseguenze pregiudizievoli per la sua salute (depressione) dovute alla situazione lavorativa" ribadendo al contempo "la sua disponibilità a svolgere mansioni adeguate al suo inquadramento". Ora il caso torna alla Corte di Appello di Genova che dovrà valutare se al tecnico, oltre alla conservazione del posto, spetti anche il risarcimento dei danni morali e biologici.
ROMA - Non scatta il licenziamento per il lavoratore che, stanco di essere tenuto inattivo o impiegato in occupazioni molto inferiori alla sua qualifica, non si presenta più al lavoro dopo aver invano sollecitato il datore ad adibirlo a mansioni adeguate al suo livello.
Lo sottolinea la Cassazione che ha respinto un ricorso dell'ex acciaieria 'Italsider' di Genova, ora 'Ilva', contro l'annullamento del licenziamento inflitto a Giorgio B., un tecnico di settimo livello impiegato per dieci anni - dal 1990 al 2000 - a fare fotocopie, compiti rientranti nelle mansioni dei dipendenti di terzo livello.
Prostrato dalla inoccupazione, alternata alla fotocopiatura e talvolta alla cassa integrazione, Giorgio B. aveva deciso di non andare più al lavoro. Il tre aprile del 2000 venne licenziato. Ma sia il Tribunale di Genova che la Corte di Appello, ed ora anche la Suprema Corte - con la sentenza 29832 - hanno confermato che la "decisione di assentarsi dal posto di lavoro non integrava la giusta causa di licenziamento, avendo accertato che Giorgio B. era stato tenuto inattivo o addetto a mansioni notevolmente dequalificanti rispetto alla categoria di appartenenza".
A sostegno del diritto del tecnico demansionato a non essere licenziato è stata considerata anche la lettera con la quale aveva segnalato all'Ilva "il suo notevole disagio e le conseguenze pregiudizievoli per la sua salute (depressione) dovute alla situazione lavorativa" ribadendo al contempo "la sua disponibilità a svolgere mansioni adeguate al suo inquadramento". Ora il caso torna alla Corte di Appello di Genova che dovrà valutare se al tecnico, oltre alla conservazione del posto, spetti anche il risarcimento dei danni morali e biologici.
loghi
24/12/08 09:39 Archiviato in: link
I migliori (e i peggiori) loghi del
2008. Quello della Pepsi è
veramente osceno: buttati via vent’anni almeno di
identità e di immagine.
(Via John Gruber.)
(Via John Gruber.)
la pirateria secondo la Carlucci
24/12/08 00:08 Archiviato in: link
Ma la gente
che l’ha votata ogni tanto ci pensa, a dove mette le
croci in cabina elettorale? Spettacolare prova comica
senza
volerlo essere, della nostra parlamentare azzurra
preferita.
(Via Francesco Costa.)
(Via Francesco Costa.)
tech lover
23/12/08 15:38 Archiviato in: link
un sogno dentro un sogno (due)
22/12/08 18:55 Archiviato in: recensione
| libri
Ché sembra
che lo facciano apposta, i Sognatori. Sembra (davvero) che
si divertano a fare uscire un libro più bello
dell’altro, ogni tre mesi circa o giù di lì. Ce ne
fossero di più, tra i piccoli editori, che seguono
una politica così chiara di prodotto editoriale di
qualità. E andiamo fino in fondo: ce ne fossero di
più, tra i grandi
editori, che seguono una
politica così eccetera.
I Sognatori mi mandan via di testa adesso con Un sogno dentro un sogno (volume secondo), risultato del concorso dallo stesso nome (scaduto il 31 agosto: sì, sei in ritardo). Undici racconti, uno in più rispetto all’antologia di fine 2007, la qualità è allo stesso, altissimo livello. L’anno scorso lo stile era (quasi) uniforme, e i temi vicini tra i diversi racconti; quest’anno si svirgola di più, e la varietà è lampante: dalla fantascienza di Giuseppe Perciabosco (solida fantascienza d’altri tempi: bravo) alla fulminante genialità della paginetta di Sogno e son destro («Io c’ho i sogni mancini» ), dai rimandi di letteratura antica, e fiaba, e un pizzicchino di fantasy di Oltre l’arcobaleno agli scampoli di mondo latino nel racconto di Elisabetta Rossi.
