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	<title>grandi speranze</title>
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	<description>lettere inutili da sotto la pioggia</description>
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		<title>Khorakhané, dal 2001 a oggi</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 22:45:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ti ricordi quando siamo andati via da Corso del popolo, che abbiamo fatto le valigie in tutta fretta e abbiamo fatto la strada in auto senza guardarci indietro, con la confezione di lettiera aperta e un paio di ciotole, e giusto un paio di scatolette per passare la notte in casa nuova? E quella sera [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ti ricordi quando siamo andati via da Corso del popolo, che abbiamo fatto le valigie in tutta fretta e abbiamo fatto la strada in auto senza guardarci indietro, con la confezione di lettiera aperta e un paio di ciotole, e giusto un paio di scatolette per passare la notte in casa nuova? E quella sera mi sei stato addosso e mi hai riempito di fusa e nonostante tu avessi vissuto le ultime ore di vita di mio padre e fossi tu stesso bello scosso, eri lì a fare le fusa e consolare me.</p>
<p>Oggi non erano proprio fusa, quelle che emettevi, ché non avevi più forze. Eri stremato, mentre ti facevamo l&#8217;ecografia per capire che cosa potesse essere a farti stare così male, e sperare che ci fosse una ragione per questo crollo così improvviso. E quando abbiamo finito la visita e abbiamo rimesso il lettino nello studio, hai voltato &#8211; lentamente &#8211; la testa verso di me, e mi hai guardato. Non so quanto fossi cosciente, ma voglio pensare che tu mi abbia cercato, almeno un&#8217;ultima volta. Poi hai girato ancora la testa e ti sei rimesso disteso. La flebo non è servita.</p>
<p>La vecchiaia serve, credo, ad abituare all&#8217;idea del distacco: che è inevitabile, è giusto, è naturale: ma serve, appunto, la vecchiaia, perché si chiudano i conti, si chiudano le porte, e si aspetti con serenità. Noi abbiamo avuto una settimana, e anche se abbiamo fatto in tempo a dirci quello che dovevamo dirci (tu con le fusa e i tuoi sguardi secchi, io a modo mio, confusionario), è solo una settimana e non credo riuscirò mai ad abituarmi.</p>
<p>Il cuore rallenta, la testa cammina: a forza di essere vento.</p>
<p><a href="http://www.grandisperanze.net/wp-content/uploads/2013/04/foto.jpg"><img src="http://www.grandisperanze.net/wp-content/uploads/2013/04/foto.jpg" alt="foto" width="600" height="448" class="alignnone size-full wp-image-2861" /></a></p>
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		<title>un altro bit nella polvere</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 12:42:41 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[inutile]]></category>

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		<description><![CDATA[{ripubblico qui, a casa mia, un pezzo che è uscito, con piccole modifiche, sul #51 di inutile} Figurati se non finiva anche su inutile il tema più caldo dell’anno. E mi ci tuffo, proprio: il dibattito ebook vs carta mi interessa perché mette in luce meccanismi assurdi e ridicoli, coi quali mi diletto molto. Scoperchia [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>{ripubblico qui, a casa mia, un pezzo che è uscito, con piccole modifiche, sul <a href="http://www.rivistainutile.it/?p=2957">#51 di inutile</a>}</em></p>
<p>Figurati se non finiva anche su <em>inutile</em> il tema più caldo dell’anno. E mi ci tuffo, proprio: il dibattito ebook vs carta mi interessa perché mette in luce meccanismi assurdi e ridicoli, coi quali mi diletto molto. Scoperchia paure che hanno a che fare solo tangenzialmente con i libri in sé e più con la paura che abbiamo di invecchiare: diventare obsoleti. </p>
<p>Tanto per mettere in chiaro una cosa, prima che iniziate a leggere questo pezzo sbilenco che svolazza sommariamente sopra argomenti differenti e contigui: a me interessano i contenuti, il contenitore solo fino a un certo punto. Esempio pratico, per capirci: nessuno ha mai obbligato qualcuno a leggere solo in digitale anziché su carta. Lo ripeto: nessuno. Se trovate qualcuno che ve lo dice, che vi dice «no, molla ‘sto composto in cellulosa e buttati su questo schermo d’inchiostro elettronico che è migliore, più giusto, più figo, più tutto in assoluto»: eliminate quella persona dalla vostra vita, subito.</p>
