buon 2009

Appena avrò tempo racconterò che cosa sto facendo in questi giorni (anche se non è nulla d’eccezionale, eh). Intanto chiudo il 2008 con due bei post, uno di Luca Sofri (dannatamente realista, e condivido in pieno), e uno dell’amico Simone Maria Navarra (dannatamente bello, e punto).

Buoni ultimi minuti dell’anno, a tutti.
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repeal Prop 8

Non so quanto funzionerà, ma in California si stanno organizzando, tra l’altro in questa maniera, perché questa storia della Proposition 8 è assurda. JoyOfTech dice la sua.
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buona la prossima, mai più

Ecco pubblicato l’ultimo capitolo del mio romanzo a puntate, buona la prossima. Questo capitolo s’intitola Ho ancora la forza, per tante ragione che spiegherò presto: nel giro di un mese o due spero di poter rendere disponibile un bel .pdf completo. Abbi pazienza. Intanto, puoi leggerti i vecchi capitoli.
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la ciccia è buona e bella

Così pensava un chirurgo estetico di Los Angeles, che ha usato il grasso residuo dei suoi interventi di liposuzione per fabbricare biocarburante per la sua auto, e quella della morosa. Fantastico. (Adesso è in Sud America perché per la legge californiana vieta queste cose. Fantastico, parte seconda.)

(Via
Ansa.)
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pinter

Mentre fuori ha iniziato a nevicare, scopro che è morto Harold Pinter.
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col sole

Il micio che divide le sue giornate con me si gode un po’ di sole (e chissà cosa aveva attirato la sua attenzione in quel momento). Io continuo l’estenuante lavoro di sistemazione della casa, disfacendo scatoloni che risalgono al trasloco. Evvai.

khori
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humanity: hour 1

Per festeggiare il natale, mi sono comprato l’ultimo disco degli Scorpions, Humanity: Hour 1. Sticazzi, parecchio che non ascoltavo un disco compatto come questo. Assolutamente consigliato a chi piace l’hard rock, il metal (classico), e - ovviamente - gli Scorpions.
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buon natale

Riportarti questa notizia Ansa mi sembra un ottimo modo per festeggiare.

ROMA - Non scatta il licenziamento per il lavoratore che, stanco di essere tenuto inattivo o impiegato in occupazioni molto inferiori alla sua qualifica, non si presenta più al lavoro dopo aver invano sollecitato il datore ad adibirlo a mansioni adeguate al suo livello.

Lo sottolinea la Cassazione che ha respinto un ricorso dell'ex acciaieria 'Italsider' di Genova, ora 'Ilva', contro l'annullamento del licenziamento inflitto a Giorgio B., un tecnico di settimo livello impiegato per dieci anni - dal 1990 al 2000 - a fare fotocopie, compiti rientranti nelle mansioni dei dipendenti di terzo livello.

Prostrato dalla inoccupazione, alternata alla fotocopiatura e talvolta alla cassa integrazione, Giorgio B. aveva deciso di non andare più al lavoro. Il tre aprile del 2000 venne licenziato. Ma sia il Tribunale di Genova che la Corte di Appello, ed ora anche la Suprema Corte - con la sentenza 29832 - hanno confermato che la "decisione di assentarsi dal posto di lavoro non integrava la giusta causa di licenziamento, avendo accertato che Giorgio B. era stato tenuto inattivo o addetto a mansioni notevolmente dequalificanti rispetto alla categoria di appartenenza".

A sostegno del diritto del tecnico demansionato a non essere licenziato è stata considerata anche la lettera con la quale aveva segnalato all'Ilva "il suo notevole disagio e le conseguenze pregiudizievoli per la sua salute (depressione) dovute alla situazione lavorativa" ribadendo al contempo "la sua disponibilità a svolgere mansioni adeguate al suo inquadramento". Ora il caso torna alla Corte di Appello di Genova che dovrà valutare se al tecnico, oltre alla conservazione del posto, spetti anche il risarcimento dei danni morali e biologici.
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loghi

I migliori (e i peggiori) loghi del 2008. Quello della Pepsi è veramente osceno: buttati via vent’anni almeno di identità e di immagine.