A me sono piaciuti, tantissimo, Novembre di Francesca Tibo e Per sua divina provvidenza di Ilaria Vajngerl, ma ribadisco: la qualità è altissima, e le cadute di tono quasi non esistono. Poi ci sono i gusti, quelli sì, e allora magari un pezzo potrà piacere meno di un altro: ma non mi sembra sian cose da far notare, queste.
Sembra che i Sognatori si divertano, dicevo: e se si divertono loro, si divertono pure quelli che partecipano. Perché si vede che quando fai un lavoro di qualità, e ci spremi dentro tutta la tua vita (cioè: non ti tiri indietro. Non fingi. Non corri dietro agli altri, ma fai solo il tuo lavoro), qualcosa in cambio arriva. Arrivano undici racconti come piccoli tesori, e la possibilità, la pazienza, e la tenacia di costruire qualcosa che rimane.
I Sognatori mi mandan via di testa adesso con Un sogno dentro un sogno (volume secondo), risultato del concorso dallo stesso nome (scaduto il 31 agosto: sì, sei in ritardo). Undici racconti, uno in più rispetto all’antologia di fine 2007, la qualità è allo stesso, altissimo livello. L’anno scorso lo stile era (quasi) uniforme, e i temi vicini tra i diversi racconti; quest’anno si svirgola di più, e la varietà è lampante: dalla fantascienza di Giuseppe Perciabosco (solida fantascienza d’altri tempi: bravo) alla fulminante genialità della paginetta di Sogno e son destro («Io c’ho i sogni mancini» ), dai rimandi di letteratura antica, e fiaba, e un pizzicchino di fantasy di Oltre l’arcobaleno agli scampoli di mondo latino nel racconto di Elisabetta Rossi.
A me sono piaciuti, tantissimo, Novembre di Francesca Tibo e Per sua divina provvidenza di Ilaria Vajngerl, ma ribadisco: la qualità è altissima, e le cadute di tono quasi non esistono. Poi ci sono i gusti, quelli sì, e allora magari un pezzo potrà piacere meno di un altro: ma non mi sembra sian cose da far notare, queste.
Sembra che i Sognatori si divertano, dicevo: e se si divertono loro, si divertono pure quelli che partecipano. Perché si vede che quando fai un lavoro di qualità, e ci spremi dentro tutta la tua vita (cioè: non ti tiri indietro. Non fingi. Non corri dietro agli altri, ma fai solo il tuo lavoro), qualcosa in cambio arriva. Arrivano undici racconti come piccoli tesori, e la possibilità, la pazienza, e la tenacia di costruire qualcosa che rimane.
trilogia della città di k.
21/12/08 12:27 Archiviato in: libri
Finita la
bellissima antologia Un sogno dentro un sogno, vol.
2 (di cui parlerò meglio
in serata), ho iniziato la Trilogia della città di
K. Alienante,
disturbato, bello.
a proposito di macworld
Il grande
Antonio Dini si perde brevemente nei ricordi dei
Macworld che ha vissuto. Un post diverso dai
soliti.
videomesiversario
19/12/08 21:04 Archiviato in: ms
cavriago, piazza lenin
Quelli del PD
di Cavriago, da dove vengono gli Offlaga, han deciso
per protesta di non rinnovare le tessere del
partito. Mi sembra un
capolavoro, e vorrei stringer loro la mano
(sinceramente).
(Via Sofri.)
Aggiornamento: Ale mi fa notare che gli Offlaga non sono di Cavriago. Pardon.
(Via Sofri.)