<p>La difesa del vecchio ha spesso più a che fare con le nostre abitudini, più con la nostra mortalità, e meno con una questione di qualità o convenienza. La cosa divertente è che è come la marea, inevitabile e ciclica, e ci sarà sempre qualcuno più giovane di noi: sembra banale dirlo, ma è necessario, ché nell’infinito dibattito a favore dei libri stampati o degli ebook ho letto delle cose allucinanti, e per lo più provenivano da chi tifa la carta, e vorrei capire quali sono i motivi. Non mi pare che all’avvento degli mp3 ci fosse un clima così diffuso di assalto al palazzo dei nobili da parte del popolo inferocito. C’erano già le mani tra i capelli per la pirateria digitale, e c’erano quelli che difendevano i cd perché (pare strano, oggi) avevano una qualità decisamente superiore ai file. Alla nascita dell’iTunes Store e del boom delle playlist-fatte-in-casa si parlò della disgregazione dell’album e della perdita della sacralità autoriale del musicista: se però di un disco si salvano due canzoni su dieci, be’: comprerò quelle due canzoni, fine. Però si scrivono titoli compiaciuti se Bradbury dice che preferirebbe essere scuoiato piuttosto che vedere i suoi titoli in edizione digitale, tanto per dirne uno. È malato il mercato, è malato chi vuole leggersi <em>Fahrenheit 451</em> sul Kindle, o è malato chi pretende che uno nato nel 1920 possa comprendere e vivere servizi e prodotti come <a href="https://www.spotify.com/it/">Spotify</a>, <a href="https://signup.netflix.com/global">Netflix</a>, <a href="https://www.dropbox.com">Dropbox</a> o il <a href="http://www.barnesandnoble.com/u/nook/379003208">Nook</a> come potrebbero farlo quelli dai 40 anni in giù? Io propendo per la terza ipotesi. Non che un anziano non possa capire le cose moderne, sia chiaro: quando ho spiegato a mia nonna che internet è come la vita normale (ci sono gli stronzi e ci sono le persone in gamba: grossomodo questo le ho detto), lei mi ha capito, anche se spiegarle esattamente come fa a viaggiare un’email è una cosa che non mi è mai riuscita. Mia nonna ha quasi 100 anni.</p>
<p>Compro i dischi su iTunes dal 2007, e probabilmente lei non lo capirebbe: non ho più comprato un cd che non fosse di Springsteen, di Guccini o dei Perturbazióne. Ho iniziato perché era comodo cliccare “compra” anziché uscire di casa e cercare qualcosa in un negozio di Mestre, col rischio che non ci fosse; e perché 10€ per un disco, per quanto inesistente dal punto di vista materiale, mi sembra un prezzo equo, molto più che i 18,90€ (prezzo medio di un cd all’epoca). In più c’è anche una questione di spazio: dove li metto, io, tutti quei cd? Tutti quei libri? Qualche anno fa ho traslocato, da Mestre a Mestre: e non voglio più dover spostare 4mila libri, mai più. Per gli ebook il discorso è lo stesso, solo che sono più tignoso e i lettori a inchiostro elettronico che ci sono in giro mi fanno venire il latte alle ginocchia per dei font pessimi, o meglio: la resa dei caratteri tipografici mi pare pessima. (Sì, leggo sull’iPad. Sì, è retroilluminato, sì, è uno schermo lucido, sì, mi ci trovo molto bene. Grazie.)</p>
<p>È come se il campo della disputa si fosse spostato: non è più una questione di qualità («ehi, con gli mp3 ascolti merda» &#8211; e prima che ci fossero file a più di 256kbps era anche vero), sta diventando una lotta per l’essenza delle cose. In un parallelismo piuttosto tipico è quello che accadde cinquecento e rotti anni fa, quando si passò dal codice e dalle pagine fatte a mano al libro stampato. Marsilio ha pubblicato un bel librino a cura di Franco Pierno, che si chiama <em><a href="http://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/3171149/stampa-meretrix">Stampa Meretrix</a></em>: scritti quattrocenteschi contro la stampa, in cui vengono raccolte molte critiche dell’epoca. Si contestava il fatto che i libri venissero venduti come frutta al mercato, in grandi ceste da carbone, con le copertine fatte apposta per irretire la gente perché li comprasse e si lasciasse traviare. Traviare: c’era chi riteneva i libri a stampa «intimamente corrotti e corruttori», perché oggetti riproducibili in serie, quasi industriali: toglievano l’aspetto sacrale della trasmissione del sapere.</p>
<p>Il fatto che nel ‘400 c’era chi pensava che il libro avrebbe distrutto il mondo della cultura mi ricorda tantissimo un inizio di anni 2000 in cui c’è chi teme che si cancelli la cultura con un click. Una volta <a href="http://www.giorgiofontana.com">un amico</a> mi ha citato <a href="http://www.doppiozero.com/materiali/fuori-busta/perche-non-ricordo-gli-ebook">un articolo di Marco Belpoliti su Doppiozero,</a> in cui sosteneva che con gli ebook ci rimane meno roba in testa: immagazziniamo di meno perché manca la tridimensionalità della pagina e del libro. È una ipotesi interessante e sarebbe davvero utile studiare meglio questo aspetto: anche se io credo, banalmente, che sarebbe utile confrontare le esperienze di Belpoliti e degli altri personaggi del pezzo con quello che vivono e ricordano i ragazzi che vanno a scuola oggi: anche loro non si ricordano niente di un’email, a meno che non sia stampata? Oppure è un problema nostro, di noi che stiamo a metà strada tra la carta e il microchip? Poi penso che sia soltanto l’applicazione a un campo specifico del cambiamento che stiamo vivendo in questi anni. Avete presente Baricco nei Barbari, quando dice che una volta la cultura e l’attenzione erano verticali (cerco di capire tutto e il più possibile di un argomento) mentre la “generazione Google” è più orizzontale (un po’ di tutto, rimanendo sempre in superficie)? Ecco. Qualcosa sta cambiando, e come spesso succede quando si cambia non ha proprio senso dire in meglio o in peggio, perché tanto non si può fermare. Per quel che mi riguarda, mi si sta riproponendo esattamente lo stesso circolo vizioso che ho vissuto per anni, coi libri veri: li compro più velocemente di quanto li possa leggere, e li accumulo. Accumulo bit e non scaffali, per carità: ma quando li leggerò?</p>