(Via
John Gruber.)
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la pirateria secondo la Carlucci

Ma la gente che l’ha votata ogni tanto ci pensa, a dove mette le croci in cabina elettorale? Spettacolare prova comica senza volerlo essere, della nostra parlamentare azzurra preferita.

(Via
Francesco Costa.)
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tech lover

Geniale, come sempre: ma si tratta di Dania, quindi “geniale” è dire poco. Guardati ‘sto video.
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un sogno dentro un sogno (due)

Ché sembra che lo facciano apposta, i Sognatori. Sembra (davvero) che si divertano a fare uscire un libro più bello dell’altro, ogni tre mesi circa o giù di lì. Ce ne fossero di più, tra i piccoli editori, che seguono una politica così chiara di prodotto editoriale di qualità. E andiamo fino in fondo: ce ne fossero di più, tra i grandi editori, che seguono una politica così eccetera.

I Sognatori mi mandan via di testa adesso con
Un sogno dentro un sogno (volume secondo), risultato del concorso dallo stesso nome (scaduto il 31 agosto: sì, sei in ritardo). Undici racconti, uno in più rispetto all’antologia di fine 2007, la qualità è allo stesso, altissimo livello. L’anno scorso lo stile era (quasi) uniforme, e i temi vicini tra i diversi racconti; quest’anno si svirgola di più, e la varietà è lampante: dalla fantascienza di Giuseppe Perciabosco (solida fantascienza d’altri tempi: bravo) alla fulminante genialità della paginetta di Sogno e son destro («Io c’ho i sogni mancini» ), dai rimandi di letteratura antica, e fiaba, e un pizzicchino di fantasy di Oltre l’arcobaleno agli scampoli di mondo latino nel racconto di Elisabetta Rossi.

A me sono piaciuti, tantissimo,
Novembre di Francesca Tibo e Per sua divina provvidenza di Ilaria Vajngerl, ma ribadisco: la qualità è altissima, e le cadute di tono quasi non esistono. Poi ci sono i gusti, quelli sì, e allora magari un pezzo potrà piacere meno di un altro: ma non mi sembra sian cose da far notare, queste.

Sembra che i Sognatori si divertano, dicevo: e se si divertono loro, si divertono pure quelli che partecipano. Perché si vede che quando fai un lavoro di qualità, e ci spremi dentro tutta la tua vita (cioè: non ti tiri indietro. Non fingi. Non corri dietro agli altri, ma fai solo il tuo lavoro), qualcosa in cambio arriva. Arrivano undici racconti come piccoli tesori, e la possibilità, la pazienza, e la tenacia di costruire qualcosa che rimane.
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trilogia della città di k.

Finita la bellissima antologia Un sogno dentro un sogno, vol. 2 (di cui parlerò meglio in serata), ho iniziato la Trilogia della città di K. Alienante, disturbato, bello.
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a proposito di macworld

Il grande Antonio Dini si perde brevemente nei ricordi dei Macworld che ha vissuto. Un post diverso dai soliti.
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videomesiversario

Eccolo qua, amore mio.



(E ovviamente, vale per domani.)
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cavriago, piazza lenin

Quelli del PD di Cavriago, da dove vengono gli Offlaga, han deciso per protesta di non rinnovare le tessere del partito. Mi sembra un capolavoro, e vorrei stringer loro la mano (sinceramente).

(
Via Sofri.)

Aggiornamento: Ale mi fa notare che gli Offlaga non sono di Cavriago. Pardon.
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uno scrittore alla fine del mese

Una interessante testimonianza. Io quei soldi mi sa che non li vedrei neanche se mi dedicassi professionalmente (che per me significa 24 ore al giorno) a questo mestiere, ma questo è un appunto stupido e campanilista.