Aggiornamento: Ale mi fa notare che gli Offlaga non sono di Cavriago. Pardon.
uno scrittore alla fine del mese
Una interessante
testimonianza. Io quei soldi mi sa
che non li vedrei neanche se mi dedicassi
professionalmente (che per me significa 24 ore al
giorno) a questo mestiere, ma questo è un appunto
stupido e campanilista.
(Via Glauco.)
(Via Glauco.)
niente più macworld
Intendendo
con Macworld il tradizionale appuntamento con il
mondo Mac che si tiene a San
Francisco all’inizio di gennaio, e non
la rivista. Be’, quello del 2009
sarà l’ultimo, e ciliegina sulla torta: non sarà
Steve Jobs a salire sul palco, ma
Phil Schiller, uno dei suoi fidi
luogotenenti. Scommetto che già domattina potrai
trovare accurate analisi di come Apple stia
fallendo (*), di come Steve
Jobs sia a un passo dalla morte, e cazzate simili.
Io credo che quello che puoi leggere nel
comunicato stampa
sia vero,
cioè un’esposizione come quella del Macworld, così
“vecchio stile”, non sia più la maniera migliore
per Apple per farsi pubblicità: d’altro canto,
basta che emetta un comunicato stampa per generare
un tale interesse da far impallidire qualsiasi
evento organizzato stile Macworld. (In settembre
ne ha organizzato uno per i fatti suoi per
presentare i nuovi iPod, in ottobre la nuova
linea di portatili unibody, tanto per dire).
Però a me ‘sta cosa lascia un bel po’ d’amaro in bocca. Soprattutto non iniziare l’anno con Jobs. Vabbè, aspetteremo.
(*) Semmai, è il settore a non essere particolarmente florido: settimana scorsa Adobe ha tagliato l’8% circa del suo personale, e non ha intenzione di farsi vedere al Macworld 2009. Altre aziende sono più o meno nella stessa situazione. Apple farà un bel comunicato stampa tra qualche settimana presentandoci i risultati del nuovo trimestre, e lì vedremo se davvero questi MacBook nuovi sono una ciofeca, o (come io credo) vendono come il pane.
Però a me ‘sta cosa lascia un bel po’ d’amaro in bocca. Soprattutto non iniziare l’anno con Jobs. Vabbè, aspetteremo.
(*) Semmai, è il settore a non essere particolarmente florido: settimana scorsa Adobe ha tagliato l’8% circa del suo personale, e non ha intenzione di farsi vedere al Macworld 2009. Altre aziende sono più o meno nella stessa situazione. Apple farà un bel comunicato stampa tra qualche settimana presentandoci i risultati del nuovo trimestre, e lì vedremo se davvero questi MacBook nuovi sono una ciofeca, o (come io credo) vendono come il pane.
mauro corona
15/12/08 20:53 Archiviato in: link
Un
grandissimo, alle Invasioni
barbariche. (Ormai mi son
rifatto tutta la stagione, recuperata sul sito di
La7.)
matto come un cavallo
E per questo
l’adoro (anche se il suo Da A ad A
non m’è
proprio piaciuto): Morgan alle Invasioni
barbariche. In realtà matto non
lo è, e anzi: è molto molto lucido.
(Per chi si stesse chiedendo perché alle cinque passate sono ancora alzato: un po’ d’insonnia, e del lavoro arretrato per inutile.)
(Per chi si stesse chiedendo perché alle cinque passate sono ancora alzato: un po’ d’insonnia, e del lavoro arretrato per inutile.)
tattataratan
14/12/08 03:19 Archiviato in: musica
quasi alla fine
buona la
prossima, il romanzo a puntate
che sto scrivendo per
inutile, è al
penultimo
capitolo. Non chiedermi come
finirà: il gioco è scriverlo quasi di getto, poco
prima della pubblicazione. (Il che significa che
ogni tanto cappelli, e se sei senza idee salti una
settimana: come ho fatto sette giorni fa.)