<p><a href="http://www.rivistainutile.it/wp-content/uploads/2012/10/01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2966" title="01" src="http://www.rivistainutile.it/wp-content/uploads/2012/10/01.jpg" alt="" width="500" height="384" /></a></p>
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		<title>12 luglio 1940 &#8211; 9 gennaio 2008</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jan 2013 09:00:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con oggi sono cinque anni che è morto mio padre e conto i giorni, come sempre.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Con oggi sono cinque anni che è morto mio padre e conto i giorni, come sempre.</p>
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		<title>là dove nessuno è mai giunto prima</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jan 2013 19:05:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ogni tanto m&#8217;è capito di sentirmi chiedere, «Ma perché ti piace Star Trek?» La risposta è semplice e incasinata allo stesso tempo, e di solito non ci provo neanche: spesso chi me lo chiede è un fan di Star Wars e parte pieno di pregiudizi &#8211; gli stessi, opposti, che ho io verso la creatura [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni tanto m&#8217;è capito di sentirmi chiedere, «Ma perché ti piace <em>Star Trek</em>?» La risposta è semplice e incasinata allo stesso tempo, e di solito non ci provo neanche: spesso chi me lo chiede è un fan di <em>Star Wars</em> e parte pieno di pregiudizi &#8211; gli stessi, opposti, che ho io verso la creatura di George Lucas, c&#8217;è da dire &#8211; quindi non ne vale la pena. Oggi ci provo, vediamo cosa viene fuori.</p>
<p>La base di <em>Star Trek</em> è una visione ottimistica del futuro: un futuro dove grazie alla collaborazione, all&#8217;intelligenza, alla repressione degli istinti più triviali che ci abitano, l&#8217;umanità avrà raggiunto e colonizzato le stelle, e vivrà in mezzo ad altre civiltà evolute. Prevede che ci sia un costante lavoro di miglioramento di noi stessi, e prevede che sia la parte migliore di noi a combattere, non la peggiore. Magari non vince: ma è lei che deve combattere. Niente prima o dopo <em>Star Trek</em> mi ha insegnato quello che so sul rispetto per gli altri, sulla necessità del dialogo e della comprensione. (In misura minore anche <em>Battlestar Galactica</em>, quella del 2004, ha questi temi.)</p>
<p>Nei primi anni &#8217;90, quando mi sono innamorato dell&#8217;Enterprise, non c&#8217;erano modi di seguire la serie se non stando attenti alla programmazione isterica e bipolare di Italia1, e poi quando è arrivata <em>Deep Space Nine</em> anche la Rai ci ha dato dentro, a palinsesto irrazionale. Io ho avuto la fortuna di avere uno zio che per lavoro viaggiava molto, e un paio di videocassette dall&#8217;Inghilterra le ho recuperate tramite lui. A Venezia c&#8217;era la Solaris, il cui proprietario era un trekker sfegatato, e lì ho comprato lo <em>Star Trek: The Next Generation Companion</em>, che poi è diventato il mio riferimento personale per giudicare tutte le enciclopedie o i volumi monografici che ho tenuto in mano da lì in avanti.</p>
<p>A parte queste coincidenze, non è che ci fossero tante occasioni per sfogare la propria passione: fino a quando non incrociavi lo <a href="http://www.stic.it/index.html">Star Trek Italian Club</a>. Fondato nel 1982 da Alberto Lisiero e una manica di pazzi, si proponeva di fare quello che dovrebbe essere lo spirito di qualsiasi fan club: raccogliere gli appassionati, permettere loro di parlarsi e confrontarsi. Sentirsi parte di una comunità, sentire che le cose in cui credevi erano condivise e apprezzate da altri.</p>
<p>Non ho mai partecipato attivamente allo STIC, ma mi sentivo parte di quella gente lì: erano come me. Per un ragazzino di dodici, tredici anni o quanti ne avessi all&#8217;epoca, era tantissimo.</p>
