@font-face
Spettacolare dimostrazione
della regola
@font-face per i CSS. Devo riprendere in mano tutte
‘ste cose.
|
carini, questi
Campagna pubblicitaria
di Microsoft
per il nuovo Internet Explorer 8. Molto divertenti.
(John Gruber fa notare che gli spot utilizzano Helvetica anziché Arial, la “copia” di Helvetica fatta fare da Microsoft. Bizzarro.)
(John Gruber fa notare che gli spot utilizzano Helvetica anziché Arial, la “copia” di Helvetica fatta fare da Microsoft. Bizzarro.)
smuovere le masse
01/07/09 23:09 Archiviato in: ms
L’altro giorno
ho ricevuto un’email da un amico che, tra le altre
cose, diceva di aver acquistato su Ibs
Big
Fish dopo aver letto
la mia recensione: non perché la mia
recensione l’avesse particolarmente colpito,
semplicemente non sapeva che esistesse anche il
libro da cui è stato tratto un film fantastico.
Però, per un poco, mi sono sentito importante.
Però, per un poco, mi sono sentito importante.
500 days of clip
Sulla pagina
dedicata ai trailer del sito di Apple, trovi
questa clip da 500 Days Of
Summer, che non vedo l’ora di
vedere.
I love radio rock
30/06/09 00:45 Archiviato in: film
Strambo,
appassionato, colorato, fantastico film, pieno di
musica e di grandissimi attori: I Love Radio
Rock. In originale faceva
«The Boat That Rocked»: curioso che per tradurre un
titolo inglese si sia usato l’inglese.
un romanzo di proporzioni mitologiche
29/06/09 00:59 Archiviato in: libri
| recensione
Di Edward
Bloom, lo stralunato, a volte folle, sempre geniale
protagonista del suo Big Fish, Daniel Wallace costruisce una biografia
impossibile. Pochi sono i punti certi (uno su tutti:
il figlio, William), tutti i dettagli e i “fatti”
sono passibili di verifica e probabilmente non ne
passerebbero una accurata. Il problema è che Edward
Bloom racconta storie. Tante storie. Storie
esagerate e incredibili che mischiano le carte e
impediscono a chiunque di capire chi è veramente,
che cosa ha fatto veramente Edward Bloom.
Ma è importante sapere chi è una persona? O alla fin fine non rimane nient’altro che le storie che ha raccontato, e le storie che si possono raccontare su di lui? Non è una domanda stupida, né scontata, e non è facile rispondere. Big Fish tratteggia una strada, e non è una strada per tutti. È la strada di chi crede che dietro ogni storia ci sia un universo, un mondo da guardare anche senza capire. È la strada della curiosità, della passione, e del coraggio di credere alle proprie storie. Anche se le storie prendono il sopravvento su di noi e non ci lasciano più.
William Bloom è sul baratro dell’oblio, in questo romanzo: suo padre sta morendo e tutto quello che rimarrà di lui saranno le storie che ha raccontato nella sua vita, i fatti immaginari in cui s’è immerso e in cui ha sempre vinto. La città che ha comprato, le persone che ha salvato, quelle che ha aiutato. Ma non esistono, quelle persone, quelle città. Non c’è niente.
O forse sì? «A furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa quelle storie. Continueranno a vivere dopo di lui, e così diventa immortale». Eccolo, il romanzo mitologico: crea un mondo, David Wallace, con questo piccolo romanzo poetico e commosso, che ferma la vita di Edward Bloom proprio nel momento migliore: quello in cui diventa un mito.
D’altro canto, durante la maggior parte del tempo che passiamo con altre persone noi parliamo, e parlando raccontiamo storie: la vita è una narrazione. Importa poco, alla fine dei giorni, che quella narrazione fosse veritiera. L’importante è la sua forza, e la sua sincerità.
Ma è importante sapere chi è una persona? O alla fin fine non rimane nient’altro che le storie che ha raccontato, e le storie che si possono raccontare su di lui? Non è una domanda stupida, né scontata, e non è facile rispondere. Big Fish tratteggia una strada, e non è una strada per tutti. È la strada di chi crede che dietro ogni storia ci sia un universo, un mondo da guardare anche senza capire. È la strada della curiosità, della passione, e del coraggio di credere alle proprie storie. Anche se le storie prendono il sopravvento su di noi e non ci lasciano più.