cenerentolo
13/12/08 16:03 Archiviato in: ms
C’è poco da
fare: pulire casa mi piace. Ascolto musica a volumi
intollerabili, mi tengo un poco in esercizio, gioco
col gatto, elimino eventuali schifezze che si
annidano negli angoli (sì, utopia, ma vabbè ). Passo
il tempo facendo cose, e soprattutto penso, e
rifletto. Certe illuminazioni le ho ricevute proprio
da giornate come questa. Poi ogni tanto mi fermo,
controllo la posta, mi bevo un tè, mi guardo un
episodio di Nadia, mi gusto la
sigla originale, cose così. Belli i
sabati come questo: peccato che la Dolcissima sia
a Trento.
mio fratello che sei contento
13/12/08 14:38 Archiviato in: link
Ieri sera
c’era Fossati dalla Bignardi; io rilancio qui il link
al video (sul sito di La7).
Che gli ultimi due dischi non mi siano piaciuti è universalmente noto. Ma vederlo così felice della sua vita mi fa davvero piacere, è bello: credo se lo sia meritato (come molti nel mondo, e molti nel mondo neanche ci arrivano, a quella felicità di vita).
Si togliesse quell’orologio, sarebbe meglio.
Che gli ultimi due dischi non mi siano piaciuti è universalmente noto. Ma vederlo così felice della sua vita mi fa davvero piacere, è bello: credo se lo sia meritato (come molti nel mondo, e molti nel mondo neanche ci arrivano, a quella felicità di vita).
Si togliesse quell’orologio, sarebbe meglio.
fotografie
12/12/08 23:08 Archiviato in: link
Il caro
Gabriele, mio compagno
d’avventura, s’è inventato il suo
bel sito di foto: alcune sono davvero
belle, della serie: ‘catroia, amico.
lettera 22
12/12/08 23:03 Archiviato in: link
Quelli di
37signals (una delle mie software house
preferite) ammirano la Olivetti Lettera
22. Mio nonno aveva
qualcosa di simile, anche se non ricordo il
modello, e ho imparato a battere a macchina su una
macchina così. La comodità dei tasti dei computer,
soprattutto della tastiera wifi
Apple, è innegabile, così
come innegabili erano i dolori alle falangi dopo
un pomeriggio di meravigliosi romanzi di
fantascienza battuti su quella macchina (ahia!):
però, che bella che era.
28 per cento
09/12/08 20:04 Archiviato in: italia
Ma questi
incompetenti che ho votato, se lo spiegano,
‘sto dato, oppure fan ricadere
le colpe sul governo? Non ho più parole,
ormai.
mi dà gusto
09/12/08 01:13 Archiviato in: musica
sull'immobilismo
Bel pezzo di Francesco
Bonami sul Riformista, sui tre mali che
affliggono la politica italiana e in particolare
il PD. In primo piano, la “sindrome della
prudenza”. (Via Sofri.) Da qui, una
considerazione sull’immobilismo e i giovani.
A me ‘sta sindrome della prudenza fa ampiamente girare le balle. Molti dei miei amici ne sono affetti, e per paura di qualsiasi conseguenza stan fermi. Il clou è quando vengono a fare i conti in tasca a me: ho smesso di voler fare l’astronauta quindici anni fa, quando ho capito che per diventarlo davvero avrei dovuto sapere parecchio di scienza e fisica, quindi le cose strambe da parte mia sono sempre state limitate a ben determinate cose: ma appena appena una di queste cose esulava dal tracciato stabilito, ocio che xe ‘n’atimo. Stai attento che basta poco, davvero.
A me non sembra che la “gioventù” degli altri paesi sia così, appena guardo intorno: non ho tante amicizie fuori dall’Italia, ma quel che ho visto in Inghilterra o in Francia mi ha lasciato stupito, in quanto arretratezza culturale nostra. Il fatto poi che alla Casa bianca sia stato eletto uno che in Italia, se proprio è fortunato, con l’età che ha può fare il ministro (*) la dice lunga.
Dico “gioventù” fra virgolette perché a ventisei anni, andiamo, non sei più giovane. Sei adulto. Meglio che se lo ficchino in testa quelli che fanno le etichette per tutti, e meglio ficcarselo in testa noi: ventidue, ok, sei giovane. Ventisei no. Trenta ancora meno. Trentacinque, lascia perdere.