<p><a href="http://attivissimo.blogspot.ch/2013/01/ci-ha-lasciato-alberto-lisiero.html">Ho saputo oggi che Alberto Lisiero, l&#8217;Ammiraglio dello STIC, è morto il 2 gennaio per un infarto</a>. Non l&#8217;ho mai conosciuto, e saran quindici anni che non rinnovo l&#8217;iscrizione allo STIC, ma quando l&#8217;ho saputo ho pianto un po&#8217; (lì nel grande open space dell&#8217;ufficio, cercando di non farmi vedere). Se sono come sono oggi, è anche perché ho avuto accesso a una pletora di materiale che mi interessava: sicuramente meno di quello che c&#8217;è oggi in giro, ma per l&#8217;epoca abbondante. Ed è per merito dell&#8217;Ammiraglio, che riuscì a farmi sentire meno solo.</p>
<p>Grazie.</p>
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		<title>grazie</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Dec 2012 20:20:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tanto lo so che prima o poi la leggi, questa. Volevo ringraziarti, perché mi hai fatto aprire gli occhi. E da quel giorno lì cerco di essere una persona migliore di quella che ero. Non è facile perdonare sé stessi, né addormentarsi bene quando viene la sera. Ma ci sto provando, a essere migliore: lo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tanto lo so che prima o poi la leggi, questa.</p>
<p>Volevo ringraziarti, perché mi hai fatto aprire gli occhi. E da quel giorno lì cerco di essere una persona migliore di quella che ero. Non è facile perdonare sé stessi, né addormentarsi bene quando viene la sera. Ma ci sto provando, a essere migliore: lo devo a me e a tutti quelli che son rimasti. Addormentarmi senza pensare alle tue ultime parole, quelle che fanno più male: quello non mi viene mica. Forse un giorno, chissà.</p>
<p>Intanto è scesa la neve, qui a Milano, e vorrei parlartene: che il bianco cancella ogni cosa e sarebbe bello fosse così per tutto.</p>
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		<title>Lascia che crolli tutto</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2012 09:00:19 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[film]]></category>

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		<description><![CDATA[UNA RIFLESSIONE A MARGINE (MA TANTO A MARGINE) DI SKYFALL {È stato pubblicato su inutile la settimana scorsa} Volevo vedere Skyfall da mesi. Un po&#8217; per motivi d&#8217;affetto (mio zio ha lavorato ai due film precedenti), un po&#8217; perché Daniel Craig è bravo e figo, e un po&#8217; perché da quando ha iniziato a circolare [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>UNA RIFLESSIONE A MARGINE (MA TANTO A MARGINE) DI <em>SKYFALL</em></strong></p>
<p><em>{È stato pubblicato su <strong>inutile</strong> la settimana scorsa}</em></p>
<p><a href="http://www.rivistainutile.it/wp-content/uploads/2012/11/skyfall3.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2986" title="skyfall3" src="http://www.rivistainutile.it/wp-content/uploads/2012/11/skyfall3.jpeg" alt="" width="188" height="268" /></a>Volevo vedere <em>Skyfall</em> da mesi. Un po&#8217; per motivi d&#8217;affetto (mio zio ha lavorato ai due film precedenti), un po&#8217; perché Daniel Craig è bravo e figo, e un po&#8217; perché da quando ha iniziato a circolare il primo trailer l&#8217;aspettativa era salita alle stelle. Si unisca a questo che l&#8217;unico altro filmone decente, quest&#8217;anno, è stato <a href="http://www.amazon.it/gp/product/B00803DDPI/ref=as_li_qf_sp_asin_tl?ie=UTF8&amp;tag=inutile-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=B00803DDPI"><em>The Avengers</em></a><img style="border: none !important; margin: 0px !important;" src="http://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=inutile-21&amp;l=as2&amp;o=29&amp;a=B00803DDPI" alt="" width="1" height="1" border="0" />, e capisci che ho davvero rotto le balle agli amici per andarlo a vedere venerdì. <span id="more-2803"></span></p>
<p>E m&#8217;è piaciuto, tantissimo. Ora vorrei fare un discorso su alcuni dettagli del film cercando di non cadere nel mio solito vizio dello spoiler totale (sarà difficile, e se non hai ancora visto il film meglio che non leggi). Ci sono dei difetti, in <em>Skyfall</em>, di cui parleremo stasera con Aldo Fresia e Claudio Serena durante <a href="http://www.trasmissione.eu/?project=ricciotto">Ricciotto</a>, il nostro podcast di cinema, e non li nego (almeno: non nego quelli che abbiamo commentato fuori dalla sala: se Aldo ne ha trovati di nuovi lo scoprirò con te, in diretta alle 21 su <a href="http://www.radionation.it">www.radionation.it</a>): Sam Mendes cerca troppe inquadrature bellissime &#8211; e ne sforna di incredibili &#8211; a scapito spesso della tensione all&#8217;interno di quelle stesse scene. Il difetto di <em>Skyfall</em> è l&#8217;opposto di <em><a href="http://www.rivistainutile.it/?p=2770">The Dark Knight Rises</a></em>: dove Nolan si faceva le pippe con la sceneggiatura, cercando la perfetta quadratura del cerchio, e affogando in una sequenza interminabile e senza fondamento di paranoie sociopolitiche, nell&#8217;ultimo Bond la sceneggiatura è davvero solida, &#8220;vecchio stile&#8221;, ma portata a casa con un accento fuori luogo sull&#8217;estetica. Che è un difetto che comunque io preferisco, molto più delle pippe interminabili di Nolan.</p>
