grandi speranze

su Gene Wilder

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Tutti dobbiamo morire, e prima o poi moriremo tutti. Fa male quando è qualcuno che conosci, fa male pure quando a morire sono personaggi famosi i cui film o canzoni hanno accompagnato molti momenti della tua vita.

A fine agosto è morto Gene Wilder, che oltre ad aver realizzato un capolavoro assoluto della cultura umana come Frankenstein Junior assieme a Mel Brooks, e tantissime altre cose meravigliose, ha diretto e interpretato uno dei miei film preferiti di sempre, Il fratello più furbo di Sherlock Holmes, con Marty Feldman e Madeline Kahn (sì, gli stessi di Frankenstein Junior) e Dom DeLuise. È un film che ho visto e rivisto, che ho guardato da bambino e poi da adulto, e che mi ha divertito sempre.

Daniel Kottke ha linkato questo video di Raging Cinema, scrivendo:

Raging Cinema pays tribute to the late Gene Wilder and his use of the comedic pause. On Twitter, Edgar Wright, who knows a thing or two about funny, called for a moment of silence for Wilder:

A moment of silence for the master of the comedic pause. Gene Wilder: funny doing something & funny doing nothing.

I suoi sguardi stralunati, le use pause, i suoi gesti mi sono entrati dentro, e hanno costruito l'universo che mi fa ridere - e che spero di riuscire, almeno in minima parte, a riprodurre quando faccio una battuta. Un fuoriclasse assoluto, come si può vedere in questa clip in cui è andato ospite da Conan O'Brien.

Aaron Paul Fangirls All Over Stranger Things Star Millie Bobby Brown

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Spero tu abbia visto Stranger Things, una delle serie televisive di cui si è più parlato ultimamente. Parte come un gigantesco omaggio agli anni '80, poi per fortuna riesce a spostarsi dai binari che si era imposti e svettare molto in alto. In certi momenti è perfetta; in altri, molto meno, ma c'è un grande cuore da parte dei fratelli Duffer, i creatori, a compensare gli inciampi. Sono riusciti a fare un film di quasi otto ore, e a ottenere una piccola gemma.

Tra le persone cui è piaciuto tanto Stranger Things c'è anche Aaron Paul, il Jesse Pinkman di Breaking Bad (che è un'altra serie da vedere, assolutamente). Che per Elle ha intervistato la vera star dello show, la giovanissima Millie Bobby Brown, una ragazzina di dodici anni in grado di mangiarsi vivi tutti gli altri attori della serie, compresi quelli più navigati.

L'intervista è divertentissima; se hai visto Breaking Bad in lingua originale potresti quasi sentir pronunciare le domande con la cadenza di Jesse Pinkman. (O anche BoJack Horseman, dove lui interpreta uno dei personaggi principali.)

la ricerca del cretino

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Devo introdurre questo breve post dicendo che sono di parte, perché penso che Marianna sia bravissima. Le voglio un bene dell'anima anche se l'ho vista tre volte in vita mia. Fa parte di inutile da diversi anni (decisione presa dopo che Tamara mi disse che c'era «questa ragazza da tenere d'occhio che, oh, è bravissima»: e infatti).

Marianna ha scritto questo bellissimo post che condivido in pieno, di cui riporto parte del paragrafo centrale. Per il resto, qui.

Mi allontana soprattutto la ricerca del cretino che molti fanno in occasione di una morte o di una tragedia, ma a ben pensarci anche in occasione di cose belle o neutre tipo i concerti e i programmi alla televisione. Penso proprio che alcuni ci provino gusto a scovare quello che tuitta di non conoscere il morto, quello che dice la porcata durante il terremoto, quello che dice quanto siamo cretini in base a chi piangiamo durante le stragi, quello che non conosce la differenza tra è ed e, quelli delle scie chimiche e i fruttariani. [...] Non mi diverto a sembrare più intelligente di uno che mangia solo mele o che vota Salvini, sebbene è molto probabile che lo sia. Forse con l'età mi sono rammollita o magari la ricerca del cretino non è una cosa intelligente come potrebbe sembrare.

out late with oliver sacks

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Un breve articolo del compagno di Oliver Sacks, due piccoli episodi accaduti durante gli ultimi mesi di vita del dottore. Incredibile. Va letto tutto; qui ne riporto solo l'incipit. (La fotografia in apertura dell'articolo è bellissima.)

When Oliver Sacks died on Aug. 30 of last year, at 82, the world lost a beloved author and neurologist. I lost my partner.