Non pensare che consideri tutti i “giovani” immobili come belle statuine. Dico, quelli che conosco lo sono. Non, tutti i giovani sono fermi e aspettano. Molti di quelli che conosco io rientrano nella figura antropologica e sociologica ben dipinta dall’ex ministro Padoa Schioppa: “bamboccioni”. Non è escluso che Venezia eserciti da questo punto di vista un’influenza particolare: è quello che cerco di dimostrare, o quantomeno che provo a focalizzare, nei miei interventi su MRT. Ma è un altro discorso.
Bonami l’ha detta giusta. Purtroppo.
(*) E non dirmi che ci sono ministri giovani tipo Alfano o la Meloni. Quello è merchandising.
A me ‘sta sindrome della prudenza fa ampiamente girare le balle. Molti dei miei amici ne sono affetti, e per paura di qualsiasi conseguenza stan fermi. Il clou è quando vengono a fare i conti in tasca a me: ho smesso di voler fare l’astronauta quindici anni fa, quando ho capito che per diventarlo davvero avrei dovuto sapere parecchio di scienza e fisica, quindi le cose strambe da parte mia sono sempre state limitate a ben determinate cose: ma appena appena una di queste cose esulava dal tracciato stabilito, ocio che xe ‘n’atimo. Stai attento che basta poco, davvero.
A me non sembra che la “gioventù” degli altri paesi sia così, appena guardo intorno: non ho tante amicizie fuori dall’Italia, ma quel che ho visto in Inghilterra o in Francia mi ha lasciato stupito, in quanto arretratezza culturale nostra. Il fatto poi che alla Casa bianca sia stato eletto uno che in Italia, se proprio è fortunato, con l’età che ha può fare il ministro (*) la dice lunga.
Dico “gioventù” fra virgolette perché a ventisei anni, andiamo, non sei più giovane. Sei adulto. Meglio che se lo ficchino in testa quelli che fanno le etichette per tutti, e meglio ficcarselo in testa noi: ventidue, ok, sei giovane. Ventisei no. Trenta ancora meno. Trentacinque, lascia perdere.
Non pensare che consideri tutti i “giovani” immobili come belle statuine. Dico, quelli che conosco lo sono. Non, tutti i giovani sono fermi e aspettano. Molti di quelli che conosco io rientrano nella figura antropologica e sociologica ben dipinta dall’ex ministro Padoa Schioppa: “bamboccioni”. Non è escluso che Venezia eserciti da questo punto di vista un’influenza particolare: è quello che cerco di dimostrare, o quantomeno che provo a focalizzare, nei miei interventi su MRT. Ma è un altro discorso.
Bonami l’ha detta giusta. Purtroppo.
(*) E non dirmi che ci sono ministri giovani tipo Alfano o la Meloni. Quello è merchandising.
la crisi dell'editoria americana
La mia, molto
velocemente (prima leggiti quest’Ansa): non siamo ancora
riusciti a trovare un modo per fare soldi con
internet, intendo dire: soldi per gestire aziende
come il New York
Times. Sommaci la crisi
finanziaria di quest’anno, e quindi la poca voglia
di investire soldi in pubblicità attraverso
giornali su carta e su web, e la frittata è fatta.
Sembra una cosa molto semplicistica, questo mio post, e sicuramente
Sembra una cosa molto semplicistica, questo mio post, e sicuramente
morti
08/12/08 20:23 Archiviato in: link
In queste
ultime settimane sono morte un sacco di persone
interessanti. Per esempio: lo smemorato più
importante & famoso del mondo, che ha contribuito
(facendosi studiare il giusto) agli studi sul
cervello e su come funziona la memoria (e sapeva pure
come si chiamava: qui il NYT), Joza Karas, che
collezionava le musiche scritte da chi è stato nei
campi di concentramento nazisti
(qui sempre il NYT),
Constantin Dumitrescu, che prima è stato in
prigione durante il regime sovietico in Romania,
poi ha cercato di rendere pubblici i documenti
della Securitate (sempre NYT). Per dirne tre non
da poco.