(
Via Glauco.)
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we got the city

Secondo me Viviana scrive proprio bene. Qui c’è l’ultimo suo racconto, mentre qui tutti quelli che (finora) compongono la serie di We got the city, esclusivamente su inutile.
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niente più macworld

Intendendo con Macworld il tradizionale appuntamento con il mondo Mac che si tiene a San Francisco all’inizio di gennaio, e non la rivista. Be’, quello del 2009 sarà l’ultimo, e ciliegina sulla torta: non sarà Steve Jobs a salire sul palco, ma Phil Schiller, uno dei suoi fidi luogotenenti. Scommetto che già domattina potrai trovare accurate analisi di come Apple stia fallendo (*), di come Steve Jobs sia a un passo dalla morte, e cazzate simili. Io credo che quello che puoi leggere nel comunicato stampa sia vero, cioè un’esposizione come quella del Macworld, così “vecchio stile”, non sia più la maniera migliore per Apple per farsi pubblicità: d’altro canto, basta che emetta un comunicato stampa per generare un tale interesse da far impallidire qualsiasi evento organizzato stile Macworld. (In settembre ne ha organizzato uno per i fatti suoi per presentare i nuovi iPod, in ottobre la nuova linea di portatili unibody, tanto per dire).

Però a me ‘sta cosa lascia un bel po’ d’amaro in bocca. Soprattutto non iniziare l’anno con Jobs. Vabbè, aspetteremo.

(*) Semmai, è il settore a non essere particolarmente florido: settimana scorsa
Adobe ha tagliato l’8% circa del suo personale, e non ha intenzione di farsi vedere al Macworld 2009. Altre aziende sono più o meno nella stessa situazione. Apple farà un bel comunicato stampa tra qualche settimana presentandoci i risultati del nuovo trimestre, e lì vedremo se davvero questi MacBook nuovi sono una ciofeca, o (come io credo) vendono come il pane.
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mauro corona

Un grandissimo, alle Invasioni barbariche. (Ormai mi son rifatto tutta la stagione, recuperata sul sito di La7.)
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matto come un cavallo

E per questo l’adoro (anche se il suo Da A ad A non m’è proprio piaciuto): Morgan alle Invasioni barbariche. In realtà matto non lo è, e anzi: è molto molto lucido.

(Per chi si stesse chiedendo perché alle cinque passate sono ancora alzato: un po’ d’insonnia, e del lavoro arretrato per
inutile.)
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tattataratan

Sai mica qual è la canzone della sigla delle Invasioni barbariche? (La trovi qui, per esempio.)
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quasi alla fine

buona la prossima, il romanzo a puntate che sto scrivendo per inutile, è al penultimo capitolo. Non chiedermi come finirà: il gioco è scriverlo quasi di getto, poco prima della pubblicazione. (Il che significa che ogni tanto cappelli, e se sei senza idee salti una settimana: come ho fatto sette giorni fa.)
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cenerentolo

C’è poco da fare: pulire casa mi piace. Ascolto musica a volumi intollerabili, mi tengo un poco in esercizio, gioco col gatto, elimino eventuali schifezze che si annidano negli angoli (sì, utopia, ma vabbè ). Passo il tempo facendo cose, e soprattutto penso, e rifletto. Certe illuminazioni le ho ricevute proprio da giornate come questa. Poi ogni tanto mi fermo, controllo la posta, mi bevo un tè, mi guardo un episodio di Nadia, mi gusto la sigla originale, cose così. Belli i sabati come questo: peccato che la Dolcissima sia a Trento.
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mio fratello che sei contento

Ieri sera c’era Fossati dalla Bignardi; io rilancio qui il link al video (sul sito di La7).

Che gli ultimi due dischi non mi siano piaciuti è universalmente noto. Ma vederlo così felice della sua vita mi fa davvero piacere, è bello: credo se lo sia meritato (come molti nel mondo, e molti nel mondo neanche ci arrivano, a quella felicità di vita).