Oliver hated that term: partner. “A partner is what one has in business,” he would say, bristling, “not in bed, not in the kitchen next to you making dinner.” The man was nothing if not meticulous about words. We’d never married — never wanted to — so “husband” was out, and “companion” was too euphemistic. Oliver was old-fashioned: He preferred the word “lovers.” We loved each other; that said it.

essere John Romita Jr.

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Un altro articolo meraviglioso sfornato dagli amici di Fumettologica.

John Victor disegna fumetti, un lavoro strano, di quelli che non hanno un vero orario e di solito un lavoro senza orario significa un lavoro a tutte le ore. Il viaggio verso Hartford ne dura tre ed è monotono. Il paesaggio del Connecticut che sfila dal finestrino è poco interessante e l’Interstate 95 è dritta, non ci vuole grande concentrazione per guidare.

Per ammazzare il tempo, John ne approfitta per chiedere consiglio alla famiglia su cosa dovrebbe succedere nel suo prossimo lavoro, un fumetto in cui si scontrano l’Uomo Ragno e Devil. Dove lavora lui usano il “metodo Marvel”. Lo sceneggiatore, Stan Lee, gli ha dato l’idea generale della storia e due o tre punti chiave nel mezzo, poi se ne è andato a fare altro. Tocca a John il compito di sviscerare il resto dell’albo. E di disegnarlo. Quando avrà finito, lo sceneggiatore inserirà i dialoghi. Lee gli ha detto che Devil deve avere un momento di crisi. Virginia, la moglie, propone di far perdere i poteri a Devil. Su questo spunto, Victor, il figlio maggiore, suggerisce che l’eroe potrebbe momentaneamente riacquisire la vista. Continuano così fino alla fine del viaggio.

Questa melina avviene a ogni tragitto per andare a trovare i nonni. A volte John non usa nessuna delle idee della famiglia, ma il processo gli è essenziale per partorire ciò che finirà nei fumetti. Altre volte, invece, qualcosa gli torna utile. Come in questo caso: John Salvatore, il figlio minore, quello che tutti chiamano Junior, si è messo a disegnare un cattivo per l’Uomo Ragno. Lo ha chiamato Prowler (“predatore”) e gli ha messo addosso una corazza scintillante. Non va bene, un predatore dovrebbe essere il più discreto possibile per non farsi vedere dalle prede. Però il nome è interessante e l’idea arriva fino a Stan Lee, che la userà.

nearly killed in 1998 fire, ECSU graduate reunites with hartford cop who saved her

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Una di quelle storie che ti riappacificano col mondo intero.

Aponte has a special place in her heart for retired Hartford police detective Peter Getz, who stood with her, beaming as if she were his own child, in the XL Center Tuesday as she graduated magna cum laude from Eastern Connecticut State University.

"There are only a few moments that are so important in life," Aponte said. "I wanted to share my graduation with everyone who's important to me, who have been there for me, and who helped me through tough times."

Getz certainly fits that description: He first crossed paths with Aponte on June 25, 1998, a day the 23-year-old describes as the "best and worst day" of her life.

"I almost died, but I was given a second chance at life," she said. "And it was because of Peter and all the authorities, everyone who came to help that day."

ti ricordi quei giorni?

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È che a volte le cose, le storie, finiscono, non c'è niente di male.

Qui un poco piove e un poco il sole, aspettiamo ogni giorno
che questa estate finisca,
che ogni incertezza svanisca...

E tu? Io non ricordo più che voce hai...
Che cosa fai?
Io non credo davvero
che quel tempo ritorni,
ma ricordo quei giorni,
ma ricordo quei giorni,
ma ricordo quei giorni
ma ricordo...

cicciottelle

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Te la sei scordata la figura di merda del Quotidiano Nazionale? Be', non c'è motivo di dimenticarsene, anche perché c'è un discorso molto più ampio e importante da fare, e Gloria Baldoni l'ha fatto.

E questo passaggio, secondo me, è una cosa importantissima che dobbiamo capire bene tutti:

Non è vero che dobbiamo attrezzarci contro i giudizi degli altri; sono piuttosto gli altri che devono imparare a tenersi la lingua in bocca se stanno per dire qualcosa di evitabile, e se necessario devono in prima battuta imparare a riconoscere l’inopportunità di un giudizio personale (un buon esercizio potrebbe essere quello di domandarsi: è utile? Costruttivo? Mi piacerebbe sentirmelo dire? Talvolta basta così poco).