il problema dei giornali italiani
Okay, dunque a quanto pare sono tutti d’accordo su questo “incubo terrorismo” (definito attendibile, credibile eccetera) con particolare riferimento alla capitale e a New York.
Viene dunque da domandarsi perché il New York Times abbia come primo titolo “Obama Challenges Congress on Job Plan”, e il Washington Post “‘You should pass this jobs plan right away’”. Viene anche da domandarsi perché entrambi dedichino, in effetti, spazio alla questione: ma lo fanno senza fanfare, a metà homepage, e soprattutto con una precisazione chiave: unconfirmed. (continua a leggere sul blog di Giorgio Fontana)
A leggere il blog di Flavio Parisi, pare successe la stessa cosa col terremoto in Giappone: qui tutti a gridare alla fine del mondo, lì molto più sobri.
la pubblicità e il futuro di Apple
Advertising will be an early indicator of whether people without vision and taste are moving in at Apple. It will be interesting to watch.
Mi pare un po’ campato in aria, ma è una considerazione interessante.
cicatrici
Quelli di Barabba li ho conosciuti l’anno scorso, a Indidee a Modena: mi sono sembrati molto in gamba. Matteo BBianchi mi fa pensare che siano davvero molto in gamba: hanno raccolto in un volume digitale le storie intorno alle Cicatrici che sono state originariamente pubblicate sul loro sito. Lo puoi scaricare qui.
E non so come altro spiegarlo, ma ogni volta era una lettura che mi riconciliava con l’umanità.
Secondo me, non c’è fascetta migliore per un libro.
l’infografica sta nel mezzo
Teniamo sempre presenti i diversi livelli di lettura. Bisogna sempre considerare l’impatto immediato della pagina e poi i vari dettagli dei riquadri. Poi si costruisce il layout chiedendosi in che punto dello spettro informazione/illustrazione ci si vuole posizionare.
Cioè?
Da una parte c’è l’informazione pura, dall’altra l’estetica pura, bisogna stare nel mezzo. Da una parte vai verso l’annual report, dall’altra verso l’illustrazione
Interessante intervista a Francesco Franchi, art director di IL – Intelligence in Lifestyle, che per dirla con Stanis Larochelle è una rivista molto poco italiana: leggila su Personal Report.
la religione c’entra qualcosa con le malattie?
(…) religious beliefs can shape key behaviors in ways that evolutionary theory would not predict, particularly when it comes to dealing with disease) (…)
Se penso a come Madre Teresa trattava i “suoi” ammalati, questa cosa non dovrebbe essere certo una novità.
(L’articolo intero è qui.)