Si togliesse quell’orologio, sarebbe meglio.
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fotografie

Il caro Gabriele, mio compagno d’avventura, s’è inventato il suo bel sito di foto: alcune sono davvero belle, della serie: ‘catroia, amico.
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lettera 22

Quelli di 37signals (una delle mie software house preferite) ammirano la Olivetti Lettera 22. Mio nonno aveva qualcosa di simile, anche se non ricordo il modello, e ho imparato a battere a macchina su una macchina così. La comodità dei tasti dei computer, soprattutto della tastiera wifi Apple, è innegabile, così come innegabili erano i dolori alle falangi dopo un pomeriggio di meravigliosi romanzi di fantascienza battuti su quella macchina (ahia!): però, che bella che era.
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28 per cento

Ma questi incompetenti che ho votato, se lo spiegano, ‘sto dato, oppure fan ricadere le colpe sul governo? Non ho più parole, ormai.
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mi dà gusto

Mi gusta parecchio, quando guardo un film, o in tivù, conoscere la canzone che hanno scelto per la colonna sonora. Adesso m’è successo con Spanish Bombs dei Clash, in una delle prime puntate di ItaloAmericano (che ho recuperato come videopodcast su iTunes).
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sull'immobilismo

Bel pezzo di Francesco Bonami sul Riformista, sui tre mali che affliggono la politica italiana e in particolare il PD. In primo piano, la “sindrome della prudenza”. (Via Sofri.) Da qui, una considerazione sull’immobilismo e i giovani.

A me ‘sta sindrome della prudenza fa ampiamente girare le balle. Molti dei miei amici ne sono affetti, e per paura di qualsiasi conseguenza stan fermi. Il clou è quando vengono a fare i conti in tasca a me: ho smesso di voler fare l’astronauta quindici anni fa, quando ho capito che per diventarlo davvero avrei dovuto sapere
parecchio di scienza e fisica, quindi le cose strambe da parte mia sono sempre state limitate a ben determinate cose: ma appena appena una di queste cose esulava dal tracciato stabilito, ocio che xe ‘n’atimo. Stai attento che basta poco, davvero.

A me non sembra che la “gioventù” degli altri paesi sia così, appena guardo intorno: non ho tante amicizie fuori dall’Italia, ma quel che ho visto in Inghilterra o in Francia mi ha lasciato stupito, in quanto arretratezza culturale nostra. Il fatto poi che alla Casa bianca sia stato eletto uno che in Italia, se proprio è fortunato, con l’età che ha può fare il ministro (*) la dice lunga.

Dico “gioventù” fra virgolette perché a ventisei anni, andiamo, non sei più giovane. Sei adulto. Meglio che se lo ficchino in testa quelli che fanno le etichette per tutti, e meglio ficcarselo in testa noi: ventidue, ok, sei giovane. Ventisei no. Trenta ancora meno. Trentacinque, lascia perdere.

Non pensare che consideri tutti i “giovani” immobili come belle statuine. Dico,
quelli che conosco lo sono. Non, tutti i giovani sono fermi e aspettano. Molti di quelli che conosco io rientrano nella figura antropologica e sociologica ben dipinta dall’ex ministro Padoa Schioppa: “bamboccioni”. Non è escluso che Venezia eserciti da questo punto di vista un’influenza particolare: è quello che cerco di dimostrare, o quantomeno che provo a focalizzare, nei miei interventi su MRT. Ma è un altro discorso.

Bonami l’ha detta giusta. Purtroppo.

(*) E non dirmi che ci sono ministri giovani tipo Alfano o la Meloni. Quello è
merchandising.
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la crisi dell'editoria americana

La mia, molto velocemente (prima leggiti quest’Ansa): non siamo ancora riusciti a trovare un modo per fare soldi con internet, intendo dire: soldi per gestire aziende come il New York Times. Sommaci la crisi finanziaria di quest’anno, e quindi la poca voglia di investire soldi in pubblicità attraverso giornali su carta e su web, e la frittata è fatta.