<p>Ogni tanto ci sono storie che si presentano come un gigantesco checkpoint nella vita dei personaggi, e la tagline solitamente è &#8220;niente sarà più come prima&#8221;: il personaggio deve affrontare qualche spettro del passato e sopravvivere, di solito a sé stesso e ai suoi stessi errori. Alla Marvel lo facevano ogni anno e a diciotto anni mi stancai del giochetto (anche perché in capo a qualche numero tutto tornava come prima), in <em>Skyfall</em> succede di striscio a Bond, mentre chi deve fare i conti con tutto è M, interpretata da Judi Dench. Dench, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Order_of_the_British_Empire">Dame Commander of the Order the British Empire</a>, si ritrova a fare i conti con gli errori del passato e perseguitata da un suo vecchio agente, Silva, e l&#8217;unica spalla su cui può fare affidamento è 007: il quale però passa qualche mese nelle pesti e quando torna per aiutare M non è proprio in forma. «Non è più l&#8217;uomo che era», e per tornarlo ci impiega tutto il film.</p>
<p><a href="http://www.rivistainutile.it/wp-content/uploads/2012/11/skyfall4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2987" title="skyfall4" src="http://www.rivistainutile.it/wp-content/uploads/2012/11/skyfall4.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>La parte finale è ambientata nel profondo della Scozia, è il ritorno di Bond alla tenuta di famiglia. Il film si ferma poco, purtroppo, sul passato di 007, ed è un peccato, ma quel che ci mostra è affascinante. Quel che mi ha affascinato di più è stato il rapporto tra 007 e il suo passato, e come vive il presente l&#8217;agente segreto più famoso del mondo. In queste pennellate leggere Mendes e gli sceneggiatori sono stati davvero bravi: hanno evitato qualsiasi sentimentalismo spinto, lasciando solo qualche indizio (il fucile con le iniziali del padre, e la tomba dei genitori nella cappella vicino alla tenuta, e Kincade il guardacaccia che ricorda di quando disse al giovane James della morte dei genitori), che si sovrappongono quasi per caso e dipingono così il passato di 007. Lo so, il tema principale del film è altrove: nel rapporto fra Bond ed M e fra Silva ed M, e di sguincio tra Silva e lo stesso Bond: e però a me ha colpito quella cosa lì, il fatto che dietro il momento che stiamo vivendo adesso ci siano una lunga sequenza di altri momenti, altre giornate, che ci hanno fatto fermare, ci hanno fatto cadere, tornare in piedi e andare avanti, e magari abbiamo fatto un sacco di errori e magari li abbiamo anche ripetuti, però non per questo siamo giustificati dal fermarci e abbassare il fucile del papà. (Con le iniziali incise. Molto tamarro.)</p>
<p>A volte non sei più l&#8217;uomo che eri, e c&#8217;è bisogno di qualcuno che te lo ricordi e ti faccia tornare a te stesso. Sei inflaccidito dalla vita e dalla noia, o dagli errori, o da tutto e niente insieme: Daniel Craig inflaccidito non è, ma magari noi finiamo per esserlo. E non importa se sei una persona qualunque o un ex ufficiale della marina britannica che fa l&#8217;agente segreto, non importa se la tua vita tutto sommato va bene oppure se i tuoi sono morti in montagna, arriva sempre &#8211; per fortuna &#8211; qualcuno che ti dice di rimetterti in piedi: il tuo capo, tuo marito, un&#8217;amica. Magari fa male (magari ammazzano qualcuno davanti ai tuoi occhi, magari ti fanno solo un cazziatone), ma è qualcosa che va fatto: e va fatto caricandosi addosso anche i passi falsi e gli errori e il male che abbiamo compiuto (ché tutti, almeno una volta, del male abbiamo fatto, anche senza volerlo), e trasformando quella che sembrava una sconfitta in vittoria. O almeno provandoci: mica lo sa, 007, che alla fine riesce nelle sue imprese. In fondo, a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Vesper_Lynd">Vesper</a> non è andata tanto bene.</p>
<p>Ed è questo che rende figo il Bond di Daniel Craig, per me: è fallibile, e va avanti lo stesso. Dovrei farlo anch&#8217;io, più spesso.</p>
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		<title>fra corso del popolo e il west</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Oct 2012 07:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ms</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All&#8217;una e mezzo in giro per Mestre non c&#8217;è troppa gente, e quando c&#8217;è non sai mai bene cosa aspettarti. Qualche settimana fa c&#8217;è stato un pestaggio che sembrava preso da quei film che le nonne ci dicevano di non guardare, che poi impari a tirare i cazzotti anziché rispondere, e a sputare alla gente [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>All&#8217;una e mezzo in giro per Mestre non c&#8217;è troppa gente, e quando c&#8217;è non sai mai bene cosa aspettarti. Qualche settimana fa c&#8217;è stato un pestaggio che sembrava preso da quei film che le nonne ci dicevano di non guardare, che poi impari a tirare i cazzotti anziché rispondere, e a sputare alla gente anziché parlare: la cosa che mi ha colpito è che è successo grossomodo sotto casa di mia madre.</p>