i'll be right there
07/12/08 22:52 Archiviato in: musica
l'uomo dei dadi
07/12/08 17:41 Archiviato in: libri
È possibile
affidare la propria vita al caso? Attenzione, non si
tratta di mettere in dubbio l’esistenza di Dio, ma di
postulare l’esistenza di un Dio assolutamente
casuale, arbitrario, a sei facce: Luke Rhinehart mitizza il Dado, il
caso, l’assoluta preponderanza di regole, stili di
vita, scelte, personalità fluide,
a
caso. Per rispondere alle
nevrosi e all’instabilità della vita moderna,
altro che Cynar: bastano due dadi.
L’uomo dei dadi è un libro che mi è piaciuto tantissimo. Combina sarcasmo, parodie, ironia e tantissima faccia tosta nel presentare un mondo assurdamente felice, libero da costrizioni e gabbie: se non quelle imposte dalla casualità. Da leggere.
L’uomo dei dadi è un libro che mi è piaciuto tantissimo. Combina sarcasmo, parodie, ironia e tantissima faccia tosta nel presentare un mondo assurdamente felice, libero da costrizioni e gabbie: se non quelle imposte dalla casualità. Da leggere.
torno a vivere da solo (2)
06/12/08 22:44 Archiviato in: film
Stasera sono
riuscito a convincere la Dolcissima a vederlo (in
realtà è un trascinare
la
Dolcissima, ma non formalizziamoci). Be’, ho passato
un’oretta e mezza più che divertente, godendomi Jerry
Calà e quasi
tutto il cast
- con l’eccezione della figlia del protagonista, che
non so dove abbia studiato dizione, più che
recitazione, e degli sbarbati fighetti. Il mitico
cesso-jukebox torna a suonare, come 26 anni fa, e tutto sembra
riprendere da allora. Magia. Tra le musiche
di Umberto Smaila e un unico, solo,
bellissimo: «Libidine!», il film scorre via e quasi
quasi vien voglia di rivederlo.
un mese
05/12/08 21:27 Archiviato in: mondo
Ehi, è un
mese che il mondo è
cambiato.
(Di questo me ne sono accorto leggendo Francesco Costa che legge Giovanni Fontana. E se sei di quelli che secondo te il mondo non è cambiato di un cazzo, oppure non cambierà niente, oppure cazzate così: tanti saluti.)
(Di questo me ne sono accorto leggendo Francesco Costa che legge Giovanni Fontana. E se sei di quelli che secondo te il mondo non è cambiato di un cazzo, oppure non cambierà niente, oppure cazzate così: tanti saluti.)
torno a vivere da solo
05/12/08 21:00 Archiviato in: film
in televisione
02/12/08 21:44 Archiviato in: film
pressioni
Ok, l’Arcigay
magari l’ha sparata un po’ alta: ma la cazzata di
monsignor Migliore è epica.
Per esempio gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni.
Dovrebbe chieder pubblicamente scusa per averci preso per il culo in maniera così plateale. (Sì, d’accordo, come lui tanti: ma vabbè.)
Per esempio gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni.
Dovrebbe chieder pubblicamente scusa per averci preso per il culo in maniera così plateale. (Sì, d’accordo, come lui tanti: ma vabbè.)
venezia a mollo
01/12/08 19:47 Archiviato in: mondo
A quanto pare
sono stato spettatore (assieme a qualche decina di
migliaia di persone, s’è per quello) della quarta
acqua più alta della storia, almeno a far conta da
quando hanno iniziato a segnarsi le misure. Al
momento sono molto stanco, magari ne riparliamo
quando mi son fatto una dormita. Però è stato strano,
brutto e bello.
Aggiornamento: a quanto pare non eravamo i soli, qui a Venezia.
Aggiornamento: a quanto pare non eravamo i soli, qui a Venezia.