and so we end the chapter

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È un verso di Edge Of Thorns dei Savatage, che ho usato un mucchio di volte nelle situazioni più disparate. Questa volta è particolarmente adatto: inutile chiude un capitolo della sua vita e ne incomincia un altro.

Quello che più conta per, be', per me, è che questo nuovo capitolo vede alla guida qualcuno che non sono io, contrariamente agli ultimi due o tre anni. Di più: qualcuno che non c'era quando abbiamo fondato inutile.

Per gli appassionati di retroscena: non c'è nessun complotto, nessuna acrimonia, niente melodramma. C'è solo il fermarsi a ragionare e capire che quando fai qualcosa di cui non sei convinto, è sempre meglio prendersi il tempo per riflettere. Soprattutto se porti avanti progetti importanti: c'è bisogno di convinzione e di totale abnegazione. Da molti anni per me il mondo editoriale ha perso di senso e di importanza, per molti motivi, ed è un bel problema se vuoi fare una rivista con forti radici letterarie. La soluzione era semplice e a portata di mano: un passo indietro, e lasciare che a fare inutile rimanesse chi in quel mondo lì crede ancora.

Ho sempre pensato e ho sempre cercato di costruire inutile come qualcosa che rimanesse nel tempo, che non fosse legata a doppio filo a me, perché avrebbe significato vincolare la rivista agli alti e bassi della mia vita. L'idea di far crescere un progetto fino al punto in cui possa sopravvivere a chi l'ha fondato e nutrito ha senso, ovviamente, se il progetto in questione merita di sopravvivere a chi l'ha fondato. E sono fermamente convinto che lo stile di inutile, ovvero fare cultura in maniera semplice, all'opposto della cattedra, lontano dall'illuminazione forzata e salvifica della cultura che in giro c'è ancora, e allo stesso tempo farlo con serietà e con il massimo della professionalità che un passatempo ti permette, sono e sarò convinto che di quest'anima di inutile ci sia ancora bisogno, soprattutto in Italia. Sarà la volta buona che verificheremo che senza di me questa rivista vivrà benissimo - e anzi, con Nicolò andrà meglio.

Non scompaio, dal progetto: rimango nell'associazione, in primo luogo, anche perché stiamo preparando diverse cose molto interessanti. E poi No Rocket Science rimane sempre nel cappello delle cose che nascono da inutile e intorno a inutile orbiteranno. Con Claudio Serena racconteremo quella palude formata dall'intersezione tra tecnologia e cultura, di cui molti hanno paura, e lo faremo nello stile piano e amichevole con cui spiegavamo i libri, prima: perché non è mica difficile, neanche dovessimo lanciare un missile.

E se è vero che a ricominciare praticamente da capo mi sento ringiovanito di otto o dieci anni, è anche vero che quegli otto o dieci anni ce li ho tutti, e anche qualcuno in più. Che le notti in bianco a lavorare di lima su un pezzo o a litigare con il css di una pagina non le posso più fare (o meglio: le posso fare, e le pago per le settimane successive), né posso ridurmi sempre all'ultimo minuto, come quando avevo ventitré, venticinque anni: adesso devo pianificare al meglio il mio tempo, e cercare di non buttarlo via. Ma è vero, come ho imparato da Skyfall: forse non siamo più quegli eroi indomabili che una volta si mangiavano il mondo, ma rimaniamo

One equal temper of heroic hearts

Made weak by time and fate, but strong in will

To strive, to seek, to find, and not to yield.

E forza di dire «Si comincia!», in fondo, ce l'ho ancora.