<p>Mia madre, anni fa, trovò un bell&#8217;appartamento, palazzo di inizi &#8217;900, che dà su un angolo di strada che da sempre, e per sempre, è centro: il centro di Mestre. A un passo, davvero, dalla piazza (Piazza Ferretto: è intitolata a un partigiano nato qui), a un altro passo da piazza Barche (piazza XXVII ottobre, che noi chiamiamo Piazza Barche perché non ci siamo mai dimenticati che c&#8217;erano le barche, e c&#8217;era l&#8217;acqua, ed eravamo più vicini a Venezia di quanto lo siamo mai stati in seguito). Centro che più centro non si può, insomma: e lo so che non ha poi troppo senso parlare di <em>centro</em> e <em>periferia</em> quando si parla di «<a href="http://www.youtube.com/watch?v=9iohoO0eMAc">una città che si attraversa in venti minuti da una parte a quell&#8217;altra</a>»: però c&#8217;è poco da fare, dove sta mia madre è centro e fine.</p>
<p>Qualche settimana fa c&#8217;è stato un brutale pestaggio da parte di un gruppo di ragazzi. Roba che non pensavo, che non mi sarei mai aspettato dalla mia città. Perché siamo scemi, perché siamo abbonati all&#8217;approssimazione, perché siamo tante cose ma non avrei mai pensato che fossimo anche gente che può picchiare un signore di sessant&#8217;anni così, tanto perché ci salta la mosca al naso.</p>
<p>Così adesso ogni volta che penso a mia madre sola e sto a Milano (che non è certo l&#8217;Eden, ma ho trent&#8217;anni, e poi son maschio, e cristomadonna, stiamo parlando di <em>mia madre</em>), un po&#8217; di tensione la sento, che mi scende per le gambe. Mi tremano le braccia, un poco. Non va bene.</p>
<p>La notte scorsa mi han fermato due, una coppia, mi hanno chiesto dov&#8217;era possibile mangiare qualcosa. A Mestre, il lunedì sera: che da sempre è il giorno in cui bar e pub son chiusi. Avevano una mezza intenzione di andare al bingo (auguri), giusto per mangiare un toast o qualcosa di simile, penso. Gli ho consigliato il kebab di Corso del Popolo: che quando ci vivevo ci andavo spesso e, cristo, è davvero buono. Loro erano simpatici e sorridevano, e mi son piaciuti.</p>
<p>Poi non so se hanno provato il kebab o sono andati al bingo, non so se son tornati a casa loro, poi (dall&#8217;accento sembravano di Chioggia o di lì vicino). Però mi è sembrata una cosa meravigliosa, un incontro di quelli che quando ti capitano poi stai bene. Non un momento da <em>i bei tempi andati</em>, che mia madre mi raccontava che prima che nascessi la situazione era talmente brutta che lasciava una banconota da 50mila lire sotto lo zerbino e un cartello sulla porta, «Prendete quella che altro non abbiamo», e non ho mai capito se era una storia dell&#8217;orrore oppure era vera, ma me la porto ancora dietro, e sticazzi ai <em>bei tempi andati</em>. Ma stanotte, be&#8217;, stanotte è stato un incontro talmente piccolo e insignificante e bello, che son contento di aver vissuto fino a oggi per averlo visto succedere davanti ai miei occhi, con me protagonista.</p>
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		<title>l&#8217;iPhone 5</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Sep 2012 09:30:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ms</dc:creator>
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		<description><![CDATA[{questo pezzo mi è stato commissionato da Giorgio Fontana ed è uscito il 13 settembre su Web-Target. qui riporto la versione originale.} Non ci sono parole migliori per introdurre questo articolo se non quelle di Dave Grohl, che con i Foo Fighters ha chiuso l&#8217;evento indetto da Apple per ieri, mercoledì 12 settembre, durante il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.grandisperanze.net/wp-content/uploads/2012/09/iphone5.png"><img src="http://www.grandisperanze.net/wp-content/uploads/2012/09/iphone5.png" alt="" title="iphone5" width="181" height="423" class="alignleft size-full wp-image-2777" /></a><br />
<em>{questo pezzo mi è stato commissionato da <a href="http://www.giorgiofontana.com">Giorgio Fontana</a> ed è uscito il 13 settembre su <a href="http://www.web-target.com/case-studies/1084-iphone5">Web-Target</a>. qui riporto la versione originale.}</em></p>
<p>Non ci sono parole migliori per introdurre questo articolo se non <a href="http://live.gdgt.com/live-iphone-5-launch-coverage/">quelle di Dave Grohl</a>, che con i Foo Fighters ha chiuso <a href="http://www.apple.com/pr/library/2012/09/12Apple-Introduces-iPhone-5.html">l&#8217;evento indetto da Apple per ieri</a>, mercoledì 12 settembre, durante il quale sono stati introdotti i nuovi iPhone e iPod: «La cosa più bella del trovarsi qui è poter incontrare queste persone &#8211; quelle che stanno plasmando il nostro futuro. È come uscire con Little Richard o Tom Petty o Jimmy Page, capisci che queste sono persone che hanno deciso di accettare una sfida e reinventarsi il nostro futuro. Ma sono persone come noi, in carne e ossa, ed è davvero stimolante».</p>