William Bloom è sul baratro dell’oblio, in questo romanzo: suo padre sta morendo e tutto quello che rimarrà di lui saranno le storie che ha raccontato nella sua vita, i fatti immaginari in cui s’è immerso e in cui ha sempre vinto. La città che ha comprato, le persone che ha salvato, quelle che ha aiutato. Ma non esistono, quelle persone, quelle città. Non c’è niente.
O forse sì? «A furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa quelle storie. Continueranno a vivere dopo di lui, e così diventa immortale». Eccolo, il romanzo mitologico: crea un mondo, David Wallace, con questo piccolo romanzo poetico e commosso, che ferma la vita di Edward Bloom proprio nel momento migliore: quello in cui diventa un mito.
D’altro canto, durante la maggior parte del tempo che passiamo con altre persone noi parliamo, e parlando raccontiamo storie: la vita è una narrazione. Importa poco, alla fine dei giorni, che quella narrazione fosse veritiera. L’importante è la sua forza, e la sua sincerità.
ieri al Nebri
28/06/09 11:08 Archiviato in: inutile
È stata una
bella serata, davvero. La “musica letteraria” è stata
fantastica, c’era un bel po’ di gente interessata, e
abbiamo distribuito una quantità spropositata di
opuscolini. Il che fa sempre bene.
Per me, che la serata l’ho organizzata, è andata ancora meglio, pur con qualche intoppo (un giorno lo racconterò ai tuoi nipotini). Il “service” è stato fatto da me e Stefano Breda, che si è dedicato a quest’impresa sotto tutti i punti di vista: ha preso contatti col pub e definito gli orari e le nostre possibilità; ha procurato la strumentazione perché i musici non venissero da Castelfranco con tre auto piene di roba (un pallino mio più che loro); mi ha aiutato a montare e smontare quel piccolo palco e a proteggerlo dalla pioggia; e ha pure fatto venire un po’ di amici a sentire la serata.
Insomma, se fosse possibile vorrei fare una statua a Stefano Breda. Per quel che vale, perpetuo il suo impegno sulle pagine di Grandi Speranze, a futura memoria, per ringraziarlo, ché se lo merita.
Per me, che la serata l’ho organizzata, è andata ancora meglio, pur con qualche intoppo (un giorno lo racconterò ai tuoi nipotini). Il “service” è stato fatto da me e Stefano Breda, che si è dedicato a quest’impresa sotto tutti i punti di vista: ha preso contatti col pub e definito gli orari e le nostre possibilità; ha procurato la strumentazione perché i musici non venissero da Castelfranco con tre auto piene di roba (un pallino mio più che loro); mi ha aiutato a montare e smontare quel piccolo palco e a proteggerlo dalla pioggia; e ha pure fatto venire un po’ di amici a sentire la serata.
Insomma, se fosse possibile vorrei fare una statua a Stefano Breda. Per quel che vale, perpetuo il suo impegno sulle pagine di Grandi Speranze, a futura memoria, per ringraziarlo, ché se lo merita.
alice socal
È una nostra
cara amica, una bravissima disegnatrice, e sa come
prendersi in giro: basta leggere l’intervista che le ha fatto
Ale. E, solo una
precisazione: col cazzo che il sushi non esiste!
bram stocker's dracula
25/06/09 23:01 Archiviato in: film
Non so per
quale motivo io abbia rivisto questo film, ma come ogni volta che
lo guardo, sono rimasto incredulo di fronte alla
bravura di tutti gli attori (persino Hopkins, che
secondo me spesso caga fuori dal boccale), da certe
invenzioni di regia, dal montaggio. E dalla musica,
incredibile e avvolgente, e perfetta.
Che poi, invenzioni di regia: certe dissolvenze si usavano ottant’anni fa. Ed è qui la grandissima forza del film, anche: stupire con cose “vecchie”. Solo i grandi possono riuscirci.
Che poi, invenzioni di regia: certe dissolvenze si usavano ottant’anni fa. Ed è qui la grandissima forza del film, anche: stupire con cose “vecchie”. Solo i grandi possono riuscirci.
challengers
25/06/09 22:37 Archiviato in: musica
ci sono cascato anch'io
23/06/09 00:29 Archiviato in: tec