Sembra una cosa molto semplicistica, questo mio post, e sicuramente
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morti

In queste ultime settimane sono morte un sacco di persone interessanti. Per esempio: lo smemorato più importante & famoso del mondo, che ha contribuito (facendosi studiare il giusto) agli studi sul cervello e su come funziona la memoria (e sapeva pure come si chiamava: qui il NYT), Joza Karas, che collezionava le musiche scritte da chi è stato nei campi di concentramento nazisti (qui sempre il NYT), Constantin Dumitrescu, che prima è stato in prigione durante il regime sovietico in Romania, poi ha cercato di rendere pubblici i documenti della Securitate (sempre NYT). Per dirne tre non da poco.
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i'll be right there

La più bella canzone. Di sempre. Purtroppo un live decente non c’è, beccati questa col dipinto di Criss Oliva.

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l'uomo dei dadi

È possibile affidare la propria vita al caso? Attenzione, non si tratta di mettere in dubbio l’esistenza di Dio, ma di postulare l’esistenza di un Dio assolutamente casuale, arbitrario, a sei facce: Luke Rhinehart mitizza il Dado, il caso, l’assoluta preponderanza di regole, stili di vita, scelte, personalità fluide, a caso. Per rispondere alle nevrosi e all’instabilità della vita moderna, altro che Cynar: bastano due dadi.

L’uomo dei dadi è un libro che mi è piaciuto tantissimo. Combina sarcasmo, parodie, ironia e tantissima faccia tosta nel presentare un mondo assurdamente felice, libero da costrizioni e gabbie: se non quelle imposte dalla casualità. Da leggere.
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torno a vivere da solo (2)

Stasera sono riuscito a convincere la Dolcissima a vederlo (in realtà è un trascinare la Dolcissima, ma non formalizziamoci). Be’, ho passato un’oretta e mezza più che divertente, godendomi Jerry Calà e quasi tutto il cast - con l’eccezione della figlia del protagonista, che non so dove abbia studiato dizione, più che recitazione, e degli sbarbati fighetti. Il mitico cesso-jukebox torna a suonare, come 26 anni fa, e tutto sembra riprendere da allora. Magia. Tra le musiche di Umberto Smaila e un unico, solo, bellissimo: «Libidine!», il film scorre via e quasi quasi vien voglia di rivederlo.
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un mese

Ehi, è un mese che il mondo è cambiato.

(Di questo me ne sono accorto leggendo
Francesco Costa che legge Giovanni Fontana. E se sei di quelli che secondo te il mondo non è cambiato di un cazzo, oppure non cambierà niente, oppure cazzate così: tanti saluti.)
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torno a vivere da solo

Nessuno, stasera, è voluto venire a vedere Jerry Calà con me. Uffa.
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in televisione

Mentre su Rete4 danno Tango e Cash (che è sempre piacevole), su Italia1 un bel servizio delle Iene capovolge il punto di vista e insinua con molta intelligenza che Letterine, ballerine e quant’altro in tivvù sono vestite da mignotte. Intanto, su Italia7 va in onda Robocop 2. ‘nvedi.
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pressioni

Ok, l’Arcigay magari l’ha sparata un po’ alta: ma la cazzata di monsignor Migliore è epica.

Per esempio gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni.

Dovrebbe chieder pubblicamente scusa per averci preso per il culo in maniera così plateale. (Sì, d’accordo, come lui tanti: ma vabbè.)
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venezia a mollo

A quanto pare sono stato spettatore (assieme a qualche decina di migliaia di persone, s’è per quello) della quarta acqua più alta della storia, almeno a far conta da quando hanno iniziato a segnarsi le misure. Al momento sono molto stanco, magari ne riparliamo quando mi son fatto una dormita. Però è stato strano, brutto e bello.

Aggiornamento: a quanto pare non eravamo i soli, qui a Venezia.
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