<p>Questo è probabilmente quello che differenzia Apple da quasi tutte le aziende tecnologiche che le fanno concorrenza: non il conto in banca, non l&#8217;aura di maestà che sembra circondare ogni loro prodotto, e neanche il ricordo del fondatore, scomparso 11 mesi fa. Apple è Apple perché ha deciso da sempre, e ha continuato, a porre al centro del proprio operato l&#8217;utilizzatore dei suoi prodotti: tutto quello che fa, tutta l&#8217;energia che brucia per innovare una cosa che non si vedrà mai come le ventole interne di un portatile (come con l&#8217;ultimo MacBook Pro con display Retina), ruota intorno alle persone che andranno a comprare i prodotti con la mela morsicata. I soldi in banca, più di quanto qualsiasi azienda potrebbe mai pensare di spendere, sono una conseguenza dell&#8217;attenzione che viene riposta a ogni minimo dettaglio. Apple ha scelto di utilizzare le proprie risorse per migliorare il mondo, migliorando le tecnologie di tutti i giorni (e, per estensione, la nostra vita): sembrerà assurdo, da parte di una impresa privata, ma è il motivo per il quale si assicurano, giorno dopo giorno, vendite da capogiro e nuovi fedeli, pronti ad affezionarsi ai loro prodotti.</p>
<p>Per esempio, <a href="http://www.apple.com/iphone/">il nuovo iPhone 5</a>: sarà in vendita tra una settimana e continua la numerazione del prodotto più importante della famiglia iOS. Monta un processore A6 che promette performance computazionali e grafiche non da poco, e durante la presentazione hanno garantito che la batteria durerà anche più di quella dell&#8217;iPhone 4S, presentato a ottobre scorso. La fotocamera ha delle lenti anche migliori di quelle, già ottime, del 4S, e introduce una nuova modalità di ripresa chiamata &#8220;panorama&#8221;, davvero carina: con lo stesso gesto che compiremmo per eseguire una ripresa video panoramica, la fotocamera registra una fotografia e la unisce per ottenere, appunto, ottime immagini panoramiche: che acquistano ancora più splendore sul nuovissimo schermo Retina da 4 pollici, sicuramente la novità più visibile di questo nuovo telefono (assieme al retro in alluminio). Per permettersi lo schermo da 4 pollici <a href="http://www.loopinsight.com/2012/09/12/hands-on-with-the-iphone-5/">Apple ha dovuto aumentare di pochissimo le dimensioni del corpo del telefono</a>, di meno di un centimetro più alto rispetto all&#8217;iPhone 4S. Sarà in vendita dal 19 settembre e in America il prezzo è il medesimo degli scorsi anni: 199$, 299$, 399$ a seconda dei tagli (16, 32, 64GB) e dando per scontata la sottoscrizione di un contratto di due anni con uno dei tre operatori principali, AT&#038;T, Verizon, Sprint.</p>
<p>È stata aggiornata anche la famiglia degli iPod: il Touch riceve lo stesso schermo del cugino maggiore, e saluta l&#8217;arrivo di siri, l&#8217;assistente digitale/intelligenza artificiale introdotta l&#8217;anno scorso assieme ad iOS 5. Il resto degli aggiornamenti è sicuramente meno importante, anche se il nuovo iPod Nano è diventato più sottile rispetto alla versione precedente e ha ricevuto colori diversi rispetto all&#8217;anno passato. </p>
<p><a href="http://www.grandisperanze.net/wp-content/uploads/2012/09/15inch_MBP_wRet_iTunes_PRINT.tiff"><img src="http://www.grandisperanze.net/wp-content/uploads/2012/09/15inch_MBP_wRet_iTunes_PRINT.tiff" alt="" title="15inch_MBP_wRet_iTunes_PRINT" class="alignnone size-full wp-image-2775" /></a><br />
Sul lato software, iOS 6 sarà disponibile come download gratuito lo stesso giorno della messa in vendita del nuovo iPhone, e porta con sé alcune novità: dall&#8217;integrazione con Facebook (come l&#8217;anno scorso con Twitter) a Passbook, un&#8217;app di sistema che sulla carta rischia di diventare l&#8217;ennesimo colpo di genio e semplicità di Cupertino: riuniti in una sola app biglietti del cinema, concerti, voli, carte regalo, coupon, e dal telefono sarà possibile gestire tutto quanto: la versione di Apple dei pagamenti NFC. Più in generale, iOS 6 porterà tante piccole migliorie al funzionamento del sistema operativo.<br />
iTunes è stato completamente (e finalmente) ripensato e ridisegnato, per garantire un&#8217;esperienza d&#8217;uso più semplice e confortevole per gli utenti di uno dei più importanti store digitali del mondo. Viene garantita l&#8217;integrazione con iCloud di default: oggi, se noleggio un film sul mio Mac devo spostarlo, via iTunes, sul mio iPad o iPhone per poterlo vedere su quei dispositivi: da ottobre, quando il nuovo iTunes sarà disponibile per il download, sarà possibile spostare il film da un dispositivo all&#8217;altro senza alcun problema. (Piano piano stiamo arrivando finalmente al punto in cui il prodotto digitale non subisce una serie di limitazioni assurde e vincolanti per il solo fatto di essere, be&#8217;, digitale. Ci vorrà ancora un po&#8217; di tempo per poter disporre come vogliamo dei nostri acquisti digitali: ma ci arriveremo.)</p>
