In ms

una musica che pompa sangue nelle vene e che fa venire voglia di svegliarsi, e di alzarsi, e di smettere di lamentarsi

Posted by: on Sep 20, 2011 | One Comment

Prima su Twitter scherzavo con Valentina (tra l’altro: leggiti ‘sto pezzo, l’ha scritto lei: è brava, le ho chiesto qualcosa per inutile, spero mi scriva una recensione in tempi brevi che gliela pubblicherei al volo) (ma solo s’è una cosa bella. Sennò si deve riscrivere) (oh, perché apro tante parentesi?) (mi sembra di essere tornato ai tempi in cui avevo letto About A Boy e aprivo parentesi ovunque, come Hornby)… Dov’ero?

Prima su Twitter scherzavo con Valentina, sì, e imitavo malamente Jovanotti, ma ho ben presente due cose: la prima, nessuno lo imita bene come Bollani (che in effetti ci ha suonato assieme). La seconda, nell’elaborazione del mio lutto non c’è stato niente di più potente, nelle settimane successive, di Fango e le prime tracce di Safari, e Sweeney Todd tutto.

Sono passati più di tre anni e mezzo dal giorno in cui è morto mio padre: e pian pianino ci sono cose che affiorano, ricordi che non credevo di avere ancora, abitudini sue che mi ritrovo addosso. Piccole cose, davvero, come questa, stupidissima e piccolissima: a Mestre il caffè lo bevo, e l’ho bevuto da quel giorno, sempre nella sua tazza: ho la mia tazza per il tè (con un gatto disegnato sopra, ma va?) e però il caffè lo bevo nella tazza ch’era la sua, ch’era la gemella d’un’altra tazza che invece ho rotto, quando ancora abitavamo in Corso del Popolo. Cose così che non credevo, e invece.

(Come, in totale opposizione, non sopporto più avere i libri di carta, perché dopo averne traslocati 4mila non-ne-voglio-più-avere, viva l’ebook. Ma è un’altra questione.)

La foto della scuola non mi assomiglia più, però, non so se è vero: ma

giorno dopo giorno passeranno le stagioni
ma resterà qualcosa in questa strada
non mi è concesso più di delegarti i miei casini
mi butto dentro, vada come vada
siamo come il sole a mezzogiorno, baby
senza più nessuna ombra intorno, baby

sono versi che mi facevano sentire che davvero, sì, non sono solo anche quando sono solo (e lo sapevo, e lo so: son cose che tutti prima o poi vivono, o han già vissuto, ma una volta che le vivi tu, stocazzo). Sono cose come queste che servono nei momenti brutti, che aiutano nei momenti brutti: quindi, dovessi mai leggere ‘ste robe: grazie Lorenzo.

Sweeney Todd invece mi spacca ancora in due quando lo ascolto, e non lo ascolto più troppo spesso – mica per niente, ma fa proprio male. In particolare: Johanna (reprise). Qui c’è la musica, grazie a YouTube, e il busillis sta in questi versi qui:

And though I’ll think of you, I guess,
Until the day I die,
I think I miss you less and less
As every day goes by,

Oh, guarda dove portano due tweet sulle ‘effe’ di Jovanotti!

1 Comment

  1. in realtà tutto quello che scriviamo lo scriviamo per noi stessi – Grandi Speranze
    February 14, 2012

    [...] paragoni tra la mia faccia e la sua. Ci sono cose che ritrovo e mi ritrovo addosso, come dicevo a settembre, altre che invece andranno perse e non sono sicuro che non ci sia premeditazione, in questo volerle [...]

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