<p>L&#8217;aggiornamento di hardware sembra essere davvero sostanzioso: davvero è, come dice l&#8217;annuncio sul loro sito, «The biggest thing happened to iPhone since the iPhone». Per chi ha un iPhone 3G, 3GS o 4 l&#8217;acquisto è sinonimo di un deciso passo avanti; chi ha comprato un iPhone 4S, invece, può benissimo continuare autilizzarlo senza farsi problemi.</p>
<p>C&#8217;è da chiarire una cosa, anche se siamo in chiusura d&#8217;articolo: questi dispositivi non sono fondamentali. A parte casi specifici, non è questione di vita o di morte possedere lo smartphone del momento o l&#8217;ultimo portatile. A dirla tutta, c&#8217;è gente che non li usa e vive benissimo. Ma se dobbiamo usarli, allora è meglio che siano fatti bene: non che abbiano mille funzioni, ma che siano pensati per noi. La rincorsa senza fine che Apple sta compiendo verso il &#8220;dispositivo&#8221; più sottile di sempre non è per adeguarsi a una delle manie del suo carismatico fondatore, o per finire sui giornali: è solo per fare sì che il dispositivo sparisca dalla nostra percezione, e rimanga soltanto il contenuto: l&#8217;applicazione che stiamo usando per scambiare messaggi con i nostri amici, le foto che stiamo rivedendo, qualche email di lavoro. Benvenga, allora, il più sottile smartphone al mondo (fino al prossimo modello di qualche altra marca, ovviamente).</p>
<p><a href="http://www.lukew.com/ff/entry.asp?1625">A questo link</a> si possono trovare tutte le informazioni rilasciate da Apple durante l&#8217;evento, per gli amanti dei numeri crudi: quanti milioni di dispositivi iOS venduti (400 milioni), quante app disponibili nell&#8217;app store (700.000, di cui 250.000 fatte apposta per iPad), eccetera.</p>
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		<title>be&#8217;, niente</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jul 2012 13:06:30 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Ma questa è una scena che so a memoria e ogni tanto dovrei rivedermi questi film: mi hanno insegnato davvero tanto. (Che culo, dirà il passante.)</p>
<p><iframe width="600" height="338" src="http://www.youtube.com/embed/-vpMp2eoyJM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>farne 50</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jul 2012 19:20:41 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.grandisperanze.net/wp-content/uploads/2012/07/copertina50.jpg"><img src="http://www.grandisperanze.net/wp-content/uploads/2012/07/copertina50.jpg" alt="" title="copertina50" width="500" height="354" class="alignnone size-full wp-image-2757" /></a></p>
<p>Il problema è che quando fai una cosa come <em><a href="http://www.rivistainutile.it/">inutile</a></em>, mentre esci con un numero stai già pensando a come costruire quello successivo e accantoni pezzi e suggestioni per quello dopo ancora. Se poi, assieme alla rivista, dire <em>inutile</em> significa portare avanti anche <a href="http://www.associazioneinutile.org/">un&#8217;associazione</a>, di cui la rivista è un progetto (uno dei tanti, e probabilmente il più importante: come se potesse non essere in contraddizione, questa frase), mentre prepari un numero e accantoni per quelli dopo, segui anche quattro o cinque cose altre almeno. Roba da uscire di testa, ma è anche quello che ci ha permesso di fare un numero al mese per quattro anni, senza trascurare l&#8217;organizzazione del sito e quelle menate lì. </p>
<p>Così spero mi perdonerai se arrivo solo adesso, una settimana dopo, a dire che abbiamo fatto uscire il #50, che è un numero bellissimo e sicuramente il migliore che abbiamo fatto uscire finora. Raccoglie soltanto interviste, a gente che o ci ha ispirato direttamente oppure fa un mestiere che in qualche maniera sì, ci ha ispirato, oppure semplicemente, gente che ci andava di intervistare. Ci è costato diversi mesi di fatica e di organizzazione, e di mail e di telefonate e un poco di preoccupazioni. È uscito in un momento molto molto difficile, privatamente parlando, per uno di noi. Si porta dietro un po&#8217; della nostra vita, perché sono cinque anni che facciamo inutile e ogni giorno è sempre come ricominciare da capo. Non pensavamo di esserci, oggi, cinque anni fa: abbiamo fatto un bel po&#8217; di strada, ma ne vogliamo fare ancora. Ne riparliamo tra qualche anno, eh. </p>
<p>Il numero, se vuoi, <a href="http://www.rivistainutile.it/?p=2601">lo compri qui</a>. E se ti abboni ti arriveranno 4 numeri in un anno, e saranno tutti bellissimi.</p>
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